[‘selvə] – D O M A (2018)

Per chi ha fretta:
Pur sembrando un lavoro di transizione, D O M A (2018), nuovo EP dei lodigiani [‘selvə] (“Selva”), risulta lo stesso rilevante. Il genere è lo stesso già sentito nel secondo full-lenght Eléo: un black metal caotico (a tratti anche più che in passato, il che rappresenta il suo difetto – ma non incide troppo) a metà tra suggestioni depressive e post-black. È uno stile che colpisce bene col suo nichilismo, la sua complessità e la sua atmosfera: lo si sente bene nei due soli lunghissimi pezzi che compongono la scaletta dell’EP, in particolare la conclusiva Joy. Ed è per questo che, per quanto i [‘selvə] possano fare di meglio, D O M A è un EP di alto livello, molto sopra alla media del genere: non c’è dubbio, insomma, che i lombardi siano ancora una band da tenere d’occhio per i fan del genere!

La recensione completa:
“Difficile” e “capolavoro”: erano stati questi i termini con cui avevo descritto Eléo, secondo full-lenght dei lodigiani [‘selvə] (nome in Alfabeto Fonetico Internazionale che si legge “Selva”), nella recensione uscita a fine 2016. Ricordo bene, in effetti, di come fosse difficile penetrare in un genere così complesso e caotico come quello della band; riuscendoci, però, si scopre un grandissimo lavoro (che infatti finì anche nella classifica dei dischi migliori di quell’anno recensiti da noi). È per questo che ho accettato con entusiasmo di recensire il nuovo EP del trio lombardo: intitolato D O M A, è uscito lo scorso 14 febbraio grazie a un connubio tra Overdrive Records e Shove Records. Rispetto a Eléo, non è cambiato molto in casa [‘selvə]: il loro stile di base è sempre lo stesso black metal vorticoso in movimento continuo che mescola suggestioni “post” ad altre depressive. Se possibile, però, il lato più caotico dei lodigiani è cresciuto ancora di più: questo tra l’altro rappresenta anche un piccolo difetto per D O M A, che a volte risulta un pelo troppo confusionario per i miei gusti, specie nei momenti ossessivi che lo costellano. Di norma però i [‘selvə] riescono ancora a gestire bene il loro suono, che continua a essere atmosferico, tortuoso e nichilista come nel lavoro precedente, il che gli dà un bell’impatto sia sonoro che in quanto a suggestioni. Per questo, pur essendo un lavoro di transizione – o almeno così sembra, viste le sue sole due canzoni – per riempire il tempo prima del prossimo album, D O M A è un prodotto valido e sopra alla media.

L’iniziale Silen se la prende con molta calma a entrare nel vivo: all’inizio c’è solo un lungo intro ambient, tenue e solenne, in cui la tastiera si incrocia a tratti con una chitarra rarefatta, appena udibile. È un bell’intro, che non annoia nonostante i quasi tre minuti di durata, prima che la chitarra di Alessandro Andriolo si accentui, accompagnata dall’entrata in scena della sezione ritmica. Ma per un po’, il tutto rimane espanso, pieno di effetti: solo dopo, all’improvviso, entra infine in scena un pezzo finalmente potente, vorticoso. Sul blast-beat di Tommaso Rey si stende allora un pezzo black nervoso, caotico, in cui le chitarre zigzagano e formano un muro quasi noise, intersecandosi con lo scream molto echeggiato di Andriolo. L’effetto di tutto questo è stridente ma in qualche modo anche desolato, depresso, triste: è proprio questa la sensazione su cui si evolve buona parte del pezzo. Essa si può sentire sia nei momenti più tempestosi che in quelli più espansi – presenti in special modo al centro, dove ha luogo una frazione molto dilatata e in cui l’anima post-black dei [‘selvə] fluisce imponente.  Ogni tanto tuttavia compaiono momenti meno profondi e più rabbiosi, che con influenze dal black più classico risultano freddi e graffianti: ne sono un esempio gli sfoghi a metà o sulla tre quarti – che pure a tratti non rinunciano a un certo tono drammatico. E così, nonostante qualche passaggio un po’ ridondante, abbiamo un buonissimo pezzo, quasi undici minuti che volano via e avvolgono bene.

Anche Joy ci mette un po’ ad entrare nel vivo, con una lungo intro molto da depressive, tranquillo e lacrimevole, con anche un certo calore nella sua infelicità. È lo stesso senso che permane anche quando di colpo la musica accelera e adotta un frenetico blast beat: le melodie rimangono ancora avvolgenti, e assieme alle urla strazianti di Andriolo creano un certo pathos. È proprio questa la linea guida del pezzo all’inizio, attraverso accelerazioni e rallentamenti: poi però, pian piano, la cupezza avanza, e dopo uno sfogo molto ossessivo – per quanto non eccezionale, stavolta non dà troppo fastidio – si mostra una faccia diversa. Il calore di prima non c’è più, e se nemmeno l’aggressività è spinta, domina un’oscurità asfissiante, angosciosa, davvero disperata. Attraverso momenti leggermente più lenti e altri davvero penetranti, che colpiscono dritti in faccia, passando per una frazione soffusa ma sotto cui cova ancora la stessa fiamma e altre davvero laceranti, la traccia progredisce per diversi minuti, compatta e incisiva. Solo passata da poco la metà un po’ di calore torna alla carica: lo fa riprendendo alcuni dei temi sentiti in precedenza nel passaggio morbido e che poi si sviluppano in melodie disperate ma al tempo stesso avvolgenti, quasi confortevoli. È l’inizio della fine: anche se con qualche breve scatto, da qui in poi la traccia rimane sempre melodica, e lo diventa sempre di più. Arriva allora in scena, sopra al bel lavoro di Rey e del bassista Andrea Pezzi, un giro ossessivo e quasi sognante di chitarra che, con diverse variazioni, va avanti per diversi minuti, finché il tutto non si spegne, lentamente e in maniera ossessiva, ma mai noiosa. È un bel finale, poetico ma mai stucchevole per una traccia di ottima qualità, la migliore del duo che compone l’album.

Seppur, come detto, sia in fondo un lavoro di transizione, e seppur i [‘selvə] possano fare anche meglio di così (Eléo insegna), D O M A è un lavoro da non sottovalutare. Si tratta di un buonissimo prodotto, che riconferma i lodigiani tra i nomi degni di attenzione, all’interno del movimento depressive e post-black metal. E di sicuro se questi generi ti piacciono e ami l’incarnazione più caotica del genere, troverai pane per i tuoi denti anche in questo EP!

Voto: 72/100 (voto massimo per gli EP: 80)

Mattia

Tracklist:

  1. Silen – 10:57
  2. Joy – 13:57

Durata totale: 24:55

Lineup:

  • Alessandro Andriolo – voce e chitarra
  • Andrea Pezzi – voce e basso
  • Tommaso Rey – batteria

Genere: black metal
Sottogenere: depressive/post-black metal

Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei [‘selvə]

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