Anguana – Anguana (2018)

Per chi ha fretta:
I veneti Anguana sono un gruppo giovane ma già di qualità, come dimostra il loro EP d’esordio omonimo (2018). È un lavoro che si fa notare subito per i testi in dialetto alto-vicentino, ben sostenuti da un black metal della vecchia scuola con influssi atmospheric, melodic e soprattutto folk, molto presente in diverse melodie. È uno stile non originalissimo ma che funziona e non suona troppo scontato: merito della buona abilità del gruppo nel creare buone melodie e atmosfere avvolgenti, grazie anche a una registrazione sopra alla media del genere. Dall’altro lato però l’EP soffre di alcuni difetti:  qualche sbavatura e un po’ di inconsistenza – la scaletta contiene solo tre tracce vere e proprie, tra cui spiccano Sbraxega e Fumi de Caraxa – limitano un po’ la resa del tutto. Ma non è un gran problema: anche così Anguana rimane un EP interessante e buono, sia in chiave presente che in prospettiva futura.

La recensione completa:

Acerbi, ma promettenti: volendo stringere all’estremo, così si possono descrivere gli Anguana. Nati a Marostica (Vicenza) nel 2016 in via non ufficiale, e poi concretizzati l’anno dopo, prendono il nome da una sorta di ninfa acquatica presente nel folklore del Triveneto. L’attenzione alla cultura della loro terra si può sentire anche nel loro EP d’esordio omonimo, uscito lo scorso 18 marzo: la particolarità che salta subito all’occhio sono i testi, incentrati su miti e magia e cantati tutti in dialetto alto-vicentino. Per supportarli, gli Anguana suonano un black metal primigenio, che punta più sull’atmosfera oscura e maestosa e su melodie evocative che sull’impatto. A questo scopo, oltre a qualche puntata nell’atmospheric propriamente detto e nel black melodico, sono presenti molte influenze folk, sia nelle trame di chitarra che negli interventi, per quanto abbastanza contenuti, degli strumenti tradizionali. A eccezione della già citata lingua veneta, non è un genere originale né inedito: tuttavia, gli Anguana riescono a renderlo comunque interessante, evitando cliché troppo triti. Il loro songwriting è di buon livello, e consente loro di creare atmosfere sempre avvolgenti e melodie efficaci. Contribuisce alla buona riuscita di Anguana anche una bella registrazione, secca e grezza ma in una maniera che valorizza bene la musica del gruppo e non suona trascurata, come capita spesso nel mondo black. Piuttosto, i difetti dell’EP sono altri, a cominciare dall’inconsistenza: al netto di altrettanti interludi strumentali, tre soli veri pezzi sono un po’ pochi. In più, ogni tanto gli Anguana cadono in qualche ingenuità e qualche sbavatura, dovute probabilmente alla breve gestazione come band. Ma entrambi i problemi non incidono più di tanto su un EP buono sia di per sé che in prospettiva futura.

Come indica il nome stesso, Introdusion è il preludio di rito: due minuti di effetti ambientali su cui dominano il vento e il suono di passi – nella neve, o forse nel sottobosco con le foglie che scricchiolano. Solo a metà entra in scena un’armonica a bocca, che suona una placida melodia tradizionale, insieme allo scoppiettare di un fuoco: è l’unica variazione di un brano che poi torna all’origine. Pochi secondi, poi all’improvviso l’EP cambia faccia con Sbraxega: una breve introduzione di fuzz e del batterista Bestia, quindi ci ritroviamo in un pezzo black metal preoccupato, tempestoso, non velocissimo ma di gran effetto. Merito di un riffage semplice ma d’effetto, che con le sue variazioni regge buona parte della prima metà: a volte è più melodico e ha una certa malinconia, a volte invece più serioso e solenne. Anche ciò che lo contorna è degno di nota: tra lievi cori lontani e gli interventi dello scream di Necromorg, il tutto annoia solo in rari frangenti, nonostante prosegua a lungo in maniera abbastanza ossessiva. Lo stesso vale quando gli Anguana cambiano strada verso metà brano. È l’inizio di una progressione più da black classico, che alterna momenti veloci, dinamici e nervosi, ad altri più lenti e d’atmosfera, quasi con un certo pathos – che raggiunge l’apice durante il bell’assolo di S. sulla tre quarti, orientato al folk e di alto livello. È un bel passaggio, seppur a tratti risulti un po’ prolisso, specie nella parte finale: è però un problema da poco, che tutto sommato non inficia un buon brano, nonché un esordio adeguato per l’EP.

