Siniestro – Revelations in Mayhem (2016)

Per chi ha fretta:
Gli svedesi Siniestro sono un gruppo con buone qualità ma ancora acerbo, come dimostra il loro full d’esordio Revelations in Mayhem (2016). Da un lato, il loro connubio di crossover thrash, black, punk e metal moderno è interessante, e si rivela selvaggio, aggressivo e cupo al punto giusto. Dall’altro però il loro songwriting è piuttosto immaturo, ma il difetto principale del lavoro è l’inconsistenza. Se è vero che sono presenti ottimi pezzi come Liberato, Allegiance to No One e The Disease, nella mezz’ora del disco ci sono anche riempitivi come gli inutili interludi tranquilli MDVP e Transylvania che allungano solo il brodo. È per questo che alla fine Revelations in Mayhem si rivela un album non grandioso, per quanto sia piacevole e più che sufficiente: da un gruppo delle qualità dei Siniestro però si deve pretendere di più.
La recensione completa:
Il mondo di oggi sta diventando sempre più frenetico: è un fatto ben visibile quasi ovunque, dalla rapida comunicazione dei social al mondo del lavoro, e nemmeno il metal fa eccezione. Negli ultimi tempi, mi è capitato spesso di ascoltare esordi ancora immaturi, come se i gruppi avessero la fretta di esordire senza prima rifinire a dovere il materiale: è per esempio il caso dei Siniestro. Nati nel 2012 a Stoccolma, hanno esordito due anni dopo con l’EP Oppression of the Sunlight, per poi raggiungere il traguardo del full-lenght poco più di un anno fa con Revelations in Mayhem. Il genere affrontato dai Siniestro in esso è piuttosto interessante: a una base crossover thrash accoppiano influenze soprattutto black metal, ma spesso anche hardcore, punk e metal moderno, in un calderone dove è difficile capire dove inizia l’uno e finisce l’altro. Il tutto è impostato all’insegna di aggressività, cupezza e violenza, cosa che ai Siniestro riesce piuttosto bene: in effetti la sua essenza selvaggia, grezza e caotica è uno dei punti di forza di Revelations in Mayhem. Ma a volte gli svedesi spingono un po’ troppo su questo tasto: cercando la potenza a tutti i costi esagerano, e come risultato le canzoni perdono il filo, non sanno dove andare a parare; in generale, a livello di songwriting sembrano ancora acerbi. Soprattutto però Revelations in Mayhem soffre di una grande inconsistenza: nonostante l’immaturità i pezzi veri e propri di norma sono buoni, ma ci sono un paio di intermezzi che servono solo ad allungare il brodo. E visto che l’album già da sé dura poco più di mezz’ora, la sostanza è un po’ scarsa: sarebbe stato meglio fare a meno dei riempitivi e pubblicare un EP. Certo, in fondo come esordio Revelations in Mayhem non è poi così male: la mia idea generale è però che i Siniestro con le loro doti potrebbero fare molto meglio di così. 
La opener Liberato si avvia con una lunga progressione di tempo medio seriosa e oscura, quasi doomy seppur le melodie sinistre della chitarra di Commander riportino più al black. È un passaggio molto avvolgente, che non perde nemmeno quando le ritmiche cominciano a virare al thrash, accompagnate dall’entrata in scena dello scream strozzato dello stesso Commander. Questa norma si alterna a tratti con fughe black potenti, nichiliste e quasi caotiche, altrove con ritorni di fiamma dell’inizio, altre volte ancora con passaggi più obliqui e strani che mescolano un po’ le varie componenti. Il tutto è unito con maestria ed evoca un’aura desolata e nichilista, quasi apocalittica a tratti: è a essa che mirano tutte le variazioni schierate dai Siniestro lungo i quasi sei minuti del pezzo. È un altro motivo per cui abbiamo una traccia di splendida qualità, già da subito uno dei picchi assoluti dell’album che apre! La successiva Inside My Head è rocciosa e pende più sul lato thrash dei Siniestro, col ritmo del batterista The Machine spesso sferzante e il rifferama tagliente tipico del genere. C’è però spazio anche per stacchi più aperti in cui la potenza viene lasciata un po’ da parte in favore di un ambiente espanso, che compensa alla grande in oscurità, davvero potente. Entrambe le parti funzionano bene, ma purtroppo non si può dire lo stesso della frazione centrale, che imita un tango: il suo tono quasi da metal demenziale stona molto con la rabbia seriosa del resto. E se non è un gran difetto, visto che dura poco, limita comunque la resa di un pezzo che poteva essere migliore.  

