Madalena – La Vecchia Religione (2017)

Per chi ha fretta:
Nonostante la poca esperienza come band – ben udibile in diverse sbavature – i nostrani Madalena sono già interessanti, come dimostra l’EP d’esordio La Vecchia Religione. Lo sono a partire dallo stile, che mescola heavy metal e doom in qualcosa di al tempo stesso roccioso e sulfureo, vintage ma che non suona mai trito. La band usa questo genere per supportare un concept album altrettanto interessante, di carattere occulto e tutto cantato in italiano. Di buon livello è anche la musica, dotata di un buon equilibrio tra impatto, oscurità e melodie: è ciò che consente a pezzi come la movimentata Nera Ordalia, la frenetica Noce di Benevento e la lugubre title-track di incidere a dovere. Ed è per questo che, nonostante i suoi difetti, La Vecchia Religione è un buon esordio, il primo passo di una band da tenere d’occhio.

La recensione completa:

Si tende poco a pensarci, ma in Italia abbiamo un bel sottobosco di gruppi con un immaginario orientato all’occultismo e a uno spiritualismo “non canonico”. Molte di queste band sono legate al black e al doom, ma esistono anche delle eccezioni; e poi ci sono gruppi, come i Madalena, che sono a metà tra i due mondi e propongono qualcosa di un po’ diverso dal solito. Misteriosa band con membri provenienti da Roma e Orbetello (Grosseto) celati dietro a pseudonimi poco rassicuranti, è nata nel gennaio del 2017. Da allora, non hanno perso tempo: è soltanto di pochi mesi dopo la pubblicazione del primo EP La Vecchia Religione, uscito sotto la piccola ma vitale etichetta nostrana Hellbones Records. Al suo interno, i Madalena propongono qualcosa di non proprio usuale, come già detto: da un lato c’è una forte componente doom che rende il loro stile oscuro, sulfureo. La base primaria di La Vecchia Religione è però un heavy metal roccioso, che si rifà all’incarnazione classica del genere, con persino qualche influsso hard rock che a volte lo avvicina ai Ghost – per quanto la solennità degli svedesi sia lontana dall’aggressività dei Madalena. È in effetti un genere spinto non solo su toni cupi, ma anche sulla potenza e sull’impatto, in un equilibrio già abbastanza buono, che include anche una buona capacità di creare melodie efficaci. Il risultato di tutto ciò non è originalissimo, ma nemmeno trito: La Vecchia Religione riesce a essere vintage senza suonare nostalgico né derivativo dal punto di vista musicale. Ma i Madalena non steccano nemmeno sul lato lirico: parliamo di un interessante concept EP sul fantomatico ordine occulto da cui il gruppo stesso prende nome. Diviso tra quattro interludi parlati – che però non danno fastidio come in altri dischi e contribuiscono all’effetto generale  – e quattro brani veri e propri, tutti cantati/recitati in italiano, è un arricchimento per la musica dei Madalena. Sono tutti pregi di un album che però soffre di qualche difetto, dovuto alla poca esperienza del gruppo: per esempio, ogni tanto è presente qualche sbavatura, qualche passaggio meno incisivo a livello musicale. In più, La Vecchia Religione è rivedibile per quanto riguarda la registrazione, un po’ piatta e sporca: ci sta per un EP d’esordio, ma di sicuro un suono più pulito valorizzerebbe meglio i riff e le atmosfere dei Madalena. In ogni caso, non sono problemi così castranti: anche così, abbiamo un esordio molto convincente,tanto buono nel presente quanto promettente in ottica futura.

La Vecchia Religione comincia da Historia Ordo Madalenae, il più lungo dei quattro pezzi parlati. Su una base classica da temporale e una lontana e malinconica melodia di violino, la profonda voce di un ignoto narratore ci racconta l’inquietante storia dell’Ordine della Madalena, della sua scomparsa e della profezia sul suo terribile ritorno. Quasi due minuti e mezzo, poi arriva il turno di Nera Ordalia, che comincia ancora con tanti effetti (per esempio di pioggia), su cui si stagliano soltanto qualche colpo di ride, il basso di Fossanera il Reietto, e in seguito la voce effettata di Malfas di Altotas. Questa situazione dà quasi l’idea di volersi evolvere in un pezzo più potente ma sempre lento, funereo, quando la band ci stupisce partendo con potenza e velocità per una fuga rutilante. È l’inizio di una traccia lugubre, con strofe doom, espanse e minacciose; questa oscurità si mantiene anche durante l’evoluzione, che porta il tutto ad accelerare e a farsi più animato, fino a raggiungere i ritornelli. Questi sono semplici e catchy, ma senza lasciar da parte l’inquietudine creata dalla voce del frontman. Buono anche il finale, che dopo una frazione strumentale espansa, con un ottimo assolo al centro, riprende la norma dei refrain in maniera ancor più esplosiva, con un piglio rockeggiante più spinto che in passato. È un altro bel passaggio per una traccia di alto livello, subito tra i migliori del disco che apre! È quindi la volta di Notte di San Giovanni… Ciò che Avvenne e Ciò che Avverrà…, interludio simile al precedente (ma più breve): stavolta oltre al temporale, ad accompagnare il narratore c’è una voce femminile lontana, che ben accompagna il racconto di streghe, dei loro riti e della loro repressione. È il tema del testo di Noce di Benevento, che subito dopo la breve rullata dell’ospite Bernardo Grillo (già sentito coi Colonnelli) parte come un pezzo speed metal potente e senza fronzoli. In certi momenti, come per esempio le strofe, escono fuori influssi quasi punk, che rendono il tutto addirittura vicino ai Motörhead: l’atmosfera però è molto più cupa e tenebrosa  rispetto alla solita della band di Lemmy. Pian piano inoltre questa aura si accentua insieme alla musica, sempre più vorticosa, fino a esplodere in refrain liberatori, potenti, che nonostante sonorità ispirate alla NWOBHM rimangono ancora inquietanti, a modo loro. Il momento più lugubre è però la parte centrale, quasi orrorifica, con Malfas di Altotas che urla sopra a una base espansa e truce. È l’unica variazione di un pezzo semplice e diretto, ma di grandissimo impatto: è il picco di La Vecchia Religione insieme al precedente!

