Domande e Risposte – Blodiga Skald

L’Italia, si sa, è un paese di paradossi e stranezze, anche in ambiti insospettabili come il folk metal. Qui da noi è un genere è molto bistrattato e spesso considerato minore, ma abbiamo alcuni gruppi di gran livello, riconosciuto persino all’estero. Mi è capitato spesso di recensirli su Heavy Metal Heaven: gli ultimi in ordine di tempo sono i romani Blodiga Skald. Pur senza inventare nulla, il loro esordio sulla lunga distanza Ruhn è un lavoro solido e di ottima qualità, che mi ha spinto, come faccio di solito in questi casi, a chiedere loro di partecipare alla nostra classica intervista. Alle domande hanno risposto – a tempo di record! – tutti i membri della band in ordine sparso: la tastierista e fisarmonicista Tuyla, il cantante Axuruk, il chitarrista Ghâsh, il bassista Rükreb, la violinista Maerkys e il batterista Vargan. Senza altri indugi, largo alle loro parole.

Come prima cosa, vi va di raccontare la storia del vostro gruppo ai lettori di Heavy Metal Heaven?
Tuyla: i Blodiga Skald nascono a Roma nel 2014 da un idea del batterista Nicola Petricca e del chitarrista Daniele Foderaro, si uniscono subito al progetto il cantante Anton Caleniuc, la tastierista Ludovica Faraoni,  il bassista Emanuele Viali e la violinista Vittoria Nagni. L’idea è di far sposare le sonorità del metal più moderno a quelle del folk più spensierato, con un songwriting incentrato sulle (dis)avventure di un gruppo di orchi pronti a tutto pur di squartare altre razze piu “nobili”.
Dopo alcune esibizioni live i nostri decidono di far uscire il primo EP della band, “Tefaccioseccomerda”, nel novembre del 2015; riscuotono un discreto successo sul web, grazie anche alla cover de “La Isla Bonita” di Madonna con annesso videoclip.

Il 26 giugno 2017 esce “Ruhn”, primo album della band, registrato al Trip in Music Studio (John Macaluso), sotto l’etichetta russa Soundage Productions (Arkona, Kalevala). L’estate del 2017 vede la band impegnata a suonare in apertura ai Lacuna Coil (30 Luglio, Zaiet Fest) dopo aver vinto lo Zaiet Contest, affrontare un tour in Romania/Bulgaria (18/26 Luglio) e suonare ad alcuni festival estivi : Celtic Festival Transilvania (Romania) Fjallstein Vikingr fest (Italia) In Da Wood (Moldova, con Jinger e Infected Rain) e il Folk e Metal Fest (Romania, con Arkona).

“Ruhn” è uscito ormai da diversi mesi, e potrete tracciarne un bilancio. Come è stato accolto dal pubblico metal, e come dalla critica di settore?
Axuruk: non ci aspettavamo tutto questo, sia dal pubblico che dalla critica. In senso buono fortunatamente. E’ andato benissimo: recensioni (quasi) sempre ottime e tanto tanto apprezzamento dal pubblico. Menomale!

Come ho scritto nella recensione, il punto di forza del vostro genere è la commistione di tanti influssi diversi, provenienti da diverse scene folk metal del mondo – e non solo. È stato difficile prendere e poi amalgamare tra loro tutti questi elementi?

Ghâsh: sì, mi trovi d’accordo. Non ci siamo inventati nulla ma (forse) siamo riusciti a mescolare bene tantissime influenze folk e non in un solo album, con alcune difficoltà compositive effettivamente, ma alla fine il risultato ci piace!

Anche le atmosfere di Ruhn sono molto curate: passate con grande nonchalance da toni festaioli ad altri epici, e in mezzo è presente tutta una serie di sfumature, a volte mescolate tra loro. Avete lavorato molto per raggiungere questo risultato o vi è riuscito in maniera naturale?
Rükreb: c’è stato un po’ di lavoro dietro, sì, non è stato immediato, ma neppure estremo. Una via di mezzo XD

Un’altra cosa che ho notato nella recensione è che siete una specie “concept band”, che basa i suoi testi su un mondo fantasy popolato in particolare di orchi, che sembrano le vostre “figure di riferimento”. Vi va di approfondire il tema e raccontarci di più a proposito di questo immaginario?
Maerkys: sì, ci siamo inventati un intero mondo fantasy dove si svolgono gli eventi che noi raccontiamo nei nostri brani. Ad esempio “Panapiir” parla di come siamo stati uccisi durante una caccia a degli gnomi da ubriachi! Oppure “Sadness” che racconta la storia di un tradimento, quindi anche i temi variano dal più giocoso al più serio.
Anche noi facciamo parte di questo mondo e delle storie che raccontiamo, ma la funzione che abbiamo è, appunto, quella di cantastorie di questo mondo immaginario.

Domanda classica da intervista: quali sono le vostre principali influenze musicali?
Vargan: sicuramente ci rifacciamo ai gruppi più importanti del folk europeo, come gli Eluveitie, gli Ensiferum, i Fintroll e gli Alestorm, ma ci piacciono anche  gruppi più vicini al death melodico come i Children of Bodom e gli Amon Amarth.

Altra domanda che faccio sempre: ci sono musicisti molto lontani dal folk metal che però amate, o che addirittura riescono a influenzarvi?

Ghâsh: certamente! Siamo influenzati anche da musicisti come Battiato e dall’eurodance alla Eiffel 65 XD!
(Axuruk non è d’accordo)

Nonostante in Italia ci sia almeno una manciata di band che interpretano il genere in maniera ottima, siamo un paese in cui il folk metal è poco amato e spesso bistrattato. O almeno, questa è la mia impressione: come la vedete, dall’altro della vostra esperienza?
Axuruk: a noi non è che ci importi più di tanto, basta che ci sia caciara!
Maerkys: Più seriamente, credo che il folk in Italia non abbia la stessa presa come in altri paesi, soprattutto nell’Est Europa, in quanto da noi manca un po’ la cultura del folk tipico che è stato poi assorbito nel metal. Se esistesse una sorta di tarantella-metal, forse le cose sarebbero un po’ diverse!

Quali sono i progetti futuri dei Blodiga Skald?
Tuyla: tanti! Abbiamo un tour europeo a maggio di 15 date, con finale in un festival in Romania. Poi ad Agosto abbiamo un festival a Mosca e un minitour che ci porterà a partecipare, come ultima data, ad un festival in Italia (non possiamo ancora dire il nome XD). E stiamo componendo i brani del nuovo disco 🙂

Il finale è sempre libero. A voi la parola per concludere queste “Domande e Risposte” come preferite…
Axuruk: che dire? Grazie a Heavy Metal Heaven per la possibilità; consiglio ai lettori: supportate l’underground italiano, ha veramente un quantitativo elevato di band di qualità!

Intervista a cura di Mattia

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