Hell’s Crows – Hell’s Crows (2017)

Gli Hell’s Crows nascono nel 2006 e dopo varie esperienze come cover band e diversi cambi di formazione, giungono solo quest’anno al loro primo full lenght, a cui decidono di dare il nome stesso del gruppo.

Lo stile del gruppo non è facilmente inquadrabile, in quanto ad un primo ascolto sembrerebbe un power/prog molto classico, ma le influenze heavy e altri tratti caratteristici vanno a creare una miscela molto interessante sulla quale va posta la giusta attenzione. Con Prelude to Decadence veniamo solamente introdotti nel mondo degli Hell’s Crows e nelle loro atmosfere, mentre con Fall of the Divine abbiamo già un assaggio di quanto detto finora: le componenti prog e power hanno pienamente il controllo della scena ma in alcuni tratti i suoni si incattiviscono leggermente lasciando spazio ad una venatura heavy decisa e implacabile. In Back to the Future le idee heavy cominciano ad avere più spazio ma il gruppo non confonde troppo le cose e non perde di vista il suo stile primario. Un pezzo divertente e sempre fresco ci lascia con un ottimo lavoro alle sei corde da parte di Yuri Fetisov e Randy Rush, e lascia spazio al successivo, Mechanical Quantum. Il gruppo sceglie di restare coerente con le proprie scelte stilistiche senza per questo scadere nella banalità e nella monotonia, il che è ottimo per un collettivo che ha ancora tutto da dimostrare. Con Fist of Steel torna un po’ di sano e violento heavy a mischiare un po’ le carte in tavola senza mai snaturare le idee degli Hell’s Crows, mentre con Sons of the Wind veniamo rapiti da un sound orientaleggiante che sfocia poi nel power/heavy che ha caratterizzato tutto il disco. Nightmares ha invece un inizio molto lento e dilatato che poi finisce per introdurre un ottimo pezzo veloce e cangiante come ogni buon brano prog che si rispetti. Ci troviamo probabilmente di fronte al pezzo migliore dell’album per concezione e produzione, che nonostante i suoi otto minuti (che non spaventano minimamente gli appassionati di prog) riesce a tenere viva l’attenzione e a non scadere mai nel monotono. Executioner ci riporta alla qualità già apprezzata all’inizio del disco con lo stile della band sempre imperante e mai banale, mentre Across the Sea è di ottima fattura heavy e si discosta non molto da questa definizione. La penultima traccia di Hell’s Crows, ovvero In the Eyes of the Raider mantiene una linea di heavy classico e si ispira probabilmente ai celebri Judas Priest, o almeno lo stile si avvicina molto alla compagine d’Albione capitanata dal sempreverde Rob Halford. In conclusione, il brano che dà il nome all’album è duro e veloce e mantiene la tendenza heavy metal riscoperta sul finale di questo lavoro d’esordio.

Gli Hell’s Crows escono allo scoperto con un album coraggioso e con tante cose da dire, ma ancora manca quella maturità in fase di produzione che renderebbe i loro lavori ancora più apprezzabili. Ciononostante, il gruppo si mostra capace e con le idee ben chiare, e di sicuro non sono qualità e creatività a mancare a questi giovani italiani che regalano altra speranza al metal nostrano.

Voto: 79/100

Francesco

Tracklist:

  1. Prelude to Decadence – 03:18
  2. Fall of the Divine – 05:40
  3. Back to the Future – 06:57
  4. Mechanical Quantum – 05:52
  5. Fist of Steel – 06:15
  6. Sons of the Wind – 04:19
  7. Nightmares – 08:00
  8. Executioner – 05:00
  9. Across the Sea – 06:28
  10. In the Eyes of the Raider – 03:59
  11. Hell’s Crows – 06:14

Durata totale: 01:02: 02

Lineup:

  • Randy Rush – voce e chitarra
  • Yuri Fetisov – chitarra
  • Alan Johns – basso
  • Johnny Pezzola – batteria

Genere: heavy/power/progressive metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli Hell’s Crows

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