Il Destino di Babele è un intermezzo anche più sinistro degli altri, sia nelle parole del narratore sul compimento della profezia, sia negli effetti espansi di acqua gocciolante. È una buona introduzione per Il Voto di Torquemada, che lascia da parte il dinamismo sentito fin’ora per qualcosa di più lento e orientato alla cupezza. Al centro di tutto ci sono ritmiche di L’Oscuro Monatto e Santamano il Fedele, potenti e orientati al doom, seppur a tratti la componente heavy dei Madalena torna a galla: ciò succede per esempio nelle robuste strofe, cupe ma un po’ più animate del resto. La musica sembra quasi voler accelerare da un momento all’altro, ma poi all’improvviso si apre in ritornelli molto arcigni, lenti ma di gran oscurità, ben sottolineata dalla voce di Malfas di Altotas, qui particolarmente graffiante. I momenti migliori sono però quelli strumentali: esplodono con l’ottima potenza che la band riesce a infondere al loro interno. Per il resto invece il pezzo non brilla troppo: le melodie sono buone e interessanti, ma non graffiano più di tanto. Il fatto che l’episodio sia corto come il precedente – ma non sia una scheggia impazzita simile – non aiuta, anzi fa suonare il tutto incompleto: è un altro limite di un pezzo discreto, ma che scompare se paragonato agli altri. A questo punto, è il turno di La Profezia: ultimo interludio della serie, è anche il più d’impatto. Merito dei cori alle spalle del narratore, quasi mogio in questa occasione, che creano un effetto solenne, ma al tempo oscuro, apocalittico. Lo stesso si respira sin dall’inizio di La Vecchia Religione, che mostra subito un’anima inquietante, cupa. Questa poi avvolge sia le strofe, con un vago piglio rock – seppur la base sia rocciosa e metallica – sia nei movimentati bridge, sia nei refrain. Questi ultimi sono più doomy del resto ed evocano una bella cupezza, che avvolge alla grande: al tempo stesso però c’è anche un vago pathos, che li rende orecchiabili e di buon impatto. Ottimo anche il lavoro di chitarra che inframmezza queste parti: tra i momenti ritmici e quelli in cui spunta un assolo, tutto è ben costruito. Lo stesso vale per la frazione centrale, che unisce temi già sentiti in qualcosa di funzionale, e per l’ossessivo finale. Sono entrambi ottime componenti di una traccia non al livello dei migliori ma poco lontano: chiude il disco a cui dà il nome in una maniera più che adeguata!

Per concludere, nonostante alcune ingenuità e sbavature La Vecchia Religione si rivela un lavoro più che buono, oltre che promettente per il futuro. Certo, quattro canzoni effettive, per giunta abbastanza brevi, sono un po’ poche per giudicare in pieno le qualità musicali dei Madalena. L’impressione generale però è molto buona: per questo, se sarà possibile terrò d’occhio con interesse la loro carriera.

Voto: 72/100 (voto massimo per gli EP: 80)

Mattia

Tracklist:

  1. Historia Ordo Madalenae – 02:20
  2. Nera Ordalia – 04:19
  3. Notte di San Giovanni… Ciò che Avvenne – 00:59
  4. Noce di Benevento – 03:00
  5. Il Destino di Babele – 01:17
  6. Il Voto di Torquemada – 03:07
  7. La Profezia – 00:47
  8. La Vecchia Religione – 03:22

Durata totale: 19:11

Lineup:

  • Malfas di Altotas – voce
  • L’Oscuro Monatto – chitarra
  • Santamano il Fedele – chitarra
  • Fossanera il Reietto – basso
  • Bernardo Grillo – batteria (guest)
Genere: heavy/doom metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Madalena

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