Cruachan – Folk-Lore (2002)

Per chi ha fretta:
Dopo il seminale esordio Tuatha Na Gael (1995), spostato verso il black metal, i Cruachan abbracciarono un genere più calmo, come dimostra il terzo album Folk-Lore (2002). Al suo interno, gli irlandesi affrontano un celtic metal puro che punta molto sull’atmosfera, variegata, sempre impostata con naturalezza e spesso molto incisiva. È l’ingrediente che avrebbe potuto portare a un capolavoro, ma purtroppo l’album ha anche alcuni difetti. Oltre a qualche brano meno riuscito, la scaletta soffre soprattutto di una certa mancanza di hit: soltanto il duo d’apertura Bloody Sunday/The Victory Reel, l’evocativa Death of a Gael e il malinconico singolo Ride On spiccano, il resto per quanto buono non ci riesce. Ma in fondo non è un gran problema: anche così Folk-Lore rimane un ottimo album, che può far la felicità di ogni fan del folk e del celtic metal!

La recensione completa:

Folk metal: uno stile che molti fan del genere associano in automatico alla Scandinavia. Da un lato, non è un’idea balzana: è innegabile la grandezza e l’influsso che gente come Moonsorrow, Windir, Ensiferum, Månegarm, Korpiklaani e tanti altri hanno avuto. Dall’altra parte, però, si tende poco a pensare che le origini del genere sono da ricercarsi nell’arcipelago britannico, più che in Scandinavia. Per quanto riguarda il primo contatto in assoluto tra folk e metal, di sicuro la paternità va data agli inglesi Skyclad. Allo stesso modo, il connubio tra folk e metal estremo – quello da cui poi si è originata la versione moderna dello stile – deve parecchio ai dublinesi Cruachan. Dopo esperimenti seminali come quelli di Ulver, Isengard e Storm, lontani però da quello che è il folk odierno, è l’esordio dei dublinesi, Tuatha na Gael del 1995, il primo vero incrocio tra ritmi metal e strumenti tradizionali. E non solo: parliamo di un album che ha dato origine a una corrente minoritaria ma importante del folk metal come il celtic metal. I Cruachan hanno abbracciato proprio quest’ultimo nel proseguo della loro travagliata carriera: dopo lo split del ’97 e la reunion del ‘99, il leader Keith Fay decise di svoltare su suoni più melodici. Sono quelli che si possono sentire in The Middle Kingdom del duemila e poi due anni dopo in Folk-Lore – l’album di oggi. Il genere contenuto in esso è puro folk metal di indirizzo celtico: si basa soprattutto su flauti e bouzouki più che sui classici violini (comunque presenti). Con questo stile, i Cruachan creano una gran varietà d’atmosfere: in Folk-Lore si passa dall’epico al disimpegnato, dalla potenza a un’atmosfera calma, distesa, e così via. Ma gli irlandesi riescono a farlo con naturalezza: nonostante le tante facce che mostrano, non escono mai dal proprio stile, che rimane coerente con sé stesso; ma soprattutto, ogni sfumatura è ben interpretata, e non suona mai poco sincera. Ci sono gli ingredienti per il capolavoro, insomma: purtroppo però, a causa di alcuni difetti, i Cruachan ci arrivano solo vicino. Per esempio, Folk-Lore può contare su molti grandi brani, ma solo pochi riescono a brillare: per quanto uscito in tempi non sospetti, soffre della mancanza di hit diffusa nel metal in anni più recenti. Sono inoltre presenti un paio di brani meno belli, che abbassano la media della scaletta: anche questo non è un problema drammatico, ma incide un po’. Insomma, è un po’ un peccato, ma in fondo non più di tanto: Folk-Lore rimane un album di alto livello, come leggerai nel corso della recensione.

Si parte da un intro con suoni di urla e spari: sono quelli della domenica di sangue del 1972, in cui l’esercito inglese sparò sui manifestanti per i diritti civili a Derry, nell’Irlanda del Nord. Si rifà proprio a questo tema Bloody Sunday, che emerge da questo sfondo in maniera molto tranquilla, con solo tenui effetti, una chitarra rarefatta e percussioni nervose. Solo poi spuntano il violoncello dell’ospite Diane O’Keefe e soprattutto i giri celtici dei flauti di John O’Fathaigh: è il tema principale che poi regge buona parte della traccia, anche quando parte con più potenza. Tra uno scoppio di questa norma ci sono momenti più spogli e dritti: se il ritmo del batterista Joe Farrell è oscillante e folk, non ci sono strumenti tradizionali, ma solo il riffage pesante di Fay e la voce di Karen Gilligan. Nonostante la differenza, entrambe le parti sono accomunate da una certa preoccupazione, cupa e palpabile – che ben si sposa con le liriche. I Cruachan la abbandonano solo in parte nel passaggio centrale, più movimentato, che vede ancora il dominio dei flauti in un contesto più animato, ma con un velo di tristezza ancora presente. La vera liberazione dalle angosce arriva solo con The Victory Reel, outro in cui la chitarra e il bouzouki si uniscono per delle belle melodie folk, addirittura trionfali. È la giusta chiusura di un ottimo uno-due, che apre alla grande Folk-Lore e si situa appena alle spalle dei suoi episodi migliori! Va però ancora meglio con Death of a Gael, che si apre con un giro di flauto, lontano, immaginifico e malinconico. È quello che poi accompagnerà a lungo la norma, incalzante pur nella sua  lentezza e quasi epica a tratti, ma senza lasciare mai da parte un forte e caloroso pathos. Più calme sono le strofe, con la voce delicata della frontwoman e la sezione ritmica che serpeggia placida tra un momento più potente e l’altro. Al centro inoltre spunta una frazione ancora più sentita, in cui la Gilligan e la voce di Fay sono affiancate da violini e tastiere, per un risultato molto etereo, avvolgente, quasi lancinante a tratti. È una norma che pian piano sale d’intensità, finché il metal torna, in un vortice sempre più lacerante ed energico, anche a livello musicale. Si va avanti qualche minuto finché il tutto non si spegne: è il preludio a una frazione che mescola le suggestioni già sentite fin’ora e qualcosa di più energico – come la chitarra che riprende la melodia folk di base. In ogni caso, è un finale più che adeguato a livello espressivo, nonché l’ennesimo tassello da urlo per un pezzo meraviglioso, uno dei picchi assoluti del disco!

Con The Rocky Road to Dublin si volta pagina: sin dall’inizio, abbiamo un pezzo movimentato e brillante – e lo diventa ancora di più quando entra nel vivo. Gli irlandesi rileggono l’omonimo classico di D.K. Gavan (autore ottocentesco di canzoni tradizionali) affidando alla chitarra distorta la melodia principale: ne risulta un riffage ondeggiante e avvolgente al punto giusto. Ad accompagnarlo ci sono la voce dello stesso Fay (accompagnato nei ritornelli da cori quasi da taverna) e una sezione ritmica agitata adatta a fare da sfondo. C’è poco altro nel brano a parte un passaggio centrale più arcigno e potente del resto, col suo riffage più cattivo – ma non troppo – e  un finale che al contrario lascia da parte ogni influsso metal per la musica folk più pura. Entrambi funzionano bene in un gran pezzo, non tra i migliori qui ma ottimo e godibile! La successiva Ossian’s Return compie un’altra virata sin dalla lunga frazione iniziale, fragorosa e con una certa ferocia, data dagli influssi black che appaiono nel riffage. Sono gli stessi che tornano poi nei bridge, tempestosi e in cui Fay urla con rabbia, quasi in scream, prima di lasciare spazio alla Gilligan per ritornelli meno aggressivi ma ancora preoccupati e oscuri. Questa norma si alterna a volte con strofe più tranquille, con la cantante e la sezione ritmica, ma anche un organo che dà al tutto un pelo di inquietudine. Più spesso però in scena ci sono lunghe frazioni folk che abbandonano i toni precedenti per altri che di solito sono allegri, come per esempio nel saltellante finale. Anche al centro dominano i giri di flauti e l’arpa, ma il tutto è un po’ più crepuscolare, con la voce pulita del frontman e una certa obliquità. Tra tutti questi passaggi a tratti si forma qualche spigolo: è però l’unico difetto di un pezzo per il resto buono e piacevole – per quanto in un album come Folk-Lore finisca tra i momenti minori. È quindi il turno di Spancill Hill: si apre con un ambiente calmo, con un lieve scorrere d’acqua e uccellini cinguettanti, che creano subito un ambiente di pace, prima che entri nel vivo il brano vero e proprio. Si tratta di un altro rifacimento di una canzone tradizionale irlandese, a cui stavolta i Cruachan si rifanno in maniera pedissequa: per lunghi minuti, in scena non ci sono altro che percussioni, flauti e la voce dell’ospite d’eccezione Shane MacGowan dei The Pogues, raddoppiata a volte dalla Gilligan. L’effetto è dolce, avvolgente: lo stesso che evoca anche la parte centrale, quando la chitarra di Fay, quasi doom, riprende la melodia di base. È l’unica variazione di un pezzo ossessivo ma mai noioso: con la sua bella atmosfera avvolge bene, e alla fine si rivela godibilissimo!