Allegiance to No One comincia obliqua, quasi con un piglio alternative, per poi diventare un pezzo thrash moderno non velocissimo ma molto arcigno, grazie anche alle forti venature black. Queste ultime sono un po’ in sottofondo nelle strofe, più dirette e macinanti, ma vengono fuori alla grande nei vari stacchi che si aprono qua e là, più espansi ma di gran oscurità. Coronano il tutto i ritornelli, che mescolano entrambe le suggestioni aggiungendo un pizzico di punk, per una norma semplice e nemmeno troppo movimentata, ma che colpisce bene. Oltre a questo c’è spazio anche per una sezione finale più varia, che va da momenti cadenzati a tratti in cui Commander propone un assolo anche melodico. Il migliore è però lo stacco calmo con solo gli archi, ma che stavolta si mescola bene con il resto, prima che il tutto torni a esplodere con potenza e un tono drammatico notevole. Tutto sommato abbiamo un pezzo senza momenti morti, il che gli consente di essere tra i migliori della scaletta! Al contrario del precedente, EU-Topia all’inizio ha una gran foga, con ritmiche di puro crossover thrash metal potente, veloce, martellante che vanno avanti a lungo. Si cambia linea giusto in uno stacco più rallentato e oscuro al centro, che però compensa con una buona oscurità e funziona bene. Anche la parte più veloce in fondo incide, vista la presenza di diverse variazioni e di venature black che aiutano a rinforzare la cupezza. C’è però da dire che i due minuti di durata passano in fretta e fanno sembrare il pezzo incompiuto, con le varie idee presenti che potevano essere sviluppate meglio, con più respiro. È ora il turno di Vinden Som Piskar Ditt Ensamma Lik: è anche più corta della precedente, ma  stavolta non sembra incompleta. Abbiamo un pezzo punk molto più lineare con un riffage di base che si mantiene a lungo, pur variando un po’ tra strofe più disimpegnate e ritornelli leggermente più intensi, con un’aura di oscurità solo vaga. Dall’altro lato però stride parecchio col resto delle tracce, vista la notevole differenza stilistica. Se preso a sé stante si rivela un pezzo carino, nel complesso è senza dubbio il punto più basso di Revelations in Mayhem.
MDVP è un lungo interludio ambient con solo la chitarra pulita, la voce lontana ed echeggiata di Commander ed effetti cupi di sottofondo. Il suo effetto espanso ed oscuro avvolge in maniera discreta, ma nel complesso il brano passa abbastanza liscio e non lascia una grande traccia: in fondo è un riempitivo, e non funziona molto bene nemmeno come intro della successiva The Disease. Questa è di fatto l’ultima vera canzone dell’album, nonché la più lunga: anche in virtù di questo se la prende con comodo nell’entrare nel vivo. La musica comincia a fluire cadenzata e costante, con un riffage tagliente al punto giusto e lead cupi come da tradizione dei Siniestro, ma dopo un po’ strappa in velocità. È l’inizio di un’evoluzione che avanza tra momenti vorticosi, a volte davvero estremi e passaggi che rallentano e si fanno quasi anthemici, pur non perdendo in potenza, che diviene devastante. Sono il momento più coinvolgente del pezzo, ma anche il resto non scherza, sia che si tratti della parte principale oppure delle tante variazioni che spuntano soprattutto a metà. La sezione centrale è tortuosa e alterna momenti speed, passaggi più potenti e tratti estremi. È un altro passaggio valido di una canzone che passa in fretta e lascia un’ottima traccia di sé, piazzandosi poco sotto al duo delle migliori tracce di Revelations in Mayhem. Il finale vero e proprio è però affidato a Transylvania, che ripete più o meno le coordinate di MDVP, con una chitarra pulita in bella vista sopra a un tappeto etereo, stavolta con una vago appeal sinfonico. Questa impostazione presenta alcune variazioni che in teoria dovrebbero evocare sfumature emotive, ma in pratica il pezzo diventa presto ripetitivo e noioso. La lunghezza di quasi sei minuti non aiuta: forse come outro poteva funzionare se ne durasse due, ma così è davvero troppo. Abbiamo perciò una conclusione molto sottotono.
Per riepilogare, Revelations in Mayhem è un album che si lascia ascoltare con piacere, nonostante i suoi piccoli e grandi difetti. Tuttavia, come già detto all’inizio dai Siniestro ci si può – anzi, ci si deve – aspettare di più. Il loro suono è buono e a tratti addirittura originale: dispiace quindi ascoltarli in un’occasione del genere in cui sono quasi a mezzo servizio. Che altro dire? Auguro loro che il successore possa essere di qualità molto più alta! 

Voto: 68/100

Mattia
Tracklist:
  1. Liberato – 05:46
  2. Inside My Head – 03:12
  3. Allegiance to No One – 04:49
  4. EU-Topia – 02:00
  5. Vinden Som Piskar Ditt Ensamma Lik – 01:51
  6. MDPV – 02:02
  7. The Disease – 06:53
  8. Transylvania – 05:41
Durata totale: 32:14

Lineup:

  • Commander – voce e chitarra
  • Bass Riot – basso
  • The Machine – batteria
Genere: thrash/black metal
Sottogenere: crossover thrash/punk black metal

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