Ensiferum – Dragonheads (2006)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEPur essendo soltanto un EP, e nonostante sia uscito dopo un terremoto in lineup che poteva pregiudicarne la qualità, Dragonheads (2006) ha poco da invidiare ai full-lenght degli Ensiferum. 
GENEREUn folk metal sinfoncio più aperto e d’atmosfera rispetto al passato, ma con le stesse suggestioni epiche.
PUNTI DI FORZAUno stile affascinante e maestoso, un songwriting semplice ma di gran impatto, tante belle canzoni.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORIDragonheads (ascolta), Warrior’s Quest (ascolta), White Storm (ascolta)
CONCLUSIONIDragonheads è un lavoro quasi perfetto, da non sottovalutare solo perché è un EP!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
79
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Anche se forse non tutti lo ammetterebbero, quello degli EP è un mondo “minore”. A eccezione di quelli d’esordio, in cui una band riversa le poche canzoni composte all’inizio, di solito lungo il corso di una carriera questo strumento diventa un modo per pubblicare “scarti” o riempire il tempo tra un album e l’altro. Per fortuna, però non è sempre così: esistono anche EP ispirati e di alto livello, come nel caso del celebre Dragonheads degli Ensiferum. Si tratta di un lavoro con poco da invidiare ai migliori episodi discografici della band finlandese: un risultato che risulta ancora più eccezionale, considerando il periodo che stava vivendo. Un paio di anni prima, la formazione aveva visto l’abbandono di Jari Mäenpää, uscito per concentrarsi sui suoi Wintersun; l’avevano poi seguito a ruota da altri due membri storici come il bassista Jukka-Pekka Miettinen e il batterista Oliver Fokin – entrambi in lineup dal ’98. Rimasto solo con la tastierista Meiju Enho, il leader Markus Toivonen non si era lasciato scoraggiare: con l’aggiunta di nuovi musicisti – tra cui spicca il cantante Petri Lindroos dei Norther – rimise in piedi gli Ensiferum. La band così ricostituita si mise subito al lavoro, e il frutto di quegli sforzi fu appunto, nel 2006, Dragonheads: non solo un EP di rodaggio prima di tornare al full-length (accadrà solo l’anno dopo con l’acclamato Victory Songs), ma anche un piccolo punto di svolta. Rispetto a genere degli album passati, più vorticoso e veloce – merito di Mäenpää, che esporterà questo stile negli Wintersun – qui gli Ensiferum mostrano un altro lato, un po’ più espanso e d’atmosfera, e con meno influssi melodeath. La componente epica e pagan metal però rimane la stessa, come quella folk orientata al sinfonico: è il genere che da qui in poi la band finlandese farà suo. A questo stile, Dragonheads unisce un songwriting semplice ma di gran efficacia, sia per quanto riguarda le atmosfere che le melodie, senza lasciar da parte la potenza. II risultato è un album maestoso e di grandissimo impatto: con tante belle canzoni e pochissime sbavature, gli Ensiferum hanno creato un EP ben lontano dal semplice riempitivo/discarica che è spesso questo genere di dischi!

Senza preamboli, la title-track Dragonheads entra subito nel vivo, con un riff placido ma solenne su cui presto si staglia la melodia di chitarra principale, lenta e folk, molto avvolgente. È la stessa che regge anche i ritornelli, in cui viene seguita da potenti cori: sono elementari, ma colpiscono alla grande con la loro eccezionale carica epica. Più varie sono invece le strofe, a volte più dinamiche ma quasi intimiste: lo scream di Lindroos le rende graffianti, ma le tante melodie le danno un piglio insieme eroico e sognante. Altrove l’effetto si accentua anche di più, per momenti resi delicati da lievi fraseggi folk, che impreziosiscono il tutto. In altri momenti il tutto diviene più estroverso: succede al centro, quando spuntano le tastiere quasi cinematografiche della Enho. È il preludio a una svolta che rende il tutto più movimentato, ma la fantasia di melodie è sempre presente, sia da parte della chitarra che dalle orchestrazione alla sue spalle, che le danno un tocco quasi “paesaggistico”, oltre che evocativo. Anch’essi contribuiscono a un pezzo meraviglioso sotto ogni punto di vista: non poteva esserci di meglio come avvio per l’EP a cui dà il nome! La successiva Warrior’s Quest comincia placida, espansa, estatica, con una base in cui si intrecciano dolci melodie di chitarra e di strumenti folk, per un effetto calmo, quasi solare, seppur con una certa malinconia. Poi però la base muta faccia: all’inizio le strofe sono terremotanti, con ritmiche macinanti e solo le orchestrazioni frenetiche come elemento melodico. Pian piano però questa norma comincia ad aprirsi: l’aura cupa e aggressiva si calma un po’ e il riffage si ammorbidisce, finché il tutto non sfocia di nuovo nella norma iniziale. Abbiamo allora un nuovo passaggio sognante, lento e solenne, che avvolge alla perfezione con la sua calma e la sua lieve nostalgia. Queste due parti si alternano un paio di volte lungo la traccia, creando un contrasto che funziona alla grande e si unisce bene, nonostante la differenza. Ottima anche la frazione centrale, che unisce le due anime in qualcosa di ben costruito, con melodie ancora una volta di fattura pregevole. È la ciliegina sulla torta di un gran brano, al pari del precedente per qualità, nonché uno dei migliori di Dragonheads!

