Ominous Shrine – Ο Δρόμος Της Αποθεώσεως (O Drómos tēs Apotheṓseōs) (2017)

Per chi ha fretta:
I francesi Ominous Shrine sono un gruppo con del potenziale ma che ha peccato di troppa fretta con Ο Δρόμος Της Αποθεώσεως (“O Drómos tēs Apotheṓseōs“ – 2017), uscito giusto qualche mese dopo la loro nascita. Da un lato, il death metal con forte venature black e doom all’insegna del metal più atmosferico è personale, e viene ben supportato con buone doti tecniche, qualche bello spunto e una registrazione caotica ma adeguata al contesto. Dall’altro però all’interno dell’album un ascoltatore tende a perdersi, con poco che rimanga in mente; in più, le canzoni soffrono a tratti di omogeneità e prolissità. In fondo non sono grandi difetti: la scaletta è un viaggio abissale di trentasette minuti in cui brillano un paio di gemme come V.I.T.R.I.O.L. e Katabasis. Sommando pregi e difetti, Ο Δρόμος Της Αποθεώσεως è un album godibile e discreto, anche se la prossima volta gii Ominous Shrine dovranno crescere e risolvere i difetti, se vorranno sfruttare meglio le proprie potenzialità.

La recensione completa:
Come è noto, gli anni che stiamo vivendo sono sempre più frenetici: non c’è mai un momento per fermarsi, si vuole tutto e subito, e la fretta domina. Il mondo del metal non è certo immune da questa tendenza: sono molte le band che esordiscono prima di fare la giusta gavetta. Il risultato sono album immaturi e a volte del tutto scadenti; tuttavia, anche gruppi che potrebbero essere ottimi con questa scelta non sfruttano del tutto il loro potenziale: è il caso degli Ominous Shrine. Nati quest’anno a Lione, in Francia, nel giro di pochi mesi hanno già pubblicato l’esordio Ο Δρόμος Της Αποθεώσεως (“O Drómos tēs Apotheṓseōs”, traducibile più o meno come “il sentiero per l’apoteosi”) , uscito lo scorso primo luglio grazie alla colombiana Goathorned Productions. Da un lato in esso sono presenti elementi positivi, in primis il genere. Quello degli Ominous Shrine è di base un death metal che prende dall’incarnazione classica ma la evolve in un senso molto più espanso, malato e cupo. Merito anche delle forti iniezioni black e doom, provenienti in special modo dalle incarnazioni più atmosferiche dei rispettivi generi: sono mescolate all’anima death in un unicum in cui è difficile separare una componente dall’altra. È uno stile solido e personale: in più gli Ominous Shrine lo supportano con doti tecniche adatte alla situazione, buoni spunti e un suono grezzo, caotico e un po’ piatto, ma adatto agli scopi atmosferici del gruppo. Il risultato è che Ο Δρόμος Της Αποθεώσεως è un viaggio abissale e cupo in un incubo lungo trentasette minuti, che avvolge in maniera discreta. Gli Ominous Shrine però potevano farlo meglio: all’interno del disco un ascoltatore tende a perdersi, e anche dopo tanti ascolti c’è poco che rimanga in mente. In fondo questo non è un problema così grosso, visto che come detto l’esperienza sonora intrattiene al punto giusto; impedisce però ai francesi di esprimersi al meglio delle sue capacità. In più, Ο Δρόμος Της Αποθεώσεως soffre a volte di prolissità e di omogeneità a tratti; in generale, gli Ominous Shrine sembrano non essere ancora del tutto maturi. Ed è un peccato, contando che comunque la sostanza e il talento sembra non mancare loro, anzi.

Il viaggio comincia da Intro, dai toni rituali e oscuri. Si parte con dei cori cupi in lontananza, a cui poi si uniscono percussioni ossessive e un giro di chitarra echeggiato, lontano, che dà al tutto un tono più sinistro. È un preludio un pelo lungo – tre minuti abbondanti mi sembrano un po’ eccessivi – ma che a parte questo apre in maniera adeguata Ο Δρόμος Της Αποθεώσεως. È quindi il turno di V.I.T.R.I.O.L., opener vera e propria che entra subito nel vivo come un brano death metal macinante e di gran potenza, seppur l’oscurità abissale prevalga sulla potenza musicale. È un’anima che lungo il pezzo a volte si accentua anche di più, col batterista Tom che sfodera il blast beat e ritmiche davvero martellanti. C’è spazio inoltre per una certa variabilità, con momenti più dominati dalle ritmiche e altri invece da melodie oscure e dissonanti. Trovano posto nel brano anche stacchi più rallentati, che pur perdendo di impatto guadagnano molto in fatto di atmosfera. In principio sono brevi, ma poi questa falsariga prende il sopravvento nella seconda parte, con una lenta progressione che alterna momenti molto arcigni, doom/death dei più catacombali, e altri freddi e penetranti, a tinte black. In ogni caso, le due parti si uniscono in un affresco molto avvolgente, uno dei picchi assoluti dell’album! Katabasis esordisce poi da dove la precedente si è fermata: risulta subito lenta, addirittura placida, con in evidenza fraseggi  da black atmosferico. Sembra che tutto il pezzo debba muoversi in questa direzione quando la musica fugge di colpo per una cavalcata macinante di un death arcigno, che ricorda quasi l’incarnazione svedese. Queste due anime si alternano più volte, prima che al centro gli Ominous Shrine cambino direzione verso una lunga frazione ancora a tinte doom, lenta ma minacciosa, con il lead di Xahaal che le dà ancora una volta un tono glaciale. Sembra quasi che il pezzo debba concludersi così quando invece scatta una frazione ancor più pestata e feroce, che devasta senza pietà ogni cosa sulla sua strada. È uno sfogo che dura poco, prima di lasciar spazio a qualcosa di più espanso e ancora oscuro: è una coda che riprende l’anima iniziale e la rende più catacombale, eterea, dissonante. L’unione tra queste due parti è vincente: abbiamo un brano di alto livello, poco distante dal precedente!

