Lurking Terror, Morbus Grave – Omega Doom (2017)

Per chi ha fretta:
Omega Doom (2017), split album realizzato unendo due demo dei romani Lurking Terror e dei milanesi Morbus Grave, è un lavoro di gran interesse. Lo è specialmente per quanto riguarda i secondi, che nell’ultima parte dello split – corrispondente al demo Throne of Disgust (2016) – mostrano un death metal quadrato e di facile accesso, che beneficia soprattutto un songwriting di gran efficacia. Ne sono una buona dimostrazione la title-track e Descent into Dark Abyss, punte di diamante di una scaletta quasi perfetta. Anche i capitolini però sono un gruppo di buonissima qualità: il loro death con forti influssi punk/grind e venature brutal e doom è un filo acerbo ma personale e fascinoso. La metà iniziale dello split – che riprende il demo Deafening Void (2016) – ha qualche sbavatura ma risulta di buona qualità, specie per quanto riguarda pezzi come Unaware of the Error e la title-track. Per concludere, Omega Doom è uno split di alto livello, ma soprattutto mette in mostra due band nostrane molto interessanti, specie in prospettiva futura.

La recensione completa:
Personalmente, ho sempre amato gli split album: trovo che ascoltare due o più band messe a confronto possa essere interessante, persino costruttivo. È questo uno dei motivi per cui ho accettato con gran piacere di recensire Omega Doom, split album death metal pubblicato lo scorso 26 giugno da Lord of the Flies Records unendo due demo usciti entrambi nel 2016. Ma a spingermi di più è stato che i due gruppi coinvolti, i Lurking Terror e i Morbus Grave, non sembrano essere stati pescati dal mucchio: entrambi mostrano invece doti superiori alla media. Ciò, oltre a rendere  Omega Doom godibile e di alta qualità, fa si che l’operazione della piccola etichetta nostrana riesca bene: mette in mostra due gruppi esordienti ma interessanti, soprattutto in prospettiva futura.

Lo split album è diviso esattamente a metà: la prima, un po’ più lunga, è dedicata ai Lurking Terror, giovane band romana con all’attivo il demo Deafening Void – quello che Omega Doom riprende in forma integrale. La prima cosa che si nota di loro è la presenza di una donna, Vitamaria, alla voce; anche se l’associazione più immediata per questo è con gli Arch Enemy, lo stile dei capitolini è molto meno melodico degli svedesi. Il loro è un death metal grezzo e marcio con forti influssi punk e grind, ma senza rinunciare a una vena più classica e a momenti lenti vicini al doom. Si potrebbe descrivere quasi come un connubio tra i rallentamenti e il putridume di Gorefest e Grave, la vena punk dei Repulsion e le sonorità cupe dei Bolt Thrower. Si tratta di un genere abbastanza personale, grazie anche alla forte oscurità che il gruppo riesce a sprigionare e alla voce di Vitamaria, vicina a lidi brutal. Ottima anche la registrazione, grezza e ma non tanto da essere caotica, che rende il suono del gruppo selvaggio, grasso e col giusto impatto. Certo, nella loro frazione sono presenti alcune ingenuità e qualche elemento di immaturità. Ma i Lurking Terror sono lo stesso interessanti e promettenti, specie se in futuro svilupperanno di più il loro lato più lento e doom, per il quale sembrano portati, rendendosi così ancora più originali (un’unione di death, grind, punk e doom è davvero inedita).

Un intro con un campionamento tratto da Blade Runner di Ridley Scott, poi Unaware of the Error parte subito rabbiosa, sull’onda del blast beat di Matteo che regge un riffage basso, quasi da brutal. È una norma che spesso torna lungo il pezzo, alternandosi spesso con momenti meno frenetici ma più dinamici, con un riffage dal forte influsso punk su cui Vitamaria mostra il suo growl iper-cavernoso. C’è spazio anche per un breve rallentamento al centro, più strisciante e quasi melodico, grazie anche all’assolo di chitarra. Pian piano però questa norma sale in cattiveria, fino a raggiungere di nuovo la norma principale. Nel complesso abbiamo un brano breve ma denso e di impatto devastante, il picco assoluto della metà di Omega Doom dei Lurking Terror! Anche World’s Decay comincia con uno sfogo estremo per poi assestarsi invece su una norma dinamica ancora di influsso punk, che coinvolge abbastanza seppur ricordi un po’ quella del brano precedente. Questa norma tende però a non rimanere sempre in scena: nel corso del pezzo si alterna con lunghi rallentamenti, che compensano la mancanza di dinamismo con un bel velo oscuro, molto penetrante. Tra questi, ottimo soprattutto quello doomy a metà, con i fuzz di chitarra e la lente ritmiche in bella vista, prima di evolversi in qualcosa di movimentato con melodie quasi esotiche che però lo rendono lugubre allo stesso modo. Altre volte invece il rallentamento appare meno riuscito, come se il gruppo volesse correre ma abbia il freno a mano tirato: di solito sono in fondo frazioni abbastanza brevi. In generale, è un difetto che non incide troppo su un brano di buona qualità.

