Vantablack Warship – Abrasive Pulmonic Speak (2018)

Per chi ha fretta:
I canadesi Vantablack Warship sono un gruppo interessante e particolare, come dimostra il loro full-lenght d’esordio Abrasive Pulmonic Speak (2018). Il loro stile mescola thrash, groove, death metal e molte influenze diverse, specie di origine punk/hardcore – come per esempio nella voce urlata del cantante Yannick Pilon – ma anche da doom e black. In più, i canadesi riescono a sprigionare una grande carica e atmosfere oscure e nichiliste: sono queste caratteristiche a rendere grandi brani come la rabbiosa opener Another Dead Rockstar, la fulminante Blood on the Mat, la nichilista title-track e la doomy closer-track Crisis. Sono i picchi di una scaletta che però per il resto è un po’ ondivaga, con alcuni pezzi meno buoni e  un po’ troppo breve nei suoi ventiquattro minuti, oltre a presentare qualche ingenuità a tratti. Sono tutti difetti importanti, ma che alla fine non castrano troppo Abrasive Pulmonic Speak: abbiamo un album buono che svolge bene il suo lavoro – seppur i Vantablack Warship abbiano i mezzi per fare di meglio!

La recensione completa:
Vantablack: dietro a questo strano nome, si cela una sostanza sintetica composto da nanotubi di carbonio, che ha la proprietà di assorbire quasi il cento percento della luce che la colpisce. È quindi il materiale più nero che sia mai stato creato, con una purezza quasi più assoluta: era solo questione di tempo prima che qualche band metal ne riprendesse il nome, come hanno fatto i Vantablack Warship! Nati a Montreal nel 2014, esordiscono l’anno successivo con un EP omonimo; risale invece a gennaio scorso il loro primo full-lenght, intitolato Abrasive Pulmonic Speak. In esso, i canadesi mostrano uno stile abbastanza personale: mescola thrash, groove e death metal in qualcosa di caotico e selvaggio, con in più diversi spunti di personalità. Il più evidente è il cantato di Yannick Pilon, un urlato rabbioso che si trova più spesso in dischi hardcore/metalcore che nel thrash o nel death. Oltre a questo ci sono però anche influssi dal punk, dal black e dal doom, che danno ad Abrasive Pulmonic Speak un tocco più eclettico e al contempo sono funzionali all’aggressività dei Vantablack Warship. Inoltre, i canadesi ci mettono una grandissima carica, che conferisce al loro suono un bell’impatto; a tratti però riescono anche a evocare delle ottime atmosfere, nichiliste e graffianti come la controparte musicale. Purtroppo, a tutti questi pregi si affiancano un buon numero di difetti e sbavature: quello principale è che Abrasive Pulmonic Speak è piuttosto ondivago. Alcuni pezzi sono davvero splendidi, altri invece molto meno: a volte si limitano a essere piacevoli, in altri casi nemmeno quello. In più, il disco pecca anche di inconsistenza e di troppa brevità: è senza dubbio un full-lenght completo, nonostante i soli venticinque minuti di durata, ma con un paio di pezzi in più lo poteva essere in misura maggiore. Infine, ogni tanto i Vantablack Warship peccano di ingenuità, sia in quei pochi frangenti in cui non mescolano bene le loro varie influenze, sia soprattutto nei passaggi in cui cercano troppo l’aggressività e finiscono per suonare un po’ innaturali. Sono tutti difetti che limitano Abrasive Pulmonic Speak, ma non di troppo: seppur potesse essere un lavoro molto migliore, anche così il risultato è buono e svolge il proprio lavoro a dovere, come leggerai nel corso della recensione.

