Pokerface – Game On (2017)

Per chi ha fretta:
Rispetto ai tanti gruppi del revival thrash, molto derivativi e sterili, i russi Pokerface hanno una marcia in più: lo dimostra il loro secondo album Game On (2017). Se al loro thrash metal non mancano suggestioni vintage, il gruppo lo condisce con sonorità moderne e forti venature death, presenti sia nella voce di Alexandra “Lady Owl” Orlova che nei riff. È un suono personale che i russi condiscono con un’energia ammirevole e soprattutto un songwriting maturo e variegato, che scongiura ogni rischio di omogeneità. Sono questi i valori che rendono l’album dalla qualità media elevata, nonostante la relativa mancanza di hit: soltanto The Fatal Scythe, Cry.Pray.Die, Bow! Run! Scream! e la title-track riescono a spiccare. Ma a parte questo difetto e qualche sbavatura che gli impediscono di raggiungere il capolavoro, Game On è un ottimo album, che farà la felicità dei fan del death e del thrash, in special modo quelli stanchi dei soliti cliché!

La recensione completa:

Dalle pagine di Heavy Metal Heaven, ho spesso sottolineato il mio scarso amore per il revival del thrash metal di questi ultimi anni. L’ho sempre trovato troppo derivativo e di conseguenza sterile, senza riuscire a riproporre la stessa spontaneità e la stessa energia di chi negli anni ottanta ha reso grande il genere. Per fortuna però, nel mondo del thrash attuale non ci sono solo nostalgici, ma anche chi cerca di fare qualcosa di diverso: è il caso dei Pokerface (che nonostante il nome, nulla hanno a che fare con la musica di Lady Gaga). Nati a Mosca nel 2013, hanno pubblicato due anni dopo il loro esordio Divide and Rule; è invece di quest’anno il secondo lavoro Game On, uscito alla fine dello scorso maggio. Il suono dei russi è, come accennato, un thrash metal a cui non mancano suggestioni anni ottanta, ma guarda anche oltre. Non solo i Pokerface inglobano sonorità metal moderno, ma condiscono il loro stile con copiosi influssi death, presenti sia nei riff che nella voce di Alexandra “Lady Owl” Orlova, di norma urlata e riottosa per virare però a volte su un growl feroce. Si tratta di un suono che pur non rappresentando una radicale innovazione ha una sua buona personalità; in più, i Pokerface lo sostengono con molti particolari ben riusciti, come ad esempio un’energia ammirevole. Il vero segreto di Game On è però il songwriting maturo e variegato dei russi: pur senza grandi cambi di coordinate, riesce sempre a variare sul tema e non far quasi mai sentire l’effetto già sentito lungo tutto l’album. In un mondo come il metal odierno in cui l’omogeneità affligge tantissimi gruppi, ciò rende i Pokerface sopra alla media. Lo stesso vale per Game On: se alcune sbavature e la mancanza di qualche pezzo topico in più gli tolgano la possibilità di raggiungere il capolavoro, parliamo lo stesso di un ottimo lavoro!

Si parte da un breve intro melodico e malinconico dai toni quasi heavy, ma è una falsa premessa. Presto la opener The Bone Reaper diventa macinante ma si mantiene ancora preoccupata, un’impostazione che tornerà lungo la sua durata. La norma principale è invece più disimpegnata: alterna momenti più diretti e potenti, thrash a tutti gli effetti – seppur  Lady Owl sfoderi il growl – e  altri più vorticosi e cupi, di influenza death. Si cambia verso invece poco prima di metà, quando il pezzo, pur mantenendo le stesse coordinate, si fa meno teso, con la cantante che vira all’urlato pulito e una base più nervosa ma senza lo stesso tiro di prima. Spuntano così tratti più melodici e anche quelli più potenti esprimono più impatto che frenesia. Pian piano questa tendenza si prende il sopravvento: la frazione di tre quarti, ripiena dei buoni assoli di Xen Ritter, è melodica e ha anche un certo pathos, sia nei momenti più calmi che in quelli che riprendono la prima parte, che solo nel finale torna a pestare. Abbiamo insomma un pezzo diviso a metà tra due anime, però ben mescolate e senza grandi spigoli: si tratta di un’ottima opener, tortuosa ma molto coinvolgente. Giunge quindi in scena The Fatal Scythe, che rispetto alla precedente si rivela subito molto più dinamica, lineare e dritta al punto. La norma principale è veloce, alterna momenti esplosivi e altri vorticosi di gran impatto: è questa la base dei ritornelli, resi ancora più aggressivi dalla frontwoman. Più sottotraccia sono invece le strofe, cupe, striscianti e più lente: sono però il perfetto contraltare dei refrain, e contribuiscono a lanciarli al meglio. Completa il quadro una parte centrale più o meno dello stesso tono, che inizia cupa ma dilatata per poi farsi sempre più tempestosa e aggressiva, con toni da thrash moderno ben in vista. Si tratta del giusto completamento per una canzone semplice ma splendida, che non solo è adatta come singolo (non ideale, visto che i Pokerface ne hanno girato il video) ma risulta anche uno dei picchi di Game On!

