Centripetal Force – Eidetic (2017)

Per chi ha fretta:
Eidetic (2017), promo d’esordio degli anglo-italiani Centripetal Force, è un lavoro immaturo e con alcuni importanti difetti. Il loro technical thrash metal intricato è perfetto a livello formale, ma risulta un po’ freddo e manchevole per la sostanza. Il principale problema del gruppo è quello classico della branca “technical” del metal: tendono a privilegiare in maniera esagerata la tecnica a scapito della musicalità. In più, anche il cantato di John Knight lascia perplessi: sembra un po’ svogliato e quasi fuori posto, specie se confrontato al suo lavoro coi Synaptik. Dall’altro lato, il gruppo ha dalla sua una buona energia e dimostra di avere qualcosa da dire, specie con In Death of a Marionette,  brano migliore del promo che può rappresentare anche la direzione per il futuro. Bilanciando pregi e difetti, Eidetic è un album sufficiente, creato da una band che però deve crescere e maturare se vuole sfruttare al meglio le proprie capacità.

La recensione completa:
I generi metal della branca “technical” sono senza dubbio i più difficili da suonare. Da un certo punto di vista è anche ovvio: serve un’abilità fuori dal comune col proprio strumento per raggiungere un livello adeguato a cimentarsi. Ma per quanto mi riguarda la difficoltà maggiore non è legata a questo: soprattutto, è molto difficile affrontare questi generi senza risultare sterili, giusto un’accozzaglia di svolazzi senza capo né coda. È proprio questo il difetto che affligge, in maniera più o meno grave, buona parte dei gruppi tecnici di oggi: è anche il caso dei Centripetal Force, trio anglo-italiano nata nel 2010 che ha da poco esordito col promo Eidetic. Il loro stile è un thrash metal tecnico molto intricato e tortuoso con qualche puntata nel progressive, influenzato dai grandi nomi del genere come Coroner e Watchtower ma in parte anche da band più recenti come i Vektor. La preparazione dei membri dei Centripetal Force è ammirevole e più che adeguata per suonare questo genere, ma purtroppo da sola non basta. Come succede in molti casi al giorno oggi, le tracce di Eidetic mancano di musicalità e di un’anima vera e propria, sacrificata in favore di una pulsione tecnica spesso esagerata. In più, a me ha lasciato perplesso anche la parte vocale dell’EP: ho avuto già modo di apprezzare John Knight coi Synaptik, e rispetto a loro qui sembra un po’ svogliato, freddo, quasi fuori posto, nonostante non canti certo male. In generale, si può dire che la forma di Eidetic è perfetta, ma la sostanza latita ancora un po’, seppur i Centripetal Force non manchino di potenzialità. Per esempio, nonostante le strutture un po’ forzate li diluiscano un po’, a tratti il trio dimostra una buona energia, e alcuni passaggi sono molto interessanti. In sostanza parliamo di un gruppo con qualcosa da dire, anche se deve crescere e maturare per riuscire a esprimerlo al meglio.

Senza alcun intro, la opener Centripetal Force parte subito animata con una norma allegrotta. È solo un attimo: presto la canzone si fa più preoccupata e cupa, cominciando ad alternare frazioni più rapide e altre più lente tutte diverse tra loro, in una maniera vorticosa, repentina e quasi schizofrenica. I passaggi di entrambi i tipi di norma funzionano a dovere: purtroppo, non si può dire lo stesso degli stacchi e degli svolazzi più leggeri, tranquilli e a volte quasi divertiti che appaiono di tanto in tanto (specie nel finale). Già presi a sé stante non sono granché, ma inseriti nel complesso del brano stonano col resto, rompendone la carica oscura e facendolo risultare poco riuscito. C’è da dire comunque che la norma più seriosa è quella che domina di più, e questo limita un po’ i danni: abbiamo un brano sufficiente per la maggior del tempo, ma molto castrato nella sua resa potenziale. La successiva Eidetic Memory ha un esordio un po’ spiazzante, lento e anche con un pathos più che vago, ma poi i giri vorticosi della chitarra di Stefano Saroglia e del basso si prendono la scena. È l’inizio di una falsariga che alterna momenti vertiginosi, vortici di note di gran energia, e momenti più crepuscolari e lenti, con tanti controtempi e un andamento quasi ondeggiante. Tra i due, i primi risultano più appetibili e coinvolgenti, mentre i secondi ogni tanto sembrano poco convinti, come se i Centripetal Force fossero indecisi sulla direzione da prendere. Ottima è invece la parte centrale, quasi progressive, in cui i ritmi calano e il complesso si apre, diventando quasi doloroso: è uno squarcio piccolo ma molto valido, forse il momento migliore del pezzo. Buono si rivela anche lo sviluppo che viene dopo, nonostante qualche eccesso in fatto di tecnica, prima che la parte principale riprenda. È un altro elemento valido per un pezzo che nonostante i suoi difetti si rivela tutto sommato discreto e piacevole. Tutt’altra storia però con In Death of a Marionette, che chiude il terzetto dell’EP al meglio. Abbiamo un brano nervoso sin dall’intro, più diretto di quanto la band ci abbia fin’ora fatto sentire. Pian piano poi la musica accelera e si fa più vorticosa e tecnica, ma un senso di cupezza e preoccupazione stavolta resta sempre in scena. Essa è presente sia nelle strofe, che possono sembrare animate ma in cui un senso sinistro è latente in secondo piano, sia nei possenti ritornelli, pestati e di gran energia, grazie sia agli strumentisti che a Knight, qui aggressivo e in armonia con gli altri. Contribuisce alla buona riuscita del tutto anche una struttura che per quanto abbia molte variazioni stavolta non esagera: risulta anzi funzionale all’efficacia musicale del complesso. E così, danno il meglio sia la norma principale, non troppo complicata, sia la parte centrale, tortuosa e labirintica ma con tanti incastri di qualità e un’ottima alternanza tra passaggi più rutilanti e altri più intimisti. E se ogni tanto è presente qualche momento meno in linea col resto– come nell’apertura che precede il finale – non riesce stavolta a rovinare un brano di buonissima qualità, che a mio avviso indica anche la direzione che il gruppo dovrebbe prendere in futuro.

Per concludere, come già detto i Centripetal Force sono un gruppo che sa suonare a meraviglia e ha anche doti almeno discrete in fatto di songwriting. C’è tuttavia un gran bisogno di maturare, in modo che si sviluppi il loro potenziale, ora per gran parte inespresso: Eidetic è un album sufficiente ma non di più, e risulta in generale troppo freddo e rivolto alla tecnica, tralasciando la musicalità. Personalmente, sono convinto che il gruppo abbia ampi margini di miglioramento, e alcuni elementi del promo mi lasciano ottimista. Come sempre però, solo chi vivrà vedrà.

Voto: 62/100 (massimo per i demo: 80)

 
Mattia

Tracklist:

  1. Centripetal Force – 05:33
  2. Eidetic Memory – 05:33
  3. In Death of a Marionette – 05:51
Durata totale: 16:56
Lineup:

  • John Knigth – voce
  • Stefano Saroglia – chitarra
  • Andrea Carratta – batteria
Genere: thrash metal
Sottogenere: technical thrash metal

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2 risposte

  1. Jester222 ha detto:

    Some fair points, thanks for listening. :)This is a project that I sang on. The songs were already written when approached to sing. I agree, it's for a select audience and acquired taste.Fans of Death, Watchtower, Psychotic Waltz Hope you enjoyPlease check out the band and like on Facebook.www.facebook.com/welcometotheforce

  2. Mattia Loroni ha detto:

    Understand. Thank you for the comment ^_^ .

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