Satyricon – Dark Medieval Times (1994)

Per chi ha fretta:
Dark Medieval Times (1994), esordio dei Satyricon, è un album importante per la storia del suo genere. Le sonorità più atmosferiche della norma del black metal del periodo e gli inserti folk e medioevali sono semi che poi fioriranno nel black moderno e nel folk nordico. Soprattutto però l’album può contare su una grandissima sostanza: lo dimostrano l’imponente Walk the Path of Sorrow, la medievaleggiante title-track e lo splendido intermezzo d’atmosfera Min Hyllest Til Vinterland, picchi di una scaletta senza nessuna vera caduta di tensione. Dall’altro lato, è vero che l’album soffre per una registrazione un po’ piatta e caotica, ma in fondo non è un gran problema: Dark Medieval Times resta un classico e un gioiellino del black metal norvegese, da avere se si è appassionati del genere!

La recensione completa:
Il biennio 1994-1995 è un periodo cardine per il black metal norvegese. Nonostante avesse perso alcuni dei suoi leader – come Euronymous e Varg Vikernes – la scena era ancora vitale e in gran fermento. Risale a quel biennio la pubblicazione di molti album storici, spesso esordi di gruppi inediti che porteranno una ventata di aria fresca nel genere: si possono citare per esempio In the Nightside Eclipse degli Emperor, Vinterskugge degli Isengard, Vikingligr Veldi degli Enslaved, Bergtatt degli Ulver e For All Tid dei Dimmu Borgir. Rientra tra questi innovatori anche Dark Medieval Times, primo full-lenght dei Satyricon: senza dubbio è un album influente per chi è venuto dopo. All’epoca il suono del duo di Oslo era innovativo, sin dal suo puntare meno alla ferocia e più all’atmosfera, avvicinandosi a tratti a quello che oggi chiamiamo atmospheric black: era una caratteristica poco diffusa in quel periodo. Il particolare che contraddistingue di più il suono di Dark Medieval Times sono però gli inserti medioevali e folk rock, accoppiati a un concept album proprio sul medioevo. Forse oggi non sembrano così speciali, ma per l’epoca erano una novità assoluta, e pianteranno dei semi che contribuiranno alla nascita del cosiddetto black “cascadiano” e del folk nordico. Ma oltre a questa originalità, i Satyricon hanno messo in campo anche tanta sostanza: Dark Medieval Times è un lavoro con diverse hit di gran spessore e quasi nessun punto morto. Sarebbe potuto essere addirittura perfetto se non fosse stato per la registrazione: è molto grezza, piatta e confusionaria, a tratti un pelino troppo, quasi più da demo che da full-lenght. Ma è l’unico difetto, e in fondo vista la citata natura atmosferica dei Satyricon non incide poi così tanto sulla resa generale di Dark Medieval Times.

Le danze prendono il via da un lungo intro orrorifico e strisciante: è un frammento del brano Death in the Blue Lake del progetto norvegese When, e presenta sonorità a metà tra l’ambient più grezzo e la musica sinfonica. È ottimo per calare l’ascoltatore nel mood del disco, prima che Walk in the Path of Sorrow entri nel vivo rabbiosa, mantenendo però una tensione verso l’atmosfera grazie al dualismo tra il riffage fragoroso e le tastiere in sottofondo. Questa essenza viene rafforzato dagli stacchi che si aprono qua e là, a volte con una chitarra pulita crepuscolare ma al tempo stesso ricercata, altrove invece con accordi distorti, più dissonanti e sinistri. Per il resto il pezzo prosegue su coordinate simili, ma che non rinunciano a una certa progressione: man mano la musica tende a farsi più veloce e aggressiva, con Frost che sfodera il blast beat. Si arriva così sulla tre quarti a un momento davvero cupo, che riprende in parte le sonorità iniziali: è il preludio al finale, che si calma e si fa quasi solenne ma colpisce alla grande con la sua estrema cupezza. Ognuno di questi particolari è funzionale a un brano che evoca una grande oscurità e incide a meraviglia: parliamo di un inizio col botto! Dopo un preludio diviso tra una parte lenta, oscura e uno sfogo rabbioso, movimentato, Dark Medieval Times prende vita come un mid tempo tenebroso e dissonante. I cambi di ritmo portano a volte il pezzo a farsi più truce e rabbioso, in altri momenti più lento con persino qualche influenza doom, ma senza mai perdere la sua aura calma, nera e feroce. Quest’ultima viene meno solo negli stacchi riflessivi e placidi che appaiono intorno a metà traccia: un buon esempio è il primo, con la chitarra pulita e tanti echi, che generano un aura misteriosa, preludio a uno sfogo invece molto estremo. Lo spettacolo vero è però l’apertura sulla tre quarti, che alla chitarra accoppia un flauto in una melodia molto medioevale. Questo fraseggio continua a lungo, duettando con momenti in cui il black torna, imitando però la stessa cadenza, in un gioco di aperture e di appesantimenti davvero sublime dall’inizio fino all’outro, ancora col flauto ma più disteso. È l’elemento più riuscito di un pezzo però meraviglioso in toto, uno dei picchi dell’album omonimo, oltre che un grande esempio di quello che il black metal dovrebbe sempre essere: non blast beat e macinare di continuo, ma oscurità e ferocia anche nei momenti più calmi!

Skyggedans (“la danza delle ombre” in norvegese) è aperta da uno strano passaggio, ondeggiante ma molto avvolgente, che poi lascia spazio a una norma più lenta e quasi evocativa. Tuttavia i Satyricon non hanno finito di sperimentare: presto cominciano ad alternarsi repentinamente frazioni macinanti e movimentate ad altre più aperti e d’atmosfera, con la tastiera in bella vista. In generale, la falsariga è complessa e tortuosa, ma avvolgente con la sua aura oscura, spesso convulsa e quasi drammatica – a eccezione del breve stacco pulito centrale. In ogni caso, la struttura funziona: forse non avremo il pezzo migliore di Dark Medieval Times – anche per colpa della durata inferiore ai quattro minuti, che ne limita un po’ la resa atmosferica – ma è lo stesso ottimo. È ora il turno di Min Hyllest Til Vinterland (“il mio tributo alla terra d’inverno”, lungo intermezzo che lascia da parte il black per una progressione folk, con all’inizio anche il flauto. Dopo poco tuttavia comincia il dominio degli arpeggi e i fraseggi di chitarra acustica, in primo piano sopra a un tappeto ambientale col rumore del vento e qualche occasionale eco – come per esempio il parlato di Satyr. Ne risulta un brano tenebroso ma al tempo stesso elegante e piacevole, che nonostante l’assenza di elementi metal va avanti a lungo senza annoiare, grazie anche alle variazioni e alle pause che gli danno un respiro e un tono misterioso. Anche per questo, nonostante la sua particolarità io lo annovererei tra i pezzi migliori dell’intero album! Un intro sintetico ed espanso, poi con Into the Mighty Forest il black metal ritorna, ma i norvegesi se la prendono con calma. Lo sviluppo in principio è molto calmo; solo in seguito i ritmi accelerano, ma le tastiere e le chitarre anche più espanse che altrove fanno rimanere il pezzo molto atmosferico e poco aggressivo, a parte per quanto riguarda lo scream di Satyr. Solo pian piano la malvagità sale, come anche la blasfemia del tutto: in generale il pezzo accumula tensione finché sulla tre quarti non arriva una pausa ancora di musica sintetica, con un tema molto sinistro. È quello ripreso poi dalle chitarre per la conclusione tutta strumentale, con dissonanze di un’oscurità intensa e profonda che la rendono liberatoria. Si tratta del passaggio migliore di un pezzo che per il resto è un po’ caotico ma avvolge molto bene, e seppur sia addirittura il meno bello del disco si rivela ancora di altissima qualità.

In principio, The Dark Castle in the Deep Forest è un brano black graffiante e monocolore, freddo come il ghiaccio, ma presto i norvegesi cambiano direzione, e dopo uno stacco tranquillo e orrorifico si fa più variegato. Cominciano infatti ad alternarsi ritorni di fiamma iniziali, momenti più melodici, oscuri e aggressivi ma al tempo stesso con un vago accenno di pathos, e tratti più morbidi e occulti, che riprendono l’anima più horror dei Satyricon. C’è anche spazio per passaggi tempestosi e ferali, di puro black metal classico, e per stacchi convulsi e quasi angoscianti, come per esempio il finale. In generale, la struttura progredisce in maniera labirintica e imprevedibile, anche più del pezzo precedente, ma ogni passaggio è impostato molto bene, soprattutto per quanto riguarda le sfumature dell’atmosfera. Lo stesso vale a livello musicale, visto che ogni riff e ogni fraseggio colpisce al punto giusto e gli incastri sono sempre riusciti bene, mentre a scarseggiare sono solo i momenti morti. Abbiamo insomma un gran pezzo, che guarda ai migliori di Dark Medieval Times nemmeno da troppo lontano. Siamo ormai agli sgoccioli, e per l’occasione i Satyricon schierano Taakeslottet (“il castello di nebbia”): all’inizio è persino più vorticosa della precedente, un vero e proprio maelstrom di note, ma quasi subito si vira su una norma più calma, vicina all’atmospheric black metal vero e proprio. La base principale è lenta, con un vago retrogusto doom e un’aura desolata, quasi triste, data anche dagli interventi delle tastiere dell’ospite Torden e dallo scream filtrato di Satyr. Su questo scenario si aprono alcuni stacchi più veloci ma di norma brevi, che non ne disturbano l’essenza: questo non accade nemmeno nel centro, più espanso e movimentato, ma con un certo pathos che non viene mai meno. In generale, ogni passaggio è ben riuscito e funzionale allo scopo, dal principio al gran finale, rallentato, ossessivo e ancora più etereo del resto. Abbiamo insomma l’ennesimo bellissimo pezzo, che conclude la scaletta al meglio delle sue possibilità.

Insomma, nonostante il suo difetto di registrazione, Dark Medieval Times è non solo un album storico, ma un piccolo gioiello del black metal norvegese dei primi anni novanta. C’è poco altro da dire: se siete fan di questa scena, è un album da recuperare: non rientrerà tra i lavori più fulgenti e imprescindibili del movimento, ma viene subito dopo per importanza e qualità!

Voto: 93/100

Mattia

Tracklist:

  1. Walk the Path of Sorrow – 08:18
  2. Dark Medieval Times – 08:12
  3. Skyggedans – 03:55
  4. Myn Hyllest Til Vinterland – 04:30
  5. Into the Mighty Forest – 06:19
  6. The Dark Castle in the Deep Forest – 06:23
  7. Taakeslottet – 05:54
Durata totale: 43:31
Lineup:
  • Satyr – voce, chitarra, basso
  • Frost – batteria
  • Lemarchand – chitarra (guest)
  • Torden – tastiere (guest)
Genere: black metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Satyricon

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