Walk in Darkness – In the Shadows of Things (2017)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEI Walk in Darkness sono un misterioso gruppo nostrano, e In the Shadows of Things (2017) è il loro album d’esordio. 
GENEREUn gothic metal sinfonico con voce femminile non troppo dissimile dai classici canoni, ma meno scontato di quanto possa apparire.
PUNTI DI FORZAUn suono più atmosferico della media, specie per quanto riguarda le orchestrazioni. Una personalità più fresca rispetto a tanti altri nel genere. Un songwriting molto consapevole, che crea atmosfere di gran forza con la loro oscurità e strutture complicate ma ben fatte. 
PUNTI DEBOLIQualche sbavatura, le pause troppo lunghe tra un pezzo e l’altro.
CANZONI MIGLIORIHeavy Wings of Destiny (ascolta), Eternal River Flow (ascolta), Walk Like Heroes (ascolta).
CONCLUSIONIIn the Shadows of Things è un ottimo lavoro inciso da una band talentuosa e promettente: saprà piacere a tutti i fan del gothic metal con voce femminile, in particolare a quelli stufi dei cliché peggiori!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
87
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Gothic metal sinfonico con voce femminile: a quasi tutti bastano queste poche parole per visualizzare in mente musica sterile, forse persino inutile. Da un certo punto di vista, è un pensiero legittimo: è vero che molti gruppi nel genere si limitano a ripetere sempre gli stessi elementi triti e banali, e di solito hanno ben poco del gothic metal vero e proprio. Fare di tutta l’erba un fascio però è sempre sbagliato: esiste anche chi affronta il genere con cuore e talento, come per esempio i misteriosi Walk in Darkness. Di loro si conosce poco a parte che sono italiani e che la loro cantante è Nicoletta Rossellini, già coi lucchesi Kalidia. Per il resto, l’identità degli strumentisti rimane un mistero: a parlare per loro è la musica del loro esordio In the Shadows of Things, uscito a febbraio scorso. Il loro stile è, come detto, symphonic gothic con una donna alla voce, ma piuttosto lontano da quello più stereotipato degli ultimi anni. Per esempio, c’è un uso del tutto diverso delle orchestrazioni, mai usate in maniera ricercata o per dare un tono pomposo, ma rendono la musica dei Walk in Darkness più atmosferica e fascinosa. In più, tendono ad apparire solo quando ce ne è bisogno e sanno stare al loro posto, senza scavalcare l’elemento metal, mai trascurato. La differenza maggiore è però l’aura decadente, oscura e meno accessibile che si respira spesso nel corso di In the Shadows of Things, che si rifà più al gothic originale. In effetti, il suono dei Walk in Darkness può essere descritto come una buona sintesi tra gli inventori del genere negli anni novanta e le tendenze più moderne, con in più qualche elemento estraneo. Nel fare questo, il gruppo ha un buon equilibrio e un songwriting maturo e sopra alla media, che gli consente di muoversi con gran consapevolezza, sia a livello musicale che di atmosfera. Per quanto riguarda il primo punto, In the Shadows of Things presenta strutture più complesse della media e tante variazioni, ma senza che la personalità del gruppo venga meno; in generale, ogni dettaglio è ben curato. Ciò vale anche per le atmosfere, studiate a meraviglia in ogni sfumatura e sempre avvolgenti, grazie anche alla voce intensa ed emozionante della Rossellini che dà loro una marcia in più. Il risultato è che i Walk in Darkness hanno un suono non originalissimo ma personale e molto più fresco di gran parte del loro stile. Unendo a questo una registrazione ottima, professionale e accurata ma non tanto da sembrare fredda e di plastica, In the Shadows of Things è un album rilevante. Forse poteva persino essere un capolavoro, se non fosse stato per qualche sbavatura qua e là: per esempio, ogni tanto i pezzi presentano troppi secondi di silenzio tra di loro – che sia per scelta o per errore, mi sembra una cosa un po’ incomprensibile. Ma in fondo parliamo di piccoli problemi, che non rovinano la resa generale dell’album.

