Mesmur – S (2017)

Per chi ha fretta:
S (2017), secondo album della band internazionale Mesmur, è un album molto interessante nonostante qualche difetto. Il loro funeral doom metal con influenze death si segnala soprattutto per gli elementi spaziali; da questo punto di vista, però, ogni tanto i gruppo sembra avere un po’ il freno a mano tirato. È il principale difetto, insieme a un po’ di prolissità e una lieve tendenza a perdersi, di un album che per il resto è ben fatto, sia per quanto riguarda l’atmosfera che per potenza. Sono questi elementi a rendere godibile una scaletta lunga ma senza troppi punti morti, in cui spiccano la maestosa Exile e l’espansa Distension. E così sommando pregi e difetti S è un buonissimo album: poteva forse essere un capolavoro, ma a un fan del funeral doom piacerà anche così.

La recensione completa:
Ascoltando musica uscita negli ultimi anni, a volte ho l’impressione che molte band tendano a limitarsi molto quando si tratta di sperimentare. Sembra quasi che abbiano il timore di osare troppo e scontentare così il pubblico (che in effetti a volte sa essere molto tradizionalista, ma non sempre è detto). Per esempio, è questa la mia sensazione ascoltando S, secondo album dei Mesmur (band nata nel 2013 e di base in Australia ma con anche membri internazionali, tra cui il bassista sardo Michele Mura) uscito lo scorso 15 settembre. Il loro funeral doom metal con alcune accelerazioni e qualche elemento death di base è molto interessante, specie per quanto riguarda elementi “spaziali” come i cori, le tastiere e alcuni elementi di influenza drone. Ma i Mesmur sembrano un po’ frenati: questo lato fantascientifico compare a tratti e viene un po’ lasciato a sé stesso: a mio avviso, poteva essere esplorato meglio. È il principale difetto di S insieme alla tendenza, ogni tanto, a perdere un po’ il filo del discorso musicale e a un velo di prolissità a tratti: tre problemi che però per fortuna non incidono troppo sul risultato finale. Parliamo sempre di un album valido, il cui punto di forza – come forse è anche ovvio – è nelle atmosfere: oltre che spaziali sono cupe, profonde e variegate, e avvolgono quasi sempre bene. Non che il lato musicale sia da meno, però: la potenza è ben curata, e certi passaggi colpiscono a meraviglia. Nonostante i difetti, insomma, S è un album di buonissima qualità, un viaggio oscuro di quasi un’ora tutto da percorrere!

La opener Singularity inizia subito lentissima e abissale, con una norma resa cupa non solo dal potente riffage di Jeremy L, al tempo stesso dilatato e tagliente, ma anche dai cori alle sue spalle. Pian piano la scena tende ad addensarsi:  tra il profondo growl di Chris G, lontano ed espanso, gli effetti distorti e le melodie dissonanti che appaiono a tratti, ci si ritrova davanti a un panorama ricco, quasi caotico ma molto avvolgente. Nella sua evoluzione, il brano ondeggia spesso tra tratti più potenti e densi di strumenti e altri rarefatti, resi spesso spaziale dalle tastiere dissonanti di Jeremy L. In più, i primi tendono a progredire, alternando momenti più arcigni e lenti, da funeral doom – ma a volte anche con un certo pathos – e altri più rapidi, che variano tra influssi death e qualche venatura melodica, a tratti persino sinfonica. La musica procede per lunghi minuti, sempre guidata dalle belle melodie oblique della chitarra, che aiuta il brano a risultare compatto e a evitare forzature. Dall’altro lato, è vero che ogni tanto i Mesmur tendono a essere un po’ prolissi: oltre ad alcuni passaggi al centro, né è un buon esempio l’espanso l’outro. Si tratta di quattro minuti di arpeggi di chitarra pulita e fuzz dilatati che potevano essere dimezzati, specie nel finale in cui gli effetti prendono il sopravvento – per quanto anche così l’effetto non sia malaccio. E in ogni caso non è un gran difetto per una traccia di qualità più che buona, che apre S in maniera adeguata. Va però meglio con Exile, che comincia placida ma crepuscolare, con un intro ancora di echi che reggono la chitarra acustica, per un’inquietudine delicata e sentita che ricorda certe cose degli Skepticism. È la stessa sensazione che si ha quando si entra in un panorama plumbeo, molto cupo, ma in qualche modo anche tranquillo, accogliente, persino trionfale. Le note più positive però pian piano tendono a lasciare la scena, sostituite da toni più oscuri, dati dal riffage, dalle tastiere dissonanti e dal growl di Chris G; rimane in scena a lungo giusto un certo pathos, che però scompare nella parte centrale. All’inizio è un monolite cupo, catacombale, spoglio con solo il riffage sulla sezione ritmica, poi si fa ancora più alienato e chiuso con l’ingresso di una chitarra pulita ed echeggiata che col tempo rimane in solitaria. È la base di partenza per un lungo crescendo: all’inizio se la prende molto con calma, ma col tempo la comincia a farsi più potente e nervoso. Dopo lungo tempo, così si arriva fino a un apice nel finale, dove la norma diventa travolgente e quasi epica, nonostante la velocità media ancora tutt’altro che alta (ma John D ci mette del suo col doppio pedale per rendere il complesso vorticoso). È il momento migliore di un brano che anche per il resto è di gran qualità: abbiamo senza alcun dubbio il picco assoluto del disco!