Play or Die si gioca tutta sulla velocità, con un riffage circolare che varia spesso tra momenti più grassi e potenti e altri dissonanti. È questo che regge l’intera traccia, sia nelle lunghe strofe, incalzanti e rapide, sia nei ritornelli, più cupi e con un retrogusto death, sia negli stacchi veloci presenti. Si tira il fiato solo per alcuni brevi breakdown che servono peraltro a lanciare la fuga successiva e non danno fastidio al dinamismo generale: ciò viene meno solo nel finale, che rallenta per una breve coda cupa. Stavolta però la musica fluisce liscia, piacevole ma senza lasciare granché il segno: di conseguenza, per quanto sia godibile e non abbia nulla di sgradevole, scompare un po’ rispetto agli altri brani. Come la opener, anche Blackjack prende vita da una frazione iniziale melodica e quasi malinconica. Stavolta però non è una falsa premessa: per lunghi tratti la musica ha dalla sua una certa carica emotiva, con Lady Owl che urla in maniera quasi disperata e armonizzazioni e melodie che tornano. A volte questa falsariga si esprime in passaggi veloci e nervosi, mentre altrove il tempo scende con l’aggressività, a parte per quanto riguarda la voce lancinante della frontwoman. Questa norma si alterna a volte con frazioni più rutilanti e disimpegnate, in uno strano connubio che però funziona sempre bene, grazie a un songwriting molto attento e di qualità. Buona anche la frazione centrale, che unisce la potenza del primo con l’intimismo del secondo, ben rappresentato dall’assolo di Xen Ritter. È un’altra bella sezione per una traccia strana ma di alto livello! Anche Straight Flush all’inizio sembra aperta, con un breve intro veloce e potente ma senza aggressività. Poi però i Pokerface svoltano su qualcosa di più cupo e cattivo, che pende sul loro lato death: si tratta di fughe serrate e cupe, che a me hanno ricordato i misconosciuti Merlin –forse non un caso, visto che anche loro sono russi e hanno una donna alla voce. Tra una di queste progressioni e l’altra trova posto una norma più rilassata e potente a livello ritmico, seppur sia sempre una certa cupezza a dominare. È la stessa che si può sentire anche al centro, lento e quasi tombale, con in evidenza le tante melodie delle chitarre di Xen Ritter e Whitevad che si intrecciano: perderà in potenza, ma compensa in fatto di atmosfera. Insieme al finale, che unisce le stesse suggestioni a qualcosa di più thrashy, è l’unica variazione per un brano per il resto lineare ma di gran impatto: non sarà tra i migliori di Game On, ma svolge bene il suo compito!

Anche Cry.Pray.Die ha molte influenze death: lo mostra quasi subito, quando dopo un intro più classico vira su una norma truce e aggressiva, con il growl di Lady Owl e un riffage di impatto assoluto. Questa falsariga si fa sempre più potente e tempestosa nell’evoluzione, per poi confluire in ritornelli rallentati. Ma la cattiveria non scompare: si fa solo più strisciante e minacciosa, grazie a un riffage tagliente come un rasoio e alla frontwoman, davvero feroce.  C’è poco altro di cui parlare a parte un breakdown centrale che riprende in parte i temi già sentiti e li correda con un taglio più arcigno e un assolo disimpegnato. È un altro passaggio valido per un ottimo brano, poco sotto ai picchi del disco! È quindi il turno di Creepy Guests: comincia con un’altra progressione thrash nel trademark dei Pokerface, stavolta con giusto qualche elemento estremo che spunta qua e là. Più che altro le strofe sono centrate sull’impatto: divertenti, l’unico elemento che le perturba sono le urla della cantante. I ritornelli svoltano invece su una norma meno pestata con un riffage molto melodico dal retrogusto quasi melodeath/doom, che insieme al reparto vocale evoca una certa preoccupazione. La struttura però stavolta è più complessa: oltre a questo dualismo, si aprono spesso dei brevi stacchi più obliqui. A tratti riprendono l’anima più death dei russi e la portano in un ambiente molto macinante; altrove invece si tratta di passaggi più aperti, quasi rockeggianti, che straniscono un po’ – ma sono incastrati molto bene nel resto. Anche in generale il pezzo è ben mescolato, e genera un impatto grandioso: ne risulta insomma l’ennesima traccia di buonissima qualità di Game On! All’inizio, la seguente Bow! Run! Scream! può sembrare quasi scontata, il classico pezzo thrash revival, ma poi si sviluppa in qualcosa di diverso. Per lunghi tratti è una cavalcata possente e frenetica, ma che al tempo stesso sa essere catturante, grazie a Lady Owl e a riff senza grandi fronzoli. Lo stesso vale per i chorus, deflagranti e aggressivi ma al tempo stesso catchy. C’è spazio, qua e là, anche per passaggi crepuscolari con un certo pathos: oltre ai bridge, brevi ma efficaci, evocano questo soprattutto i tratti strumentali posti qua e là, che danno al tutto una marcia in più. Abbiamo così un pezzo in apparenza semplice, ma ricco di sfumature: è questo, oltre alle sue melodie di facile presa, a renderlo uno dei migliori del disco!