Un breve intro di pianoforte, poi Heavy Wings of Destiny entra in scena come lenta e con forti influssi doom, su cui la frontwoman duetta col growl graffiante dell’ospite Emiliano Pasquinelli dei deathster toscani Tuchulcha. L’atmosfera che ne deriva è non intensa, decadente, quasi delicata, ma anche molto “vintage”: riporta infatti alla mente proprio la primissima incarnazione del gothic, ancora non staccata del tutto dal death/doom. Per qualche minuto la traccia prosegue così, placida, poi gli Walk in Darkness cambiano strada per una norma più animata e sognante, col piano in bella vista sopra a un riffage lieve e d’atmosfera. Ma è solo un interludio particolare, poi il brano si appesantisce moltissimo e diviene una cavalcata a tinte death dominata a lungo dal già citato ospite e da un riffage quadrato e potente. A tratti questa falsariga è davvero aggressiva, ma c’è spazio per notevoli aperture, sia quando la Rossellini dà un po’ di pathos ai momenti più pestati, sia nel sognante e melodico stacco centrale. In ogni caso, tutti gli elementi sono frullati in un pezzo molto ben riuscito in ogni dettaglio coi giusti cambi al momento giusto. C’è da dire, d’altra parte, che forse come apertura è un po’ fuorviante, visto che i suoi toni duri poi non si sentiranno più in seguito. In fondo però il suo valore le consente di non far contare troppo questo difetto: nel complesso abbiamo un pezzo poco lontano dai picchi dell’album che apre! Si cambia quindi verso con la successiva Last Siren: lo si sente sin dalle placide orchestrazioni iniziali, che proseguono poi anche quando il pezzo entra nel vivo. Abbiamo allora un brano symphonic gothic più tradizionale rispetto alla media di In the Shadow of Things, che però non perde il suo fascino e i suoi toni crepuscolari. Questi anzi non fanno che potenziarsi nei refrain, più energici e che si aprono qua e là, quasi drammatici grazie alla cantante, ai cori e alla ricercatezza delle soluzioni sia degli strumenti metal che delle tastiere sinfoniche. Buoni risultano anche i passaggi strumentali più seriosi e orientati verso il gothic più classico. Di fatto, quasi tutto nel pezzo è ben fatto, a eccezione delle aperture col solo pianoforte che si presentano un paio di volte: non sono per nulla spiacevoli, ma la loro dolce calma stacca un po’ troppo col resto. Se per questo problema resta il rammarico per un episodio che poteva essere anche migliore, non fa molta differenza: il risultato è lo stesso ottimo.

A questo punto, i Walk in Darkness cambiano ancora pelle con Chance in the Storm, che sin dall’inizio è grintosa e potente, oltre che abbastanza oscura. Per gran parte della sua durata a dominare è il suo riffage, energico e tempestoso, mentre le tastiere in sottofondo servono ad aumentare la preoccupazione che si sprigiona. C’è però spazio anche per notevoli aperture più morbide in cui a dominare sono la tenerezza della cantante e melodie eteree ed estatiche, molto ricercate. Le due parti si alternano più volte, ma stavolta il dualismo funziona piuttosto bene, grazie alle molte variazioni di tono, che svaria dalla semplice tristezza a frazioni con un gran mordente, e alla struttura, anch’essa complessa e mai scontata, con melodie quasi sempre riuscite. Nel complesso non sarà il pezzo migliore della scaletta, ma il suo livello è altissimo. Va però ancora meglio con Eternal River Flow, che all’inizio dà l’idea di essere una docile ballata, con gli archi e un arpeggio pulito a reggerla, a cui poi si aggiungono il pianoforte, la voce e un lieve lead di chitarra distorta. Quando questa norma sembra stabile il quintetto stupisce strappando all’improvviso con una norma metallica, rapida e di gran pesantezza, una cavalcata vicina al power che spezza del tutto il mood precedente e la sostituisce con l’oscurità. Ma le sorprese non sono finite: dopo un po’ la musica si fa più lineare e melodica. È il preludio a ritornelli densi e di pathos davvero intenso, grazie alla solita ottima Rossellini e a una linea melodica catchy in maniera splendida. Lungo la traccia, tutti questi passaggi si alternano un paio di volte, con tra l’altro un buon numero di variazioni sempre funzionali al contesto. Ne sono un esempio la pacifica parte centrale, o il finale, in cui la suggestione power si potenzia anche di più. È il giusto completamento per un pezzo grandioso, uno dei migliori della scaletta. Anche Walk Like Heroes parte da un intro tranquillo e malinconico, ma stavolta si può definire semi-ballad con più cognizione. Rispetto alla media l’andamento generale è più calmo a partire dalle strofe, nostalgiche ma molto composte, con un arpeggio molto lento e placido a reggerle, seguito dalla tranquilla sezione ritmica. Anche quando il voltaggio e la velocità salgono però il pezzo si mantiene atmosferico, distante, quasi celestiale. Si cambia verso solo nei ritornelli, più combattivi ma che non stonano: si inseriscono al meglio nel resto con un’armonia ancora di presa facile e un pathos molto avvolgente, che incide alla grande. Più o meno il pezzo è tutto qui, anche se di nuovo i Walk in Darkness ogni tanto cambiano rotta, con passaggi più potenti e vorticosi oppure con orchestrazioni più spinte in quelli melodici, che rendono il tutto meno scontato. È un altro particolare riuscito di un piccolo capolavoro, che passa in fretta nonostante i suoi quasi sei minuti e insieme al precedente risulta uno dei picchi di In the Shadows of Things.