Dopo un breve preambolo cupo, In the Middle of Nowhere prende il via alternando tratti frenetici e quasi confusionari ad altri più rallentati, molto taglienti grazie ai giochi delle chitarre e del basso di Claudio. Con poche variazioni, è questa la norma che regge l’intera prima metà del pezzo. Poi però i Lurking Terror svoltano verso una norma in principio ancora dinamica, con le influenze punk/grind del gruppo ben in vista, ma poi si comincia a rallentare. Alla fine, si giunge a una conclusione lentissima, a tinte, death/doom al cento percento, cupa e strisciante, che colpisce alla grande con la sua potenza. È un’ottima chiusura per un pezzo non proprio eccelso nella prima parte, ma che in fondo si difende e risulta discreto. La successiva Deafening Void è feroce, incalzante e brutale sin dall’inizio. Tuttavia, come da norma dei romani però presto la musica rallenta e assume ancora un retrogusto doomy sinistra e obliqua, che però evoca un impatto e un marciume tipicamente death. Inoltre, stavolta non è una parte lunga: le due anime si alternano un paio di volte, e se la seconda prende il sopravvento verso la fine, lo fa evolvendosi. Abbiamo allora un brano death moderno circolare e di gran potenza, che colpisce alla grande con le sue dissonanze nonostante il ritmo medio. È il momento migliore di una traccia però buona in ogni suo particolare, la migliore dei Lurking Terror dopo la opener. A concludere la frazione dei romani giunge quindi Life Line, cover degli inglesi Sacrilege – che in Behind the Realms of Madness, da cui il brano è tratto, suonavano un thrash metal con forti influssi crust punk. È un genere che si adatta bene al suono della band capitolina, a cui non serve molto lavoro per adattare le sonorità dei britannici al proprio genere: il suono sporco dell’originale è simile al loro, ne hanno solo abbassato la tonalità. Il risultato incide bene nonostante qualche sbavatura: per esempio, il fatto che Vitamaria si adatti un po’ alla voce di Lynda “Tam” Simpson, cerchi quasi di imitarla e alzi il growl, invece di rimanere cavernosa come all’inizio. È però un dettaglio da poco per una cover tutto sommato riuscita, che chiude bene la prima metà dello split.

Senza sottrarsi alla tradizione, anche Omega Doom propone un dualismo Roma/Milano: è da quest’ultima città che vengono i Morbus Grave. Nati nel 2012, hanno esordito l’anno scorso col demo Throne of Disgust, che come nel caso di Deafening Void viene qui riproposto in versione integrale. Rispetto ai Lurking Fear, il suono dei meneghini è meno marcio e selvaggio, ma non perde nulla in cupezza. È un death metal possente che ricorda il lato più oscuro della scena death tradizionale americana, con riferimenti in Deicide, Incantation Autopsy ma senza risultare stantio o clonato. Il migliore punto di forza di questo suono è la semplicità: i Morbus Grave puntano infatti su fraseggi e riff di gran impatto ma al tempo stesso facili da assimilare. Da questo punto di vista, brilla un songwriting che sa colpire alla grande e risulta più efficace e maturo rispetto a quello dei romani. Unendo a questo una produzione perfetta, grezza ma al tempo stesso accurata, precisa e con un impatto meraviglioso, ne risulta che la seconda frazione di Omega Doom è persino migliore della prima. Di ciò è già un buon esempio la title-track Throne of Disgust, che parte da un intro vuoto, con effetti ambient dilatati e la campana di una chiesa, prima di esplodere con una norma circolare di gran cattiveria, che già mette bene in chiaro le cose. È la stessa norma poi riletta in maniera più dinamica in una fuga non velocissima ma con l’impatto di una schiacciasassi, grazie a un lieve retrogusto punk. È la norma che regge il brano per lunghi tratti, pur con qualche variazione: ogni tanto i Morbus Grave assorbono fraseggi e armonizzazioni black nel riffage del chitarrista Maso, funzionali a rendere il tutto più tenebroso. C’è spazio poco prima di metà anche per un rallentamento di influenza brutal, particolare ma che non stona al centro di un episodio splendido, forse il migliore di tutto Omega Doom!