Stase prende vita ancora molto lenta e persino più espansa della media di Ο Δρόμος Της Αποθεώσεως, con un caos di tanti echi diversi sulla base ritmica data da Tom e il growl di Seb che quasi si perde al suo interno – ma dà una grande spinta all’atmosfera. Se questi elementi rimangono più o meno sempre, la musica subisce pian piano un’evoluzione, attraversando momenti più vorticosi e densi, altri rarefatti e desolati, altri ancora maligni e oscuri. Di norma il tutto funziona alla grande, avvolgendo l’ascoltatore in un’aura plumbea, pesante, quasi claustrofobica. Peccato solo per quei passaggi che punteggiano la traccia ogni tanto, che ne disturbano il dinamismo e limitano un po’ la magia del resto – come anche lo scatto finale, che sembra un po’fuori posto . Ma a dispetto di ciò, abbiamo un brano di fattura più che discreta, che non sfigura troppo dopo l’uno-due che l’ha preceduta. Anche la successiva Macrocosme prende vita lenta, ma poi gli Ominous Shrine salgono un pochino di ritmo e di potenza. Ne risulta un mid-tempo di gran cupezza, con un riffage death/doom che va avanti a lungo, ossessivo ma di ottima efficacia. Questa base si alterna spesso con alcuni stacchi più rarefatti e black, come quello iniziale, che stavolta però non incidono granché, specie quando si sviluppano più a lungo: fanno perdere di focus al complesso, che a tratti sembra quasi confuso. Ciò succede specie nel finale, lungo e prolisso, che alla fine viene parecchio a noia. Più valida invece la frazione che la precede, con la sua fuga black fredda e macinante, che colpisce al punto giusto. Sommando pregi e difetti, abbiamo un brano non spiacevole, ma che quasi scompare all’interno dell’album, e non lascia granché traccia di sé.

Ascension Extatique parte da un intro quasi esitante, che ci mette molta calma per entrare nel vivo – un’essenza che si ripeterà poi anche nel finale, anch’esso molto espanso. Quando ciò succede, abbiamo un brano vorticoso, che nella sua progressione scambia momenti leggermente più calmi, con a dominare il lead circolare e molto lugubre di Xahaal, e altri più veloci e arcigni. Si cambia verso solo poco prima di metà, con una frazione più cupa e doomy, densa di passaggi, di melodie dissonanti, di cambi di ritmo, che la rendono il momento più orrorifico del pezzo. Anche il resto però non è da meno: a dispetto di un pelo di già sentito, abbiamo comunque una traccia avvolgente e godibile al punto giusto. Siamo ormai alla fine dei giochi per quanto riguarda Ο Δρόμος Της Αποθεώσεως, e gli Ominous Shrine per l’occasione scelgono Ain Soph Aur. Come la precedente, anch’essa ha un intro molto espanso e lento ad andare al punto, seppur stavolta sia più arcigno e d’impatto. Quando poi la cortina si solleva, spunta un episodio che su una base ritmica profonda, abissale, schiera una melodia sinistra e dissonante ma addirittura di facile presa – ed è tipo la prima volta nel disco! Parliamo di un’impostazione di gran impatto; peccato che poi gli Ominous Shrine partano per la tangente, per una frazione centrale veloce con momenti brillanti ma altri insipidi, per un risultato a tratti confuso e privo di mordente. In fondo però è un difetto da poco per un pezzo che riprende in breve la sua facciata precedente e la sviluppa anche meglio, per una lunga coda ossessiva e oscura, grazie anche alla voce Seb e agli echi che lo aiutano – che poi prendono il sopravvento nell’inquietante outro a tinte ambient. È la parte migliore di una canzone non trascendentale ma discreta, resa dai suoi pregi e difetti il perfetto manifesto dell’album che chiude.

Come forse avrai intuito da quanto ho scritto fin’ora, Ο Δρόμος Της Αποθεώσεως è un album molto difficile: necessita tantissimi ascolti per essere assorbito a pieno, tanto che nemmeno io credo di esserci riuscito). Se però sei disposto a farlo, io te lo consiglio: troverai un lavoro godibile e di discreta qualità.  È anche vero che, come detto, gli Ominous Shrine non sono immuni da difetti: hanno anzi molta strada davanti a loro. Contando però che esistono da così poco, è comprensibile che non abbiano trovato la perfetta quadratura del cerchio – e anzi, quest’album è già un risultato incoraggiante. Insomma, penso che i francesi siano un gruppo da tenere d’occhio, in prospettiva futura.

Voto: 72/100

Mattia

Tracklist:

  1. Intro – 03:12
  2. V.I.T.R.I.O.L. – 06:15
  3. Katabasis – 06:55
  4. Stase – 05:18
  5. Macrocosme – 04:51
  6. Ascension Extatique – 04:19
  7. Ain Soph Aur – 06:38

Durata totale: 37:28

Lineup:

  • Seb – voce e chitarra ritmica
  • Xahaal – chitarra solista
  • Dimholt – basso
  • Tom – batteria

Genere: death/black/doom metal
Sottogenere: atmospheric black/doom metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Ominous Shrine

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