Voracious Scourge – Our Demise (2018)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEOur Demise (2018) è l’EP d’esordio del supergruppo Voracious Scourge.
GENEREDi base un death classico con venature brutal, arricchito però con diversi influssi.
PUNTI DI FORZAUno stile ben più personale di quanto uno potrebbe pensare per un supergruppo, con soprattutto melodie però funzionali all’atmosfera e mai orientate al melodeath. Una scrittura molto matura e convincente, che rende la formula mai trita.
PUNTI DEBOLIGiusto qualche ingenuità, dovuta alla breve gestazione della band.
CANZONI MIGLIORIHarbinger of Our Own Demise (ascolta), Oracle of Repugnance (ascolta)
CONCLUSIONIOur Demise si rivela un esordio fresco e ottimo: i fan del death metal sono invitati a prenderne nota!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
74
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Facciamo un piccolo esperimento mentale: prendi il cantante di una grande band del death metal classico olandese e poi mettigli a fianco l’ex batterista di una formazione americana anche più celebre nel mondo del brutal e del death tecnico. Completa quindi il gruppo con un chitarrista e un bassista proveniente da una band meno famosa, spostata anch’essa verso il brutal: che genere potrà mai suonare un gruppo così composto? Andando a occhio, sarà quasi di sicuro un death metal che oscilla appunto tra classico e brutal; in più, magari sarà uno stile di maniera, banale, che non osa mai andare oltre i classici cliché del genere. È per questo che i Voracious Scourge mi hanno stupito in positivo: la musica che suonano nel loro primo EP Our Demise non è quella che ci si potrebbe aspettare da un gruppo del genere – o almeno, non del tutto. Nati l’anno scorso per idea di Jason McIntyre (chitarrista dei brutal deathster americani Suture), che ha reclutato il leader dei Sinister Adrie Kloosterwaard, l’ex Suffocation Mike Smith e il compagno di band Lance Strickland, hanno bruciato le tappe fino all’esordio, lo scorso 25 gennaio. Il genere al suo interno, come detto, ha un che di inaspettato: da un lato si rifà senza dubbio al death metal tradizionale e in parte al brutal, ma dall’altro sono presenti alcune novità. Il dettaglio che brilla di più in Our Demise sono le sue inflessioni melodiche, inusuali per il death metal più maschio, che però non ammosciano la musica dei Voracious Scourge. Contribuiscono anzi a darle un alone oscuro e creano un contrasto che ne fa risaltare la potenza; in più, il merito della band è di fare ciò rimanendo all’interno del death classico: di veri e propri sforamenti verso il melodeath non ce ne sono. Soprattutto, però, Our Demise può contare su un songwriting molto maturo e convincente: i Voracious Scourge riescono a mescolare tutto in qualcosa che colpisce bene, sia per potenza e per atmosfera, e pur suonando molto tradizionale non puzza mai di stantio. E se ogni tanto è presente qualche ingenuità – forse dovuta alla brevissima gestazione della band – in fondo non importa: abbiamo un lavoro convincente, molto più fresco e meno scontato di tanti altri che oggi animano la scena death metal.

Vaticination comincia con un suono di vento e di tempesta e vaghi echi inquietanti, su cui presto interviene una voce cupa, solenne, che sembra leggere un qualche passaggio, forse biblico. Pian piano la sua carica lugubre sale, finché alla fine Harbinger of Our Own Demise esplode d’improvviso, frenetica e zigzagante, death metal selvaggio al massimo delle sue possibilità. All’inizio il tutto è schizofrenico, ma poi i Voracious Scourge virano verso una struttura più ordinata: di base, la norma è quadrata, veloce, molto incalzante, con un riffage molto tagliente retto dalla solidità del drumming di Smith. Ogni tanto però questa falsariga si apre, per frazioni inaspettate che pur presentando ancora il growl di Kloosterwaard sono più dilatate e melodiche, con in evidenza i lead di chitarra di McIntyre, oscuri ma anche con un certo pathos. Nonostante la differenza col resto, però, sono momenti che si integrano bene nel tessuto del pezzo, in un contrasto vincente – specie quando, a ruota, la band stacca su frazioni martellanti e furibonde, di chiara origine brutal. A parte un finale ritmico di bella potenza e qualche variazione qua e là, c’è poco altro in una canzone lineare, almeno per gli standard del death metal. Ma non è un problema: anche così risulta un pezzo splendido, che apre Our Demise col botto! La successiva Fortuity of the Deceived si avvia con un intro caotico e intricato, con anche influssi thrash mischiati a qualcosa di più aperto della classica ferocia del genere. Questa norma torna spesso lungo il pezzo, alternandosi però con frazioni più arcigne e rabbiose, molto classiche, con il frontman su una base sempre in movimento, frenetica. C’è spazio anche per dei lunghi breakdown, con un riffage cadenzato, di vago retrogusto deathcore su un ritmo molto più lento, per un effetto generale oscuro, rabbioso – ma forse un po’ smorzato rispetto al resto. Molto meglio va invece la rapida frazione centrale, a tratti arcigna e con un’impostazione che ricorda i Deicide, altrove invece più rabbiosa e macinante. È il momento migliore di un pezzo non esaltante – l’unico dell’EP a esserlo: non è per nulla male, ma rispetto agli altri tende un po’ a sparire.

