Domande e Risposte – Silenzio Profondo

“Quasi un capolavoro”: è questo, volendo essere sintetici al massimo, il succo della mia recensione di Silenzio Profondo, esordio dell’omonima band lombarda omonima. Vista la bontà del loro heavy metal classico ma non scontato, personale e cantato in italiano, è stato per me naturale chiedere alla band di partecipare alla nostra classica intervista in dieci domande. Per l’occasione, i Silenzio Profondo hanno risposto con la band al gran completo a (quasi) tutte le domande in maniera compatta. Come sempre, basta indugi e largo alla loro (interessante) voce!

Come prima cosa, vi va di raccontare ai lettori di Heavy Metal Heaven la storia della vostra band?
Silenzio Profondo: Certo! La nostra band nasce in un piccolo paese mantovano, Quistello, nel 2006. Per un breve periodo abbiamo suonato cover di gruppi come Iron Maiden, Deep Purple, Metallica.. per poi iniziare a produrre i primi inediti di genere heavy metal ma contraddistinti da testi in lingua italiana. La formazione della band negli anni è cambiata diverse volte, con la presenza fissa dell’attuale chitarrista Molinari e del batterista Davolio.
Si può dire che dopo diverse situazioni sperimentali, nell’estate del 2015 la band ha trovato la sua formazione stabile ed ha iniziato a lavorare al primo disco e ai primi live promozionali.

“Silenzio Profondo” è un nome un po’ bizarro per un genere rumoroso come l’heavy metal: come è nata questa scelta? E come è nata quella, altrettanto particolare (ma lodevole) di cantare in italiano?

Silenzio Profondo: Il nome è stato scelto per la buona sonorità e soprattutto per il contrasto con il tipo di canzoni che proponiamo.
Mentre la scelta di cantare nella nostra madre lingua è dovuta ad altre sperimentazioni. C’è stato un periodo in cui la band scriveva brani in inglese (Heartquake). Dopo i live promozionali ci siamo resi conto che i fan chiedevano continuamente i vecchi brani in italiano. Così abbiamo ripreso quella strada e non l’abbiamo più abbandonata. Sicuramente non è facile ma ci da gli stimoli per produrre sempre materiale nuovo con molto entusiasmo compositivo.

Il vostro esordio omonimo è uscito alla fine del 2017: visti i mesi passati, potrete di certo tracciarne un bilancio. Volete raccontarci come è stato recepito dalla critica di settore e come dal pubblico?
Silenzio Profondo: In questi sei mesi abbiamo ricevuto molti feedback positivi soprattutto dai critici musicali. Più volte siamo stati associati agli In.Si.Dia ed è stata molto apprezzata la scelta – a loro parere coraggiosa e riuscita – di cantare in italiano, essendo una lingua in alcuni punti un po’ ostica per le melodie tipicamente metal. Abbiamo avuto un grande riscontro positivo anche da parte del pubblico, soprattutto nei nostri live.

Come ho scritto nella recensione, il vostro punto di forza maggiore è la capacità di variare: nei vostri pezzi non c’è mai né solo impatto né solo melodia né solo pathos o atmosfera, tutto è ben mescolato e riesce a colpire sia per potenza che sul lato emotivo. Avete lavorato molto per raggiungere questo risultato, oppure vi è venuto naturale?
Silenzio Profondo: “Silenzio Profondo” è il frutto di un lungo lavoro di squadra. Alcuni brani hanno più di dieci anni e sono arrivati alla versione definitiva dopo tante prove passate a lavorarci insieme. Non ci siamo mai accontentati: se una cosa non ci convinceva, ci si lavorava finché non si raggiungeva un buon risultato. Una delle parti più complesse e delicate dell’album è stata la composizione della melodia e del testo. Alcune strofe sono state cambiate anche tre o quattro volte prima di arrivare a quelle incise nel disco. Questo per farvi capire quanta cura e cuore abbiamo messo in questo progetto.

I miei pezzi preferiti di “Silenzio Profondo” sono A Stretto Contatto, Fuga dalla Morte e la title-track. Volete raccontarci qualcosa di più su queste tre canzoni?
Silenzio Profondo: “A Stretto Contatto” racconta la storia di gruppo di ricercatori che rimane intrappolato in una base in Antartide insieme ad un mostro che ha la capacità di prendere sembianze umane. Il testo si ispira al grande film di John Carpenter “La cosa” e si concentra soprattutto sulla perdita di fiducia che i protagonisti hanno l’uno con l’altro. Da qui il ritornello “Nessuno si fida più di nessuno”, frase detta da Kurt Russell nella pellicola. “Fuga dalla morte” è un viaggio negli inferi più profondi e oscuri che ci porta- nonostante il nostro continuo fuggire – davanti a Satana. Infine la title track parla della schiavitù e del potere che non riusciamo a sconfiggere ma che ci porta a sprofondare nell’oblio, nel nulla, nel “Silenzio Profondo”.

Classica domanda da intervista: quali sono le vostre influenze principali?
Silenzio Profondo: Ovviamente è impossibile non nominare gli Iron Maiden, i Judas Priest, i Black Sabbath e i Metallica ma siamo influenzati anche da gruppi prog come gli Yes.

Altra domanda che faccio sempre: ci sono gruppi o musicisti lontani dal mondo dell’heavy metal ma che amate, o addirittura che riescono a influenzarvi? 
Maurizio Serafini (voce): Per quanto mi riguarda sono un grande fan di Fabrizio De Andrè. Lo reputo uno dei poeti più grandi degli ultimi 50 anni. Canzoni come “Amico Fragile”, “La città vecchia”, “Verranno a chiederti del nostro amore” e tante altre sono dei capolavori immortali. Quando scrivo per i Silenzio, non dico d’ispirarmi a lui ma a volte cerco di pensare a come avrebbe affrontato Faber un certo argomento, lo stile che avrebbe usato e le metafore. Devo dire che in alcuni casi mi ha aiutato.

Come dicevo nella recensione, la vostra musica brilla per personalità, varietà e buona scrittura. Tuttavia, non sono tanti i gruppi che riescono a fare lo stesso, almeno nel vostro genere. Per la mia esperienza, la maggior parte l’attuale revival heavy metal classico è un po’ sterile, con molti che si limitano solo a copiare Judas Priest e Iron Maiden senza riuscire ad aggiungere nulla di personale. Qual è invece la vostra idea a proposito di questa scena? E in generale, secondo voi qual è lo stato di salute dell’heavy classico oggi?
Gianluca Molinari (chitarra): È facile trovare band che copiano oppure anche se non lo fanno ti danno l’idea di averlo fatto. Judas, Iron, Saxon, Sabbath e tutti gli altri che hanno toccato il genere hanno esplorato grazie anche ad evoluzioni tecnologiche e ad aperture mentali discografiche che permettevano le più disparate avanguardie. Noi siamo in una fase posteriore dove la tecnologia è tutto ma non si sa utilizzarla con lo stesso gusto del passato perché mancano le conoscenze.
Per di più il mercato si è spostato altrove e lo sperimentalismo non è visto di buon occhio: spesso porta a sprechi di tempo e denaro, la vendita dei dischi è in continua crisi e la musica ha fatto veramente passi indietro. È un bene di consumo concreto e limita l’arte che invece ha concetti astrofisici.
Detto questo noi siamo legati alla tradizione, ma cerchiamo di andare oltre anche se ciò significa andare controcorrente. Noi abbiamo le nostre idee e le portiamo avanti, le sviluppiamo e le modelliamo, senza strane imposizioni che sono la rovina dell’artista.
L ‘heavy metal è una macchina di potenza mastodontica, dai vantaggi proibitivi, ma sono presenti molte sfumature armoniche e di colore che rendono tale macchina affascinante, travolgente, delirante, ma anche sognante, eterea e passionale.
Siamo aperti alle tecnologie controllate e studiate ma stiamo molto attenti a non far prendere a queste il sopravvento.
Il metallo è una religione e una volta che la pratichi la porti avanti per il resto della vita.
L’italiano ci permette di diffondere il nostro credo.

Quali sono i progetti futuri dei Silenzio Profondo? 

Silenzio Profondo: Stiamo già lavorando al secondo album, i buoni risultati del primo ci hanno caricato di idee. Tempo un anno e sarà pronto, non vediamo l’ora di registrarlo e farvelo sentire.

Il finale è sempre a piacere. A voi il compito di concludere l’intervista come preferite.
Silenzio Profondo: Ringraziamo: Heavy Metal Heaven per la bella recensione, il nostro manager e amico Andrea Raineri per tutto quello che fa per noi, tutti coloro che hanno ascoltato e/o comprato il disco e tutti i nostri fans che non si perdono neanche un concerto. Stay metal.. SP IS THE LAW

Intervista a cura di Mattia

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