Infinitas – Civitas Interitus (2017)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONECivitas Interitus (2017) è il primo full-length degli svizzeri Infinitas.
GENEREUn folk metal con la giusta potenza, aiutata anche da un buon lato power.
PUNTI DI FORZAUn’ottima energia, una gran capacità di rendere la propria musica catchy da parte del gruppo. In generale, un lavoro composto, suonato e realizzato a meraviglia.
PUNTI DEBOLIIl lungo pezzo finale A New Hope non è bellissimo; è però un difetto veniale. 
CANZONI MIGLIORIAlastor (ascolta), Aku Aku (ascolta)
CONCLUSIONICivitas Interitus è un album che merita molto, con cui gli Infinitas hanno fatto centro!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
96
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Ufficialmente oggi dovremmo andare in Svizzera a conoscere gli Infinitas: in realtà gli elvetici ci portano a Lunatris, città inventata che fa da sfondo al loro primo full-length, Civitas Interitus, un concept album fantasy che bel si accosta al loro sound.

L’album inizia con un piccolo incipit in tedesco per poi far partire il disco vero e proprio. E si continua più o meno sulla stessa riga, con canzoni potenti, con lunghe parti musicali ben suonate e soprattutto che ti rendono molto partecipe, il che è buono visto che stiamo parlando di un concept album e quindi ci vuole un filo logico che colleghi i brani e quindi la storia.
Ma non è solo questo il gran merito degli svizzeri: per esempio, Civitas Interitus è un ottimo album da tenere in sottofondo quando ti serve una buona dose di carica, perché oltre ad essere ben ritmato, gli Infinitas hanno anche la capacità di rendere le canzoni piuttosto catchy. Come Alastor, che parte sparata e dopo due ascolti canticchi già volentieri. È un lavoro che rasenta la perfezione: i leggeri tocchi folk grazie al violino della guest Hanna Landolt, le sfuriate estreme quasi da black metal, o i pezzi malinconici, rendono l’album molto variegato e per niente noioso. Anche Aku Aku, piazzata strategicamente a metà strada, pur essendo molto tranquilla rispetto ai brani che le stanno intorno non stona, ma dona quel momento di respiro utile, prima di partire per la sfuriata finale.
Unica pecca, un po’ veniale forse, è il lungo pezzo finale: A New Hope pare iniziare come un outro, con un pezzo parlato in tedesco e poi una lieve parte strumentale. Sembra debba finire così, invece c’è una lunghissima parte centrale con il rumore del mare. Poteva andare bene se fosse durata un minuto al massimo, ma cinque sono tantissimi, anche perché la parte finale è quella migliore e forse sarebbe stato meglio non tirarla troppo per le lunghe.

Al di la di questo, Civitas Interitus è un album che merita molto. Gli Infinitas hanno fatto centro e mi auguro che possano continuare su questa strada per molto tempo. Io vi consiglio di recuperare l’album quanto prima, perché veramente merita tantissimo.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1The Die Is Cast03:01
2Alastor05:41
3Samael04:04
4Labartu08:24
5Aku Aku05:04
6Skylla05:43
7Rudra04:36
8Morrigan06:38
9Amon08:28
10A New Hope13:42
Durata totale: 01:05:24
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Andrea Böll voce
Selv Martonechitarra
Pauli Betschartbasso
Piri Betschartbatteria
OSPITI
Hanna Landoltviolino
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Metalmessage PR

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