Dopo un breve preambolo più lento e dissonante, Descent into Dark Abyss deflagra con una falsariga circolare e frenetica ai massimi termini. Presto però entra nel vivo una norma meno estrema, ritmata, senza grandi fronzoli ma molto aggressiva grazie al riffage a motosega e al growl di E., alto e sofferto, quasi uno scream a tratti. Questa base si alterna all’inizio con stacchi rallentati che danno al tutto un respiro maggiore, ma poi si cambia verso su qualcosa di dinamico, vorticoso, di gran oscurità, di impatto davvero eccezionale. È una falsariga occupa tutto il finale a eccezione di un passaggio sulla tre quarti che propone prima uno sfogo rabbioso, e poi un tratto quasi doomy. Anche questo è un ottimo elemento per una traccia di grandissima levatura, con poco da invidiare alla precedente. È quindi il turno di Mutilation, cover del brano di Scream Bloody Gore che segue in maniera pedissequa la versione originale dei Death con giusto poche differenze (specie nel suono più moderno dei Morbus Grave). Forse il suo difetto è proprio l’aderenza all’originale: preferisco di gran lunga cover che rileggono dei brani in generi del tutto diversi. A parte questo,però, oggettivamente è un pezzo ben suonato e col giusto impatto, che di sicuro non stona all’interno di questa parte dello split. Quest’ultimo è ormai agli sgoccioli: c’è spazio soltanto per Drowning in Nightmares, che all’inizio dà l’illusione di essere convulsa e dinamica, con una fuga davvero travolgente. Tuttavia, i ritmi calano quasi subito, per una traccia più lenta ma di gran carica: merito in primis della cattiveria con cui i milanesi affrontano anche i momenti più rallentati. Ottima anche la scelta, stavolta, di variare di più la formula, con frazioni lente quasi a livello doom e altre più circolari e frenetiche, ma oscure e sottotraccia: in questa sezione, la ferocia più estrema non si raggiunge mai. Non che sia un problema: la potenza è sempre elevata, come anche la cupezza generale. Ottima anche la parte centrale, che si fa catacombale, con il ritmo lentissimo del drummer Pide Guts che regge una parte espansa, quasi da funeral, in cui brilla il lead di chitarra di Maso, prima che uno strano outro termini il disco. È un altro momento di grande oscurità per una seconda parte quasi perfetta, che chiude lo split alla grande.

Per concludere, Omega Doom è un bello split album, piacevole in ogni sua parte: per chi ama il death, costituisce una mezz’ora abbondante davvero piacevole. Ma a parte questo, è soprattutto il confronto tra due gruppi sopra alla media, in special modo i Morbus Grave visto la loro frazione quasi perfetta – ma anche i Lurking Terror sono notevoli. Sono insomma due gruppi da tenere d’occhio, specie per quanto riguarda il futuro.

Voto: 80/100

Mattia
Tracklist:

  1. Lurking Terror – Intro/Unaware of the Error – 03:23
  2. Lurking Terror – World’s Decay – 05:14
  3. Lurking Terror – In th Middle of Nowhere – 04:15
  4. Lurking Terror – Deafening Void – 04:51
  5. Lurking Terror – Life Line – 03:40
  6. Morbus Grave – Intro/Throne of Disgust – 03:50
  7. Morbus Grave – Descent into Dark Abyss – 03:50
  8. Morbus Grave – Mutilation – 03:32
  9. Morbus Grave – Drowning by Nightmares – 05:09
Durata totale: 37:44
Lineup:
Lurking Terror:

  • Vitamaria – voce
  • Filippo – chitarra
  • Jacopo – chitarra
  • Claudio – basso
  • Matteo – batteria
Morbus Grave:

  • E. – voce
  • Maso – chitarra, basso
  • Pide Guts – batteria
Genere: death metal
Sottogenere: deathgrind (Lurking Terror)

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento