Ionico – Il Nostro EPiccolo (2017)

Per chi ha fretta:
Il Nostro EPiccolo (2017), primo EP dei piemontesi Ionico, è già una notevole dichiarazione d’intenti. Lo è dal titolo: indica molto bene la natura demenziale del gruppo, supportata da un mix di heavy e groove metal che sa sia divertire che avere una buona potenza. Purtroppo, è uno stile che per ora non è esente da difetti: l’album pecca di una registrazione un po’ approssimativa, e soprattutto di una certa immaturità. Nessuno dei due difetti però è castrante per un album che per il resto riesce a svolgere bene il suo obiettivo di intrattenere: lo dimostrano la opener Bla, Bla… e Ancora Bla, Ti Paglio Tanto e Horroratorio, i migliori di una scaletta senza pezzi davvero brutti. E così, per quanto gli Ionico abbiano ancora ampi margini di miglioramento, Il Nostro EPiccolo è già un lavoro godibile e divertente, degno delle attenzioni dei fan del metal demenziale.
 
La recensione completa:
Forse anche tu ti ricorderai di quei giochi di parole che un po’ tutti facevamo quando eri bambino: erano stupidi e volgari, sì, ma ci ridevamo di gusto. Per esempio, dalle mie parti girava quello di ripetere di continuo “zia Marika” sempre di fila: il bello era quando le sillabe si rivoltavano, e ti ritrovavi a dire “cazzi amari”! Un altro gioco simile l’ho invece scoperto molto più di recente e prevede di ripetere soltanto la parola “ionico” (con ovvi risultati): ci sono venuto a contatto quando mi sono imbattuto in questa buffa band piemontese di nome, appunto, Ionico. Nati in Piemonte nel 2014, hanno pubblicato alla fine dello scorso anno il loro esordio assoluto, l’EP Il Nostro EPiccolo: un lavoro che già dal titolo già mostra bene gli intenti poco seri del gruppo! Ovviamente, siamo nel campo del metal demenziale, ma a livello stilistico c’è da segnalare qualche piccola differenza rispetto ai tipici gruppi del genere. Mentre di solito è heavy metal classico, al massimo con influssi power – o thrash, black e death nei casi delle band demenziali più estreme – gli Ionico suonano un heavy più robusto e moderno. Merito di qualche influsso punk e soprattutto di robusti rinforzi groove metal, un’influenza costante nel suono di Il Nostro EPiccolo: spesso gli dà un tono più cattivo e potente.  Di fatto, gli Ionico sanno sia aggredire che divertire: nonostante la giovinezza hanno già le idee chiare, e riescono a esprimerle con buona efficacia, seppur all’interno del disco si notino anche alcune ingenuità. Quella che salta all’occhio subito è la registrazione, un po’ approssimativa e più da demo che da EP vero e proprio: è però un difetto piccolo, visto che pur castrando i riff non dà fastidio all’intento primario dei piemontesi, quello di far ridere. Piuttosto, il vero limite attuale degli Ionico è l’immaturità: ogni tanto Il Nostro EPiccolo mostra qualche sbavatura e qualche ingenuità, sia a livello musicale, sia dei testi, in cui metrica e scelta di parole (importantissima nel loro genere) non sono sempre perfette. Anche questo però è un problema che non incide più di tanto: l’EP intrattiene sempre alla grande e si rivela un prodotto già valido ora, per quanto le potenzialità dei piemontesi si proiettino soprattutto nel futuro. 
La opener Bla, Bla… e Ancora Bla ha un avvio da metal classico, in cui però già si mostra la poca serietà degli Ionico. È il perfetto intro per una traccia con un testo che parla del classico conflitto tra sessi, in una maniera molto ironica, dissacrante e anche un po’ esagerata – in senso buono, ovviamente! Ciò avviene in un brano diviso a metà: le strofe sono lineari e relativamente calme, con un riffage heavy di influsso punk della chitarra di Uncle Fella, il basso sferragliante di iOdio in evidenza e la voce pulita di Gneeck. Al contrario, i ritornelli sono molto più potenti e orientati al groove metal, col frontman che passa allo scream e ritmiche grasse, che ben sottolineano la maggiore rabbia di queste frazioni. Completa il quadro un assolo semplice e breve nel finale: non sarà chissà che, ma chiude bene un pezzo tanto elementare quanto divertente, già uno dei migliori dell’EP che apre. È quindi il turno di Una Calda Cerimonia, breve interludio parlato che introduce un nuovo tema: quello di un matrimonio – seppur trattato in maniera demenziale come da norma degli Ionico. È un buon intro per Messa a Fuoco, centrata  in particolare su un fotografo di matrimoni un po’… piromane! Musicalmente, abbiamo invece un mid-tempo lento e cadenzato, dal mood abbastanza oscuro, specie per quanto riguarda gli striscianti bridge e i potenti ritornelli, molto semplici e che ricordano da lontano persino gli ultimi Manowar. Anche le strofe sono simili, seppur più dirette e meno rabbiose; in più, ogni tanto il pezzo accelera, per frazioni di stampo groove che danno al tutto un tocco di varietà in più – specie quella centrale, con un bell’assolo. Aiutano bene un altro pezzo molto semplice ma che riesce alla grande nel suo obiettivo