Exilium – Heavy Metal Demon (2017)

Per chi ha fretta:
Nati come una band estrema, i veneziani Exilium hanno svoltato di recente verso sonorità più classiche, come dimostra l’EP Heavy Metal Demon (2017). Il loro genere ora è un heavy metal tradizionale che si rifà alla NWOBHM e soprattutto agli Iron Maiden, che riecheggiano ovunque nel disco. Questo però è anche uno dei principali difetti dei veneti, che risultano molto derivativi e non riescono a proporre grandi spunti di personalità. Anche la voce poco carismatica del cantante Marco e un suono un po’ piatto non aiutano; il problema più castrante dell’EP è però l’omogeneità, con tante canzoni che si assomigliano troppo tra loro. Non è un caso in effetti che i pezzi migliori della scaletta siano la divertente title-track e la tortuosa The New Dyonisus, le uniche due con un minimo di differenza dalle altre, mentre il resto è prescindibile. È per questo che nonostante abbiano la giusta energia, gli Exilium debbano fare di più: per ora Heavy Metal Demon è un EP insufficiente che raccoglie in sé molti lati negativi dell’attuale revival heavy metal classico.

La recensione completa:
È una storia curiosa, quella dei veneziani Exilium. Nascono nel 2008 come una band death/thrash metal, genere a cui si rifanno le loro primissime uscite discografiche, ma poi intorno al 2012 decidono di sterzare verso sonorità più melodiche e tradizionali. È una svolta che si può sentire bene in Heavy Metal Demon, primo EP dopo il cambiamento, uscito qualche mese fa: come indica il titolo, qui gli Exilium suonano un heavy metal più che classico, ispirato soprattutto alla NWOBHM. Il loro suono ricorda molto Saxon, Satan e Raven, ma sono soprattutto gli Iron Maiden a riecheggiare in ogni riff e in ogni scelta melodica. Già questo è un bel difetto: gli Exilium risultano davvero troppo derivativi, non c’è nulla che il gruppo riesca a rileggere in maniera personale, sembra invece di sentire sempre i già citati londinesi ma senza la classe dei giorni migliori. La pecca principale di Heavy Metal Demon è però l’omogeneità, davvero troppo spinta. Quasi tutte le canzoni della sua scaletta presentano giri, ritmi, melodie simili, con giusto poche variazioni tra loro: così finiscono tutte per assomigliarsi e di conseguenza dopo un po’ annoiano. Infine, devo dire di non apprezzare molto nemmeno il cantante Marco (anche alla chitarra negli Exilium): trovo la sua voce pulita piatta e poco carismatica, specie rispetto alla media dell’heavy tradizionale. Gli unici momenti in cui sembra trovarsi a suo agio sono quelli sparuti in cui sfodera il growl, che peraltro non stona nemmeno su una base melodica come quella dei veneti. Aggiungendo a questo anche una registrazione un po’ piatta – che però rispetto agli altri è il male minore, ed è scusabile visto che parliamo di un EP – Heavy Metal Demon è un album molto acerbo e poco appetibile. E se qualche spunto interessante lo salva da un giudizio ben più grave, abbiamo comunque un lavoro insufficiente, che raccoglie in sé buona parte dei lati negativi del revival odierno dell’heavy metal classico attuale.

Dopo un breve preludio, Heavy Metal Demon prende vita come un pezzo di chiaro stampo maideniano, energico e incisivo a livello melodico, grazie a fraseggi vagamente oscuri delle chitarre e del basso di Ricky. Questa norma va avanti per buona parte del pezzo, facendosi da parte solo per i ritornelli, che pur non variando molto presentano un appeal più melodico, dato dai cori dietro a Marco che scandiscono una melodia catchy. L’unica altra divagazione è la parte centrale, che si rifà ancora alla band di Steve Harris e pur sapendo un po’ di già sentito riesce a coinvolgere a dovere. Il resto lo fa una durata limitata a poco più di tre minuti che evita momenti morti e qualche soluzione diversa da quello che verrà dopo: il risultato è un pezzo buono e onesto, il che basta per essere uno dei picchi dell’EP omonimo. Già peggio va con Everything Dies, ma siamo ancora su livelli più che decenti: merito di una norma preoccupata, che a livello di atmosfera riesce a esprimere qualcosa. Ci mette del suo anche un riffage piuttosto efficace e dei fraseggi di chitarra che spuntano qua e là e portano un filo di pathos e un bell’arricchimento in fatto di melodia. Non sono male nemmeno i ritornelli, corali e coinvolgenti, seppur la voce del frontman faccia perdere loro qualcosa; ancora meglio è la parte centrale, vorticosa e ben fatta, forse il momento più valido qui dentro. Insomma, nonostante un effetto “già sentito” presente dall’inizio alla fine, come brano riesce a essere piacevole e sopra alla media, nonostante non sia certo un capolavoro.

I guai veri cominciano da Line of Sacrifice, retta da un riffage semi-maideniano già sentito mille volte, che si sviluppa su sentieri battuti sia nei momenti strumentali che nelle strofe. Forse il peggio sono però i ritornelli, con una melodia base che sarebbe anche catturante e piacevole se non fosse simile a quella del brano precedente. Di fatto l’unica parte davvero piacevole è il rallentamento centrale, intenso a livello emotivo, oltre a evitare la ripetizione del suddetto riff che alla lunga stanca. Per il resto abbiamo un pezzo che nonostante qualche spunto interessante è ben poco appetibile. La seguente Holy Lies  ha un altro riff già sentito ovunque nell’heavy classico – non ultima la traccia precedente. Basterebbe già questo per valutarla, ma c’è anche un ritmo veloce che non coinvolge granché e refrain che riprendono di nuovo la stessa impostazione, stavolta senza nemmeno riuscire a essere catchy. A parte qualche fraseggio di chitarra e un assolo centrale di qualità discreta, c’è davvero poco da salvare in una traccia piuttosto brutta, che rientra addirittura tra i picchi negativi dell’album. Gli stessi difetti valgono anche per Heavy Metal Mad, che presenta un impianto trito e stantio, che risente sia delle tracce precedenti sia dell’heavy metal degli ultimi quasi quarant’anni. Stavolta però gli Exilium compensano almeno in parte con un piglio divertente e animato, che riesce a limitare i danni: per esempio, le strofe sono allegrotte e riescono a incidere almeno un filo. Purtroppo non si può dire lo stesso dei ritornelli, piatti e scontati, che non riescono a coronare il complesso a dovere. Ancora una volta, la parte migliore è quella centrale, più cupa e vorticosa; per il resto abbiamo un pezzo sopra a quelli che l’hanno preceduto ma di livello appena sufficiente.

The New Dionysus non mostra nulla di originale, ma almeno si distacca dal resto di Heavy Metal Demon con la sua anima più speed e potente. Le strofe sono incalzanti, e nonostante a tratti abbiano qualche fase di stanca, nel complesso colpiscono bene. Vale lo stesso anche per i ritornelli, con un anima potente caratterizzata da cori quasi punk e da Marco, che qui sfodera un cantato molto graffiante. Anche la struttura è più complessa che in precedente: dopo una prima frazione del genere, verso metà il brano cambia strada verso una norma lenta ma più cupa, con dissonanze oscure e il frontman che passa al growl. È una norma che colpisce sia per potenza che per l’atmosfera, e presenta la presenza di buone variazioni e di bei fraseggi delle chitarre dello stesso Marco e di Biff, che la impreziosiscono. Abbiamo insomma il pezzo migliore dell’EP insieme alla title-track (o forse anche meglio), nonché una possibile via che gli Exilium potranno seguire in futuro per crescere e risolvere i loro problemi. Purtroppo però questi ultimi tornano nel finale con Burn Alive. È una traccia con una buona energia, ma il riffage di base è praticamente quello di Line of Sacrifice, giusto un po’ velocizzato per seguire la frenetica batteria di Fud. Anche la struttura è scontata, con strofe senza fronzoli che si immettono in bridge più oscuri e lenti e poi in ritornelli che riprendono la marcia, ma risultano davvero troppo ripetitivi per incidere, grazie anche a un’impostazione ancora uguale. È insomma l’ennesima traccia poco appetibile dell’album, il cui unico pregio è durare poco e farci arrivare in fretta alla fine di questi ventinove minuti.

In conclusione, pur avendo un paio di buone zampate Heavy Metal Demon è un EP che non convince molto. Il che è un vero peccato: gli Exilium hanno l’energia giusta per il genere e il potenziale per mettersi almeno un gradino sopra al livello medio all’interno della scena heavy metal revival. Ma da sola la carica non basta, e con poche idee simili tra loro non si può costruire un buon album: non è un caso se i più grandi capolavori dell’heavy metal hanno sempre una certa varietà interna. Rimandati alla prossima, dunque.

Voto: 53/100 (voto massimo per gli EP: 80)

 
Mattia
Tracklist:
  1. Heavy Metal Demon – 03:09
  2. Everything Dies – 04:34
  3. Line of Sacrifice – 05:27
  4. Holy Lies – 04:03
  5. Heavy Metal Mad – 04:18
  6. The New Dionysus – 04:13
  7. Burn Alive – 03:52
Durata totale: 29:36
 
Lineup: 
  • Marco – voce e chitarra solista
  • Biff – chitarra ritmica
  • Ricky – basso
  • Fud – batteria
Genere: heavy metal
Sottogenere: heavy metal classico
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Exilium

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2 risposte

  1. Unknown ha detto:

    Grazie per la recensione anche se non è stata positiva.Gli Exilium non vogliono essere innovativi ma fare semplicemente la musica che ci piace, cercando di tributare al meglio il Metal dei primi anni 80.In ogni caso come ogni recensione soprattutto non positiva, sarà spunto per migliorarci!Stay Heavy!!!Marco

  2. Mattia Loroni ha detto:

    Grazie a voi per il commento. Non è da tutti accettare una recensione negativa con questa tranquillità: molti si arrabbiamo e basta e non riescono a rassegnarsi che ogni tanto i giudizi negativi capitano. Secondo me invece questo vi fa onore, quindi ancora grazie 🙂 .

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