Fumi de Caraxa comincia lenta e crepuscolare, ma al tempo stesso con un certo piglio solenne. È la stessa aura che si propaga anche nella canzone vera e propria: se a tratti il tutto è solo aggressivo, black metal vorticoso e macinante che più classico non si può – come per esempio subito dopo l’attacco – altrove la storia cambia. Spesso infatti i veneti cambiano direzione verso una norma più melodica, retta dal veloce lead di chitarra di S. , di chiara origine folk: e anche se il ritmo è veloce, il tutto evoca più che altro una certa solennità. È quest’ultima anima che alla fine prende il sopravvento: si rifà a essa la frazione centrale, che dopo essersi spenta risorge come un pezzo lento, dilatato e quasi rituale, con le voci pulite sotto allo scream di Necromorg. Da questa base emerge poi un’altra fuga, stavolta saltellante con tante melodie e ritmi folk che si incrociano – per quanto l’effetto non sia brillante, ma anzi abbia una sua malinconia. Questa parte va avanti a lungo, poi a sua volte fa da preludio al finale, che unisce le due anime già sentite fin’ora e anche qualche influsso da metal classico in un passaggio immaginifico e avvolgente il giusto. È il sigillo su un ottimo pezzo, il migliore del terzetto di Anguana! È quindi il turno di Intermexo, che ricorda i tipici interludi dei vecchi dischi di Burzum e Isengard: giusto cinquantasei secondi con lo stesso ossessivo tema musicale. Non ha forse un grandissimo significato dal punto di vista musicale, ma con la sua atmosfera è in linea col resto dell’EP e piacevole: se non altro qui non stona.

El Salbego comincia sugli stessi toni del precedente, forse anche più espansi e atmosferici, con il suo placido giro di chitarra distorta. Poi però gli Anguana cominciano a evolvere la loro musica, che si addensa: prima è un pezzo quasi frenato, poi si trasforma in un bell’affresco musicale, black metal melodico oscuro al punto giusto, ma senza lasciar da parte un certo pathos. Merito non solo del riffage, quasi lacrimevole a tratti, ma anche del lungo assolo della fisarmonica di S. al centro, che dà al tutto un tocco nostalgico e folk in più, che arricchisce il complesso. È l’unica variazione di una frazione per il resto abbastanza ossessiva: si cambia strada solo sulla tre quarti, con un altro passaggio veloce e black che però incorpora forti elementi folk, specie nella melodia di chitarra. Si rivela ottimo, ma dura un pelo troppo poco; lo stesso vale per la frazione finale, che torna al black ma senza lasciar da parte i fraseggi precedenti, che le danno un tocco malinconico. In generale, complici anche i meno di quattro minuti, abbiamo un pezzo che suona incompleto: un peccato, visti gli spunti che brillano anche così, facendolo risultare di buona qualità. A questo punto, c’è rimasto spazio solo per Concluxion, outro che si rifà ancora a Burzum col suo ambient, minimalista e spaziale, che avanza sognante e con solo una cupezza vaga per quasi tre minuti, tra passaggi più espansi e altri più musicali. Non è male come pezzo preso a sé stante, ma spiazza un po’: c’entra poco col resto del disco, e l’idea è che una chiusura a tinte folk fosse più adatta al suono del trio.

Per concludere, come già detto Anguana è un buon esordio, nonostante i suoi piccoli difetti. È vero, dall’altra parte c’è ancora parecchia strada da fare per i veneti, che dovranno lavorare per trovare una personalità più forte e risolvere le ingenuità. Questo primo passo però è convincente, nonché una solida base su cui potersi migliorare in futuro: per questo, se mi sarà possibile guarderò con attenzione alle prossime mosse degli Anguana.

Voto: 69/100 (Voto massimo per gli EP: 80)

 
Mattia

Tracklist:
  1. Introdusion – 02:21
  2. Sbraxega – 06:02
  3. Fumi de Caraxa – 06:05
  4. Intermexo – 00:56
  5. El Salbego – 03:56
  6. Concluxion – 02:52
Durata totale: 22:12
 
Lineup:
  • Necromorg – voce
  • S. – chitarra, armonica a bocca, synth, basso
  • Bestia – batteria
Genere: black/folk metal
Per scoprire il gruppo: il profilo Bandcamp degli Anguana

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