di divertire! Un breve intro di effetti sonori, poi Ti Paglio Tanto entra nel vivo veloce e potente, con un riffage molto “da strada”. Sembra quasi questa l’impostazione su cui si muoverà il pezzo, ma poi la musica rallenta: la norma principale è lenta e di buon impatto, ma anche un po’ sottotraccia. Si torna ad accelerare solo per i ritornelli, che scimmiottano Walk dei Pantera ma in maniera meno aggressiva, con Gneeck e i cori che proseguono sulla stessa storia precedente: quella di un amore un po’ strano per la campagna e tutti i suoi crismi! Comunque sia, anche stavolta la struttura è semplice: c’è spazio solo per una frazione centrale che mescola le varie influenze già sentite con un’anima più heavy e aperta e per una frazione di tre quarti melodica, quasi romantica. Sono un bel contraltare per un altro pezzo di gran intrattenimento, che rientra con facilità tra i migliori di Il Nostro EPiccolo!
Un Posticino Carino è un altro interludio parlato. Sulla base di un carillon storto, gli Ionico mettono in scena una delirante televendita: è quella che promuoverebbe il fantomatico “Horroratorio” su cui si basa anche l’omonima traccia che giunge ora. Il testo parla di una sorta di scuola confessionale molto particolare, in cui dominano sadismo, droga, tipi loschi e cose del genere. Per sostenere questo, i piemontesi costruiscono un pezzo più dinamico che in precedenza fin dall’avvio, non pesantissimo ma trascinante col suo heavy fragoroso, che il batterista Stock Hudson trascina su un ritmo incalzante. È la falsariga che regge i ritornelli, incalzanti e molto catchy: si stampano con facilità nella mente con la loro melodia semplice. Più dure sono invece le strofe, possenti e macinanti, di influsso thrash, che creano un’aura cupa: ben si sposa però con la voce di Gneeck, che invece canta di qualcosa sì di preoccupante, ma riesce lo stesso a evocare il senso spassoso che il gruppo desidera! Lo stesso vale per la dissonante parte centrale, vorticosa e piena di citazioni, che vanno da Darth Vader a Richard Benson. Buona anche la parte finale, che quando la musica si spegne ci presenta l’equivalente di un “blooper” cinematografico. Entrambi sono arricchimenti di un pezzo fantastico, un altro dei più belli dell’album! Siamo ormai agli sgoccioli, e c’è rimasto spazio solo per Arabbasta: sin dall’inizio, doomy e lento ma che poi diventa veloce e dinamico, si dimostra il pezzo più complesso dell’album – e anche il più criptico. Il testo oscilla tra citazioni del Corano e dell’Islam, passaggi ben più beceri, dissacranti e altri che sembrano una critica – persino seria – a chi fraintende il rock. A livello musicale invece la struttura è divisa tra lunghe strofe, veloci e robuste, a tinte groove, che poi però si ammorbidiscono all’entrata di brevi frazioni tortuose, di indirizzo heavy classico. Sono l’introduzione a frazioni espanse che presentano al di sopra dei campionamenti, presi da qualche documentario pieno di puttanate inesattezze sul mondo del rock: i soliti pregiudizi a base di droga, satanismo e così via. Queste frazioni a loro volta conducono a momenti che tornano ad accelerare, e presentano quello che sembrano canti arabi – ma forse hanno un significato diverso, probabilmente inserito dagli Ionico col backmasking o qualche altra tecnica. È quello che indica anche la band stessa nel finale, cadenzato e cupo, per esempio con versi come “sembrano preghiere arabe quando le senti/in realtà sono insulti diffusi ai quattro venti”. Nonostante questa essenza criptica, abbiamo comunque un pezzo avvolgente, di buona potenza. Forse è il meno bello di tutto l’EP, ma è lo stesso godibile e divertente: come finale non è niente male (seppur la conclusione vera e propria sia “Epitaffio”: circa sette secondi di pura demenza!)
Per concludere, Il Nostro EPiccolo sarà breve ma diverte quanto ogni album di metal demenziale dovrebbe: di sicuro, nonostante i suoi difetti, può fare la gioia dei fan del genere. Per quanto riguarda invece gli Ionico, hanno ancora un po’ di strada da fare, se vogliono crescere e maturare; tuttavia, le basi sono solide e i margini di miglioramento ampi. Perciò, sono convinto che i piemontesi siano da tenere d’occhio: sarà difficile, visto che in Italia non c’è un grande amore per la forma più ironica del metal, ma non è detto che un giorno non arrivino lontano con le loro sguaiate qualità. 
 
Voto: 73/100 (voto massimo per gli EP: 80)
 
Mattia

Tracklist: 

  1. Bla Bla… e Ancora Bla – 03:27
  2. Una Calda Cerimonia – 00:46
  3. Messa a Fuoco – 04:13
  4. Ti Paglio Tanto – 04:52
  5. Un Posticino Carino – 00:35
  6. Horroratorio – 05:06
  7. Arabbasta! – 04:50
  8. Epitaffio – 00:07
Durata totale: 23:56
Lineup:

  • Gneeck – voce
  • Uncle Fella – chitarra
  • iOdio – basso
  • Stock Hudson – batteria
Genere: heavy/groove metal
Sottogenere: metal demenziale
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Ionico

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