Domande e Risposte – Lectern

Nella mia carriera di recensore, non mi è quasi mai capitato che qualcuno sia stato contento di una recensione negativa o comunque abbastanza critica – il che per certi versi è comprensibile. Sono rimasto un po’ stranito, quindi, dal fatto che i romani Lectern abbiano reagito pacificamente alla recensione del loro secondo album Precept of Delator,da me descritto come ampiamente sufficiente ma certo non eccezionale. Per questo, ma anche sotto loro richiesta, ho accettato volentieri di ospitare il gruppo nella rubrica “Domande e Risposte” di Heavy Metal Heaven. All’intervista rispondono, in ordine sparso, tutti e quattro i membri della band: Fabio Bava (voce e basso), Marco Valentine (batteria), Pietro Sabato (chitarra) e Gabriele Cruz (chitarra). A loro la parola, dunque!

Come prima cosa, vi va di raccontare la vostra storia ai lettori di Heavy Metal Heaven?
Fabio Bava: intanto lasciami dire, come questa sia la prima intervista dei Lectern tutti e quattro della nuova line-up contemporaneamente! Tornando alla tua domanda, la nostra unica volontà è sempre stata quella di fare death metal, e diciamo come sia anche l’unica e la sola. Non vogliamo nient’altro, anche se potrei o dovrei dire che voglio fare death metal e basta con questa band! Nessun compromesso, i Lectern non sono in vendita al mainstream! Marco, Pietro e Gabriele lo sanno benissimo, ma anche loro vogliono fare dei Lectern una sempre più apprezzabile e brutale death metal band. Una bestia che non possiamo domare nemmeno noi, desiderosa di uscire dalla gabbia e sbranare cristiani e chiunque abbia di fronte! Dopo cinque release e quasi alla sesta, videoclip, concerti ed interviste rilasciate sappiamo bene dove vogliamo andare!.

Da dove proviene il monicker Lectern?
Fabio: sta per pulpito, me lo fece notare Adriano (Strinati, ndr) ex chitarrista della band dal 2009 al 2010. E’ proprio da lì che vogliamo predicare il male dei nostri testi! Il mondo è marcio! Il tabernacolo è pieno di eucarestie di sangue! Cristo è malato! La religione è malata! Noi siamo malati! Padre! Figlio e Spirito Santo! Ma il quarto su quel braccio della croce sempre vuoto chi è? Satana!.

Precept Of Delator è uscito il 23 settembre dello scorso anno, e ormai potrete tracciarne un bilancio. Come è stato accolto dal pubblico metal, e come dalla critica?
Fabio: direi tutto sommato in modo discreto, ci sono stati picchi entusiastici, mentre per altri non è stato niente di che. Mi schiero su quest’ultimo profilo, o su una via di mezzo delle critiche ricevute. In parte funziona e mi piace, per altri versi non lo sopporto proprio in alcuni arrangiamenti prolissi, scontati e ripetitivi. Ovviamente sono parole molto crude, è un disco che non ascolto quasi più. Detto da chi lo ha arrangiato, scritto, suonato e registrato, credo che possa spiazzare, ma è quello che penso ed io dico sempre e solo quello che penso! Dire che i Lectern sono la o una tra le migliori band death metal del mondo non è vero, e non sono saccente da pensarlo, visto che il capolavoro non l’abbiamo ancora fatto, ma pezzi incredibili sì! Ne parlavo con Pietro al telefono e concordavamo che certe canzoni non ci rappresentano quasi o proprio più. Siamo una band migliore adesso, diversa e che vuole altro e le nuove song verrano a spaccarvi il culo!.
Marco Valentine: accompagnato dai nostri primi veri e propri videoclip, è stato ben accolto musicalmente e ci ha certamente fatto guadagnare diversi fan, ma le critiche principali arrivano per via di testi e titoli. Tutto perché magari l’ascoltatore medio non ha familiarità con l’inglese antico e con i termini biblici anglofoni.
Pietro Sabato: l’album è stato accolto benissimo, molte critiche positive, non potevo aspettarmi di meglio.

