Raptore – Rage n’ Fever (2016)

Rage n’ Fever degli argentini Raptore è un tuffo nel passato per tutti gli amanti di quell’ondata che negli anni ’70 e ’80 travolse il mondo dell’heavy metal con una freschezza e una potenza che ancora mai si erano viste sui palcoscenici internazionali: la NWOBHM (New Wave Of British Heavy Metal).

Si parte subito in quarta con la title-track che punta tutto sull’aggressività tipica del sound di quegli anni e immediatamente la formazione argentina gioca le sue carte nel modo migliore e con originalità, seppur con qualche pecca stilistica. Già dalla successiva Night on Fire si nota infatti qualche carenza nel contesto generale dovuta ad una maturità ancora ovviamente da acquisire, visto e considerato che il disco preso in esame è anche il primo in assoluto della band, ma la personalità della stessa viene fuori in maniera abbastanza chiara sia in questo che in pezzi successivi, come ad esempio My Own Grave e The Flame, la quale rallenterà un po’ i ritmi puntando più su un contenuto melodico che tecnico. Per quanto riguarda le scelte stilistiche indubbiamente i Raptore prendono a piene mani dalla NWOBHM più classica che ha fatto la fortuna di band come i primi Iron Maiden, i Judas Priest e i Raven, per citare qualche nome di nicchia. Tuttavia gli argentini non si possono classificare solo come meri sfruttatori di idee altrui o peggio ancora non possono essere accusati di plagio, in quanto si uniscono più che altro ad una tendenza molto in voga negli ultimi anni nel mondo dell’heavy metal di reinterpretare lo stile degli anni ’70 e ‘80 in chiave moderna o comunque riprenderlo in toto per costruirci ancora su qualcosa di nuovo. Tra i maggiori nuovi interpreti si possono annoverare anche band come gli Enforcer che stanno avendo grandissimo successo e sicuramente non hanno nulla da invidiare a chi magari preferisce percorrere nuove strade e sperimentare lasciando l’heavy più classico da parte. La parte centrale del disco è molto gradevole e, seppure come si diceva pocanzi i Raptore abbiano ancora da acquisire una maturità che indubbiamente verrà col passare del tempo, danno il loro meglio in brani molto spinti al limite come Runner of Death, in cui la capacità strumentale e compositiva del quartetto sudamericano non è da sottovalutare. L’ultima traccia originale dell’album è Back in the Oven che spinge moltissimo sulle ritmiche e fa gustare un sound più duro ed ugualmente aggressivo seppur meno veloce. A calare il sipario su questo buon esordio dei Raptore ci sono due omaggi allo stile tanto caro ai Nostri con due cover, Witching Hour dei Venom e Desperadoes dei Charger, entrambe reinterpretate egregiamente.

Se la tendenza di cui si parlava prima di riprendere il meglio dalle glorie del passato per esprimere una vena artistica marcatamente più moderna funzionerà ancora per molto, lo dirà solo il tempo. Ma la formazione di La Plata ha tutte le carte in regola per cavalcare l’onda e dire la sua nel complesso universo della scena internazionale.

Voto: 78/100

Francesco

Tracklist:

  1. Rage n’ Fever – 04:11
  2. Night on Fire – 03:44
  3. My Own Grave – 04:04
  4. The Flame – 03:52
  5. Evil Hand – 04:03
  6. Time Has Come – 06:39
  7. Runner of Death – 03:46
  8. Back in the Oven – 05:35
  9. Witching Hour – 02:33
  10. Desperadoes – 02:39

Durata totale: 41:06

Lineup:

  • Nico Cattoni – voce e chitarra
  • Ignacio Irigoin – chitarra
  • Michel Amir – basso
  • German Bobb – batteria

Genere: heavy metal
Sottogenere: speed/ heavy metal classico
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Raptore

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