Disaffected – The Trinity Threshold (2017)

Con The Trinity Threshold, i Disaffected, band portoghese nata nel 1991, arriva al quarto titolo nonostante varie difficoltà interne durante gli anni. Col passare del tempo, hanno cambiato molto lo stile delle canzoni, hanno sperimentato sia nelle bene che nel male; questa volta non ci sono tanto riusciti dato che, durante l’ascolto, si provano sensazioni non tanto piacevoli come: noia, sensazione di ripetizione e dilatazione del tempo.

L’album inizia con una traccia discreta (una delle poche): Waters of Saleph che con un lento fade in tetro, ci introduce a ciò che è il riff principale, che con le altre parti del brano, ricorda molto lo stile degli Opeth ma molto più semplice a livello melodico e strutturale; semplicità che, come nelle altre canzoni, sarà la causa della noia e sensazione di ripetizione. Successivamente troviamo il singolo estratto: Glossolalia, che inizia con uno scambio di voce tra pulito e growl, veramente inaspettato. Purtroppo all’interno della canzone ci sono delle “cantilene” molto malinconiche, che rovinano il resto del brano dato che le parti più energiche sono veramente carine. Dopo un finale ben deciso inizia una melodia tetra, che esplode in un riff prorompente: è Apocrypha, dove il livello tecnico cresce. Sono infatti presenti cambi di tempo, misure dispari; ritroviamo la melodia della cantilena eseguita in maniera più energica, tutto sommato si aggiunge alle discrete dell’album. Dopo un finale che arriva all’improvviso senza preavviso, arriva Pi Alpha Centaurium che esplode senza indugio e ci immerge direttamente nella canzone; una delle prime cose che si nota è il differente utilizzo del basso, svolge una funzione lievemente più melodica. Complessivamente è un brano che passa indenne, se non fosse per la parte parlata, infatti da qui si comincia ad allungare il tempo e ad avere la sensazione di una durata infinita dell’album. The Antrōpos ha un intro palesemente in stile e sound Alter Bridge, rullata e crescendo che sembrano portare ad un climax e invece crollano per portare alla solita cantilena deprimente, qui si prova molta delusione, anche se successivamente trova posto un riff che fa recuperare un po’ di punti. Infatti escludendo la cantilena, i riff sono molto raffinati, accorgimenti tecnici veramente sottili, l’unico brano che finora regala qualche soddisfazione in più.

Per Saecula Saeculorum, è un intermezzo di pianoforte e archi, con una melodia dolce e veramente piacevole, la migliore in assoluto. Peccato per la brevità, poteva essere sfruttata meglio. Il finale sembra introdurre qualcosa di tetro ma purtroppo è fine a sé dato che Conquer by This, parte in maniera molto indipendente ed esplode brutalmente, combinazioni di riff veramente energici. Verso metà canzone si raggiunge la calma, come se si fossero calmate le acque, ma arriva una ripresa che ti stronca e ti trascina verso un assolo, uno dei tanti presenti, che porta al finale abbastanza ignorante. Quando inizia The Moon, the Eagle and the Golden Apple, si è veramente sorpresi da un intro veramente particolare, molto popolare, che viene lentamente sovrastato dal riff principale,  poteva essere una idea carina sviluppare tutto su quella melodia. Il resto del brano è molto confusionario dal punto di vista strutturale, tanti riff messi insieme, che non trasmettono per niente il concetto di solidità strutturale.

Dreaming IV (Infinite), può essere considerato come un secondo intermezzo, nel quale c’è una voce che inizialmente parla e successivamente comincia a salire la dinamica, entra una voce femminile, crescendo che culmina nel titolo sussurrato. Hermitic Hours comincia con un’altra intro col botto, questa volta in stile groove, accompagnata da delle tastiere di sottofondo, che danno la sensazione di corposità e grandezza. Tempi dispari e cambi di tempo, ben azzeccati, il resto dei riff sono genericamente interessanti. La pecca di questa canzone, come nella altre del resto, è questa interruzione dove c’è la melodia malinconia e il parlato/cantilena che spezzano non solo la canzone ma l’intero album troppo spesso, portando in questo caso ad un finale messo li, solamente perché la canzone doveva finire. Come brano conclusivo troviamo Portico, che ha un intro molto divertente, quasi spassoso, che ovviamente viene interrotto da questa interminabile cantilena, si arriva alla fine che non lo si sopporta più. Dopo un ascolto ininterrotto del disco si arriva alla fine veramente esausti, molto angoscianti ma in questa canzone hanno scelto molto accuratamente il finale: il cardiogramma piatto, una delle poche cose che ti fa interpretare diversamente le varie scelte melodiche dell’album.

In conclusione, è un lavoro che va interpretato, dove il significato va cercato nelle parole, anche se le scelte melodiche non rendono facile questo lavoro, lo peggiorano. Le parti che si salvano di questo album, vengono alternate a delle melodie che a lungo andare stancano, e annoiano; il lavoro dal punto di vista tecnico è molto avanzato, anche se le strutture scelte non sempre sono molto solide, gli assoli oltre a spezzare la struttura riescono a trasmettere sensazione di malinconia e tristezza.

Voto: 50/100

Giacomo DG

Tracklist:

  1. Waters of Saleph – 06:43
  2. Glossolalia – 05:43
  3. Apocrypha – 05:58
  4. Pi Alpha Centurian – 05:04
  5. The Antrôpos – 04:52
  6. Per Saecula Saeculorum – 02:00
  7. Conquer by This – 04:13
  8. The Moon, the Eagle and the Golden Apple – 06:28
  9. Dreaming IV (Infinite) – 02:01
  10. Hermitic Hours – 05:36
  11. Portico – 06:19
Durata totale: 54:57
Lineup:

  • Octávio Custódio – voce e batteria
  • Bruno Vicente – chitarra
  • Filipa Alçada – tastiera
  • António Gião – basso
Genere: death/thrash metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Disaffected

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