Carthage comincia con un breve assolo di chitarra pulita che ricorda quasi gli Opeth più espansi, poi un ulteriore intro con la Rossellini e il pianoforte ci conduce a un pezzo agitato e cupo. Così sono almeno i momenti strumentali che inframezzano le parti, ma poi al solito la band cambia le carte in tavola. E così le strofe sono speranzose e catchy, con le orchestrazioni che rendono l’atmosfera molto avvolgente: nel complesso danno quasi l’idea di essere ritornelli. Quelli veri e proprio sono invece più obliqui, ed evocano un’aura decadente, di solenne disperazione – sensazione in realtà sempre presente nel pezzo, ma in maniera più nascosta. Ancora una volta, I Walk in Darkness impostano al meglio i vari elementi, a tratti accelerando con potenza, mente altrove ammorbidiscono il tutto a livello ballata, ma sempre con cognizione di causa. In generale, abbiamo un pezzo molto ben impostato, che brilla di luce propria anche in un album di questo livello. Una pausa vuota più lunga delle altre – forse troppo – poi Dance of Time esordisce come una traccia che per cupezza e melodia ricorda quasi il gothic metal nordico, quello che di solito ha voce maschile. Forse è anche per questo che la Rossellini, che qui usa un tono molto suadente, riesce a conferirgli un bel fascino, specie nelle frazioni più leziose e lente, molto immaginifiche. La sua voce funziona però anche nei momenti più classicamente gothic, più movimentate ma anche con un bel senso della melodia, come per esempio i bei ritornelli. Questi ultimi sono la parte più catturante di un pezzo che per il resto fluisce senza grandi spigoli e con una bella aura, tenebrosa al punto giusto ma si lascia ricordare meno dei pezzi passati. In generale, abbiamo un brano un po’ sottotono rispetto a quanto sentito fin’ora, per quanto la qualità sia ancora molto buona. Lo stesso vale più o meno per Alexandria, che arriva poi a concludere il disco, anche se in misura minore. Il suo problema principale è che ogni presenta elementi molto vicini al classico gothic metal sinfonico moderno, perdendo un po’ l’unicità che i Walk in Darkness hanno dimostrato fin’ora. Colpa di questo è da imputare anche all’ospite finlandese Magdalena Lee, che rispetto alla Rossellini canta in maniera molto più tradizionale, coi suoi toni quasi da soprano. A parte questo però il pezzo appassiona con diversi momenti ben piazzati, dall’inizio quasi a tinte rock dopo il breve intro ai ritornelli, malinconici ma al tempo stesso dolci e caldi. In generale, nonostante un po’ di effetto già sentito, quasi tutti i passaggi funzionano in maniera almeno discreta: è anche per questo che pur essendo sotto alla media dell’album, parliamo di un pezzo buono e piacevole, non inadatto come conclusione.

Riepilogando, In the Shadows of Things è un album con tanta sostanza e idee ben chiare, inciso da un gruppo maturo e talentuoso. Il meglio è però che i Walk in Darkness promettono anche di più per il futuro: se riusciranno a crescere ancora e a evitare i piccoli difetti qui presenti, il prossimo lavoro non si limiterà soltanto a sfiorare il capolavoro. In attesa di vedere se così sarà, però, io vi consiglio di recuperare già questo: se siete fan del gothic sinfonico con voce femminile, e ancor di più se siete stufi dei soliti cliché, qui troverete pane per i vostri denti!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Heavy Wings of Destiny05:48
2Last Siren05:38
3Chance in the Storm04:59
4Eternal River Flow04:52
5Walk Like Heroes05:55
6Carthage05:45
7Dance of Time04:46
8Alexandria05:14
Durata totale: 42:57
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Nicoletta Rossellinivoce
OSPITI
Emiliano Pasquinellivoce (traccia 1)
Magdalena Leevoce (traccia 8)
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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