La opener Another Dead Rockstar comincia con le urla di Pilon, che già mette in mostra il suo particolare stile vocale. È quello che dà il là a un mid tempo compatto, con una base thrash potente e ossessiva, senza grandi fronzoli. Questa base regge sia alcuni momenti delle strofe, sia i ritornelli, in cui il frontman è accompagnato da cori che ne potenziano l’azione. Qua e là però spuntano anche dei passaggi che fanno della cupezza la loro bandiera: di norma sono brevi e molto vorticosi, fatta eccezione al centro, in cui ha posto un passaggio dilatato a tinte groove, con però al di sopra dissonanze quasi black. Non c’è altro in un pezzo semplice ma di gran potenza, che apre Abrasive Pulmonic Speak al meglio delle sue possibilità! La successiva Black Tongue Bertha inizia lenta, grassa, strisciante, quasi tenebrosa: è un’anima che si ripresenta spesso lungo il pezzo. Fa per esempio da base a ritornelli, corredando le urla del frontman che alterna growl e urlato per qualcosa di molto caotico. Spesso però quest’anima si alterna con una più dinamica e thrashy, vorticosa e potente, seppur un po’ sui generis: non si stampa benissimo in mente, al contrario dell’altra. Va invece molto meglio nella frazione centrale, che unisce le due anime in qualcosa di al tempo stesso possente e cupo: ha solo il difetto di durare troppo poco! Per il resto però è il momento migliore di una traccia piacevole al punto giusto, ma non eccezionale. Non l’aiuta del resto il fatto di essere compresa tra due dei pezzi migliori dell’album, visto che a ruota arriva l’eccezionale Blood on the Mat. Un breve intro col basso di Kurtis Clifford sopra alla batteria di Pierre Pitre, poi parte un pezzo non velocissimo ma martellante e incalzante ai massimi livelli. Con urgenza assoluta, si alternano momenti diretti al punto, con un riff thrash elementare ma d’impatto, e altri di poco più distesi, ma in cui Pilon e un certo retrogusto punk rendono il tutto più malato e cattivo. Possono quasi sembrare i ritornelli, se non fosse che quelli veri arrivano solo a metà, esplodendo con forza: con un riff di stampo groove eccellente e i cori al di sopra, distruggono tutto sul loro cammino. A parte qualche momento più rallentato qua e là, che comunque fa respirare bene il pezzo, non c’è altro da dire di un brano breve ma fulminante, uno dei picchi assoluti di Abrasive Pulmonic Speak!

Dopo un brevissimo intro, Kill the Kid mostra subito la sua norma principale: potente, ossessiva, di stampo thrash, graffia molto bene nonostante l’ossessività spinta – o forse proprio grazie a questo. Sembra quasi che il pezzo debba essere tutto così quando invece i Vantablack Warship svoltano di colpo su ritornelli che rallentano su una norma di origine doom/sludge, lenta e cupa. È una parte che presa a sé stante colpisce alla grande col suo nichilismo e l’aura lugubre evocata dal riffage e dalle urla di Pilon; purtroppo però non si unisce molto bene col resto, appare troppo diversa. Il problema vero del pezzo è proprio questo: composto da due ottime anime, non riesce però a mescolarle nella maniera più opportuna, e risulta un po’ sconnesso. Contando anche la durata di meno di tre minuti – un po’ troppo ridotta per quella che è la carne al fuoco, tanto da far sembrare il tutto incompleto – ne risulta un pezzo inconcludente: un peccato, viste che le premesse erano molto buone. Per fortuna, ora Abrasive Pulmonic Speak si ritira su con Ruderalis, traccia che all’inizio si mostra rocciosa e vorticante, rivolto all’impatto più puro. Sembra quasi che debba essere un pezzo tutto così, ma i Vantablack Warship stavolta cambiano direzione e ci stupiscono con un’evoluzione che man mano diviene più preoccupata. Merito dei lead di chitarra di Thierry Hivon e Pat Gordon, di vago retrogusto black a tratti, che nella progressione si fanno sempre più nervosi, fino ad arrivare a ritornelli sì arrabbiati, ma anche a modo loro drammatici. C’è poco altro nel brano a parte qualche potente  ritorno di fiamma della norma iniziale, specie in coda, con gli influssi già sentiti che arrivano su una base a tinte ancora più groove metal e possenti. È il gran finale di un brano breve ma di buonissima qualità, non lontanissimo dai migliori del disco!

Con Abrasive Pulmonic Speak torniamo a qualcosa di più graffiante e d’impatto: abbiamo una norma macinante, ancora non velocissima ma di sicuro impatto, grazie a un riff ancora una volta azzeccato. È lo stesso che diventa anche più magmatico e potente nei ritornelli, un marasma oscuro e di energia distruttiva che coinvolge bene, grazie anche al bel lavoro di Clifford, poco visibile ma importante, e alle urla di Pilon. Inoltre, qui i Vantablack Warship puntano sulla semplicità: a parte una breve frazione centrale di stampo metal moderno e un finale ancora tagliente e vorticoso, non c’è altro in un pezzo ancora molto breve ma di impatto assoluto: è appena alle spalle dei picchi del disco a cui dà il nome! La successiva The Blackhole esordisce con un riffage groove fosco e grasso, ma al tempo stesso espanso, quasi caotico. È la stessa sensazione che poi si accentua quando arrivano le strofe, stavolta molto spoglie: c’è solo la sezione ritmica e vaghi echi di chitarra sotto alla voce del cantante, per un effetto desolato e dilatato, quasi da bad trip. Pian piano però questa norma sale, per ritornelli potenti e rabbiosi: sono strani, cadenzati, ma incidono in maniera discreta. Buoni anche i ritorni dell’avvio e in particolare quella al centro, che la riprende in maniera più espansa e la correda con un assolo classico ma appropriato di Gordon e Hivon. Ne risulta un pezzo non eccezionale, ma buono e piacevole al punto giusto. A questo punto, Abrasive Pulmonic Speak è alle sue ultime battute, e per l’occasione i Vantablack Warship schierano Crisis, con cui per una volta non vanno dritti al punto – anzi  se la prendono comoda, visto che è il brano più lungo dell’album per distacco coi suoi cinque minuti. Un intro espanso e martellante, poi entra in scena una norma grassa e lenta, a metà tra pulsioni groove, southern e doom. È una norma che va avanti a lungo, sempre dilatata ma non senza una certa rabbia e tensione, data non solo dal frontman ma anche dall’aura che si crea, sempre fangosa e di gran oscurità. Questa si accentua anche di più nei ritornelli: ancora più lenti, quasi tombali, sono arricchiti da lugubri cori e da dissonanze che danno loro un aspetto ancora più orrorifico. Completa il quadro una parte centrale in cui la band vira invece su toni leggermente più aperti, con influssi stoner immessi nell’impianto del pezzo, senza però compromettere del tutto la rabbia generale.  Nonostante la differenza si integra bene in un gran pezzo, un altro dei picchi assoluti dell’album che chiude!

Per concludere, nonostante i suoi difetti Abrasive Pulmonic Speak è un lavoro coinvolgente, breve ma intenso com’è. È vero che dall’altra parte i Vantablack Warship hanno ancora parecchia strada da fare: con l’originalità e le doti compositive che hanno possono di sicure fare molto meglio di così. Però già questo loro esordio è incoraggiante, oltre che buono: per questo, se ti piace il metal estremo in tutte le sue incarnazioni e contaminazioni, i canadesi ti sono consigliati.

Voto: 76/100

 
Mattia

Tracklist:

  1. Another Dead Rockstar – 03:04
  2. Black Tongue Bertha – 02:41
  3. Blood on the Mat – 03:00
  4. Kill the Kid – 02:44
  5. Ruderalis – 02:26
  6. Abrasive Pulmonic Speak – 02:57
  7. The Blackhole – 02:52
  8. Crisis – 04:57
Durata totale: 24:41
 
Lineup:

  • Yannick Pilon – voce
  • Pat Gordon – chitarra
  • Thierry Hivon – chitarra
  • Kursti Clifford – basso
  • Pierre Pitre – batteria
Genere: groove/thrash/death metal
Sottogenere: crossover thrash metal

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