Domande e Risposte – In Tormentata Quiete

Tra le tante proposte che ho recensito quest’anno, una delle migliori è stata senza dubbio Finestatico, quarto album dei bolognesi In Tormentata Quiete. Si tratta di un lavoro di qualità eccelsa, atmosferico, elegante ma senza sacrificare la potenza né l’aggressività, in un equilibrio praticamente perfetto. Spinto dal suo livello, è stato naturale per me chiedere al gruppo di partecipare alle nostre classiche dieci “Domande e Risposte”. A rispondermi per il gruppo, in maniera stringata ma interessante, è stato il tastierista e fondatore Antonio Ricco.

Siete un nome abbastanza noto all’interno dell’underground metal italiano, ma qualche lettore di Heavy Metal Heaven potrebbe non conoscervi. Per cominciare, potresti presentare brevemente la band?
Antonio Ricco: ciao a tutti. Gli In Tormentata Quiete sono un gruppo attivo dal 1998. Ci siamo formati per dare sfogo ad esigenze creative che di volta in volta divenivano mutando forma. Abbiamo sempre seguito l’onda e abbiamo lasciato che l’involucro musica si deformasse affinché divenisse coerente con le idee che volevamo comunicare e quindi potesse incorporare diverse espressioni artistiche (quindi umane) che andavano dalla poesia al teatro all’arte figurativa. Per tale scopo abbiamo preso dalle nostre radici di “metallari” per poter poi costruire il giusto contenitore variegandolo di diverse facce. Abbiamo dato esistenza a 4 capitoli, ognuno diverso dall’altro, ognuno legato all’altro. Chi vuole conoscerci profondamente deve ascoltare in sequenza: “I Tre Attimi del Silenzio”, “InTormentataQuiete”, “Teatroelementale”, “Cromagia”, “Finestatico”.

Il vostro quarto album “Finestatico” è uscito lo scorso sedici giugno. Visto il tempo passato, ti va di raccontarci come è stato accolto dalla critica di settore e come lo è stato dal pubblico?
Antonio: a sentire vari pareri sembra che “Finestatico” piaccia.

Il dettaglio che brilla di più nell’album è il songwriting, di altissimo livello: i tantissimi elementi presenti sono sempre mescolati bene, in un caleidoscopio consapevole e ben fatto. Avete lavorato molto per raggiungere questo risultato?

Antonio: lavoriamo molto sul dettaglio, ma, seguendo il flusso di emozioni, quando abbiamo chiara l’idea e l’emozione, ci lasciamo guidare senza mai forzare. Così facendo la struttura base creata dal cuore viene su facilmente. Il problema è, come dicevo prima, nei dettagli ovvero quando ci metti la testa. In questa seconda fase mettere in accordo 7 teste diviene complicato e, a volte, lungo perché tutti noi dobbiamo essere soddisfatti.

“Finestatico” si segnala anche per una grande spinta verso l’atmosfera, che è sempre avvolgente ma non va mai a scapito dell’energia e della musicalità. È stato faticoso coniugare al meglio queste tre componenti o vi è venuto naturale?
Antonio: sarò ripetitivo, ma In Tormentata Quiete nasce per coniugare tutte le sfaccettature artistiche. E’ il nostro modo di comporre e non conosco altri modi. Tutto è naturale perché preesiste alla nostra vita e esisterà dopo di essa.

Anche i testi dell’album mi hanno colpito parecchio: in parte sono criptici, in parte si rifanno all’astronomia – un campo che tra l’altro io amo molto. Ti va di parlarci in maniera un po’ più approfondita di più quello che è il concept del disco?

Antonio: Finestatico è un viaggio. Un uomo seduto sulla panchina che alza lo sguardo verso il cielo. Viaggia toccando 2 eventi cosmici e 5 astri. Eventi e astri che si riflettono in se facendo luce su particolari stati d’animo (richiamati dai chakra) per una comprensione ancora più profonda e matura della sua vita, delle sue idee, delle sue creazioni e dei suoi sentimenti. Un viaggio che porta all’accettazione di ciò che è! IO A TE ARRIVAI.

Come ho scritto nella recensione, i miei pezzi preferiti di “Finestatico” sono Sole, Eta Carinae e Sirio. Hai qualche aneddoto da raccontare su questi tre brani?

Antonio: Eta Carinae è stato il primo pezzo composto per Finestatico. Possiamo dire che quel brano ci ha illuminato su come proseguire il cammino dell’intero album.

Di solito ai gruppi che partecipano alle “Domande e Risposte” chiedo quali sono le loro influenze, ma a un gruppo scafato come il vostro non credo sia opportuno. Ti chiedo quindi: esistono giovani gruppi che negli ultimi anni hanno attirato la tua attenzione e che consideri validi – metal o meno che siano?
Antonio: mah, alla fine i gruppi Italiani (Eva Can’t, Malnatt, Birkenwald…) sono quelli che riescono quasi sempre a stupire.

Come ho già detto all’inizio, siete una band abbastanza nota nell’underground italiano. Purtroppo però molti fan metal nostrani sono malati di esterofilia e preferiscono guardare ai gruppi internazionali invece che a quelli “di casa”. Com’è il vostro rapporto col pubblico qui in Italia? E vi è mai pesato il fatto di essere nati qui piuttosto che in un altro paese, per esempio del Nord Europa?

Antonio: se non fossimo nati qua non saremmo stati gli In Tormentata Quiete, nel bene e nel male. Il “mercato” musicale è in crisi ovunque, però all’estero le persone vanno ai concerti (almeno così mi vien detto). Il discorso è estremamente lungo. Fossimo stati in uno stato efficiente come quelli del Nord Europa avremmo potuto contare su contributi statali (ecco perché là è pieno di artisti) ma non credo in un numero maggiore di dischi venduti e il “contributo” non è “mercato”. Oggi sono poche le persone disposte a pagare per qualcosa che è “cultura” come un disco musicale, un libro o una fotografia visto che è tutto “aggratis” sulla rete. O ci mettiamo e componiamo qualcosa per la massa o, indipendentemente da dove si nasca, il numero di dischi venduto sarà sempre basso.

Quali sono i piani futuri degli In Tormentata Quiete?

Antonio: dare ancora una volta sfogo alle nostre esigenze comunicative.

Il finale è sempre a piacere: a te il compito di terminare questa intervista come vuoi.
Antonio: vorrei ringraziare che ha contribuito a rendere “visivo” Finestatico, quindi un grazie di cuore alla creatrice dei disegni visionari Giovanna Pugliano e un grazie al responsabile del progetto grafico Luca Antoniazzi.

Intervista a cura di Mattia.

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