The Children of Lir prende vita da un giro di origine celtica di flauto e bouzouki, che rimane in scena anche quando il metal torna alla carica. In principio il tutto è lento, ma poi il pezzo accelera ed entra nel vivo: le strofe sono veloci e animate, brillanti, seppur nella voce della cantante ci sia una certa preoccupazione. È la stessa che esplode nei rallentamenti che a tratti interrompono il dinamismo generale: sono più riflessivi e crepuscolari, e avvolgono bene nonostante la mancanza di spinta. Pian piano inoltre il nervosismo del pezzo si accentua, coi passaggi più espansi che si fanno più rarefatti e quelli metal più presenti. È più o meno tutto qui: la struttura stavolta è semplice, alla lunga comincia a venire un po’ a noia, e non aiuta il fatto che, per una volta, non tutte le melodie colpiscano a dovere. Ne risulta un brano carino ma nulla più, nonché il punto più basso di Folk-Lore. Per fortuna, quest’ultimo ora si ritira su alla grande con Ride On: i Cruachan lo hanno scelto come singolo, e capire perché non è difficile. Sin dall’inizio, dalla splendida melodia di flauto di O’Fathaigh, si crea un’aura evocativa, che però non lascia da parte il sentimento. Al contrario, esso si accentua poi di più nelle strofe, calme con la sezione ritmica e la chitarra acustica, su cui la Gilligan e MacGowan si scambiano, cantando la storia di un guerriero e della lontananza che lo separa dalla sua compagna mentre va in battaglia. Ancor più intensi sono i ritornelli, in cui i due duettano su un panorama quasi lirico, che si arricchisce con il violino dell’ospite Liz Keller e il ritorno del flauto. Sembra quasi che il pezzo debba muoversi tutto su queste coordinate quando invece, esattamente a metà, la traccia si potenzia, con un nuovo ritornello ancor più drammatico e rabbioso, con lo scream di Fay. È una norma che si ripete due volte, inframmezzata da un momento strumentale con un ottimo assolo del chitarrista, ancora toccante. Ottimo anche il finale, che accelera e lascia da parte i toni folk per abbracciare la pura potenza: è il giusto sigillo per un pezzo meraviglioso, il migliore del disco insieme a Death of a Gael!

Un intro con un placido intreccio tra il basso di John Cloessy e la chitarra di Fay, poi Susie Moran entra nel vivo  ancora molto docile. Per tutta la sua durata, è una ballad tranquilla e di vaga nostalgia, che avanza con la sua melodia di base costante, alternando giusto momenti un po’ più ritmati e altri più aperti ed eterei. Si cambia strada solo sulla tre quarti, con un lieve appesantimento in cui la melodia di base viene ripresa dalla chitarra elettrica. Per il resto, abbiamo un pezzo molto ripetitivo, ma che non annoia: l’aura è intensa al punto giusto, e la durata ridotta a quattro minuti aiuta in tal senso. È questo a rendere il pezzo non trascendentale ma di buona qualità! A questo punto, le ultime battute di Folk-Lore sono affidate a Exiles, che spezza la calma precedente: il riffage è subito molto potente, quasi punkeggiante, e la voce del leader dei Cruachan uno scream rabbioso. Ma c’è anche molta melodia, dato dal bouzouki e dai giri scatenati dal violino: il connubio è strano ma riuscito, colpisce a dovere. Tuttavia, va ancora meglio quando il pezzo comincia a perdere un po’ di potenza, prima con una frazione seriosa che poi abbandona anche la potenza metal. La lunga parte centrale è per buona parte acustica: all’inizio, è ritmata e frenetica come il passaggio precedente, da cui riprende le melodie, ma poi diventa più calma e intensa. È l’inizio di una frazione ondeggiante, atmosferica, di gran malinconia, data dai violini e dalle percussioni sotto alla voce lontana della Gilligan. Si tratta di un sentimento caldo che colpisce al cuore, e non viene meno nemmeno quando l’ambiente torna ad appesantirsi, riprendendo gli stessi temi in maniera più energica. È un gran passaggio, prima che la progressione precedenti spezzi la magia e torni alla carica. Ma stavolta invece di confluire in un altro momento morbido, alla fine devia verso una coda disimpegnata con un bel giro di flauto che oscilla tra una gioia tranquilla, pura, e qualche tono più nostalgico. È la conclusione di una traccia lunga ma mai noiosa: non sarà tra le migliori dell’album che chiude, ma non è nemmeno troppo lontana!

Per terminare, Folk-Lore avrà i suoi difetti, ma rimane un ottimo lavoro. Certo, se ciò che vuoi dal folk metal è qualcosa di più estremo, o anche in linea con gli album più aggressivi e black metal dei Cruachan, forse la calma e l’alto coefficiente melodico di quest’album ti potranno addirittura dar fastidio. Ma se suoni più tranquilli non ti dispiacciono e ami le sonorità celtiche, è quasi certo che farà la tua felicità: nel caso, come acquisto è stra-consigliato! 

Voto: 84/100
Mattia
Tracklist: 
  1. Bloody Sunday – 04:15
  2. The Victory Reel – 01:21
  3. Death of a Gael – 05:38
  4. The Rocky Road to Dublin – 03:07
  5. Ossian’s Return – 04:44
  6. Spancill Hill – 06:00
  7. The Children of Lir – 05:08
  8. Ride On – 04:41
  9. Susie Moran – 04:11
  10. Exiles – 06:36
Durata totale: 45:41
Line-up:
  • Karen Gilligan – voce e percussioni
  • Keith Fay – voce, chitarra, tastiere, bouzouki, mandolino, banjo
  • John O’Fataigh – flauti
  • John Clohessy – basso
  • Joe Farrell – batteria e percussioni
  • Shane MacGowan – voce (guest)
  • Liz Keller – violini (guest)
  • Diane O’Keefe – violoncello (guest)
Genere: folk metal
Sottogenere: melodic folk/celtic metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Cruachan

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento