Domande e Risposte – Nekhen

Non so se è perché il livello generale si stia abbassando oppure se sono io a essere diventato più esigente e severo, ma egli ultimi tempi non mi succede spesso di rimanere impressionato davanti a un EP o a un demo d’esordio, che trovo spesso immaturi. Ogni tanto però  riesco ancora a trovare qualche eccezione: l’ultimo caso in ordine di tempo è quello della one-man band Nekhen. Il suo EP Entering the Gate of the Western Horizon, recensito qualche settimana fa, è stata una bellissima sorpresa, con il suo concept egizio e il suo suono fresco, tanto da fargli meritare il massimo dei voti. Per questo, ci ho tenuto a sottoporre le classiche “Domande e Risposte” di Heavy Metal Heaven a Seth Peribsen, misterioso mastermind del progetto, che mi ha risposto in maniera stringata ma interessante. A lui la parola!

Come prima cosa, puoi raccontare la tua storia e quella del progetto Nekhen ai lettori di Heavy Metal Heaven?
Seth Peribsen: Nekhen nasce per esprimere l’unione di due passioni, quella per Kemet (l’antico Egitto) e la musica, sia quella pesante e scura, sia quella mediorientale. L’intenzione non è però quella di prendere soltanto un’ispirazione estetica o stilistica da Kemet, come accade ad esempio in gruppi che suonano death metal inserendo scale orientali e testi ispirati a varie situazioni, ma cercando di inserire l’elemento storico o spirituale in modo più approfondito, fedele e rilevante.

Entering the Gate of the Western Horizon risale originariamente al 2015. Visto il tempo passato da allora, puoi di sicuro tracciarne un bilancio: come è stato recepito dalla critica, e come dal pubblico metal?
Seth Peribsen: dato che appena pubblicato sono iniziati subito i lavori per l’album che è ora in fase di realizzazione, recensioni a parte, non c’è stata una promozione vera e propria, non arrivando quindi a molte orecchie. Si può dire che chi l’ha apprezzato di più è stato soprattutto chi conosceva già in qualche modo la tematica trattata e chi non era, appunto, pubblico metal in senso stretto o classico. Le recensioni sono state quasi sempre buone, alcune molto buone, soprattutto quelle di chi si è informato per capirne il concept apprezzando così meglio il lavoro.

Il dettaglio che si nota immediatamente ascoltando la musica del progetto Nekhen è l’originalità: il tuo è un doom metal strumentale ultra-ribassato mescolato con influssi folk. Come è nato questo stile così peculiare?
Seth Peribsen: è stato piuttosto spontaneo ma ha anche richiesto sperimentazione, soprattutto nell’unione tra le sezioni melodiche e ritmiche. Nell’EP, alcuni punti sono stati registrati praticamente improvvisando, mentre altre parti erano molto più ponderate, tutto in base alla struttura del tema.

Nella recensione, ho lodato l’EP soprattutto per l’estrema cura per i dettagli. Ogni passaggio è ben studiato, come anche le melodie e l’atmosfera. Quanto tempo e quanto lavoro sono stati necessari per raggiungere questo risultato?
Seth Peribsen: realizzare l’EP ha richiesto circa un anno e mezzo, dall’approfondimento del soggetto, alla stesura della struttura musicale, alla composizione, la registrazione, il mixaggio, l’artwork e la pubblicazione.

Entering the Gate of the Western Horizon è anche un concept album su un antico libro rituale egiziano. In cosa consiste questo libro? E in generale, ti va di raccontare il perché di questa scelta e del tuo amore per l’Antico Egitto?
Seth Peribsen: non si tratta esattamente di un “libro” vero e proprio, ma di un testo in maggior parte rappresentato sulle pareti di tombe reali, dove, in breve, veniva a crearsi un parallelismo o una fusione d’identità tra Ra e il defunto, vivendo la stessa esperienza ultraterrena, qui rappresentata come un viaggio notturno, dove la rigenerazione e la rinascita su un piano superiore sono protagonisti. Questo soggetto è risultato ottimo per un primo lavoro su cui sperimentare e concretizzare idee.

Domanda classica da intervista: quali sono le tue principali influenze musicali?
Seth Peribsen: più che di influenze parlerei di ispirazioni: black metal soprattutto moderno o sperimentale, doom soprattutto sludge o stoner, musica persiana, araba, indiana, centrafricana e altro.

Altra domanda per me solita: ci sono musicisti lontani dal tuo genere musicale che però ami, o addirittura che influenzano la tua musica?
Seth Peribsen: molti. Qualche esempio a caso, in ambito rock/metal, ultimamente molto i With the Dead, Oranssi Pazuzu, Elder. Fuori dall’ambito rock/metal direi Doudou Ndiaye Rose, il nuovo Xasthur, Sahba Motallebi.

Come già detto, il genere che suoni col tuo progetto è molto originale. Tuttavia, come è noto il pubblico metal di solito è piuttosto refrattario alle novità, specie per quanto riguarda le sue frange più tradizionaliste. Qual è la tua opinione in merito? E in generale, qual è il tuo rapporto col classico “metallaro medio”?
Seth Peribsen: ognuno ha i suoi valori e le sue chiusure, io ad esempio sopporto poco gli anni ’80 e in quel periodo anch’io forse sarei stato tradizionalista. Non è mio interesse coinvolgere i metallari più tradizionalisti perché non avrei niente da offrire loro. Probabilmente la prima cosa che penserebbero ascoltando Nekhen è “ma quando entrano batteria e voce? questo intro non finisce mai…”.

Cosa si devono aspettare in futuro i fan di Nekhen?
Seth Peribsen: un album non strumentale diviso in 4 parti entro qualche mese, che sarà un prequel dell’EP, collegati indirettamente. Non sarà un’interpretazione audio di un testo ma la narrazione di una vicenda terrena.

Il finale è sempre a piacere. A te concludere quest’intervista come meglio credi.
Seth Peribsen: dwA nTr n.k! Grazie per lo spazio dedicato a Nekhen e buon lavoro.
ankh wedja seneb

Intervista a cura di Mattia.

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