Il vostro genere è un death metal piuttosto classico con alcuni elementi brutal: un connubio, in ogni caso, che si rifà molto agli anni Novanta. Come è nata la scelta di abbracciare questo genere?
Fabio: esatto, noi siamo old school death metal americano 1990! Il death metal vero è quello che si faceva negli Stati Uniti in quegli anni fino al 1999. Dal 2000 in poi molte band hanno cambiato pelle, ma è a loro che dobbiamo tutto. Quando ascoltai quelle band per la prima volta, decisi all’istante che era quello che volevo fare! Adoravo l’hard rock, il thrash metal e l’heavy metal ma non avevo mai sentito qualcosa che sfogasse così tanto il peggio che hai dentro! I miei amici passavano il tempo a drogarsi, giocare a calcio o in palestra, al pub o ai coin-op, noi invece a suonare death metal in sala prove!.
Pietro: ho scelto questo genere perché è l’unico che trasmette violenza allo stato puro..

I brani che ho più apprezzato da Precept Of Delator sono Garn For Debitors e la title-track. Volete raccontarci qualcosa in più su queste due canzoni?
Fabio: Iinnanzitutto lasciami dire che il suono delle chitarre e la produzione, tutta orientata sui bassi, risulta monolitica!
Registrato e prodotto ai The Outer Sound Studios da Giuseppe Orlando e Alfonso Corace, con Pro Tools ed i migliori mezzi che ci sono a disposizione oggi! Sui brani, la title track non mi piace completamente, troppo Morbid Angel di God Of Emptiness a volte, e sulla linea di Covenant. Ci sono accordi quasi copiati e simili, ma va bene così. Garn For Debitors è veloce e breve, e parla dei debitori eternamente dannati. E’ proprio quello che ci vuole a volte! Con l’assolo di chitarra in fondo, deciso in un Mc Donald’s da me e Pietro! Anche per quanto riguarda Palpation of Sacramentarian, Fluent Bilocation, Distil Shables e perchè no Diptych of Perked Oblation, Gergal Profaner sono altri pezzi, brutali come non mai!”.
Marco: Garn For Debitors è stato un pezzo che abbiamo scritto praticamente in un giorno ed è suonato subito bene, specialmente nei cori. Ho subito pensato che potesse essere perfetto per un lyrics video promozionale e così è stato. Precept of Delator è il brano invece che mi ha fatto subito pensare a degli effetti, oltre che a farmi balenare immediatamente un’idea per il video ufficiale. È molto lineare e compatto. Mi piace soprattutto per questo.
Pietro: Precept of Delator è la track più semplice che è stata prodotta strumentalmente nell’album, e la track che ha riscontrato più successo a mio parere”.

Domanda classica: quali sono le vostre principali influenze?
Fabio: il death metal della Florida anno 1990, 1991, 1992, 1993. Periodi irripetibili, che non sono stati sviluppati né capiti completamente quasi da nessuno che fossero band, produttori o label. Dove le copertine erano di Wes Benscoter o Dan Seagrave, noi siamo lì, dove produceva Scott Burns ci puoi trovare anche noi. Dove c’è un logo incomprensibile, testi, assolie titoli allucinanti è roba nostra! Monstrosity, Disincarnate, Resurrection, Incantation, Baphomet, Malevolent Cration e Suffocation il meglio che c’era è quello a cui guardiamo. Adesso e per sempre!.
Marco: strumentalmente parlando, sono molto legato al drumming di Jordan Mancino e Dave Lombardo. Anche se per l’approccio death metal al tempo Fabio mi indirizzò verso Tony Laureano.
Gabriele Cruz: “Senza dubbio il death metal americano degli anni ’90, sia a livello stilistico che di tematiche. Deicide su tutti, ma anche Morbid Angel, Hate Eternal ed Immolation. Probabilmente dei nomi che ancora oggi hanno pochi rivali.
Pietro: le mie influenze principali provengono tutte dal death metal americano e da quello svedese.

Altra domanda per me solita: ci sono musicisti molto lontani dal death metal che amate, o addirittura che riescono a influenzarvi?
Fabio: Iron Maiden, Kiss, Dark Angel, Misfits, Helloween fino a Better Tthan Raw, Billy Idol, Danzig, Metallica dei primi cinque dischi, i Led Zeppelin, Motley Crue e tutto l’hair metal statunitense dal 1983 al 1992, Sting, Toto, Genesis, Foreigner, il progressive rock e l’heavy metal degli anni ottanta e primi novanta. I Queensryche di Rage for Order: un capolavoro maestoso! E poi i primi Possessed ma soprattutto gli Slayer di Reign in Blood, South of Heaven e Seasons in the Abyss, vere e proprie icone in fatto di thrash metal estremo e scuola per ogni death metal band sotto ogni punto di vista!.
Marco: divorando ogni genere di musica, indicare artisti che amo è piuttosto lunga come cosa. Amando alla follia il power metal dovrei citare Helloween, Blind Guardian, Gloryhammer, Hammerfall. Altri senza dubbio vengono dall’ambiente glam come Poison, Motley Crue e Bon Jovi, o dal classico heavy metal come Judas Priest, Twisted Sister e Iron Maiden. Tra tutti come artista amo le gesta e l’attitudine alla vita di Bruce Springsteen”.
Gabriele: assolutamente sì, personalmente ascolto molto metal classico e questo si riflette anche nelle semplici jam in sala prove tra un pezzo e l’altro. Ti potrei dire Mark Shelton dei Manilla Road, Criss Oliva dei Savatage o Tommy Vetterli dei Coroner”.

Il vostro gruppo nasce nel 1999, ma solo nel 2015 siete riusciti a pubblicare il vostro primo full-length Fratricidal Concelebration. È un destino che vi accomuna a tantissime band death metal italiane, nate spesso negli anni Novanta ma che sono riuscite a tagliere il traguardo dell’esordio sulla lunga distanza solo in tempi recenti. Qual è il motivo di questo  secondo voi?
Fabio: Nel 1999 facciamo un paio di prove, scriviamo i pezzi in sala li incidiamo e ci sciogliamo nel medesimo anno dopo un solo concerto. Torniamo nel 2008: il nu metal si era già affacciato negli anni Novanta, suonavo con gente che preferiva la famiglia ed il lavoro a Satana e che decise di tagliarsi i capelli, di smetterla coi Lectern. L’Italia non era pronta, abbiamo perso troppe occasioni, bevuto fregature come il pay to play, invece di dare un chance alle tante band valide che avevamo. Dove sono andati a finire i Ghouls ad esempio? Oggi abbiamo i Deceptionist, Bloodtruth, Electrocution, Devangelic, Hideous Divinity, Onryo e Ade: tutti gruppi che vanno regolarmente in tour, incidono per etichette americane e sono meglio dei gruppi a stelle e strisce! Mike Poggione in camerino con gli Incantation, quando i Lectern hanno aperto per loro in Lettonia mi ha detto: le bands italiane che fanno death metal sono ormai le migliori del mondo sotto tutti i punti di vista, hanno tratto tutto il meglio da quelle statunitensi! Fu un onore sentirselo dire da chi ha suonato il basso nei Monstrosity, e ricevere i complimenti dagli Incantation in persona!

Cosa si devono aspettare dai Lectern i vostri fan?
Fabio: non abbiamo fan altrimenti saremmo un gruppo enorme e di successo e per adesso non lo siamo!
L’anno prossimo comunque, uscirà il nuovo album, lo abbiamo finito di scrivere tutto, adesso dobbiamo rivedere che ogni arrangiamento sia perfetto. Entro breve decideremo ogni cosa nei dettagli, dalla copertina al periodo di registrazione, al layout del booklet ed all’agenzia per il tour e tutte le altre date singole ed i festival. Dal 2018 penseremo alle registrazioni, alla promozione e a tutto il resto!
Marco: abbiamo tutto ciò che un fan della vecchia scuola può apprezzare, e altri elementi semimoderni che possono portare i fan più giovani a riscoprire questo genere.
Gabriele: un assalto death metal senza possibilità di respiro, che si esplica ancora meglio sul palco. I prossimi pezzi composti da Pietro vedranno aggiunti ulteriori elementi di varietà, senza chiaramente perdere di vista le coordinate stilistiche principali che vogliono le mazzate al primo posto.
Pietro: si devono aspettare che il death metal non è morto e che sforneremo album sempre, perché la nostra voglia di comporre va molto oltre il fatto di volerlo fare solo per una questione di soldi.

Il finale è sempre a piacere. A voi concludere quest’intervista come meglio credete. 
Pietro: Grazie mille per l’intervista.
Fabio: siamo il buio più oscuro degli abissi infernali che ha inghiottito la ragione! Venite a riprendervela quaggiù se ne avete il coraggio e le palle necessarie per farlo, altrimenti morite!

Intervista a cura di Mattia

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