Párodos – Catharsis (2017)

Per chi ha fretta: 
Nonostante esistano solo da poco, i salernitani Párodos sono già un gruppo di altissima qualità, come dimostra il full-lenght d’esordio Catharsis (2017). Si tratta di un lavoro interessante sotto molti punti di vista, in primis lo stile: è un black metal progressivo moderno a metà tra melodico ed estremo, con in più forti influssi sinfonici. È un genere originale, il cui punto di forza è nel songwriting: i campani riescono a rispettare la musicalità e l’equilibrio della loro musica, senza strafare in fatto di tecnica. Il loro punto forte è però la loro capacità di emozionare: è questa a rendere grandi brani come la sognante opener Space Omega, la melodiosa Heart of Darkness, la complessa Evocazione e la variegata Metamorphosis, picchi di una scaletta senza praticamente brutti pezzi. E così sommando tutti i pregi Catharsis è un piccolo capolavoro e uno degli album più interessanti usciti in Italia lo scorso anno, da recuperare per chi ama tutti i connubi tra sonorità estreme, melodiche e progressive.

La recensione completa:
Nonostante sia spesso sottovalutato dai suoi stessi conterranei, il metal italiano in realtà è molto ricco. Il nostro paese è pieno di gruppi di qualità, e di dischi ottimi ne escono ogni giorno; tra questi, non è nemmeno troppo difficile trovare dei veri e propri capolavori. L’ultimo caso che mi è capitato sono i Párodos: nati a Salerno nel 2015, dopo un demo omonimo, lo scorso 27 ottobre hanno tagliato il traguardo del full-lenght d’esordio con Catharsis, uscito sotto la finlandese Inverse Records. Di base, lo stile dei campani prende le mosse da un black metal con lo stesso approccio progressivo ed emotivo degli ultimi Enslaved e Borknagar. In più però i Párodos ci aggiungono l’intensità emotiva degli Opeth più intimisti e un gusto melodico che si rifà a gruppi meno estremi come i Dream Theater. Ciò viene attuato attraverso l’aggiunta di molti elementi diversi: a volte sono bizzarri e portano la band a toccare persino l’avant-garde, ma l’influsso principale è il metal sinfonico, che dà al suono un tocco di ricercatezza e sentimento in più. Si tratta di un genere abbastanza originale, ma non è l’unica carta che Catharsis può giocare: dalla sua parte c’è anche un grande songwriting, maturo e consapevole. In particolare i Párodos sono bravissimi nel curare la musicalità e alla resa dei brani nel loro complesso. Le loro canzoni hanno pochi dei passaggi iper-tecnici tipici del progressive; al loro posto invece c’è un grande equilibrio tra aggressività e un grande gusto per le melodie vincenti.  Ma soprattutto, Catharsis abbonda di emozioni: ogni brano ha le sue belle sfumature e i suoi chiaroscuri, e riesce a esprimere qualcosa di profondo. È questo fattore a dare una marcia in più ai Párodos, in un mondo come il metal odierno in cui spesso è più questione di tecnica e di forma che di sostanza vera e propria. Ed è questo a rendere Catharsis un piccolo gioiellino nel suo genere.

Come dice il titolo, Prologue è un intro, anche se meno denso di quelli più classici. Al posto di grandi orchestrazioni o effetti elettronici c’è semplicemente lo scoppiettare di un fuoco, calmo e pacifico, su cui si inseriscono effetti e melodie di tastiera altrettanto tranquilli – e alla fine anche un parlato mogio. È una traccia lunga quasi due minuti ma non annoia col suo intimismo: introduce invece alla perfezione Space Omega, che prende vita poi in maniera ancora placida e dilatata, con un lead di chitarra calmo in primo piano. Questa natura così calma si mantiene anche quando il pezzo cresce fino alla deflagrazione: abbiamo allora una norma molto intensa, grazie alle belle orchestrazioni e alla voce pulita di M., che svettano su una base preoccupata. È una parte di gran pathos, accentuato dall’alternanza con momenti più potenti e oscuri, in cui il frontman passa al growl e il riffage di Oudeis vira al black; la melodia però non viene mai meno, anzi continua ad avvolgere bene.  Molto bella anche la parte centrale: funzionano alla grande sia la prima metà, molto da prog classico col pianoforte e il tempo dispari, sia la seconda, più graffiante e dissonante viste le corpose influenze black. Insieme al finale, che mescola le varie influenze sentite fin’ora, è il perfetto complemento per un’apertura in grande stile, emozionante e splendida, poco lontana dal meglio della scaletta. Sin dal preludio, la seguente Catharsis mostra un lato più oscuro dei Párodos, che poi esplode insieme alla musica. Quando succede, abbiamo una progressione retta dal blast beat di Okeanos, su cui si posa un riffage ”a zanzara” tipicamente black e lo scream del frontman, seppur la tastiera di Hybris dia al tutto un tono più armonioso e spaziale. Questa base prosegue a lungo, declinata a volte in maniera persino più feroce e spoglia, mentre altrove rallenta ma senza perdere nulla in oscurità. A tratti, anzi, si fa anche più misteriosa e immaginifica, grazie al pianoforte che le dà un tocco in più. In tutto ciò, si accumula una certa tensione: essa si scioglie solo nei refrain, che passano a un’impostazione più placida con una melodia di base un po’ dissonante ma tutto sommato piacevole. Si tratta però del momento meno valido del pezzo, che per il resto incide molto di più: ciò succede sia nella falsariga principale nel suo serpeggiare in maniera variopinta e mutevole che i tanti stacchi. Ne è un perfetto esempio quello al centro, che prima schiera ritmiche oblique e un altro parlato in italiano, poi si fa più lento e arcano, con tastiere che creano ancora un’aura dilatata, cosmica. Tutto sommato, per colpa di qualche difettuccio abbiamo il pezzo meno bello dell’album a cui dà il nome, oltre che l’unico sotto al livello di capolavoro; in fondo però vuol dire poco, visto che la qualità è sempre alta!

Heart of Darkness parte da un intro molto tranquillo, che con la tastiera e le orchestrazioni sintetiche di Hybris genera già una bella aura di malinconia. È questo il filo conduttore della musica anche quando entra nel vivo: seppur il riffage sia sempre di estrazione black, i campani gli danno una connotazione espressivo, grazie all’apporto delle tastiere, del ritmo lento e della voce nostalgica di M.. È una progressione che man mano si fa sempre più ricercata e dolce, perdendo anche il lieve velo cupo presente all’inizio, fino a raggiungere bridge quasi intimisti. Sono il perfetto preludio ai ritornelli: introdotti dal basso di Orion, esplodono poi in qualcosa di gran forza emotiva, quasi lancinante col frontman e i riff, in una perfetta accoppiata che colpisce alla grande. Ancora una volta, brilla pure la parte centrale: all’inizio è molto delicata, con venature vagamente folk che poi si spengono. Sembra quasi che il brano sia finito, ma poi la traccia riparte e torna alla potenza: abbiamo allora una cavalcata graffiante e cupa, l’unica davvero estrema del pezzo. Nonostante questo, grazie a un’evoluzione coinvolgente e alla progressiva iniezione di melodie, che la ricollegano bene alla norma, si integra col resto alla perfezione. Si tratta di un arricchimento notevole per un brano grandioso, tra i picchi assoluti di Catharsis! È ora il turno di Stasima, breve interludio guidato dal pianoforte prima in solitaria e poi accoppiato a un violino, che duettano su melodie placide. In fondo non serve a molto, visto anche il minuto abbondante di durata, ma ha almeno il pregio di essere molto piacevole e di introdurre al meglio Black Cross. Quest’ultima a sua volta se la prende con calma: all’inizio c’è solo una chitarra pulita, triste ed echeggiata come nel vuoto, anche se presto i Párodos riprendono lo stesso tema in versione metal. È un esordio melodico, ma poi la traccia cambia direzione, con strofe che pur non spingendo molto sull’aggressività sono oblique e molto preoccupate nelle loro dissonanze ossessive, specie nei momenti in cui M. sfodera il growl. Si accumula così una notevole tensione, che si libera poi in maniera esplosiva nei ritornelli: liberatori e molto nostalgici, vivono del connubio tra il frontman, molto nostalgico, e un riffage sempre graffiante. Come al solito nella musica dei salernitani, al centro c’è spazio per una sezione dilatata: per lunghi tratti è molto mogia, soffice, con le chitarre pulite e il pianoforte. L’unica variazione è che pian piano comincia a salire, con l’ingresso della tastiera di Hybris e di più elementi che la rendono più densa, per poi tornare più rarefatta all’avvicinarsi della nuova esplosione metal.  È un altro particolare ben riuscito di una traccia semplice e anche breve, ma ancora una volta grandiosa: non sarà tra il meglio dell’album, ma non si allontana nemmeno troppo!

Anche Evocazione non ha nessuna fretta di entrare nel vivo: comincia con un intro lontano e dai toni quasi arabeggianti, grazie soprattutto alla melodia del flauto, a cui presto si accoppia il suono di una chitarra pulita – o forse un bouzouki. Pian piano questa norma sale in densità, finché non esplode una norma più dura: pur non essendo molto estrema né aggressiva, è una frazione di black metal dilatato ma dissonante e incisivo. Quasi da subito, questa falsariga comincia ad alternarsi con passaggi più tranquilli e nostalgici, in cui di nuovo i Párodos dimostrano la loro abilità nel creare melodie intense che colpiscono dritto al cuore. Ma c’è anche spazio per momenti in cui M. vira su un parlato in italiano, raccordi arcigni ancora a tinte black ma con una notevole profondità, creata dalle orchestrazioni alle loro spalle. Degni di nota anche le tante variazioni presenti: per esempio, brilla quella al centro, più eterea e atmosferica del resto, che avvolge molto bene nei toni esotici evocati da lontane voci femminili. Strana ma bella è anche quella alla fine: dopo che il pezzo sembra quasi esaurito, riparte invece una bella coda, macinante e seriosa ma anche espressiva, grazie in special modo dalle orchestrazioni  e dai tanti echi presenti. È il gran finale per un pezzo che pur essendo il più lungo dell’intero disco coi suoi quasi nove minuti e mezzo risulta splendido e non annoia mai un secondo: entra di diritto tra i migliori di Catharsis! È quindi giunta l’ora della conclusiva Metamorphosis: stavolta si comincia in grande stile, frenetica e veloce, anche se certo non aggressiva: le orchestrazioni le danno anzi un tono trionfale. Presto però i Párodos deviano verso qualcosa di molto meno estroverso: le strofe sono melodiche, quasi catchy a tratti, ed esprimono sempre un’ intima malinconia. La musica muta poi in maniera drastica coi chorus, che riprendono l’inizio in maniera ancora più esplosiva e li corredano col growl di M. e un mood epico molto efficace. Ma questo dualismo non dura molto: presto si svolta su una norma con un riffage dilatato ed etereo che regge melodie, cori e orchestrazioni, una progressione piena di sfumature di atmosfera. Il tutto però è molto avvolgente e intenso, incide bene dal punto di vista emotivo, nonostante queste frazioni durino a lungo e non presentino poi variazioni così grandi. A rendere il pezzo più interessante contribuisce anche la frazione posta poco dopo metà, l’unica davvero aggressiva qui, seppur anche qui melodia e malinconia siano sempre in sottofondo. È un altro arricchimento per un brano appena al di sotto dei picchi dell’album che chiude! Il compito vero e proprio di portare l’album a termine è però affidata a Exodus, outro che riprende la coda sinfonica della precedente e la correda di un semplice arpeggio della chitarra di Oudeis. A parte qualche intervento del pianoforte, non c’è altro nei suoi due minuti: abbiamo un frammento mogio e riflessivo, adatto a terminare un album del genere.

Per concludere, Catharsis non è solo un capolavoro: per la sua freschezza e originalità è uno degli album più interessanti usciti in Italia nell’anno appena trascorso. Non è da tutti fare un botto del genere già all’esordio, ma i Párodos ci sono riusciti, e la cosa positiva è che sembrano avere addirittura dei bei margini di miglioramento. Per questo, se ti piacciono black, progressive e in generale tutti i connubi tra metal melodico ed estremo, i salernitani ti sono consigliati con calore: non lasciarteli scappare!

Voto: 92/100

Mattia
Tracklist:

  1. Prologue – 02:07
  2. Space Omega – 07:13
  3. Catharsis – 09:00
  4. Heart of Darkness – 08:15
  5. Stasima – 01:09
  6. Black Cross – 06:49
  7. Evocazione – 09:23
  8. Metamorphosis – 07:36
  9. Exodus – 02:09
Durata totale: 53:41
Lineup:

  • M. – voce
  • Oudeis – chitarra
  • Hybris – tastiera
  • Orion – basso
  • Okeanos – batteria
Genere: symphonic/black/progressive metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Párodos

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento