Rovine – Verso l’Abisso (2017)

Per chi ha fretta:
Verso l’Abisso (2017), primo EP nella carriera dei savonesi Rovine, è un lavoro con delle pecche, ma interessante e promettente. La loro originalità maggiore è a livello vocale: invece di un growl tradizionale, il cantante Giacomo Lequio sfodera un parlato abrasivo, con cui declama testi caustici. A fargli da base è un death metal con forti influssi black (specie nei momenti più atmosferici) che di solito si sposa bene con la voce, seppur a tratti le due componenti facciano un po’ a cazzotti. È il principale difetto, insieme a qualche ingenuità, di un EP in cui però i liguri mostrano idee chiare, buona cura per i dettagli e una gran grinta: sono gli elementi che rendono buone le tre canzoni della scaletta, in particolare la seconda Stasis. È per questo che Verso l’Abisso alla fine non sarà eccezionale ma si rivela un buon EP, inciso da una band che se saprà limare i propri difetti potrà fare bene in futuro!

La recensione completa:
Forse qualcuno lo dava per morto già all’inizio degli anni novanta, quando i sottogeneri classici si accartocciarono su sé stessi, ma in realtà il metal è ancora vivo, e in gran forma. Se è vero che negli ultimi tempi i vari generi si sono cristallizzati e qualcosa di radicalmente innovativo non si veda più, c’è ancora chi riesce a suonarlo in maniera fresca o persino originale. Non sarà la maggioranza assoluta, ma band simili si possono trovare sia tra i gruppi più famosi, sia nell’underground: è quest’ultimo il caso dei Rovine. Nati a Savona ne 2014, esordiscono due anni più tardi con il demo Essi Non Vivono; risale invece alla fine dello scorso anno l’EP Verso l’Abisso, lavoro con diversi punti di interesse. Quello più evidente è nel comparto vocale: invece di cantare, il frontman Giacomo Lequio sfodera il parlato, con una cadenza ossessiva che ricorda a volte l’industrial rock più estremo. La sua voce è abrasiva e graffiante, ma più comprensibile e chiara del classico growl da metal estremo: questo tra l’altro ben valorizza il messaggio dei Rovine. Caustici e mai banali, i testi di Verso l’Abisso colpiscono bene, coi loro temi sociali e politici: merito della grinta di Lequio e anche dell’essere quasi al cento percento in italiano. Tutto questo si staglia su una sostegno musicale a base principalmente di death metal, robusto e possente. Nei momenti più lenti sono presenti però forti influssi black metal, che danno un tocco atmosferico e oscuro, oltre a qualche irrobustimento groove e thrash nei passaggi più intensi: il tutto è amalgamato bene all’insegna di potenza e aggressività. È una buona base, ma da un certo punto di vista rappresenta anche il punto debole dei Rovine: lungo Verso l’Abisso, di norma le componenti si sposano bene, ma a volte musica e voce fanno un po’ a cazzotti. In più, a tratti sono presenti anche alcune ingenuità: per fortuna però non inficiano poi molto il lavoro dei savonesi. Questo perché i Rovine hanno già le idee chiare, e in più mostrano una buona cura per i dettagli, per esempio nella registrazione: grezza ma più potente e pulita di tanti altri EP, è un vero miracolo considerando che Verso l’Abisso è stato registrato in fretta e del tutto in autonomia dalla band. Parliamo insomma di un lavoro di buon livello, ma che soprattutto fa sperare bene per il futuro.

L’inizio di Dzule già è originale, e anche un po’ spiazzante. La sola protagonista è la calma chitarra acustica di Mattia Malossi, disimpegnata e con al massimo un pelo di malinconia: non sembra proprio l’avvio di un disco metal estremo. Poi però la musica svolta d’improvviso su una norma molto più cupa, col basso di Leonardo Grippa e la batteria di Nicolino Canellis che disegnano lente ritmiche sotto a chitarre espanse e dissonanti, di retrogusto molto black metal atmosferico. Questa norma pian piano sale d’intensità, con ritmiche che si fanno più dirette e l’arrivo in scena di Lequio (prima tranquillo, quasi lacrimevole, ma poi più aggressivo). Sembra quasi però che debba rimanere sempre un pezzo black melodico, quando i Rovine invece cambiano strada di botto. Ci si ritrova allora in un ambiente movimentato e rabbioso, con un riffage death metal stoppato e contorto supportato da un drumming dispari e quasi progressivo, ma mai troppo veloce. Ma anche così il tutto è molto aggressivo: colpisce bene per lunghi minuti con rabbia, grazie anche alla prestazione del frontman,  prima che la musica torni a spegnersi. Da lì parte allora una lunga coda, a metà tra toni soffici ma decadenti e molto cupi e influssi ancora black. È un buon finale per una traccia un po’ strana e spigolosa, con due anime diverse che non si amalgamo benissimo; a parte questo però ritmiche e fraseggi colpiscono bene, e il risultato è se non altro piacevole e discreto.

Sin dall’inizio, Stasis si mostra frenetica e vorticosa, con le ritmiche a valanga di Malossi e Canellis che pesta con cattiveria. È una norma che poi continua anche quando il pezzo entra nel vivo, in alternanza però con passaggi più lineari e tranquilli, a cui influenze black danno un tono molto lugubre. È un’essenza presente anche nelle aperture poste poco prima di metà e poi nel finale in maniera più espansa, ancora più calme e dilatate: fanno respirare bene il pezzo, oltre a compensare la perdita di potenza con una bella aura, cupa e avvolgente. Buona anche la frazione centrale, in cui Malossi disegna un buon assolo, slayeriano ma avvolgente, su una base movimentata. È un bel contraltare per un brano di buona qualità, il migliore del terzetto di Verso l’Abisso!  Per concludere, i Rovine scelgono quindi Proskýnesis,che comincia subito ad alternare in maniera repentina  momenti thrashy e diretti e scatti vertigini a tinte death, spesso nello spazio di poche battute. È una norma strana, ma che funziona, seppur a tratti il parlato di Lequio non si armonizzi bene con la base (ma il testo è sempre interessante). Da questo punto di vista, va molto meglio negli stacchi considerabili ritornelli, anch’essi dualistici: alternano momenti più espansi, ancora quasi ambient black metal su cui il frontman growla per una volta in inglese, e brevi scatti più rabbiosi e potenti. Questa  norma a tratti prende anche il sopravvento, per brevi stacchi di influsso groove/metalcore oppure al centro, dove tutte le anime si mescolano in qualcosa di tempestoso, caotico, ma di gran impatto. È la parte più valida di un pezzo con qualche pecca, ma tutto sommato godibile: si rivela poco distante dal precedente per qualità.

Per concludere, Verso l’Abisso non sarà trascendentale, ma è un EP onesto e di buona qualità, specie contando che è solo la seconda prova assoluta del gruppo. Per quanto riguarda i Rovine, tre canzoni sono un po’ poche per valutarli al meglio: quel che si sente qui però è incoraggiante. Certo, i savonesi dovranno maturare e risolvere le loro ingenuità e in particolare il loro problema principale, ma già sono sulla buona strada: in molti momenti già riescono a sposare bene musica e parole, c’è solo da limare alcuni spigoli. E io spero che ci riescano davvero: se il metal non vuole morire davvero, c’è bisogno di gruppi originali come loro per dargli nuova linfa. Personalmente, quindi, non vedo l’ora di ascoltare le loro prossime mosse!

Voto: 69/100 (voto massimo per gli EP: 80)

Mattia

Tracklist:

  1. Dzule – 06:52
  2. Stasis – 04:36
  3. Proskýnesis – 04:44
Durata totale: 16:11
Lineup:

  • Giacomo Lequio – voce 
  • Mattia Malossi – chitarra 
  • Leonardo Grippa – basso 
  • Nicolino Canellis – batteria 
Genere: black/death metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Rovine

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