Black Faith – Nightscapes (2017)

Per chi ha fretta:
Pur avendo poco di originale, Nightscapes (2017), secondo full-lenght dei pescaresi Black Faith, è un album di grandissimo valore. Merito in primis del genere del gruppo, che non si limita a pochi stilemi ma va a pescare da tutte le incarnazioni del black metal classico, rimanendo al tempo stesso un unicum mai scollato né discontinuo. In più gli abruzzesi brillano per la loro capacità di rileggere i cliché e per la consapevolezza e la maturità, che si esplica per esempio una registrazione grezza ma al tempo stesso professionale e tagliente. Sono questi i segreti di un album senza quasi momenti morti e pieno di grandi pezzi come la selvaggia opener Obsecratio, l’evocativa NeverEternal, la scatenata In Total Disgust e la depressiva Consecrabor. Insomma, Nightscapes alla fine si rivela un capolavoro tra i più belli del 2017 in ambito black metal: per questo ogni fan del genere dovrebbe recuperarlo!

La recensione completa:
Come l’originalità non è una garanzia certa di fare qualcosa di buono, così l’attenersi strettamente ai canoni di un certo genere non significa per forza suonare triti o derivativi. Se è vero che è molto difficile riuscire a fare qualcosa di davvero buono senza portare alcuna innovazione, con la giusta bravura non è impossibile: è quello che dimostra Nightscapes, secondo full-lenght dei pescaresi Black Faith. Il loro è un black metal classico al cento percento, senza l’ombra delle innovazioni attuate nel genere dagli inizi del duemila in poi, eppure suona fresco e ispirato. Questo perché gli abruzzesi non si limitano a riproporre una manciata di stilemi, ma spaziano in tutti gli angoli di quello che era il genere negli anni novanta – con un occhio di riguardo anche al decennio precedente. In Nightscapes si può sentire l’anima più feroce e tradizionale del black come quella più melodica, passando per il black atmosferico di Burzum e simili, per l’incarnazione più ignorante degli anni ottanta, per l’epicità del viking originale e per le atmosfere del primissimo depressive. Il punto di forza maggiore dei Black Faith è però di riuscire a mescolare questi spunti in un’opera varia – tanto da non annoiare nonostante l’ora abbondante di durata – ma mai scollata né discontinua. In più gli abruzzesi sono molto bravi a rileggere i cliché in qualcosa che non suoni troppo nostalgico: è questo uno dei fattori che rende Nightscapes di gran impatto, oltre alla splendida registrazione. Al contrario di tanti gruppi black che lasciano tutto al caso, i Black Faith hanno lavorato molto e impostato un suono ottimo, grezzo e selvaggio ma al tempo stesso preciso, professionale e tagliente al massimo. È solo un’altra prova della consapevolezza e della maturità dei pescaresi, valori che come vedrete tra poco hanno consentito loro di rendere Nightscapes un vero e proprio gioiellino!

L’avvio è subito feroce con Obsecratio: entra nel vivo senza preamboli come un brano circolare e movimentato, retto e dal blast beat di Hyàkrisht (batterista già sentito in molti progetti black metal abruzzesi). Quest’anima si scambia in breve con una meno frenetica ma se possibile anche più selvaggia, con chitarre dal retrogusto punk che scandiscono un riff davvero devastante. Il tutto avanza per meno di due minuti e mezzo, ma si lascia dietro una scia di devastazione che si stampa benissimo nella mente dell’ascoltatore: è il primo di una serie di capolavori ancora molto lunga, e apre Nightscapes col botto! La seguente Culmination of Injustice vira su norma più melodica, che non le impedisce però di essere tempestosa. L’attacco è imperioso, e anche le parti cantate, seppur dominate da melodie oblique sotto alla voce congiunta di Acheron (qui all’ultima apparizione con la band) e dell’ospite Xes (cantante degli Infernal Angels) hanno un forte impatto. Il tutto è all’insegna di un’atmosfera oscura ma al tempo stesso disperata, quasi calda, che avvicina il brano al depressive, pur senza varcare del tutto le soglie del genere. È questo mood a potenziare una cavalcata che va avanti a lungo, senza grandi cambiamenti – se non nel finale, più arcigno – ma senza nemmeno mai annoiare un secondo. Non sarà forse tra i pezzi più di spicco dell’album, ma risulta una piccola perla! Come dice il nome stesso, Preghiera (intermezzo) è un interludio  di due minuti scarsi con la voce cavernosa di Mancan degli Ecnephias a scandire un testo inquietante in italiano, sopra a tastiere ambient spaziali suonate dal suo compagno di band Sicarius Inferni. Si tratta di un frammento che ai fini dell’album serve a poco, ma ha il pregio di essere lugubre al punto giusto e di avvolgere ancor di più nell’oscurità evocata dai Black Faith.

