Loathfinder – The Great Tired Ones (2017)

Per chi ha fretta:
I misteriosi polacchi Loathfinder sono un gruppo promettente ma ancora acerbo, come dimostra l’EP d’esordio The Great Tired Ones (2017). Il mix di black e sludge metal del gruppo è fangoso, abissale ed efficace al punto giusto, e una registrazione equilibrata e di gran impatto lo valorizza bene. È un connubio che funziona soprattutto in pezzi come la nichilista Feast on My Entrails e l’espansa title-track. Il gruppo però deve ancora trovare una sua personalità e le sue doti non sono ancora sviluppate appieno: lo dimostra un po’ di omogeneità, alcune ingenuità e qualche passaggio a vuoto. Pur non rendendo The Great Tired Ones un brutto album, sono difetti che vanno risolti in futuro: le basi ci sono, ma i Loathfinder devono svilupparle al meglio!

La recensione completa:
Al giorno d’oggi, non è facile essere subito maturi e al top già dal primo demo/EP. In parte per la mancanza cronica di tempo delle ultime generazioni per cause extramusicali, in parte perché fare il musicista non è più un lavoro da un pezzo, si tende a elaborare meno le proprie canzoni, specie a inizio carriera. Ne risultano esordi a volte anche promettenti, ma con molti difetti e ingenuità: è il caso di The Great Tired Ones, primo EP dei misteriosi Loathfinder. Dei loro membri non si sa praticamente nulla, le uniche cose note sono che provengono dalla Polonia e che l’esordio è uscito nello scorso mese di aprile. Il suono che il gruppo mostra unisce black metal e doom di indirizzo soprattutto sludge, per un connubio fangoso, oscuro, abissale e nichilista al punto giusto. Questo stile viene potenziato anche dalla registrazione curata dall’esperto Haldor Grunberg (già al servizio di molte band polacche, tra cui i Blaze of Perdition). The Great Tired Ones ha un suono avvolgente e ben definito, ma al tempo stesso grezzo e d’impatto, un equilibrio perfetto che aiuta alla grande la sua resa. Dall’altra parte però i Loathfinder sembrano ancora un po’ immaturi: seppur il loro stile abbia buone potenzialità, i polacchi devono ancora trovare una propria personalità, per ora ancora ricadono spesso in stilemi già sentiti altrove, specie nel doom estremo. In più, The Great Tired Ones soffre un po’ di omogeneità, ma soprattutto di dispersività: ogni tanto le canzoni tendono a perdersi, il che le rende un po’ più anonime di quanto dovrebbero. Sono tutti difetti che limitano la resa di un demo altrimenti ottimo, e che anche così riesce a essere niente male, come leggerete.

Dopo un breve intro col ronzare di insetti, Genetic Gloom prende vita con un riffage iniziale subito da urlo, potente, mastodontico e abissale. Questa norma si alterna varie volte con passaggi più espansi e meno rutilanti, in cui a volte spunta il growl, mentre altrove è la chitarra solista a dare un tocco più atmosferico. Questa norma avanza lenta ma potente a lungo,variando alcuni dettagli ma senza perdere la sua anima: l’unica tendenza è quella ad appesantirsi, fino ad arrivare alla densità quasi caotica del finale, che mescola le due anime. Solo ogni tanto c’è qualche stacco più strano, come al centro, dove appare una frazione più espansa con la chitarra pulita. Per il resto abbiamo un pezzo lineare e ogni tanto un po’ prolisso, ma tutto sommato di buona qualità. La successiva Feast on My Entrails si distingue subito dalle altre per il suo riffage, circolare, vertiginoso e lugubre, che si mette in mostra dopo un breve intro di effetti. È la base che regge a lungo il pezzo, colpendo sia per potenza che per oscurità; in ciò, è aiutato anche da quelli che possono essere considerati i ritornelli, più lenti e aperti ma ancora di gran cupezza, che variano la formula e non permettono al complesso di annoiare. Si cambia rotta anche per la parte centrale, più dinamica del resto, resa quasi orrorifica dallo scream estremo del cantante ignoto dei Loathfinder, e per il finale, ossessivo e alienante coi lead stellari di chitarra, che creano un forte contrasto col riffage doomy e potente.  Il resto della struttura è più ripetitiva, ma in questo caso mai noiosa, grazie a un buon numero di variazioni. Sono questi i segreti di un ottimo brano, il picco assoluto di The Great Tired Ones!

Scents of Regression comincia col riff scandito dal basso, poi ripreso anche dal resto dei musicisti, per un effetto strisciante e di gran impatto, nonostante un vago effetto di già sentito. Colpa anche del fatto che i polacchi lo ripetono a lungo smorzandone il possibile effetto: va meglio per i passaggi che si aprono qua e là, più obliqui e arcigni, che colpiscono alla grande. Lo stesso vale anche per la lunga e tortuosa frazione centrale, meno nichilista e più musicale della media dei Loathfinder ma possente al punto giusto coi suoi influssi groove metal, che la rendono avvolgente. È il momento migliore di un pezzo discreto e piacevole, pur essendo il meno valido del quartetto. Quest’ultimo si conclude quindi con la title track, che entra nel vivo molto con calma: il suo preludio è lungo e vuoto, con solo un parlato lontano ed echi vari. Anche quando però appare il metal la scena è molto espansa, con chitarre eteree e solo il basso a macinare un po’, per un effetto psichedelico di oscurità solo vaga. Quest’ultima si fa pressante solo dopo circa due minuti e mezzo, quando The Great Tired Ones di colpo sulle solite ritmiche profonde e mastodontiche a cui i polacchi ci hanno già abituato. Comincia da qui una progressione più complessa che in precedenza: se la base è quella già citata, spesso il pezzo se ne stacca per momenti più aggressivi e blasfemi, pieni di dissonanze e coronati dalle urla estreme del cantante. Il passaggio che cambia di più è però quello sulla tre quarti, che si apre per un lungo tratto lieve ma minaccioso, con la sola chitarra e lievi percussioni a reggere tanti echi diversi, che si addensano prima che il tutto riparta persino più minaccioso. C’è spazio anche per variazione più piccole negli arrangiamenti, come per esempio un ottimo assolo, che dà di nuovo un effetto espanso al tutto, o alcuni momenti ritmici più movimentati. Ne risulta un episodio che nonostante gli stessi difetti dell’album non annoia mai nei suoi quasi dieci minuti, e per qualità si piazza poco sotto a Feast on My Entrails, oltre a far sperare bene per il futuro.

Per concludere, i Loathfinder hanno una base solida da cui partire per costruire buone cose a livello musicale, ma devono lavorare per risolvere problemi e ingenuità. In ogni caso, The Great Tired Ones è un EP più che discreto, interessante soprattutto per chi ama le commistioni tra black e doom metal. Se lo siete fateci un pensierino: c’è di meglio là fuori, ma anche i polacchi non sono niente male.

Voto: 67/100 (voto massimo per gli EP: 80)

Mattia

Tracklist:

  1. Genetic Gloom – 06:08
  2. Feast on My Entrails – 06:50
  3. Scentes of Regression – 05:25
  4. The Great Tired Ones – 09:37

Durata totale: 28:00

Lineup:

Genere: black/doom metal
Sottogenere: sludge metal

Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Loathfinder

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