Breaking Samsara – Light of a New Beginning (2017)

Buon pomeriggio a tutti i nostri lettori. Con il freddo che si fa sentire sempre di più ogni giorno che passa, oggi abbiamo deciso di affrontare con coraggio il tempo impervio per portarvi in Germania, patria dei Breaking Samsara e del loro ultimo lavoro, Light of a New Beginning.

  Questa band nasce a Emden nel 2010 e già nel 2011 sforna il primo lavoro. Solo dopo alcuni cambiamenti di line-up e un periodo di silenzio, i Breaking Samsara decidono di dare una svolta al proprio destino e rendere la propria presenza più decisa sul palcoscenico musicale della madrepatria, crescendo e trovando il proprio stile e spaziando dai piccoli club di Amburgo, fino alla Sparkassen Arena. Light of a New Beginning viene alla luce lo scorso 29 settembre grazie alla Boersma Records e mostra come la band abbia deciso di uscire anche dalla comfort zone del proprio stile per esplorare nuovi orizzonti, con tinte più progressive e un suono più moderno e meno classico.

Restless Night è l’inizio nell’album di questi cambiamenti. Qui siamo decisamente su un territorio più sul metal andante, con una batteria incisiva e sezioni acute da parte del cantante, con il tutto che ci trasporta in uno stile composito che ricorda molto gli anni 80, decennio grandioso per il rock in generale. La traccia non risulta pesante, ma anzi godibile soprattutto per il cambio non costante imposto sui ritmi. Bel lavoro quello di chitarre e batteria. Rebel at Heart presenta un inizio con batterie e chitarre, invece che con un più immediato attacco della voce come Restless Night. Le sezioni post inizio sono più tranquille rispetto alla traccia precedente, il brano è piuttosto godibile e ci fa vendere come l’elemento metal sia dosato in ogni sua parte già dalle prime tracce con una predilezione verso uno stile più leggero e frizzante.

Light of a New Beginning presenta una particolare combinazione inusuale di tastiere e chitarre e solo in un secondo momento si aggiunge la batteria per creare una traccia intrigante. Con l’inizio vocale ci avviciniamo alle caratteristiche che ci aspetteremmo da una band del genere, soprattutto su chitarra e basso. Molto spazio viene lasciato agli strumenti tra strofa e ritornello. La voce tende a mantenersi su sezioni vocali più acute che basse e molto belli sono i passaggi di tastiere e i virtuosismi di essa combinata con la chitarra e con la batteria, che dà un ottimo ritmo accelerato man mano che si avanza. Da notare anche la combinazione basso/tastiera a due terzi della traccia. In Bye Bye Baby i piatti di batteria si combinano con le tastiere in un ritmo che sembra tranquillo, ma in realtà basta poco per accendersi. Le note di chitarra da leggere diventano schitarrate più incisive e inoltre abbiamo anche un gioco sulle doppie voci. Bello anche il ripetersi della sezione iniziale all’inizio delle strofe in una serie di sezioni calme che conducono poi a quelle più frementi. Abbiamo anche una contrapposizione sulle stesse sezioni di voci che vanno contemporaneamente a velocità diverse. Money Ain’t Worth a Dime si mostra invece note di chitarra elettrica, quasi distorta lungo lo spazio di propagazione, che si accompagna al basso e alla batteria quasi subito in modo prepotente. La voce cambia connotati in questa traccia, diventando più cupa e quasi tenebrosa. A questa tenebra vocale si contrappongono le sezioni strumentali più acute e frizzanti, creando un bilanciamento particolarissimo ma che sembra funzionare davvero per la band. La batteria a tratti si fa molto più pesante e quasi distruttiva, creando una miscela peculiare al tutto. Time for Things to Change ha un inusuale inizio con pianoforte, un contrasto quasi brutale rispetto al brano precedente, dove alle note di pianoforte si accompagna la voce principale con un che di Axl Rose quasi. La batteria è appena accennata con i piatti che risuonano qua e là senza farsi troppo notare. Solo in un secondo momento quest’ultimo strumento con chitarra e batteria si fa davvero sentire con il resto degli strumenti, trasformando una traccia che sembrava solo una performance voce/pianoforte in qualcosa di più complesso. Da notare che la band riesce a mantenere bene l’attenzione dell’ascoltatore anche su tracce che hanno una durata superiore ai canonici 3 minuti e mezzo massimo.

End of a Hero è una traccia di quattro minuti scarsi che ci trasporta in un tumulto di chitarre, batteria e voce rendendo evidente la natura nettamente più aggressiva della musica dei Breaking Samsara. Si tratta tuttavia verso la fine dell’album: il brano infatti non ha nulla di più né nulla in meno rispetto alle altre tracce, se non una sperimentazione su varie intonazioni da parte del cantante. In Scarsoul, ultima traccia, i toni si mostrano più decisi e metal andante. La chitarra suona impietosa, i ritmi sono veloci e senza tregua, la batteria dà ritmo senza stancarsi. Si tratta di una traccia molto più attiva rispetto alla precedente, tuttavia le note di tastiera non sono mai troppo lontane, anzi, quasi si amalgamo con la chitarra e le sue sezioni più incisive. Si tratta di un brano che ci porta al traguardo della fine dell’album. Un arrivo che dura poco più di sette minuti in cui gli strumenti – sia vocali che avocali – si abbandonano ad ogni tipo di virtuosismo in linea con lo stile imposto su questa traccia.

In questo caso, non si tratta di un album che appartiene al rock di stampo classico, progressivo o altro. Abbiamo di fronte a noi un album più sperimentale rispetto ad altri ascoltati spesso per le nostre recensioni. Evidenti sono sicuramente gli accenni più sinfonici improntati a uno stile che tende agli anni ’80, con una componente quasi metal e jazz data dalle tastiere che risultano essere sicuramente l’elemento più intrigante lungo il corso dell’album. Alcuni accorgimenti, come nella traccia Money Ain’t Worth a Dime, risultano forse un filo troppo azzardati, ma il bello di questa band è che ama molo sperimentare a quanto comprendiamo dall’album. Si tratta di un album particolare che non a tutti potrebbe piacere. Bisogna sempre far notare la presenza di alcune pecche, come un po’ troppo azzardo sulle sperimentazioni e un po’ troppo protagonismo delle chitarre, tuttavia si tratta di questioni piuttosto superabili nel complesso.
Alla prossima!

Voto: 80/100

Valetrinity

Tracklist:

  1. Restless Nights – 03:49
  2. Rebel At Heart – 04:03
  3. Light of a New Beginning – 06:03 
  4. Bye Bye Baby – 04:35
  5. Money Ain’t Worth a Dime – 05:28 
  6. Time for Things to Change – 05:15
  7. End of a Hero – 04:10
  8. Scarsoul – 07:03

Durata totale: 41:26

Lineup: 

  • Jan Reinert – voce e chitarra
  • Lenny Gößling – tastiere e organo
  • Matze Frerichs – basso
  • Hauke Lübben – batteria 

Genere: hard rock
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Breaking Samsara

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