Domande e Risposte – Embryo

A volte ritornano. Era il primo settembre del 2015 quando, su queste pagine, usciva la mia intervista ai deathster milanesi Embryo, freschi dell’uscita del terzo disco, anch’esso intitolato soltanto “Embryo”.  Da allora sono passati quasi tre anni, e come è ovvio la band è andata avanti: pochi mesi fa, ha visto la luce A Step Beyond Divinity, quarto lavoro che, come scritto nella recensione, rappresenta un passo in avanti rispetto al predecessore. È stato questo motivo a spingermi a ospitare di nuovo il gruppo nella rubrica Domande e Risposte. Se l’altra volta a partecipare era stato il chitarrista e principale compositore Eugenio Sambasile, stavolta è stato il turno dell’altro fondatore, il cantante e autore dei testi Roberto Pasolini: bando alle ciance e largo alle sue domande, dunque!

Vi ho intervistati per la prima volta nel 2015, all’uscita del vostro album omonimo. Ti va, come prima cosa, di raccontarci quello che è successo nel frattempo, e dei cambiamenti – se ce ne sono stati – nella band?
Roberto Pasolini: Ciao e grazie per questa nuova opportunità. Dopo l’uscita del nostro disco omonimo abbiamo suonato parecchio dal vivo per promuoverlo al meglio: siamo stati in tour con Nile, Suffocation, Melechesh, Keep of Kalessin, Tribulation e siamo stati anche ad alcuni festival estivi sia in Italia che in Repubblica Ceca e devo ammettere che ci siamo tolti diverse soddisfazioni. La risposta è stata molto positiva e ci ha dato la carica per ripartire con la preparazione del nuovo album. A livello di lineup c’è stato un cambio al basso con l’ingresso in formazione di Danilo Arisi con cui abbiamo fatto una specie di “collaudo” live (se mi passi il termine) un paio di mesi fa, in cui abbiamo anche presentato in anteprima alcuni brani tratti dal nostro ultimo lavoro, che è stata molto positiva.

Sono passati alcuni mesi dall’uscita di A Step Beyond Divinity: vorresti tracciare anche stavolta un bilancio di come è stato recepito, a livello di pubblico e di critica?

Roberto: Direi che finora possiamo essere veramente soddisfatti dell’accoglienza che ha ricevuto: a livello di critiche, la quasi totalità delle recensioni sono estremamente positive (con alcuni 10/10 e alcune apparizioni tra le poll dei migliori lavori del 2017) e hanno sottolineato il grande sforzo fatto sia a livello di songwriting che a livello compositivo e i progressi rispetto a quanto fatto sinora. Anche il pubblico ha accolto molto positivamente A Step Beyond Divinity facendoci molti complimenti e sottolineando con favore che l’evoluzione che c’è stata (pur mantenendo inalterati i tratti caratteristici del nostro sound) è nella giusta direzione. Dopo il grande lavoro fatto in fase di composizione è bello ricevere attestati di stima che ci ripagano di tutti gli sforzi fatti per la realizzazione di un album come il nostro.

La prima cosa che si nota nell’album è che a livello stilistico non è cambiato molto rispetto a Embryo: c’è giusto un po’ di elettronica in meno, ma per il resto il genere è praticamente lo stesso. A livello qualitativo però A Step Beyond Divinity è addirittura migliore: in generale, siete riusciti a mantenere la coerenza e al contempo a non fossilizzarvi, a non copiare il passato. Avete lavorato molto per raggiungere questo risultato?
Roberto: Esattamente quello di cui ti parlavo prima: l’idea alla base di A Step Beyond Divinity era proprio quella di proporre qualcosa di “diverso” che però fosse riconoscibile, andare oltre a quanto fatto finora pur mantenendo tutte le peculiarità tipiche della nostra musica. Il lavoro fatto in fase di composizione è stato molto accurato e volto a raggiungere un risultato il più possibile vicino a quanto avevamo in mente e direi che ci siamo riusciti. 

Facendo sempre il confronto tra i due album, mentre il predecessore era molto omogeneo, stavolta ci sono più brani che spiccano nella scaletta, il che è uno dei suoi valori aggiunti. Da parte vostra, c’è stato uno sforzo proprio per questo obiettivo in particolare, o vi è venuto naturale? 
Roberto: A questa domanda credo potrebbe risponderti meglio Eugenio che è l’autore di tutta la parte musicale, ma sicuramente posso dirti che ogni volta che facciamo un album leggiamo attentamente le recensioni e le critiche (se costruttive ovviamente, lo “sparare merda a prescindere” non è molto utile) e cerchiamo sempre di migliorare determinati aspetti che possono essere stati accolti negativamente. Stavolta credo che il fatto di aver voluto creare un album incentrato unicamente sulla figura di Leonardo Da Vinci sia potuto essere d’aiuto: Eugenio ha scelto una tonalità lontana dai classici standard death metal (e anche dai classici standard metal e rock ed usato soprattutto nel jazz), questa scelta ha modificato anche l’approccio in fase di arrangiamento e di conseguenza anche il risultato finale. Per A Step Beyond Divinity ogni brano è stato creato avendo esattamente in testa di quale evento particolare della vita di Leonardo dovessero parlare i singoli testi e quindi costruendo l’intera canzone cercando di descrivere anche musicalmente quanto poi sarebbe stato raccontato nei testi. Penso che questo modo di lavorare abbia influito (positivamente) sull’esito finale di ogni canzone, riuscendo a creare “picchi” che su Embryo forse non erano così evidenti.

Come ho scritto nella recensione, i miei pezzi preferiti di A Step Beyond Divinity sono Leonardo, Bastard of the Brood e Witness of Your Life. Ti va di raccontare qualcosa di più su questi tre brani?
Roberto: Leonardo è una specie di “compendio” della vita, ma soprattutto dell’interiorità del Leonardo uomo, molto lontano per certi aspetti dall’artista, ma che comunque ha guidato il Leonardo artista/studioso/ingegnere. Abbiamo provato a raccontare come il suo modo di pensare abbia influito sul suo modo di essere e di agire durante tutta la sua vita e come in un artista apparentemente irreprensibile e “deciso” si nascondesse un uomo estremamente combattuto e spesso in contraddizione con il suo pensiero e i suoi ideali.
Bastard of the Brood parla dell’infanzia di Leonardo, del rapporto/non rapporto con il padre e della mancanza di una figura materna che ha segnato profondamente il suo rapporto con gli altri e di come questa assenza di affettività in tenera età lo abbia accompagnato per tutta la vita rendendolo un “genio” libero di seguire la natura ed inseguire le sue leggi e allo stesso modo un uomo prigioniero di dubbi e paure, spaventato di esprimere i suoi sentimenti e “costretto” ad un ascetismo emozionale che lo ha accompagnato fino alla morte.
Witness of Your Life infine parla del momento storico in cui Leonardo, convinto di aver trovato il suo posto a Milano, si vide costretto nuovamente a muoversi. Il fatto di legarsi di volta in volta a mecenati diversi lo legava a doppio filo alla sorte di questi stessi mecenati e quindi, in un certo modo, lo spingeva ad essere un testimone della propria vita: finché il mecenate a cui Leonardo era alle dipendenze manteneva il proprio potere, Leonardo poteva preoccuparsi solamente dei suoi studi e dei suoi progetti; nel momento in cui la situazione politica veniva a cambiare, Leonardo si trovava inerme di fronte al mutare della sua condizione e doveva quindi cercare nuovamente qualcuno che volesse usufruire dei suoi servizi, costringendolo ogni volta a ripartire da zero.

Nell’altra intervista, confermavate la mia visione secondo cui il death metal in Italia è poco diffuso. Sottolineavate però che negli ultimi tempi qualcosa si sta muovendo, e da quello che ho visto in questo periodo vi do ragione: ci sono diverse band death nostrane che negli ultimi anni hanno pubblicato dischi notevoli. Quanto è cambiata la scena, secondo te, in questi due anni e mezzo? E quanto la risposta del pubblico – se lo ha fatto?
Roberto: Diciamo che nonostante diversi gruppi abbiano prodotto lavori notevoli, la situazione italiana non è cambiata in meglio, anzi, se possibile è addirittura peggiorata: i locali in cui proporre musica propria si sono ulteriormente ridotti e anche il pubblico che va a vedere i concerti underground si è assottigliato. Un grande problema è la mancanza di un vero ricambio generazionale tra i fruitori di musica dal vivo, l’età media si alza sempre di più e anche i giovani musicisti che iniziano a proporre musica loro non sono molto presenti ai live delle altre band. Ci sono diverse motivazioni  per spiegare questa “disaffezione” verso la ricerca di nuove band e di nuova musica: i soldi innanzitutto, sono sempre meno sia nelle tasche dei locali (che quindi si trovano anche a malincuore costretti a proporre quello che gli permette di rimanere aperti, tribute band o generi più “commerciali”), sia nelle tasche dei musicisti (portare avanti una band costa, è inutile far finta che non sia vero); la grande quantità di musica fruibile velocemente e gratis riduce quasi ogni album alla stregua di un video su YouTube, lo si ascolta (spesso e volentieri nemmeno per intero) e si passa oltre, questo unito alla mancanza di tempo da dedicare all’ascolto approfondito non permette agli album meno “immediati” di essere capiti e assimilati, con il rischio che passino inosservati (come le band che li hanno registrati). A  tutto questo aggiungi il fatto che fare metal in Italia è ancora considerato dalla cosiddetta “cultura ufficiale” come fare casino (ignorando totalmente le grandi capacità tecnico/compositive di molti musicisti metal, spesso di gran lunga superiori a quelle dei “fenomeni” del momento): i paesi dove il metal è parte integrante della cultura del paese sono riusciti a creare delle scene forti che hanno permesso ai gruppi di uscire e di farsi conoscere. Finché non succederà qualcosa per far cambiare lo status quo l’italia continuerà ad avere migliaia di band che produrranno ottima musica e che passeranno (per la quasi totalità) completamente inosservate e si scioglieranno.

Anche stavolta, ti chiedo: quali sono i progetti futuri degli Embryo?
Roberto: I progetti futuri sono tutti volti alla promozione dell’album e alla voglia di “portarlo” a più persone possibili, cercando di suonare ovunque ce ne sia data la possibilità. Siamo sicuri che i nuovi brani possano rendere anche meglio dal vivo e siamo curiosi di vedere la reazione dei nostri fans di fronte ad essi… e perché no, di riuscire magari anche a conquistare nuovi fans.

Come sempre, l’ultima risposta è sempre a piacere: a te il compito di mettere la parola “fine” a queste “Domande e Risposte”.
Roberto: Ancora grazie per l’opportunità di poter parlare un po’ degli Embryo; speriamo di vederci presto in giro,  non vediamo l’ora di portare i nuovi brani dal vivo e vedere la reazione della gente. Per quelli che non l’avessero ancora fatto, date una chance al nostro nuovo album A Step Beyond Divinity (lo potete reperire facilmente) e fateci sapere cosa ne pensate. Continuiamo a supportarci e a far vivere la passione per la musica che ci scorre nelle vene. A presto!!!

Intervista a cura di Mattia.

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