Erotic Psycho – The Lost Boyz (2018)

Bentornati a tutti i nostri lettori. Oggi ci inoltreremo nella penisola iberica per incontrare gli Erotic Psycho, band improntata a un glam sleazy rock con un’influenza ben marcata che ha radici nei Guns ‘n’ Roses e nei Mötley Crüe, giusto per citare qualche esempio.

Gli Erotic Psycho nascono quando il chitarrista Jay Martino incontrò il cantante Nando Saints in quel di Valencia. Solo in un secondo momento si unirono Frost Moore (batteria), che possedeva un background celtic rock, e Lokki, bassista proveniente da Alicante. Con questa formazione nascono gli Erotic Psycho, che, tuttavia, cambiano frontman nel 2015, affidando il compito a Yamil Zaidan, e pubblicano nel 2015 il loro primo lavoro, Sex You Up!

In questa recensione ci occuperemo di The Lost Boyz, uscito nel febbraio del 2018, album composto da dieci tracce che ci permettono di analizzare un po’ più a fondo lo stile della band.

Mainstream Whore, la prima traccia, inizia con dei giri di basso e possiede una lunghezza che sfiora quasi i cinque minuti. Si comprende subito come siamo nel pieno delle influenze da Guns ‘n’ Roses in stile Appetite for Destruction. Glam rock e hard rock si combinano, non solo per stili o il modo di impostare le voci, ma anche per i temi affrontati: la triade sex, drug & rock’n’roll infatti non è mai troppo lontana (e non solo in questo brano). Nel complesso, si comprende che i vari membri della band lavorino insieme da parecchi anni, poiché tutti gli elementi sembrano apparentemente bilanciarsi, nonostante questa sia una traccia piuttosto blanda. Con Lost Boyz (titolo per cui viene in mente subito il film del 1987 con Kiefer Sutherland) si presenta un inizio decisamente più incisivo e molto più ritmato e piacevole per l’ascoltatore. Molto decisi e apprezzabili sono i giri di chitarra e la sezione di batteria. L’unica pecca è che la band sembra un po’ carente nell’incisività delle strofe combinate con la musica, cosa che, seppur in tono minore, si era già presentata nella prima traccia. Immancabili sono gli assoli strumentali a tre quarti del brano (come ogni canzone in stile glam rock che si rispetti) seguiti da un momento quasi a-strumentale, i cui cori però non danno nulla di più alla traccia. Hot Gun Killer presenta come inizio un rullante di batteria accompagnato dal basso, solo dopo incomincia a risuonare la chitarra. Pochi secondi dopo, attacca tutta la strumentazione. Dire che l’influenza dei Mötley e dei Guns è notevole, è un eufemismo. Di questa traccia è interessante però la parte di basso che si snoda di sottofondo e dà un ritmo costante alla traccia.

Con The Only Way Is Down si parte con la batteria e la chitarra più incisive rispetto alla traccia precedente. La voce non attacca subito nel brano, anzi, si fa attendere molti più secondi rispetto al solito. Con questo brano, e le tracce precedenti, si capisce già il problema alla base del sound della band: nonostante gli apprezzabili virtuosismi di chitarra, la cui sottolineatura era davvero tipica della musica glam rock anni 80, le strofe e le sezioni vocali sembrano davvero non riuscire a reggere a confronto la potenza strumentale, creando uno stacco musicale a livello qualitativo non indifferente e trasportano tutto in un livello di monotonia, come si evince anche da questa traccia. In Sweet Suicide tutto presenta un tono più “heavy”, con giri di chitarra iniziali molto piacevoli. Il tono della voce sembra essere di tonalità leggermente più alta, soprattutto sul ritornello, però sembra ancora troppo sulla falsariga di Axl Rose. Belli i ritmi impostati dalla batteria che risolleva decisamente tutta la traccia, compito che stavolta non spetta del tutto alle sezioni di chitarra (per fortuna). In Squirt Baby Squirt ci ritroviamo ovviamente nella parte glam rock più votata alla componente sessuale nei temi. Un breve intro di voci che parlano fa da rapidissimo prologo a uno sfavillio di chitarre. La sezione successiva presenta invece una maggiore componente del basso rispetto all’usuale chitarra. La batteria è sicuramente lo strumento che tra tutti non perde un colpo e permette di dare una nota di vitalità – insieme a qualche virtuosismo di chitarra posto sempre verso i tre quarti del brano – ad un album che fondamentalmente non ci dà nulla di nuovo sul fronte glam rock/hard rock. E non è che l’uso di scurrilità aiuti, sia ben chiaro.

