Blue Öyster Cult – Agents of Fortune (1976)

Per chi ha fretta:
Agents of Fortune (1976), quarto album dei Blue Öyster Cult, è un lavoro di svolta per la carriera del gruppo newyorkese. È innanzi tutto il primo a presentare l’hard rock variegato e bizzarro che è poi diventato il marchio di fabbrica del gruppo. Il suo merito maggiore è però quello di aver portato gli americani al successo grazie anche all’eccezionale singolo (Don’t Fear) the Reaper, divenuto nel tempo il loro brano più famoso. In più, oltre a questo classico la scaletta contiene tanti altri grandi pezzi, come l’arcigna This Ain’t the Summer of Love, l’onirica The Revenge of Vera Gemini, la preoccupata Sinful Love, la rapidissima Tattoo Vampire. Certo, non tutto è perfetto: ogni tanto il disco presenta qualche brano meno bello, specie nel finale. Se questo gli toglie la possibilità di essere un capolavoro, Agents of Fortune rimane un album storico e ottimo, che merita di essere posseduto anche solo per le sue punte di diamante!

La recensione completa: 

1975: esce On Your Feet or On Your Knees, primo live album dei Blue Öyster Cult  nonché un sigillo che chiude alla grande la prima parte della carriera del gruppo. Con i loro primi tre album i newyorkesi avevano conseguito una certa fama con un hard rock personale, ma in fondo non troppo distante dai canoni del genere in quel periodo. Ma la svolta era dietro l’angolo: giusto l’anno successivo gli americani pubblicarono Agents of Fortune, quarto album che rappresentò una novità sotto molti punti di vista, in primis quello stilistico. Se non altro è da qui che i Blue Öyster Cult abbracciarono l’hard rock variegato e pieno di stranezze che poi divenne il loro marchio di fabbrica. Ma è anche un album dalle sonorità più morbide e catchy, il che consentì agli americani di sfondare anche grazie a un singolo importante come (Don’t Fear) the Reaper, non a caso ancor’oggi il loro brano più famoso. C’è da dire, dall’altra parte, che forse ogni tanto questa tendenza a rinnovarsi è un po’ troppo spinta, il che porta i Blue Öyster Cult a esagerare: la conseguenza è la presenza di qualche brano meno buono in Agents of Fortune. Ma in fondo questo non disturba troppo la resa generale: abbiamo lo stesso un ottimo album, apprezzabile da ogni fan degli americani.

La opener This Ain’t The Summer of Love comincia subito potente e diretta, con un’attitudine arcigna che ricorda addirittura il primo punk e il metal che verrà poi. Almeno ciò vale per le strofe, col riffage semplice ma graffiante e Eric Bloom che canta con una voce molto profonda. Più melodici sono invece i ritornelli, coi cori e l’organo molto anni settanta: restano però ancora molto sinistri. Ottima anche la parte centrale con un bell’assolo di chitarra di Donald “Buck Dharma” Roeser, giusta coronazione per un brano breve ma grandioso, da annoverare tra i migliori dell’album che apre! La successiva True Confessions mostra da subito un’impostazione molto più tranquilla: spesso in scena con la sezione ritmica c’è il pianoforte di Joe Bouchard, mentre la chitarra tende a spuntare solo a tratti. Questa norma va avanti per quasi tutta la canzone, variando solo di poco tra strofe più tranquille e passaggi un po’ più dinamici e densi, ma senza differenze così grandi. Solo la più rumorosa sezione centrale si svincola da questa impostazioni, per il resto il brano fluisce senza grandi scossoni. Il tutto è molto piacevole, ma rispetto ai pezzi che ha intorno non spicca granché: abbiamo un pezzo più che discreto, ma almeno un gradino sotto alla media di Agents of Fortune. Tutt’altra storia con (Don’t Fear) the Reaper: come già accennato è il brano in assoluto più famoso dei Blue Öyster Cult, e non è difficile capire perché. Abbiamo una ballata malinconica che colpisce sin dall’inizio col suo iconico riff pulito e la voce delicata e nostalgica di Roeser. È più o meno la stessa base che regge in maniera ossessiva sia le strofe, più tranquille, sia i refrain, che salgono di voltaggio ma non di molto, evocando un pathos ancor più forte. Nonostante questo, la canzone non annoia: merito delle piccole variazioni qua e là, nelle ritmiche e anche nei piccoli assoli di chitarra presenti a tratti, che aiutano ancor di più l’atmosfera. Contribuisce alla resa generale anche una parte centrale più potente del resto, che sa essere oscura anche senza grande aggressività, e colpisce alla grande con la sua aura misteriosa. È un altro passaggio splendido in un pezzo che merita in pieno la sua fama: di sicuro è uno dei migliori pezzi dell’album e in generale della carriera degli americani!

Con E.T.I. (Extra Terrestrial Intelligence) Agents of Fortune torna su territori più hard rock, stavolta declinati con un vago retrogusto sudista. È questa la sensazione che accompagna il pezzo per le strofe, grazie a un riff molto bluesy e al pianoforte di sottofondo che aumenta la suggestione. Poi però la musica vira su qualcosa di più etereo nei ritornelli, con tanti cori e una base piena di echi diversi. Queste due anime si alternano spesso lungo il brano, mescolandosi bene tra loro grazie anche a una durata ridotto che elimina qualsiasi rischio di noia. Bella anche la parte centrale, con un classico assolo da rock duro reso particolare dagli echi quasi elettronici che lo accompagnano: sono un altro contributo all’aura semi-fantascientifica evocata anche dal testo. Nel complesso, pur non essendo il migliore del disco, il brano sa molto bene il fatto suo. Giunge ora The Revenge of Vera Gemini, che comincia con un breve parlato a opera di Patti Smith (all’epoca compagna del tastierista Allen Lanier), coautrice con Albert Bouchard della canzone. Parte da qui un episodio lento e misterioso, con ritmiche cadenzata su cui appaiono spesso tastiere spaziali. Sopra a questa base la voce del batterista dei Blue Öyster Cult è molto effettata, e si incrocia con quella della Smith, in sottofondo e molto docile. Il loro duetto prosegue anche nei bridge, più diretti e intensi del resto, con una discreta energia nonostante l’assenza di chitarre distorte, e poi nei chorus, che si fanno di colpo crepuscolari e preoccupati. Il tutto è incisivo soprattutto dal punto di vista melodico e dell’atmosfera, che incide alla grande in ogni momento. Buoni risultano anche i pochi momenti davvero da rock duro, come per esempio la frazione centrale, un altro bell’incrocio di assoli. È un ulteriore arricchimento per un pezzo molto sottovalutato ma grandioso: per me finisce addirittura tra i migliori di Agents of Fortune! Dopo un breve intro in cui si incrociano pianoforte e chitarra, Sinful Love prende quindi il via come una traccia divisa esattamente a metà. Le strofe hanno ancora il piano in sottofondo e sono dirette, seriose e con una certa preoccupazione; si cambia invece strada per i chorus, più pesanti e leziosi col duetto tra il Bouchard batterista e i cori, ma anch’essi con una lieve angoscia di sottofondo. Completa questo semplice quadro l’ennesima sezione centrale ben riuscita, ciliegina sulla torta di un brano semplice e breve ma di ottima fattura!

Si cambia ancora strada con Tattoo Vampire, che dopo un breve intro ossessivo scatta come un pezzo hard rock movimentato e veloce, con addirittura un lieve retrogusto di quello che poi diventerà l’heavy metal. Le strofe sono dinamiche ed energiche, con un riff di grande efficacia, e dopo bridge leggermente più melodici confluiscono in ritornelli fulminanti che colpiscono alla grande. A parte una frazione centrale piena di strani effetti sonori non c’è altro: abbiamo una scheggia di gran impatto, giusto un pelo sotto ai picchi di Agents of Fortune. Se fin’ora quest’ultimo è stato di alto livello, da qui in poi si ammoscia un pochino. La lieve decadenza comincia da Morning Final, che dopo un intro solenne con la chitarra diventa un brano circolare e denso di strumenti, ma a cui manca un po’ di mordente. Questa norma si alterna con refrain che almeno incidono con un certo calore avvolgente, grazie a dei bei cori dolci e romantici. Non sono male nemmeno le variazioni che appaiono di tanto in tanto, come la frazione solistica presente a metà, il momento più hard rock sulla tre quarti o il misterioso finale. Nel complesso abbiamo un pezzo buono ma non eccellente come la prima parte del disco. La seguente Tenderloin esordisce subito con l’incrocio tra una base cadenzata e dominata dal basso di Joe Bouchard con le tastiere ancora spaziali di Lanier. È questa impostazione a dominare per tutte le strofe, misteriose e con una certa oscurità, per poi aprirsi in refrain più obliqui e tranquilli, ma con ancora un vago senso di inquietudine alle spalle. C’è poco altro nel brano a parte una frazione centrale che rilegge la norma principale e un bel tratto a tinte hard/progressive vorticoso in conclusione. Per il resto abbiamo un brano non troppo complesso, ma che incide bene: in questo terzetto finale è il brano migliore, pur non raggiungendo i picchi di Agents of Fortune. Quest’ultimo è agli sgoccioli: c’è rimasto spazio solo per Debbie Denise, ballata dolce e ricercata in cui si scambiano spesso il pianoforte e la chitarra acustica, con in più il frequente ingresso del moog. Nella sua struttura si alternano passaggi più calmi e altri, considerabili i chorus, più lenti e leziosi, ma senza una gran differenza: se gli arrangiamenti si evolvono in maniera progressiva, i toni sono sempre gli stessi. È proprio questo a rendere la traccia poco avvolgente: giusto qualche momento funziona, il resto emoziona poco e si rivela insipido e scontato. Ne risulta insomma il brano meno bello dell’album, che così si chiude in una maniera poco adatta.

C’è da dire, in conclusione, che Agents of Fortune è un album che divide un po’ i fan dei i Blue Öyster Cult. Alcuni lo amano, altri più critici lo snobbano, che sia per colpa di (Don’t Fear) the Reaper ritenuta troppo commerciale oppure di quei pezzi meno belli che la punteggiano. Ma a parte questi ultimi, parliamo di un ottimo album di bizzarro hard rock, che nessuno dovrebbe sottovalutare: non sarà il migliore degli americani, ma vale la pena di essere posseduto solo per le hit che contiene. Se non lo avete, fateci un pensierino!

Voto: 85/100

Mattia
Tracklist:
  1. This Ain’t the Summer of Love – 02:21
  2. True Confessions – 02:57
  3. (Don’t Fear) the Reaper – 05:08
  4. E.T.I. (Extra Terrestrial Intelligence) – 03:43
  5. The Revenge of Vera Gemini – 03:52
  6. Sinful Love – 03:29
  7. Tattoo Vampire – 02:41
  8. Morning Final – 04:30
  9. Tenderloin – 03:40
  10. Debbie Denise – 04:13
Durata totale: 36:35
Lineup:
  • Donald “Buck Dharma” Roeser – voce, chitarra solista, sintetizzatori, percussioni
  • Eric Bloom – voce, chitarra ritmica
  • Allen Lanier – voce, chitarra, tastiere, basso
  • Joe Bouchard – voce, pianoforte, basso
  • Albert Bouchard – voce, batteria, chitarra acustica
Genere: hard rock
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Blue Öyster Cult

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