Sinatras – Drowned (2017)

Per chi ha fretta:
Rispetto all’EP d’esordio Six Sexy Songs (2014), i vicentini Sinatras sono cresciuti molto: lo dimostra il primo full-lenght Drowned (2017). Lo stile del gruppo è sempre lo stesso mix tra groove metal e death ‘n’ roll già sentito in passato, ma la band ha affilato meglio le sue armi, con una maggiore varietà di soluzioni, nonché melodie e strutture più focalizzate ed efficaci. In più, l’album può contare su un suono grasso, potente e perfetto, e su una scaletta piena di bei pezzi, come 24/7, Cockroach, Flow, Back in Frank, Blind Fury e Spiral Hell. E così, nonostante alcune sbavature, Drowned è un grande album che farà la felicità dei fan del metal moderno e in particolare del groove e del death ‘n’ roll!

La recensione completa: 
In passato ho già avuto modo di avere a che fare coi vicentini Sinatras. Il loro EP Six Sexy Songs, uscito nel 2014 e recensito qui l’anno dopo, mi era piaciuto abbastanza, pur avendo riscontrato un po’ di immaturità: mi ero perciò augurato che il gruppo riuscisse a crescere. Ebbene, i Sinatras ce l’hanno fatta! Lo dimostra il loro primo full-lenght Drowned, pubblicato lo scorso 6 gennaio da logic(il)logic Records e Atomic Stuff production. Rispetto all’EP, alcuni cambiamenti sono evidenti: il mix personale di groove metal e death ‘n’ roll a metà tra il serio e il faceto è quello già sentito nell’EP, ma i Sinatras sono riusciti ad affilare le loro armi. La varietà di soluzioni e di spunti che propongono è molto più ampia che in passato, e le melodie e le strutture risultano più focalizzare e incisive: colpiscono così a meraviglia. In più, Drowned può anche contare su una registrazione all’altezza, grasso e potente, che valorizza molto il suo suono e gli dà il giusto impatto. Certo, la formula dei Sinatras non è ancora perfetta: qua e là è presente qualche sbavatura e qualche particolare che può essere ancora limato. Tuttavia, il loro esordio nel complesso è ottimo, segno che i vicentini a oggi si trovano sulla strada giusta.

Un intro lontano, con pioggia e sciabordio delle onde, poi d’improvviso Drowned esplode con gran energia distruttiva. È l’inizio di un pezzo cupo e potente, che alterna fughe più rutilanti e tese a momenti più lenti ma di pura oscurità. Appartiene alla prima anima la struttura principale, che alterna strofe furiose, bridge un po’ più aperti per poi tornare a graffiare coi ritornelli, più lenti ma pesanti e quasi rockeggianti. Si cambia verso per la parte centrale, che dopo uno sfogo in blast beat guidato dal batterista Pisto Sinatra rallenta e comincia a farsi più crepuscolare, pur mantenendo ritmiche rocciose. Si spinge oltre il finale, pieno di pathos, con le chitarre espanse della coppia Lele/Minkio Sinatra e Fla Sinatra che lascia il growl per un pulito intenso. Entrambe sono buoni arricchimenti per una opener non trascendentale, ma che il suo lavoro lo svolge al meglio. La successiva 24/7 comincia potente e pestata, ma in principio il ritmo non è elevatissimo: è un avvio granitico, in cui a tratti spuntano cori e la voce del frontman a incitare una folla immaginaria. Subito dopo però il pezzo prende vita veloce e debordante, per strofe sempre di impatto assoluto. Ai Sinatras piace tuttavia cambiare spesso le carte in tavola: presto i bridge rallentano il tutto, con la loro essenza cadenzata, quasi con un retrogusto metalcore. È il preludio a ritornelli che tornano più lineari e fluenti, e si presentano melodici e persino catchy, ma molto cupi e rabbiosi, grazie a ritmiche tenebrose e alla voce di Fla Sinatra, pulita ma feroce. Completano il quadro una parte centrale ancora lugubre e a tinte death all’inizio, per poi aprirsi con un assolo di ottima fattura. È il perfetto contraltare di un pezzo elementare ma di spessore assoluto, da annoverare tra i migliori di Drowned!

