Nortt – Graven (2007)

Per chi ha fretta:
Nortt, one-man band dell’omonimo polistrumentista danese, si è sempre distinta per qualità, come dimostra per esempio il demo Graven (uscito originariamente nel 1999, ma rimasterizzato nel 2007). Seppur il suo suono sia un po’ meno nichilista e un po’ più “umano” rispetto agli album successivi, si tratta di un lavoro molto coinvolgente nella sua aura nichilista e cupa evocata dal suo funeral doom/depressive black metal con influssi ambient. Lo si può ben sentire in una scaletta tutta di alto livello, in cui spiccano pezzi come l’ossessiva Gravfred e la depressiva De Dødes Kor. E se un po’ di ripetitività lo limitano leggermente, non è poi un gran problema: seppur non sia il migliore della carriera di Nortt, Graven è un piccolo capolavoro nel suo genere!

La recensione completa:
È notizia di pochi mesi fa: Nortt, il progetto dell’omonimo musicista danese, sta per tornare con il suo nuovo album Endeligt, in uscita il 29 dicembre sotto la nostrana Avantgarde Music. È un piccolo evento, considerando che si tratta del suo primo album da dieci anni a questa parte(l’ultimo è stato lo splendido Galgenfrist, datato 2007), e che la carriera della one-man band non è mai stata molto prolifica in fatto di uscite. Ma ascoltando la musica di Nortt, si capisce che c’è un motivo: il musicista ha sempre privilegiato la qualità, più che la quantità, e questo fattore non manca in nessuno dei suoi dischi, nemmeno in quelli minori. È per esempio il caso di Graven, terzo demo della sua carriera uscito nel 1999 – ma questa recensione si basa sulla versione ripubblicata da Red Stream Inc. nel 2007. Si tratta di un demo di gran qualità sotto molti punti di vista, dalla registrazione – che pure potrebbe essere frutto della ripulitura di questa nuova versione – alla qualità della musica in sé, e questo nonostante le piccole differenze rispetto agli album successivi (ma non parlerei di immaturità, anzi). Rispetto ai full-lenght degli anni duemila, alienati e del tutto fuori dal mondo in maniera estrema, Graven presenta ancora degli scampoli di umanità e musicalità. Ma questo in fondo significa poco, dato che già all’epoca Nortt era puro nichilismo: parliamo sempre di un funeral doom/depressive black metal espanso e lentissimo, che sfora spesso nell’ambient. Per quanto non sia glaciale come in futuro, questo genere rende Graven un viaggio funereo, avvolgente e nero come la notte lungo quaranta minuti abbondanti. E se ogni tanto Nortt tende a essere un po’ ripetitivo, non è un grande problema: visti i suoi intenti atmosferici, questa sua essenza risulta pesante solo in certi momenti. E anche a dispetto di questa lieve pecca, Graven è un piccolo capolavoro di questo genere, con poco da invidiare agli album più celebrati del musicista danese.

Come dice i titolo, Graven – Intro è un preludio a tinte ambient black metal, ripetitivo e infelice, che accoppia un fraseggio di tastiera lento e lacrimevole a una base di chitarra indistinta. Anche se dura meno di due minuti, è il perfetto inizio per l’album con lo stesso nome, prima che Gravfred entri in scena anche più alienata e chiusa. Abbiamo una lunga progressione molto lenta ad andare al punto, con un intro infinito e ipnotico che evoca un’oscurità davvero densa. È la stessa che prende corpo anche quando entra in scena la parte principale, lentissima e molto sinistra. È una norma ossessiva che va avanti a lungo e compare più volte lungo tutta la canzone, seppur con qualche sfumatura tra momenti più minacciosi e altri più lancinanti. Ogni tanto però si aprono dei momenti più lenti, senza ritmo, solo chitarre black metal che si incrociano in un vortice caotico e deprimente. A parte questo, non c’è altro in un pezzo che però riesce lo stesso ad avvolgere benissimo nei suoi quasi dieci minuti: è insomma un’apertura coi fiocchi. Sørgesalmen ha quindi un intro con un pianoforte che dà una mano notevole alla desolazione e all’infelicità generale – seppur già di suo il muro di lente chitarre iniziale ne evochi molta – e continua anche quando il tutto si fa persino più etereo. È da questo mare indistinto che pian piano esce fuori il pezzo vero e proprio, dominato da un lead di chitarra distortissimo e struggente. Si stabilisce così una norma veloce (almeno per gli standard di Nortt: il tempo di batteria è medio-basso) e ossessiva, semplice ma che come da norma del musicista danese penetra dritto in mente, evocando i demoni peggiori presenti al suo interno. La metà migliore del pezzo è però la seconda: dopo un intermezzo vuoto e freddo, di puro black ambient, la traccia riparte riprendendo il giro del piano iniziale, per un effetto lacrimevole e intenso, nonostante il tutto sia ancora espanso e freddo. Da notare anche la conclusione, che dopo un altro passaggio vuoto e caotico riprende la norma iniziale: è il gran finale di un’altra traccia di gran valore, poco sotto alla precedente.