Stinky Boy Blues possiede un intro più heavy che glam, ma non c’è da preoccuparsi, perché quest’ultima componente è subito dietro l’angolo. Rapide sezioni in cui le voci sono quasi solo accompagnate da uno strumento si alternano a quelle in cui tutta la band si fa sentire con tutta la strumentazione.  La traccia è suddivisa in due sezioni che si differenziano sostanzialmente per la presenza della componente più heavy in maggior misura sulla seconda, con chitarre più aggressive e bassi più marcati. Tuttavia, il senso di unità tra le varie parti è ben lontano e non vi è per nulla alchimia. L’inizio di We’ll Go Wild presenta chitarre belle decise, cui si unisce poi la batteria. Forse siamo sulla buona strada, peccato essere quasi a fine album. Ci vengono presentate delle musicalità con tracce più da rock ballads che di heavy vero e proprio, il che può presentare i suoi vantaggi a livello di diversità musicale in un album relativamente piatto e monotono. Da notare i cori più presenti a livello dei ritornelli e la sezione strumentale in coda. La penultima traccia è Suite in Hell: giri di chitarra dal sapore quasi psichedelico si allungano ben oltre il tempo medio in cui attacca la parte vocale. Le sezioni vocali sono più accelerate, grazie anche al tempo imposto dalla batteria. La voce però risulta ancora troppo impostata come una copia di Axl Rose/Vince Neil che alla lunga può risultare fastidiosa. Come sempre però, la chitarra risulta molto più piacevole all’orecchio rispetto alla voce, anche se qui tende a sovrastare un po’ troppo. Da notare la sezione di percussioni sulla fine che non è niente male.

Rock N Roll Is Not Dead (You Are) è l’ultima traccia. L’intro più che glam rock, sembra quasi abbia un tocco di Green Day, per via dei riff molto rapidi di chitarra, ma è solo un attimo prima di ritornare ai soliti schemi già settati nelle tracce precedenti: batteria vivace, chitarra aggressiva, basso che si sa bilanciare e voce che smonta tutto il lavoro. La nota positiva è che la traccia è breve.

Cosa possiamo dire di questo lavoro? Tranne qualche sprizzo saltuario di vitalità dato più dagli elementi strumentali che da quelli vocali – la batteria in primis – questo lavoro presenta delle lacune non indifferenti: alla chitarra viene decisamente dato troppo spazio e al basso troppo poco; la voce principale sembra improntarsi troppo sullo stile di Axl Rose, così tanto da sembrarne quasi palesemente un’imitazione. Cosa ancora più importante, non c’è quasi nessuna parvenza di alchimia tra le varie parti, che risulta essere la pecca più grave tra tutte. Ciò che possiamo dire è solo di ritentare, magari saranno davvero più fortunati.
Alla prossima!

Voto: 30/100


Valetrinity


Tracklist: 

  1. Mainstream Whore – 04:59
  2. Lost Boyz – 03:51
  3. Hot Gun Killer – 03:14
  4. The Only Way Is Down – 04:54
  5. Sweet Suicide – 03:28
  6. Squirt Baby Squirt – 04:15
  7. Stinky Boy Blues – 03:29
  8. We’ll Go Wild – 04:15
  9. Suite in Hell – 03:15
  10. Rock N Roll is not Dead (You Are) – 02:32

Durata totale: 38:12

Lineup:

  • Nando Saints – voce
  • Jay Martino – chitarra
  • Lokki – basso
  • Frost Moore – batteria
Genere: hard rock
Sottogenere: sleaze/hair metal

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