Senza pause dalla precedente, Cockroach nasce come un brano più spostato verso il lato groove del gruppo, viste le sue ritmiche grasse. Per lungo tempo il ritmo rimane lento, solo di tanto in tanto si sale un po’ per qualche fuga, di norma breve.  Più spesso capita che la musica si apra e divenga persino psichedelica, con ritmiche quasi hard rock e un’atmosfera più aperta, seppur sia sempre obliqua e in qualche modo malsana. Questi tratti sono il meglio offerto dal brano, ma anche il resto non è da meno, compresi la bella parte solistica e il finale, più scuro del resto del pezzo. Sono dettagli che contribuiscono a un’altra ottima traccia, a poca distanza dai picchi del lavoro. Dopo un intro obliquo ma piuttosto aperto, d’improvviso Something to Hate vira su un death non troppo veloce ma lugubre e macinante. La falsariga di base del pezzo è tutta così, seppur con alcune variazioni: ogni tanto il tempo sale e i riff divengono vorticosi fino a raggiungere il blast, mentre altrove i ritmi rallentano ma l’aura resta cupa. Gli unici ad abbandonare con decisione la norma sono i bridge e i ritornelli: i primi sono diretti, catturanti, danno quasi l’idea di essere i veri chorus, ma poi la traccia si apre per momenti più espansi, quasi psichedelici. Entrambe le anime funzionano al punto giusto (come del resto gli altri piccoli arrangiamenti sparsi qua e là), ma di tanto in tanto l’accoppiamento stride un pelo. Si tratta però di un difetto veniale per un pezzo che in generale coinvolge a dovere! L’inizio della seguente Flow può sembrare pesante, ma poi si rivela più disimpegnata della media di Drowned, quasi rilassato e con persino un certo retrogusto southern metal. Nei suoi brevi tre minuti non fa altro che alternare frazioni rocciose, strofe pestate ma cantate da Fla Sinatra tutte in pulito e ritornelli più aperti, che evocano una depressione sottile, quasi accogliente. L’unica variazione da questo è nel centro, più rabbioso e in cui il cantante sfodera uno scream quasi metalcore, prima che i Sinatras facciano una breve escursione verso il technical death metal. Si tratta dell’unico momento complicato di un pezzo lineare e molto easy listening: non è il migliore del disco (anche se non ci va troppo lontano), ma di sicuro è il suo singolo ideale!

Arrivati a questo punto, i vicentini stupiscono con You Spin Me Round (Like a Record), cover dell’omonimo pezzo dei Dead or Alive nonché classico della musica dance anni ottanta. Seppur io adori di norma sentire come un brano può suonare se portato in uno stile del tutto diverso, devo dire che stavolta l’esperimento non sembra molto riuscito. La versione dei Sinatras non è né carne né pesce: a livello di melodie somiglia poco all’originale, né sembra un pezzo nel loro stile, con le sue atmosfere aperte e gioiose che stonano col growl al di sopra e gli sconnessi cambi di tempo. Ne risulta un tentativo goffo e poco convinto, che rappresenta di gran lunga il punto più basso di Drowned. Per fortuna, ora la scaletta si ritira su alla grande con Los 43, che dopo un avvio ancora rilassato, a tratti con persino qualche venatura doom, vira su un’impostazione più animata. Le strofe sono veloci, hanno un urgenza palpabile, oltre che una notevole energia distruttiva. Al contrario, i ritornelli sono meno pesanti e più disimpegnati, ma restano aggressivi grazie soprattutto ai vocalizzi quasi polemici del cantante. Anche stavolta la struttura è molto lineare, c’è spazio solo per una parte di influenza metalcore al centro, divisa tra breakdown lenti e alienanti e momenti macinanti, e per una coda cantata in spagnolo piuttosto graffiante. Sono la giusta quadratura per un pezzo ancora di buonissima fattura. Un campionamento col pianto di una donna, poi Miss Anthropy si avvia veloce e disimpegnata. I Sinatras però non lesinano in aggressività, che torna spesso, incarnata da lunghe fughe che macinano forte con le tinte groove/death a cui il gruppo ci ha abituato, a volte molto estreme. Aperture più melodiche e parti più pestate e cattive si scambiano diverse volte, in una struttura cangiante che a tratti evoca bene l’intento offensivo per cui è stata progettata. In altri frangenti però il tutto sembra un po’ scollato, con tanti passaggi buoni ma non uniti in qualcosa di coerente. Il risultato finale è buono, ma non eccezionale: in questo caso ci troviamo  un po’ sotto alla media di Drowned.

