The King – Race Above the Sky (2017)

I The King sono un progetto nato dalla mente del chitarrista polacco Michał Karbowski che, forte dell’esperienza nella formazione jazz Moon Hoax, ha deciso nel 2013 di cominciare un percorso nuovo dalle tinte thrash e progressive.

Il gruppo rilascia il suo primo lavoro nel maggio del 2017 e gli dà il nome di Race Above the Sky. Sin dai suoi primi minuti, lo stile della band ci appare fin da subito cristallino, e Planet of the Vampires è un’ottima introduzione che dichiara in modo estremamente definito le intezioni dei The King: al suo interno è possibile apprezzare le sonorità thrash che vengono scandite da tempi tipicamente prog, nonché una capacità di esecuzione davvero notevole. In There’s No Dream for Us a venire fuori maggiormente è l’anima thrash del progetto di Karbowski, sebbene le frequenti variazioni tendono a ricordare che comunque siamo all’interno di un lavoro votato al progressive. La title-track non viene posizionata né all’inizio né alla fine del disco, bensì al terzo posto sulla tracklist, e in essa la bravura e la perizia tecnica dei tre strumentisti viene messa in mostra in maniera plateale: i virtuosismi di Jędrzej Łaciak al basso e l’accompagnamento di Bartek Herman alla batteria sono da applausi, ma anche il lavoro del mastermind alle sei corde non è da sottovalutare. A seguire è il turno di Battle, attraverso la quale il trio ci porta lentamente a vivere l’atmosfera di un vero e proprio campo di battaglia con una intro coinvolgente, dei ritmi sempre più incalzanti e un brano che nella sua interezza non ci lascia un attimo di tregua. Il pezzo seguente, Crimson, ha invece un gusto decisamente prog che si arricchisce con delle sonorità tipiche dei primi tempi dell’heavy metal, creando un mix splendido che aggiunge varietà e colore ad un disco finora stupefacente. Subito dopo troviamo la criptica Ballad for the Executor, che ci culla per diversi minuti su dei ritmi molto blandi per poi esplodere nei suoni che abbiamo imparato a conoscere dall’inizio del disco, sempre con fantasia e freschezza. Pentatonics e Altana’s Kingdom sono per certi versi due brani assimilabili sul piano tecnico in quanto sul piano dei ritmi viaggiano sulle stesse velocità e lo stile resta pressoché invariato, e i due brani tendono in maniera decisa verso il melodico, senza mai dimenticare i tecnicismi che impreziosiscono tutta la composizione. La chiusura di Race Above the Sky è affidata a Now I Can Die, brano più lento rispetto agli standard dell’intero album ma che riesce nei suoi quasi cinque minuti a racchiudere tutta l’essenza dei The King.

Esordio davvero pregevole per il “neonato” progetto di Michał Karbowski che riesce a stupire per tutta la durata del suo primo lavoro, reggendo perfettamente il cambio di stile rispetto all’esperienza precedente che indubbiamente ha svolto un ruolo determinante nella nascita di determinate sonorità all’interno di questo ottimo, primo disco.

Voto: 90/100

Francesco

Tracklist:

  1. Planet of the Vampires – 04:46
  2. There’s No Dream for Us – 05:46
  3. Race Above the Sky – 03:36
  4. Battle – 06:01
  5. Crimson – 04:17
  6. Ballad for the Executor – 05:18
  7. Pentatonics – 05:07
  8. Altana’s Kingdom – 05:07
  9. Now I Can Die – 04:48
Durata totale: 44:49
 
Lineup:

  • Michał “The King” Karbowski – chitarra
  • Jędrzej Łaciak – basso
  • Bartek Herman – batteria
Genere: progressive/thrash metal
Sottogenere: metal strumentale
Per scoprire il gruppo: la pagina Bandcamp dei The King

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