NeverEternal rinuncia alla frenesia precedente per un’impostazione più atmosferica. Dopo un inizio alienato, lentissimo, con tastiere lontane, si svolta su un mid-tempo espanso ma con una tensione che ricorda persino il viking, seppur l’oscurità sia da puro black classico. La struttura alterna tratti leggermente più cattivi, con lo scream del mastermind Snarl e dissonanze rabbiose, e passaggi più lontani, con le architetture di chitarra dello stesso cantante e di Vinterblot bene in mostra. Il tutto è all’insegna di un anima blasfema e tenebrosa che la bassa velocità non smorza affatto, anzi riesce a potenziare. Serve allo stesso scopo anche la sezione centrale (l’unica variazione del brano se si eccettua il finale, ossessivo e rabbioso, che però dura davvero poco). Dopo un bell’assolo, melodico e cupo al punto giusto, essa accelera con cattiveria e travolge tutto con i suoi riff taglienti e di grandissimo impatto. È un inciso che non stona nel punto in cui si trova, anzi completa la perfezione di uno dei picchi assoluti di Nightscapes! In Total Disgust, che segue, ha un esordio anche più lento della precedente, con influssi persino doom, ma dopo qualche attimo scatta d’improvviso. È l’inizio di una corsa a perdifiato, ferale e fredda come il ghiaccio, che alterna senza sosta strofe di assalto puro e ritornelli profondi e lugubri. Il tutto è caratterizzato da riff molto classici ma che incidono a meraviglia quasi in ogni momento, con la loro forza, ben sostenuta dal blast del solito Hyàkrisht, molto preciso e di gran forza. Ogni tanto c’è spazio anche per aperture più lente ma di norma aggressive allo stesso modo; solo passata la metà appare un po’ di melodia in più, che comunque non ammoscia il complesso,visto che la cupezza è ancora densa e possente. È un’impostazione che contagia pure la ripartenza successiva, meno fredda del resto: il finale alterna momenti più melodici, ma lo stesso blasfemi e abissali, a ritorni di fiamma dell’anima iniziale. È la splendida conclusione di un brano grandioso, che quasi ovunque sarebbe tra i migliori: se qui non ci riesce (per poco), è solo per la natura eccezionale dell’album!

Un breve intro di Hyàkrisht, poi Throwback! prende vita  con una norma particolare, ignorante, a metà tra black, thrash e punk. Anche la progressione che strappa poco più tardi è particolare: alterna momenti classici da black metal, fughe imperiose come quelle a cui i Black Faith ci hanno abituato e momenti più bizzarri. Si può citare per esempio la frazione saltellante in cui si mette in mostra il basso di Acheron oppure i tratti più aperti che si aprono qua e là, con ritmiche profonde dal vago retrogusto death. In ogni caso, l’urgenza è palpabile, le varie anime si scambiano repentinamente fino a toccare l’apice della cattiveria nel finale, che colpisce con la forza di uno schiacciasassi. Nonostante la sua essenza labirintica ogni passaggio è piazzato a dovere: forse non sarà il brano più bello del lotto, ma è comunque fantastico! Un preludio ambient, diffuso e quasi intimista, introduce The Shadow Line, che poi ne riprende i temi e si mostra ancora melodica quando entra nel vivo. Tuttavia, siamo ancora nell’intro: presto la musica si incupisce e diventa glaciale, cominciando di nuovo a correre. La svolta però non è definitiva: momenti serrati ma più melodici, resi tali dai lead di Snarl, e fughe vertiginose di grande carica tetra  si alternano più volte lungo la canzone. Anche l’atmosfera è cangiante, varia dall’oscurità impenetrabile a una più espansa e rarefatta, un’epicità più che vaga, fino ad arrivare in certi frangenti ad accenni persino di pathos, ma senza che il tutto divenga stucchevole. Ne risulta un affresco che si estende molto a lungo, senza grandissimi sconvolgimenti – solo ogni tanto il ritmo rallenta e i giochi si fanno più atmosferici – ma con un gran numero di arrangiamenti che scongiurano il rischio noia. Abbiamo insomma l’ennesimo grande episodio di Nightscapes! È ora il turno di These Corridors Spurts Blood, brano vorticoso sin dall’attacco, prima di cominciare ad alternare strofe ossessive e pestate e refrain più serrati e rabbiosi. L’oscurità di questa norma è incisiva al punto giusto, ma qui sembra mancare la scintilla che rende speciali gli altri brani: le varie soluzioni non esplodono al meglio, e ogni tanto risultano un po’ insipide. Fa eccezione il passaggio di metà, rallentato e strisciante, che colpisce per potenza e repentini cambi d’umore. Per il resto abbiamo un brano non eccezionale ma buono, il che lo rende comunque il meno valido del lavoro – e questo la dice lunga sulla sua qualità!

Giusti a questo punto, con la melodica e atmosferica Nightscapes torniamo su livelli grandiosi. È una lunga traccia vorticosa e monolitica ma di un’oscurità calda, avvolgente, che esce sia dalle ritmiche che dai fraseggi di chitarra pulita che spuntano a tratti, realizzati dall’ospite Kjiel (turnista live dei Black Faith e compagna di Hyàkrisht negli Eyelessight). In ogni caso, il brano avanza in maniera ossessiva a lungo, ma non mancano piccole variazioni: a tratti la falsariga diventa un po’ più melodica e assorbe toni quasi drammatici, mentre altrove lo scream e le dissonanze a rendono più oscura. Il suo fluire è continuo, e i suoi otto minuti e mezzo trascorrono senza quasi che ci si accorga. Non è però un passare liscio o indolore: l’aura è sempre molto avvolgente, e ogni sfumatura colpisce a dovere. Il risultato è l’ennesimo grande episodio, black metal atmosferico di un livello che molti gruppi si possono soltanto sognare. La successiva Consecrabor si riallaccia all’outro melodico, alienato e quasi magico del pezzo precedente, trasformandolo in qualcosa di più mogio e oscuro. L’entrata in scena quindi è potente, ma senza più la velocità sentita per quasi tutta la scaletta: il ritmo tenuto da Hyàkrisht è lento e i giri di chitarra al di sopra vi si adattano. Anche la ferocia in qualche modo è persa: se lo scream di Snarl non è mai stato così estremo, l’effetto è di imponente tristezza, ben sottolineata anche dagli onnipresenti lead di chitarra. Per lunghi tratti il pezzo si mantiene su queste coordinate: solo ogni tanto si sale verso chorus più tesi che non perdono la disperazione, la rendono anzi più lancinante. Ottima e ben impostata è anche la parte centrale, obliqua e piena di dissonanze black che colpiscono alla grande, prima che il brano torni a essere ancora più infelice, fino a raggiungere il lacerante finale. In generale, ogni passaggio funziona a dovere: il risultato è mastodontico, coinvolgente, apocalittico, black metal al limite col depressive che incide in ogni secondo e ci consegna l’ultimo meraviglioso picco di Nightscapes. A questo punto, l’album è praticamente agli sgoccioli: c’è spazio solo per Outro, brano di sette minuti piuttosto vuoto, riempito solo da effetti espansi e percussioni echeggiate. Il suo valore musicale è un po’ scarso, ma in fondo non importa: è misterioso al punto giusto, e come finale per un album del genere va bene, se non altro perché permette finalmente di riposare le orecchie e il cervello dopo tanta ferocia e tante emozioni.

Per com’è, Nightscapes può quasi essere considerato un riassunto del meglio che il black metal classico abbia da dare, nonché un capolavoro memorabile di questo genere, adatto a ogni fan. Per questo, non lasciatevi scoraggiare dal fatto che qui non c’è nulla di nuovo, né dalla sua lunghezza elevata: i Black Faith hanno inciso uno degli album del 2017, e lasciarselo sfuggire sarebbe un peccato mortale. Correte a recuperarlo!

Voto: 94/100


Mattia
Tracklist:

  1. Obsecratio – 02:15
  2. Culmination of Injustice – 05:27
  3. Preghiera (Intermezzo) – 01:50
  4. NeverEternal – 08:04
  5. In Total Disgust – 07:26
  6. Throwback! – 03:25
  7. The Shadow Line – 09:52
  8. These Corridors Spurt Blood – 05:26
  9. Nightscapes – 08:30
  10. Consecrabor – 07:30
  11. Outro – 07:28
Durata totale: 01:07:13

Lineup:
  • Snarl – voce, chitarra solista
  • Vinterblot – chitarra ritmica
  • Acheron – basso
  • Hyàkrisht – batteria
Genere: black metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Black Faith

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