Anche Back in Frank è animata e poco seria sin dal titolo, che richiama Frank Is Back da Six Sexy Song. In questo caso però abbiamo un pezzo più veloce con un riffage potente, ma senza mai rinunciare all’ironia, nemmeno nelle vorticose strofe. Anche i ritornelli si muovono sulla stessa linea, irriverenti e di buonissima presa, con l’alternanza growl/pulito di Fla Sinatra e una gran energia generale. L’unico momento pestato e cupo è al centro, per la prima metà molto rabbioso, ma poi si apre per un altro ottimo assolo, con molta profondità emotiva. Si tratta della ciliegina sulla torta di un brano poco lontano dai migliori del disco. Va ancor meglio con Blind Fury, che cambia del tutto direzione: si rivela una scheggia impazzita, pestatissima sin dalla partenza. Con l’evoluzione tuttavia si appesantisce ulteriormente, fino a raggiungere un apice di violenza nella vorticosa e ferale norma centrale, death metal incazzato di chiara influenza svedese. Non tutto il brano è così violento: spesso c’è spazio per aperture più melodiche che però non perdono mai troppo in cupezza e rafforzano l’insieme, e per qualche vocalizzo stridulo che fa capolino qua e là, rendendo il tutto più bizzarro.  Comunque sia, ogni passaggio funziona bene: il pezzo incide molto nonostante i suoi due minuti e mezzo scarsi di durata, e si pone anch’esso tra i migliori di Drowned! Quest’ultimo è ormai alla fine, e per l’occasione i Sinatras scelgono Spiral Hell, brano che torna a qualcosa di meno estremo, seppur il clima sia cupo e le ritmiche risultino preoccupate. Questo effetto si accentua quanto il pezzo entra nel vivo: la base è diretta e potente, con Fla Sinatra che usa spesso il growl e Pisto Sinatra che impone spesso un ritmo elevato. Solo ogni tanto il pezzo stacca per qualche passaggio più melodico e mogio, ma all’inizio sono momenti brevi. Poco prima di metà tuttavia il flusso si apre e diventa melodico e doloroso, quasi lancinante, con lunghe frazioni che colpiscono col loro forte pathos. Da qui in poi la musica si calma, ma riesce a colpire con ancor più tensione emotiva: è il segreto di un pezzo splendido, che forma col precedente un uno-due micidiale e chiude l’album col botto!

Per concludere, Drowned è un album vario, pieno di buoni spunti e con alcuni pezzi memorabili. Sì, è vero, è presente qualche difettuccio, ma ciò non gli impedisce di essere soltanto un gradino sotto al capolavoro. Insomma, se non siete puristi dell’old-school e soprattutto amate il groove metal e il death ‘n’ roll, i Sinatras sono un gruppo da scoprire. Date loro una possibilità!

Voto: 87/100

Mattia

Tracklist:

  1. Drowned – 05:52
  2. 24/7 – 04:34
  3. Cockroach – 04:16
  4. Something to Hate – 04:48
  5. Flow – 03:31
  6. You Spin Me Round (Like a Record) 03:17
  7. Los 43 – 04:18
  8. Miss Anthropy – 04:09
  9. Back in Frank – 04:19
  10. Blind Fury – 02:25
  11. Spiral Hell – 04:23
Durata totale: 45:52

Lineup:

  • Fla Sinatra – voce
  • Lele Sinatra – chitarra
  • Minkio Sinatra – chitarra
  • Lispio Sinatra – basso
  • Pisto Sinatra – batteria
Genere: death/groove metal
Sottogenere: death ‘n’ roll
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Sinatras

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