Hellripper – Coagulating Darkness (2017)

Per chi ha fretta:
Coagulating Darkness (2017), primo full-lenght di Hellripper (one-man band del musicista scozzese James McBain), non ha niente di originale ma riesce lo stesso a divertire moltissimo. Merito in primis del genere, che unisce un heavy/speed metal classico ispirato specialmente ai Motörhead e un’anima black old school, con in più influssi thrash e punk. È un suono potente e senza fronzoli, che incide sia per impatto che per ignoranza, in un perfetto equilibrio tra cura dei dettagli (lo dimostra il fatto che ogni brano ha la sua personalità) e spontaneità. Chiude il cerchio una registrazione perfetta, al tempo stessa grezza ma professionale, che valorizza bene il suono del progetto. Sono questi i punti di forza di un lavoro ottimo, in cui l’energica Bastard of Hades, la scatenata Black Invocation e la possente title-track sono solo la punta dell’iceberg di una scaletta piena di perle e senza veri picchi in negativo. E pur soffrendo di una lunghezza un po’ ridotta, Coagulating Darkness si rivela un piccolo capolavoro, che saprà divertire al punto giusto chi ama il black/speed primigenio e ignorante!

La recensione completa:

Qual è la cosa più importante che la musica di una band metal deve avere per fare la differenza? Dietro a questa domanda, in apparenza banale, si può ragionare per ore e trovare moltissime risposte diverse: alcuni indicherebbero la potenza e l’impatto, altri la bellezza delle melodie, altri ancora metterebbero l’originalità al primo posto. Sono tutti elementi importanti, certo, ma per quanto mi riguarda la risposta è un’altra: per fare bene un gruppo deve come prima cosa avere la capacità di intrattenere e divertire.  Se ci riesce, può fare a meno anche di alcuni dei suddetti elementi senza che la sua musica ne risenta. Ne è un esempio lampante Hellripper, one-man band del musicista scozzese James McBain che da poco ha pubblicato il suo primo full-lenght Coagulating Darkness. Al suo interno non c’è praticamente nulla che sia originale o nuovo, eppure riesce a divertire in una maniera molto rara nel metal di oggi. Merito in primis dello stile: gli Hellripper suonano come i Motörhead con uno screamer black metal alla voce e un giovane Kirk Hammett alla chitarra solista. La base principale è l’heavy metal classico degli anni ottanta, specie di provenienza speed e NWOBHM: i riferimenti principali sono, oltre alla già citata band di Lemmy, gente come Iron Maiden, i primi Saxon, Raven ed Exciter. A questo Hellripper unisce una vena black primigenia, mutuata dalle band che crearono il genere negli anni ’80 e in special modo dai primi Bathory, mentre solo a tratti vira su sonorità più moderne. Completano il quadro influssi provenienti a volte dal punk e altrove dal primissimo thrash, tutte ben contestualizzate e inserite nello stile Hellripper. Il risultato è un suono quadrato, potente, senza fronzoli, che incide sia con l’energia che con la sua carica di ignoranza. Da un lato, è un suono ragionato e curato: per esempio, lo dimostra il fatto che ogni canzone di Coagulating Darkness abbia la propria personalità – l’omogeneità che colpisce tanti dischi metal qui non esiste. Tuttavia, nel fare questo McBain è riuscito a mantenere la spontaneità e l’energia giuste: la musica di Hellripper non suona mai finta o troppo ragionata. Completa il quadro di una produzione ottima: oltre a essere ben suonato, Coagulating Darkness si rivela anche lavorato alla perfezione, con una registrazione graffiante e grezza al punto giusto, ma anche professionale e ben impostata. Di certo non ha la piattezza che alcuni scambiano per genuinit, ma finisce solo per limitare i loro album. Sommando tutto questo, ne esce fuori  un grandissimo lavoro, breve ma che intrattiene alla grandissima!