Dopo un altro intro di pianoforte – stavolta in solitaria – Sidste Vers prende il via come ancora col classico nichilismo di Nortt, ma più melodica della media di Graven. Sin dall’inizio la freddezza è minore, e le melodie tendono a essere più accoglienti, nonostante l’atmosfera sia ancora oscura al massimo e il growl del musicista danese graffi sempre. La norma inoltre è destinata a diventare sempre più alienante nella progressione: ciò accade con gli stacchi ambient che appaiono qua e là, resi abissali dalla semplice melodia della chitarra che li regge. Momenti più melodici e altri più glaciali si alternano più volte lungo il brano, con in più una lieve evoluzione: per esempio, i primi si fanno anche più melodici e caldi rispetto a prima, mentre i secondi a tratti perdono la natura ambient con l’ingresso della sezione ritmica. Il contrasto funziona molto bene, anche se la parte migliore del pezzo è quella sulla tre quarti, che unisce i due mondi in qualcosa di lacrimevole e intenso, ma al tempo stesso disperato e cupo. È il momento migliore di una traccia tutta di ottima qualità, che di sicuro non sfigura in un album di questo livello: al contrario, non è nemmeno troppo lontana dai suoi picchi! Va però ancora meglio con De Dødes Kor, che inizia subito col suo giro principale, ancora una volta semplice ma splendido, con in evidenza una dissonanza desolante e apocalittica da veri brividi. È un fraseggio che accompagna una bella fetta nel pezzo, bene in mostra sia nei momenti vuoti, con solo degli echi inquietanti in sottofondo, sia in quelli più estesi nella seconda parte, con chitarra e tastiera a sottolineare il mood plumbeo e alienato che si crea. Ciò però si alterna però con tratti più densi e orientati verso il depressive: coi loro intrecci tra riffage e lievi echi di chitarra pulita in sottofondo, ancora una volta sono lancinanti e intensi, e avvolgono alla grande. Lo stesso si può dire di quei momenti più lineari in cui lo stesso arpeggio, lento e malinconico, viene fuori con più chiarezza, dando un altro tocco di depressione al tutto. Sono tutti particolari uniti alla grande, e il risultato non poteva che essere grandioso: abbiamo una canzone splendida, depressiva e avvolgente ai massimi termini, uno dei pezzi migliori del disco con la opener! A questo punto, non c’è rimasto spazio che per Graven – Outro, con cui il disco si chiude più o meno come si era aperto: si tratta di una traccia ambient che riprende gli stessi temi della tastiera su un caos di chitarre. È un pezzo che non serve poi a molto, ma come conclusione in fondo è più che adeguata.

Per quanto mi riguarda, è davvero difficile valutare razionalmente un album così alienato, nichilista, lento e soprattutto minimale come Graven. Lasciandosi andare al flusso cupo di musica che Nortt crea, però, l’esperienza sonora è sempre fantastica: ed è questo a rendere quest’album  – e gli altri venuti poi – dei capolavori. Se quindi ne avrai la possibilità, il mio consiglio è di recuperarlo a tutti i costi: non sarà il migliore della carriera del musicista danese, ma è lo stesso una piccola gemma e merita tantissimo.

Voto: 92/100


Mattia

Tracklist:

  1. Graven – Intro – 01:43
  2. Gravfred – 09:52
  3. Sørgesalmen – 09:48
  4. Sidste Vers – 11:33
  5. De Dødes Kor – 07:14
  6. Graven – outro – 01:52

Durata totale: 42:04

Lineup:

  • Nortt – voce, tutti gli strumenti

Genere: black/doom metal
Sottogenere: depressive/ambient black/funeral doom metal

Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale di Nortt

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