Un campionamento preso dal film “Giustizia Privata” con Gerald Butler, poi Expiate the Depraved comincia ancora serratissima, con riff a motosega che si inseguono con vera furia per qualche secondo. Ma anche quando il pezzo entra nel vivo la stessa ferocia è presente per lunghi tratti, con strofe rette tutte dal blast di Smith su cui Kloosterwaard ringhia con vera rabbia. Ogni tanto però la band molla il piede dall’acceleratore: spuntano allora frazioni leggermente più rilassate, ma non più leggere. Anche nei momenti in cui McIntyre sfodera dei lead melodici, l’atmosfera è sempre oscura, pesante, asfissiante. Lo stesso vale per la frazione al centro, di norma più rarefatta e meno nervosa ma sempre di gran impatto con le sue ritmiche mortifere; solo a un certo punto vira su qualcosa di più melodico (con addirittura dei cori), ma sempre angoscioso e abissale. Lo stesso vale per il finale, che ne riprende i temi in maniera anche più melodica, un florilegio di chitarre in lead con un pelo di malinconia, ma anche tanta oscurità: è l’ottima conclusione di un bellissimo pezzo, a poca distanza dai picchi di Our Demise. Ma va persino meglio con la conclusiva Oracle of Repugnance, che si apre con un assolo vorticante e rutilante del mastermind, quasi sereno se non fosse per l’angoscia evocata dalla base, quasi di retrogusto black metal. È uno spunto che torna ogni tanto nella norma di base, in alternanza con momenti invece più classici, death potente e schizofrenico che ha il suo punto di forza nella velocità di Smith e nella potenza delle ritmiche. Sembra quasi che il pezzo debba andare avanti così, come un treno, quando all’improvviso tutto si calma: è il turno allora di una frazione morbida ed espansa, con una chitarra acustica dal gusto addirittura prog su cui si stagliano lievi voci pulite. È un passaggio di gran impatto anche se non dura molto: presto i Voracious Scourge tornano alla carica, con una frazione lenta ma macinante e molto lugubre. È quella che dà il là alla ripresa delle ostilità, che si concretizza in una tempesta di violenza tipica a pure tinte death metal. Tuttavia, ancora le sorprese non sono finite: tra ritorni di fiamma della frazione iniziale, tratti espansi e fragorosi di influsso quasi doom – come nel finale – ne viene fuori una progressione oscura ma molto avvolgente. È la splendida conclusione di una traccia ottima, la migliore dell’EP che chiude insieme a Harbinger of Our Own Demise.

Per concludere, Our Demise è un ottimo EP, anni luce sopra alla media del classico disco da supergruppo, che spesso suona trito e di maniera. Al contrario, si rivela un lavoro fresco, che riesce al tempo stesso a portare aria nuova nel death metal e a non uscire dai suoi canoni: un album non solo di qualità, insomma, ma che promette bene per il futuro. Per questo, se ti piace il death metal, segnati a tutti i costi il nome dei Voracious Scourge: se sapranno continuare così e magari riusciranno ad affinare ancora la loro formula, in futuro potremmo sentire parlare molto di loro. O almeno, si spera che sia così: se non vuole morire, il metal ha bisogno di band che, come loro, non guardano troppo al passato in maniera nostalgica!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Vaticitination01:05
2Harbinger of Our Own Demise04:28
3Fortuity of the Deceived04:09
4Expiate the Depraved03:56
5Oracle of Repugnance05:25
Durata totale: 19:03
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Adrie Kloosterwaardvoce 
Jason McIntyrechitarra
Lance Stricklandbasso
Mike Smithbatteria
OSPITI
Tony Tiptonsample (traccia 1)
Katie Dobsonparlato (traccia 5)
Jason Pilgrimbacking vocals (tracce 2 e 4)
ETICHETTA/E:Immortal Souls Productions
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Grand Sound Promotions

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