Mongol – Warrior Spirit (2017)

Per chi ha fretta:
Warrior Spirit (2017), secondo EP nella carriera dei canadesi Mongol, è un lavoro non eccezionale ma con degli spunti interessanti. Nonostante il gruppo già dal monicker si ispiri agli antichi mongoli, il loro folk metal ricorda in parte il suono europeo, anche se con spunti più variegati rispetto alla media e influssi power e melodeath. Si tratta di un genere non troppo originale ma con una certa personalità, che il gruppo gestisce bene. D’altro canto però l’EP è lievemente dispersivo, confusionario, e sembra confezionato in maniera frettolosa. Si tratta di difetti non castranti, ma che incidono un po’ sui primi due brani dell’album (in special modo sulla opener The Mountains Weeps, un po’ moscia); la conclusiva Warband ne è invece immune, e con la sua epicità risulta un piccolo gioiellino. Nel complesso, Warrior Spirit risulta un EP di buona qualità, anche se è chiaro che i Mongol possono fare di più.

La recensione completa:
Non male, ma si può far di meglio: volendo sintetizzare all’osso, è questo il mio giudizio sull’EP Warrior Spirit dei Mongol. Nati nel 2009 a Edmonton, in Canada, arrivano al mini d’esordio giusto l’anno successivo con Leisurely Destruktion (2010), seguito poi dai due full-lenght The Altan Urug (2012) e Choosen by Tengri (2014); è invece di quest’album il loro secondo EP. Nonostante l’intento dei Mongol, come dice il monicker stesso, sia di rievocare l’animo degli antichi mongoli, quello di Warrior Spirit è un folk metal un po’ sui generis. Le melodie si rifanno in parte al folk nordico, in parte a quello del centro-sud europeo, seppur siano presenti spunti un po’ diversi, come la presenza di banjo e mandolino accanto a flauti e tastiere, ma soprattutto l’uso della chitarra distorta come strumento folk. In più, i Mongol possono contare su influssi variegati, che vanno dal power fino al melodeath, anche se quest’ultima componente è meno sviluppata rispetto alle mosse passate dei canadesi. Il risultato è un genere non originalissimo  – molte melodie in fondo sono simili a quelle già sentite nel folk metal negli ultimi anni – ma con una certa personalità; del resto, il gruppo riesce a gestirlo bene e a non suonare troppo derivativo. i problemi di Warrior Spirit sono altri, come per esempio la sua dispersività: ogni tanto sembra un po’ confuso, e non sempre le melodie incidono a dovere. In generale, alcuni particolari lo fanno apparire un po’ frettoloso e poco curato, come se i Mongol lo avessero realizzato con meno tranquillità del dovuto. Il risultato di questi difetti non è nulla di drammatico, anche se resta l’impressione che Warrior Spirit potesse diventare più che buono com’è.

La opener The Mountains Weeps inizia in maniera solare e placida, con l’accoppiata tipica dei Mongol tra base potente e la chitarra in lead di Zev a disegnare fraseggi folk. La calma che ne scaturisce si conserva a lungo: nonostante il growl di Tev Tegri, le strofe sono tranquille e nell’evoluzione la musica diventa anche più placida, con le tastiere semi-sinfoniche di Sche-khe e le melodie che prendono il sopravvento. Si arriva a ritornelli lenti e vagamente evocativi, ma ancora pacifici e disimpegnata coi loro cori. Tutto ciò a livello di armonie non è male, ma ogni tanto risulta un po’ troppo rilassato e sembra mancare il giusto mordente. Non è un caso che la parte più efficace sia quella centrale, non troppo aggressiva né veloce ma col ritmo incalzante del batterista Bourchi e cori potenti che le danno la giusta forza. Va ancora meglio con la progressione finale, che accelera e si potenzia con lunghi duelli tra chitarra e banjo e qualche momento estremo, tutti abbastanza buoni e quasi mai fini a sé stessi. Si tratta del gran finale di un pezzo riuscito a metà, carino e senza nulla di davvero spiacevole, che risulta però il meno bello dell’EP. Dopo un breve intro, che esibisce la sua componente metal e quella folk, River Child prende il via ballabile. L’inizio è divertente, col ritmo saltellante e le chitarre di Zev e Zelme al di sopra che scandiscono un’altra bella melodia, vagamente solenne, che tornerà anche nel finale. Sembra quasi che il pezzo debba continuare su questa linea a lungo quando invece parte il ritornello, molto vorticoso e potente, salendo a tratti persino al blast beat. Le melodie però non scompaiono, si fanno anzi più festose e divertenti, per un effetto festaiolo che ricorda quasi i Korpiklaani. Da qui in poi, il pezzo prosegue veloce e animato, alternando i chorus con una bella sezione solistica e passaggi più spogli ma ugualmente veloci, a volte persino esagerando in frenesia. È l’unico veniale difetto di un pezzo in cui entrambe le anime funzionano a dovere, per un risultato di buona qualità. Il compito di chiudere il terzetto di Warrior Spirit tocca quindi a Warband, che abbandona le atmosfere più leggere sentite in precedenza per farsi più battagliera ed epica. Sin dall’inizio, le tastiere di gusto quasi orchestrale accompagnano strofe battagliere con un retrogusto a là Ensiferum, per poi esplodere in ritornelli anthemici, da urlare col pugno al cielo. Questa alternanza va avanti per breve tempo, poi la musica svolta su un brano più animato e vorticoso, con ritmiche a tratti più vicine al melodeath e al metal estremo, fatto rievocato anche dal growl/scream perenne di Tev Tegri. La melodia però non scompare: se ogni tanto il pezzo diventa più truce, subito dopo spunta un assolo di chitarra o uno di banjo, per non parlare dei momenti corali, sempre travolgenti come nel grandioso e ossessivo finale. In generale il tutto è impostato in modo di coinvolgere in un’atmosfera tesa e guerresca, cosa che ai Mongol riesce benissimo in questo caso: ogni passaggio, ogni fraseggio folk o metal, ogni ammorbidimento o rinforzo è messo nel punto giusto per incidere. Abbiamo così una traccia lunga oltre sette minuti che però non annoia mai, il migliore in assoluto dell’EP che chiude.

Per concludere, Warrior Spirit è un prodotto forse non eccezionale, ma di fattura buona e con almeno una perla come la traccia finale. Certo, la mia idea è che se si applicassero i Mongol potrebbero fare dieci volte meglio di così. Ed è proprio per questo che, se siete amanti del folk metal, dovreste segnarvi da qualche parte il nome dei canadesi. Il futuro non si può mai sapere, ma le loro potenzialità sono elevate e questo promette molto bene!

Voto: 71/100 (voto massimo per gli EP: 80)

Mattia
Tracklist:
  1. The Mountain Weeps – 05:50
  2. River Child – 05:14
  3. Warband – 07:05
Durata totale: 18:09
Lineup:

  • Tev Tegri – voce
  • Zev – chitarra solista, banjo, mandolino
  • Zelme – chitarra ritmica
  • Sche-khe – tastiera
  • Sorkhon Sharr – basso
  • Bourchi – batteria
Genere: folk metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Mongol

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento