Saintorment – Defective Mind (2017)

I Saintorment sono un gruppo proveniente dalla Lettonia al secondo album, formatosi nel 2013.
In questi quattro anni sono riusciti a tirar fuori un album con una qualità veramente molto soddisfacente come Defective Mind; scritto e registrato in quasi tutte la parti da Romants Romanovss, nel mixing si sente bene ogni strumento, nessun eccesso.
Il cantante alterna spesso in maniera eccelsa il growl ed il semplice graffiato in modo tale da dare una solida dinamica al cantato. Dal punto di vista tecnico c’è un ottimo lavoro sulle parti di chitarra e batteria, molte sfumature che potrebbero essere tralasciate nei primi ascolti.

Passando ai brani si inizia con Physical Force, che con una varietà di riff al suo interno riesce a dare una botta di energia dovuta anche alla forte predominanza del thrash accompagnata da un groove non esagerato ma ben sfruttato. Il brano potrebbe ricordare vagamente il lato più cattivo degli Anthrax, infatti spesso non mancano sfumature punk molto leggere. Infine il riff eseguito più velocemente ci porta alla title track: Defective Mind nella quale il riff principale subisce vari sviluppi molto interessanti, facendo sì che ci sia una certa dinamica nella struttura. Il ritornello è sostenuto da uno dei tanti groove veramente orecchiabili di questo album, dopo la seconda ripetizione ci porta ad uno special purtroppo molto confusionario.
La prossima canzone, We Are, ha un intro di batteria che fa intuire la possibilità di una maggiore presenza di groove nel brano, ma alla fine c’è sempre un buon equilibrio, non c’è mai un affermazione forte di un genere tra thrash e il suddetto. Trova posto un minuscolo breakdown, a dir poco semplice che lascia subito spazio ad uno special molto poco sensato. Il finale lascia molto interdetti, We Are (noi siamo, sì, molto confusi); un canzone che cala al passare dei secondi, ma per fortuna arriva Strong Enough. Quest’ultima conferisce una carica energica strepitosa appena inizia, che rimane abbastanza costante durante l’ascolto, in generale una canzone da intermezzo che ci porta ad una delle migliori dell’album: Never.
L’intro è un po’ lento a partire, ma dopo un minuto si arriva ad uno dei ritornelli più orecchiabili in assoluto, non solo di quest’album, una volta ascoltato non esce più dalla testa. Dopo il primo ritornello la lentezza dell’introduzione non si fa più sentire, se non in sottofondo ad accompagnare un assolo, il più melodico all’interno dell’album che con una certa malinconia rappresenta il sentimento generale della canzone.
Si abbandona subito la tristezza, con Zerofy, che si lascia andare da un po’ di sana “ignoranza”, come se si volesse abbandonare il sentimento malinconico. E’ una di quelle canzone che piace o non piace, in quest’ultimo caso, la canzone non risulta molto pesante, si lascia ascoltare.
Arriva subito un’altra ottima traccia, …Dies at the Black Night, nella quale il cantato trova un’ottima sillabazione che si concilia perfettamente con il riff di chitarra, tutto ciò da molto gusto all’orecchio; non va però, messo in secondo piano un lavoro mostruoso di batteria, che in determinati momenti conferisce il giusto groove. Lo special perde un po’ di ritmo, deragliando leggermente, preferendo un approccio melodico per niente scontato, ma si ritorna sui binari di prima arrivando a dare più dinamicità usando il classico aumento di tonalità ma che qui era veramente necessario.
Se fin ora abbiamo incontrato canzoni che avevano almeno un difetto, in Mood Pyrexia, si trovano molte sfaccettature molto interessanti: dalle melodie da videogioco a dei riff di armonici spettacolari, da groove pazzeschi ad assoli melodici. Traccia strumentale molto divertente da ascoltare, regala molte soddisfazioni e suscita emozioni, ma la parte migliore è il finale che è il migliore dell’album: tritoni palmutati che scendono di tono ogni beat, quasi metalcore, veramente brutale.
Appena iniziata Final Hour, farebbe storcere il naso a chiunque: fade in del riff principale. Se proprio va usato il fade in, che sia fatto con criterio e che venga sfruttato con un intro, altrimenti non ha veramente senso. Per fortuna la canzone si fa quasi perdonare, con ritornelli dove le armonizzazioni ricordano i Maiden, ma il cantato rende tutto molto originale. In generale risulta una delle più sottotono, si poteva anche evitare se non fosse per il finale che è il più degno di stare alla fine dell’album (non considerando la bonus track)
Infine, Ai, Kā Man Patīk è una traccia ben differente dalle precedenti in quanto ha delle melodie punk ma ben miscelate alle sonorità metal: si può considerare un finale allegro per quest’album.

In conclusione, quest’album è un’esperienza piacevole all’ascolto. Ci sono piccoli difetti ma nel complesso si fanno dimenticare da dei bei ritornelli. Si può trovare tristezza, felicità e divertimento in queste canzoni, quindi anche emotivamente si può definire completo. La curiosità maggiore sarà sentire il prossimo progetto, in quanto Romants Romanovss ha affermato che sta sperimentando accordature più basse.

Voto: 79/100

 
Giacomo DG

Tracklist:

  1. Physcal Force – 04:08
  2. Defectiv Mind – 05:57
  3. We Are – 04:30
  4. Strong Enough – 05:06
  5. Never – 06:07
  6. Zerofy – 03:35
  7. … Dies at the Black Night – 06:00
  8. Mood Pyrexia . 04:40
  9. Final Hour – 05:40
  10. Ai, Kā Man Patīk (bonus track) – 03:58
Durata totale: 49:45
Lineup:

  • Roman – voce e chitarra
  • J – chitarra
  • Lodan – basso
  • Ed – batteria
Genere: thrash metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Saintorment

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