Un breve rullo della batteria, subito seguito dal basso sferragliante, poi siamo subito nel vivo con Bastard of Hades, traccia veloce e diretta che ricorda molto i Motörhead. Anche la struttura rema in questa direzione: è molto semplice, alterna strofe dritte al punto, bridge brevi e minacciosi e ritornelli semplici ma esplosivi. Questi ultimi sono il momento topico del brano: sono coinvolgenti al massimo e si stampano in mente con gran facilità, nonostante McBain usi il suo rabbioso scream – come del resto in tutta la traccia. In più, c’è spazio solo per un breve ma ottimo assolo molto da speed metal classico, e il cerchio è chiuso: abbiamo un pezzo breve e semplice ma con l’impatto di un carro armato, che apre Coagulating Darkness alla grandissima! La successiva Anneliese mostra un altro lato del progetto Hellripper sin dal suo vorticoso inizio. È il preludio a un brano che perde l’esuberanza sentita nella opener per un’aura tenebrosa, pesante. Ciò viene realizzato con un riffage tempestoso, ancora heavy classico ma con più influssi moderni ed estremi rispetto alla media della scaletta. Ciò accade principalmente nelle strofe, nervose, frenetiche e piene di dissonanze oblique, e nei bridge, terremotanti  e con staffilate ritmiche notevoli. Più tradizionali sono invece i momenti di raccordo che compaiono qua e là, di norma brevi: fa eccezione il lungo assolo finale, classico all’estremo, che spezza in parte l’oscurità del resto. Entrambi questi mondi funzionano alla grande, e lo stesso si può dire dei ritornelli: pur non esplodendo più di tanto – anzi, risultano un po’ sottotraccia – sono piacevoli, e si integrano bene nel resto. Abbiamo perciò un’altra piccola perla, forse non tra le migliori ma che di sicuro non sfigura in un album così. Tuttavia, va ancora meglio con Demdike (In League with the Devil), che si apre con un riffage che ricorda molto l’attacco di “The Four Horsemen” dei Metallica, ma senza che ciò dia fastidio. McBain coniuga infatti questo passaggio con un anima più inquieta e speed, rappresentata dai frequenti vortici di chitarra, nonostante qualche sparuto influsso thrashy spunti a tratti tra le righe. È quanto si può sentire all’inizio, prima che la traccia svolti su una norma diversa, che alterna strofe potenti, che caricano a testa bassa, bridge dissonanti  molto black, e i ritornelli. Questi ultimi tornano alla norma iniziale, resa ancora più esplosiva dallo scream feroce e graffiante del mastermind. Completa il quadro un altro ottimo assolo classico: non serve altro a un nuovo pezzo breve ma grandioso, poco lontano dal meglio della scaletta!

Con Within the Everlasting Hellfire, Hellripper si sposta molto verso il thrash: fin dall’inizio è un brano veloce e più abrasivo della media di Coagulating Darkness. Lo si può sentire nelle strofe, compatte e potenti, un muro sonoro invalicabile che incide alla grande sia per impatto che per la sua cupezza arcigna. Altri passaggi sono più melodici, come per esempio i preoccupati bridge, vertiginosi ma senza perdere l’oscurità del resto: sono il perfetto preludio a chorus movimentati e rabbiosi, che uniscono le due anime del pezzo. È però un’altra storia con la seconda metà, tutta strumentale: all’inizio è solida, potente, lenta e thrashy, ma poi diventa un brano speed metal travolgente. Un assolo ancora classico, poi è il turno di una bella coda heavy avvolgente, quasi serena nonostante l’energia ancora distruttiva. È il momento migliore di una traccia buonissima ma non eccezionale: per assurdo questo la rende il punto più basso qui, seppur in un album medio farebbe un figurone! Il panorama torna quindi ad aprirsi con From Hell, che dopo un inizio addirittura a tinte hard rock – suggellato dall’urlo da classico vocalist heavy dell’ospite Marianne Mathieu  – si trasforma in un classico brano NWOBHM, eccetto per la voce di McBain. I fraseggi esplosivi e vorticosi della parte principale – che regge anche refrain elementari ma catchy al massimo– si alternano con urgenza con strofe spoglie e Motörheadiane e con bridge caciaroni. Contribuiscono ad aumentare la carica estroversa e ignorante del tutto i notevoli influssi punk presenti qua e là e un altro momento solistico che ricorda in parte la band di Lemmy e in parte i primi Metallica. È l’ottima chiusura per una canzone rutilante e coinvolgente al massimo, giusto di un pelo alle spalle del meglio di Coagulating Darkness! Giunge quindi Black Invocation, pezzo anche più ignorante e influenzato dal punk del precedente: lo si sente già dall’evocativo inizio. Parte da qui una cavalcata travolgente, con un riffage di base semplice all’estremo ma di efficacia assoluta: è quello dei ritornelli, di nuovo devastanti sia per impatto che per oscurità. Anche il resto non è da meno: la norma di base è più spoglia, ma coinvolge lo stesso al cento percento, e l’ennesimo tributo ai Motörhead  al centro fa il resto. Abbiamo una traccia brevissima (poco più di due minuti) ma eccezionale, degna di finire addirittura tra i picchi del disco!

All’inizio, Conduit Closing sembra ancora il classico brano speed a cui Hellripper ci ha abituato fin’ora, con una norma vorticosa e semplice. Ma le coordinate in realtà sono un po’ diverse: lo si nota in primis da una norma più frenetica e nervosa, che pian piano accumula tensione, fino al punto di rottura. Ciò avviene coi ritornelli: di potenza grandiosa, liberatori, potenti, deflagrano con tutta la potenza del loro mix di heavy metal e punk, devastando tutto sul loro cammino. Un paio di frazioni soliste molto tradizionali ma sempre ben fatte si integrano a meraviglia nel tessuto dell’ennesimo episodio fantastico, con poco da invidiare al meglio dell’album! A questo punto siamo quasi alla fine, ma c’è ancora spazio per un notevole zampata, oltre che con qualcosa di inedito fin’ora. Con Coagulating Darkness il progetto di McBain sperimenta infatti un pezzo molto più lungo e vario della media dell’album omonimo: lo si sente già dall’inizio, un lento passaggio sinistro e lugubre, a tinte doom. Questa norma si spezza poi quando la musica accelera e diventa vorticosa e possente, una progressione monolitica di grandi riff ben incastrati tra loro, con una componente thrash e a tratti addirittura vaghi echi death. Ciò va avanti per qualche minuto, prima che la traccia entri davvero nel vivo: abbiamo allora una norma simile alla precedente ma più lenta. Tuttavia, le sorprese non sono finite: questa norma si alterna con refrain che invece virano con prepotenza sul black più moderno (per la prima volta nell’album!). Abbiamo allora un vortice di note retto dal blast beat e freddo come il ghiaccio, ferocissimo anche grazie allo scream abrasivo del cantante. È degna di una citazione anche la parte centrale, che a tratti riprende lo speed metal venato di punk sentito altrove nell’album, ma altrove tributa anche quegli esperimenti più lenti e cupi Bathory, il tutto all’insegna di un’aura blasfema e sulfurea palpabile. È proprio questa oscurità, unita alla solita energia del progetto britannico, a rende questa title-track l’ultimo picco del disco: una chiusura davvero col botto!

Come già detto all’inizio, in Coagulating Darkness non c’è niente di nuovo: eppure è un album fatto così bene che diverte alla grande. L’unico peccato è che sia così breve: un altro paio di canzoni e il mio giudizio poteva dal ancora più in alto; in fondo però ci si può accontentare anche così. Certo, se poi sei un fan dell’innovazione a tutti i costi, sarà difficile che Hellripper ti possa piacere. Se però lo speed/black metal ignorante e old school è pane per i tuoi denti, corri a recuperare il progetto di James McBain: per te sarà di certo uno degli album più interessanti usciti lo scorso anno!

Voto: 92/100

 
Mattia
Tracklist:

  1. Bastard of Hades – 02:36
  2. Anneliese – 03:54
  3. Demdike (In League with the Devil) – 03:30
  4. Within the Everlasting Hellfire – 02:54
  5. From Hell – 02:58
  6. Black Invocation – 02:06
  7. Conduit Closing – 03:33
  8. Coagulating Darkness – 05:05

Durata totale: 26:36

Lineup: 

  • James McBain – voce, tutti gli strumenti
Genere: heavy/black metal
Sottogenere: speed/black metal

Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale di Hellripper

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