Dopo un uno-due del genere, saggiamente gli Ensiferum piazzano Kalevala Melody, breve interludio con solo un flauto su uno sfondo di mandolini e kantele – e in seguito una tastiera bassa, profonda. Oltre a essere buona per tirare il fiato, è anche un bell’intro per White Storm, che poi mostra subito la sua natura inquieta, nervosa. Quando poi entra nel vivo, abbiamo un pezzo frenetico e veloce: il blast beat del nuovo batterista Janne Parviainen regge il riffage zigzagante di Lindroos e Toivonen, di chiara origine black metal – richiamata anche dallo scream del frontman, qui abbastanza rabbioso. La melodia però non manca, sia nei vari fraseggi che nelle tastiere sinfoniche: è un anima che viene fuori con maggiore forza nell’evoluzione successiva, che pian piano si fa meno estrema e assume più senso epico, grazie all’anima folk del gruppo che esce fuori. Si arriva così alla deflagrazione dei ritornelli: colpiscono alla grandissima coi loro cori, ancora preoccupati ma a loro modo liberatori, e con un senso eroico e battagliero fantastico. La traccia zigzaga tra questi due estremi diverse volte nella sua durata, senza grandissime variazioni: solo al centro si cambia verso per qualcosa che prende il meglio da entrambe e lo mescola alla grande: merito di un songwriting sempre stellare. Ne risulta così un pezzo fantastico: se risulta inferiore alle prime due, lo è giusto di un pelo!

Into Hiding è una cover del tipo che amo: gli Ensiferum prendono il brano di Tales from the Thousand Lakes degli Amorphis e lo fanno proprio. Al posto dell’eclettico death metal originale – di cui restano solo alcune tracce – ci ritroviamo in un pezzo altrettanto esotico, ben trasportato nel folk del gruppo di Markus Toivonen, tanto da sembrare quasi una sua traccia. A parte questo, però, c’è anche la bravura: tutti i passaggi funzionano bene, in special modo quelli come il finale, che con la sua componente sinfonica rende ancor più potente ed evocativo quello originale. Ma anche il resto non è da meno: abbiamo una cover molto ben riuscita, che pur non essendo al livello del meglio di Dragonheads – anzi, forse è addirittura il meno bello –non sfigura al suo interno. Anche Finnish Medley è considerabile una rilettura, di tre canzoni tradizionali finlandesi unite in fila. La prima, Karjalan Kunnailla, è lenta e placida: uno sfondo potente ed espanso, con anche un vago retrogusto doom, fa da base alle melodie di chitarra, a quelle lieve degli strumenti folk, e alla dolce voce femminile dell’ospite Kaisa Saari. È un passaggio con poche variazioni ma avvolgente, un affresco di forte malinconia e piena di belle armonie: aiuta a non annoiare l’arrivo, dopo un paio di minuti, di Myrskyluodon Maija. Abbiamo allora un pezzo strumentale, ancora con un certo pathos ma più animazione: la parte del leone la fanno Toivonen e Lindroos, seguendo con la chitarra fraseggi folk antichi e suggestivi. È giusto una breve frazione, poi è il turno della conclusiva Metsämiehen Laulu che perde la nostalgia del resto per farsi solare, animata, vitale, con la sua alternanza tra momenti potenti e diretti a lunghi refrain corali. È un’altra parte grandiosa, che si unisce bene alle altre nonostante la differenza e conclude al meglio un altro pezzo di alta qualità, avvincente e incisivo al punto giusto.

Come già detto all’inizio, Dragonheads è un EP da non sottovalutare: sfiora la perfezione, e ha ben poco da invidiare agli album principali degli Ensiferum. È insomma il classico caso in cui alla fama corrisponde anche la qualità: per questo, se ti piacciono i finlandesi, o anche se cerchi un punto con cui iniziare ad ascoltarli, questo è un acquisto che ti consiglio con calore.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Dragonheads05:21
2Warrior’s Quest04:53
3Kalevala Melody01:47
4White Storm04:56
5Into Hiding (Amorphis cover)03:49
6Finnish Medley05:09
Durata totale: 25:55
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Petri Lindroosvoce harsh
Markus Toivonenvoce pulita e chitarra
Meiju Enhotawstiera
Sami Hinkkabasso
Janne Parviainenbatteria
OSPITI
Kaisa Saarivoce (traccia 6), flauto (traccia 3)
FrostheimKantele (traccia 3)
Vesa VigmanMandolino (traccia 3)
ETICHETTA/E:Spinefarm Records
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