Jackpot prende vita da un breve intro con la chitarra pulita, inquieto e crepuscolare. All’inizio è rarefatto, ma pian piano si fa più denso fino a esplodere: parte da qui un pezzo di thrash moderno al limite col groove, potente e tempestoso. È  la norma che procede a lungo, sostenendo sia lunghe cavalcate strumentali, molto macinanti e circolari, che le strofe, sempre martellanti grazie anche alla prestazione terremotante del batterista Doctor. Si cambia verso solo per dei brevi stacchi più cupi e di appeal death che ne spezzano un po’ il fluire, ma compensano il rallentamento con una grande carica oscura. Quest’ultima è anche la stessa che anima la parte centrale, davvero cupa con le sue melodie oscure e il riffage ancora roteante e aggressivo scandito da Xen Ritter e Whitevad. È l’unica grande variazione di un episodio che per il resto fila dritto come un treno in corsa, senza troppi fronzoli o variazioni. Poco male, comunque: la qualità è ancora parecchio alta, e se non sarà tra i pezzi migliori del disco, fa comunque una buonissima figura. Siamo ormai alle ultime battute: allo scopo di concludere una scaletta così intensa i Pokerface piazzano Game On, che comincia molto tempestosa e nervosa da un intro pieno di cambi, tutto giocato in velocità. Ancora una volta, però, è una premessa fuorviante: quando entra nel vivo, il brano è meno aperto e cupo, vicino quasi al metal classico per suggestioni. La base è aperta e più tesa al divertimento che ad aggredire: lo si sente bene sia nelle strofe, comunque potenti, che nei ritornelli, a tratti anche frenetici ma comunque aperti e melodici, quasi sensuali nonostante Lady Owl urli parecchio. C’è però spazio pure per un buon numero di stacchi che riprendono la cattiveria iniziale: ancora una volta nonostante la loro diversità si incastrano alla grande nel tessuto del brano. Per questo, oltre che per le melodie che colpiscono nel segno, abbiamo un pezzo che spicca all’interno dell’album che conclude, oltre a situarsi a un pelo dai suoi picchi assoluti!

Come già detto all’inizio, Game On è un grande album, con una qualità media molto elevata che in parte compensa la mancanza di quelle hit in più che possono fare la differenza tra un ottimo disco e un capolavoro. Se quindi il thrash e il death metal fanno per te, e soprattutto sei stanco dei soliti cliché ripetuti fino allo sfinimento dalle tante giovani band poco ispirate, i Pokerface sono un gruppo degno della tua attenzione. Il mio consiglio è perciò di dar loro almeno un ascolto: vedrai che sapranno catturarti all’istante!

Voto: 84/100

Mattia

Tracklist:

  1. The Bone Reaper – 04:22
  2. The Fatal Scythe – 03:44
  3. Play or Die – 03:37
  4. Blackjack – 03:38
  5. Straight Flush – 04:07
  6. Cry.Pray.Die – 03:43
  7. Creepy Guests – 04:26
  8. Bow! Run! Scream!
  9. Jackpot – 04:33
  10. Game On – 03:58

Durata totale: 40:05

Lineup:

  • Lady Owl – chitarra
  • Xen Ritter – chitarra solista
  • Whitevad – chitarra ritmica
  • DedMoroz – basso
  • Doctor – batteria e percussioni

Genere: thrash/death metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Pokerface

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