Un altro intro espanso, composto stavolta di loop e suoni arcigni, poi entra in scena una chitarra pulita ma molto echeggiata e sinistra. È il giusto preludio per Distension, che a un certo punto deflagra non solo lentissima ma strisciante e lugubre, con un tema principale quasi orrorifico. È una norma asfissiante, che va avanti per molto tempo prima che i Mesmur decidano di cambiare strada: anche allora però la loro musica non diventa certo rassicurante. Ne viene fuori invece una progressione che incolonna una serie di passaggi per nulla rapidi ma incalzanti, di grandissima tensione, solo di tanto in tanto inframmezzati da frazioni più espanse e d’atmosfera. È una falsariga molto avvolgente, che crea un’atmosfera grandiosa: l’unico suo difetto è che dura troppo poco! Ma in fondo questo non dà troppo fastidio: il brano avvolge ancora a meraviglia quando, a metà, vira su una norma più eterea e dilatata, che pende più sul lato funeral del quartetto. È un lungo momento molto lento, in cui dominano i fuzz, le tastiere e gli effetti espansi di Jeremy L, che creano intorno alla base rarefatta un’aura decadente e oscura, avvolgente alla grande. Ottima anche l’evoluzione, in cui la chitarra torna protagonista e man mano si riprende la scena con dissonanze che arricchiscono ancor di più l’ambiente per un gran momento, prima che le sonorità dell’intro ritornino. Nel complesso, abbiamo un’ottima canzone, poco lontana dal precedente per qualità. Dopo tre pezzi tutti all’incirca sul quarto d’ora, nel finale i Mesmur schierano S = k ln Ω, sorta di outro espanso che prende il nome all’equazione di Boltzmann relativa all’entropia. Si comincia da una lunga frazione ambient inquietante, quasi da film horror d’epoca. È una norma che va avanti a lungo, sempre più stridente e densa, finché d’improvviso il quartetto non svolta una norma metal più potente, lenta ma incisiva ed energica. È un passaggio strano, oscuro eppure in qualche modo anche trionfale, reso esotico dai tanti echi diversi – specialmente ambient – che resistono da prima. È una norma che va avanti a lungo, ossessiva, ma senza annoiare, fino a un breve finale di effetti: pur essendo poco più di un outro, come conclusione di un album del genere non è male, anzi si rivela adatto e di buonissima fattura!

Tirando le somme, S è un album valido, godibile e avvolgente per quasi tutti i suoi cinquantacinque minuti. Poteva essere un capolavoro? Forse sì se, come già detto all’inizio, non avesse avuto qualche difetto di troppo – specie il citato “freno a mano tirato” sulla componente più atmosferica e spaziale. Ma in fondo ci si può anche accontentare: se ti piace il genere funeral doom, è lo stesso un ascolto consigliato.

Voto: 82/100

Mattia

Tracklist:

  1. Singularity – 15:06
  2. Exile – 14:35
  3. Distension – 16:24
  4. S = k ln Ω – 06:48

Durata totale: 52:53

Lineup:

  • Chris G – voce
  • Jeremy L – chitarra e synth
  • Michele M – basso
  • John D – batteria

Genere: doom metal
Sottogenere: funeral doom metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Mesmur

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento