In Tormentata Quiete – Finestatico (2017)

Per chi ha fretta:
Finestatico (2017), quarto full-lenght dei bolognesi In Tormentata Quiete, è un lavoro all’altezza della loro fama. Già lo stile musicale è molto fascinoso: abbiamo un avant-garde metal molto atmosferico e spaziale, il che si concilia bene con testi di carattere filosofico/astronomico, cantanti peraltro in italiano. In più il gruppo ha dalla sua un gran numero di influenze – soprattutto black, ma anche da mondi lontani dal metal – mescolate però in un mix ben fatto ed equilibrato, grazie anche a un songwriting di qualità e a particolari di contorno ben riusciti. Sono questi i segreti di un disco con una media altissima, in cui gemme come Sole, Eta Carinae e Sirio brillano molto e persino R136a1, il brano meno bello, è di livello molto alto. Quindi per concludere Finestatico è un grandissimo album, uno dei migliori usciti quest’anno nel suo genere: i fan delle sonorità più sperimentali e atmosferiche del metal farebbero bene a non perderselo!

La recensione completa:
Chi si intende almeno un po’ della scena metal underground del nostro paese avrà di certo sentito nominare i bolognesi In Tormentata Quiete. Nati nel 1998, hanno conseguito nel tempo una certa fama grazie alle uscite di una carriera non densissima ma di valore riconosciuto. Nonostante questo, ammetto di non essere mai venuto a contatto diretto con i bolognesi fino a che la mia strada non ha incrociato quella di Finestatico, quarto album uscito lo scorso 16 giugno grazie alla sempre ottima My Kingdom Music. Ed è grazie a ciò ho capito sia come gli In Tormentata Quiete sono diventati così conosciuti, sia di aver sbagliato a lasciarli da parte fin’ora! Finestatico mi ha conquistato già a partire del genere: il suono di base dei bolognesi qui è un avant-garde metal sognante e spaziale grazie alle tante influenze elettroniche, che si muove nella stessa direzione del concept. Abbiamo testi di carattere filosofico – lodevoli anche per il cantato del tutto in italiano – con incisi astronomici piuttosto tecnici, che rendono il tutto strano ma apprezzabile da chi come me ama l’astronomia. In più, gli In Tormentata Quiete possono contare sulle influenze più disparate: vengono soprattutto dal black, ma sono presenti anche venature da death e doom, dal metal melodico e sinfonico, dal progressive, dal folk e da mondi lontani dal metal come l’elettronica e il post rock. Il tutto è però frullato in un mix molto ben fatto, grazie a un songwriting maturo, consapevole e con un equilibrio perfetto, che sa dosare accelerazioni e rallentamenti, aggressività e melodia. In più, Finestatico è ben riuscito anche per quanto riguarda i particolari di contorno, come per esempio la registrazione, professionale e senza nessuna sbavatura. E vista anche la quasi totale assenza di difetti, il risultato non poteva che essere un album di livello altissimo.

Un breve intro sintetico espanso e spaziale, molto adatto al contesto, poi Zero strappa con una norma potente e rabbiosa con il blast beat, il riff dissonante e lo scream di Marco Vitale da puro black metal. Questa norma comincia presto una bella evoluzione, che la porta a unire presto molte suggestioni diverse: per esempio sono presenti delle aperture molto espanse, con le voci pulite di Simone Lanzoni e Irene Petitto che danno loro un senso lirico. A queste frazioni non manca però l’energia, data da una base a volte vorticosa fino ad arrivare alla frenesia, mentre altrove – per esempio nel lungo finale – è espansa ma avvolgente al punto giusto. Dall’altra parte, al centro c’è spazio per un passaggio più lento ma arcigno e potente, quasi alienante grazie a elementi persino industrial. È un passaggio che si integra molto bene in un gran pezzo, anche se il meglio deve ancora arrivare! Un breve interludio ambient/industrial, poi la batteria di Francesco Paparella dà il la a Sole, traccia in media più melodica della precedente. Lo si sente già dal principio, con una frazione lenta con le voci dei due cantanti “puliti” sopra alle dissonanze ancora black ma profonde del chitarrista Lorenzo Rinaldi, mentre Vitale subentra solo a tratti – ma il suo scream è più doloroso che aggressivo. Questa norma stacca a tratti per brevi frazioni striscianti e sinistre, che però non disturbano: danno anzi al pezzo un maggiore respiro. Pian piano inoltre il pezzo evolve verso una norma persino più sognante, seppur non manchino passaggi più estremi, per esempio quando i tre frontman cantano insieme. Sono presenti anche degli elementi progressive qua e là, che danno al tutto un tocco di raffinatezza in più; tuttavia, il passaggio migliore è quello malinconico al centro, con forti influenze folk che però non gli fanno perdere l’aura cosmica. Bello anche il finale di questa parte, molto più oscuro ma che non stona in un pezzo così, grazie alla solita abilità degli In Tormentata Quiete: è proprio questa a rendere il pezzo meraviglioso, a un pelo di distanza dal meglio di Finestatico!

R136a1 (titolo che riprende il nome dalla stella più massiccia e luminosa conosciuta) comincia lenta e ossessiva, con un giro di tastiera ossessivo e misterioso che si appoggia su una base quasi death/doom metal. Non è però l’aggressività a dominare: seppure il riff sia graffiante e Vitale a tratti usi il growli, l’aura è lontana e celestiale, ma al tempo stesso triste e alienata. È la stessa atmosfera che si mantiene quando la musica si fa più rarefatta e delicata, con chitarre quasi post-rock e il basso dominante di Maurizio D’Apote che si prendono presto la scena. Ma come sempre il gruppo non mantiene a lungo le proprie coordinate: d’improvviso spunta uno stacco possente di appeal quasi death/metalcore, unito a influssi elettronici alienanti. Nella sezione centrale, questa norma si alterna con momenti più espansi e melodici in un affresco particolare che però funziona benissimo. È una parte che sa essere anche melodica ma risulta fredda in maniera voluta; gli In Tormentata Quiete svoltano poi su qualcosa di ancora oscuro ma molto più caldo e accogliente. In principio si apre una norma tranquilla e dolce, con gli arpeggi di chitarra in bella vista, ma poi il voltaggio sale per uno sfogo di grandissima intensità emotiva. E se qualche momento meno riuscito e un pelo di prolissità a tratti la rende forse persino il punto più basso della scaletta, niente paura: abbiamo comunque una piccola perla, che in un altro album avrebbe spiccato moltissimo! La successiva Eta Carinae esordisce davvero tranquilla, con un inizio a metà tra folk e prog rock molto delicato, grazie ai cantanti e al fraseggio pulito di base. È il preludio a un pezzo dominato dalla melodia anche quando l’energia comincia a salire, fino a raggiungere un metal dolce e di gran armonia, quasi romantico, con un florilegio creato dalle chitarre e dalle tastiere sinfoniche di Antonio Ricco. Contribuiscono all’effetto generale anche le voci, che si incrociano più volte con melodie sempre azzeccate. Questa norma va avanti a lungo, ma con le giuste variazioni per non annoiare mai; sembra quasi che debba proseguire per tutta la traccia quando verso metà si cambia strada verso una soffice apertura ancora dalle vaghe tinte folk, cadenzata e coinvolgente col suo ritmo oscillante. Anche questa però è destinata a evolversi, prima in una parte più oscura e strisciante e poi in una lunga coda melodica, semplice ma di gran impatto col parlato di Lanzoni e i nuovi interventi delle tastiere. È un gran finale per una traccia splendida, lunga ma senza il minimo momento morto, nel complesso una delle migliori in assoluto di Finestatico!

Sirio è persino più complessa e variopinta della media dell’album. Si parte da un intro placido dominato dalla tastiera di Ricco, che poi si trasfigura in un pezzo potente, mantenendo però la stessa melodia e le stesse suggestioni cosmiche e intense. Ciò si conferma anche quando, più avanti, la musica si fa più scarna ma senza perdere il suo fascino né nei passaggi più placidi, né in quelli più animati. Dolcezza e ricercatezza dominano per lunghi minuti, finché gli In Tormentata Quiete non staccano di netto: la parte centrale ha un mood quasi epico, dato dai cori e dalle orchestrazioni che seguono il solito inciso tecnico-astronomico e le potenti ritmiche di chitarra. È una lunga frazione, che si spegne poi in uno strano passaggio obliquo, di influenza prog e addirittura funk, col basso di D’Apote in bella vista: è un ottimo preludio a una conclusione divisa a metà. La prima parte è lenta e dilatata, molto espansa e quasi psichedelica, ma ha già in parte il senso poetico che poi domina nella seconda, più ritmata e d’impatto ma di gran pathos. Si tratta di un passaggio all’inizio sognante, poi più potente ed estremo col ritorno di influssi black, ma senza perdere il suo fascino. È il gran finale di un altro brano splendido, il migliore del disco col precedente! Un breve interludio con un carillon poi RR Lyrae riattacca, stavolta con una delicatezza ancora maggiore. Per la prima parte in scena c’è solo la tastiera, la sezione ritmica e le voci placide di Lanzoni e della Vitale, per un effetto spaziale ai massimi livelli. È una sensazione che permane anche quando il volume si alza ma senza strafare: le chitarre sono ancora pulite, e il tutto ha ben poco di metallico se non per brevi tratti in cui ritorna qualche accordo distorto. Non è di certo un problema: l’atmosfera è molto avvolgente grazie ai tanti echi e arrangiamenti presenti, e alle piccole variazioni come quella più folk al centro. Ne risulta un pezzo breve e melodico ma incisivo: non sarà il migliore di Finestatico ma sa bene il fatto suo! Siamo ormai alla fine, e per l’occasione gli In Tormentata Quiete scelgono Demiurgo, qualcosa a metà tra un brano vero e proprio e un outro molto espanso. Si parte da sussurri che si fanno sempre più rumorosi su una base rarefatta e spaziale per un effetto molto oscuro, ma poi si spengono lasciando spazio a un ambient rilassato, quasi new age. Ciò va avanti molto a lungo ma senza annoiare: merito anche della voce placida dei cantanti all’inizio e per la calma quasi irreale che generano i placidi effetti sintetici. Ne risulta un finale più che adeguato al viaggio nello spazio fatto fin’ora, che non stona alla fine di un album così bello.

Se mai ce ne fosse stato bisogno (visto che non è il primo album del genere a uscire qui da noi), Finestatico è l’ennesima prova che l’esterofilia fanatica non ha senso di esistere – non in Italia, almeno. È un capolavoro splendido pieno di grandi canzoni e con pochi momenti morti (che peraltro non ne abbassano quasi il livello), inciso da una band matura e dalle grandissime qualità come gli In Tormentata Quiete. Insomma, se vi piace l’avant-garde e il metal più atmosferico e sperimentale, per voi questa è una delle uscite migliori del 2017: non lasciatevela scappare!

Voto: 94/100

Mattia

Tracklist:

  1. Zero – 04:27
  2. Sole – 06:51
  3. R136a1 – 08:02
  4. Eta Carinae – 09:21
  5. Sirio – 08:08
  6. RR Lyrae – 05:13
  7. Demiurgo – 04:50
Durata totale: 46:52


Lineup:

  • Simone Lanzoni – voce pulita
  • Irene Petitto – voce pulita
  • Marco Vitale – voce harsh
  • Lorenzo Rinaldi – chitarra
  • Antonio Ricco – tastiere
  • Maurizio D’Apote – basso
  • Francesco Paparella – batteria

Genere: avant-garde metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli In Tormentata Quiete

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