Domande e Risposte – Levania

Un piccolo gioiello”: così ho definito, nella recensione uscita prima della pausa estiva, The Day I Left Apart, ultimo EP dei ferraresi Levania. Si tratta in effetti di un lavoro molto curato e originale, col suo mix di gothic metal, metalcore e musica elettronica, per un risultato grandioso: se alla fine dell’anno non sarà l’EP migliore recensito nel 2018, risulterà comunque sul podio. Per questo, mi è venuto naturale chiedere al gruppo di partecipare alle nostre “Domande e Risposte”: mi hanno risposto tutti e cinque i membri in ordine sparso. A loro la parola.

Come prima cosa, vi va di raccontare la vostra storia ai lettori di Heavy Metal Heaven?

Fade (bassista, n.d.r.): Certamente. Ci siamo formati esattamente 10 anni fa con l’intento di fare musica nostra “gothic metal”.
Nel corso degli anni abbiamo cambiato molti elementi, come è normale che sia. Da diversi anni però la formazione è stabile.
 Abbiamo fatto tre demo e due album ufficiali, prima di questo, molto sinfonici, in cui abbiamo sperimentato molto, per esempio abbiamo usato corni, djembe e molti altri strumenti strani. Nelle canzoni c’erano veramente tante linee. Le canzoni erano un po’ “strane” nel senso che uscivano dal solito schema  strofa-ritornello ed erano presenti tanti pezzi strumentali.
Nel 2015 ci siamo presi una pausa in cui io e Still abbiamo dato vita al progetto Deplacement che si è concluso con l’uscita di un album dark/new wave. L’opportunità di lavorare con l’elettronica ed il fatto che Still ha frequentato diversi corsi di tecnico del suono e composizione, ci ha aperto un mondo nuovo.
Da allora abbiamo poi deciso di virare su sonorità più “dure” con l’aiuto di una elettronica di sottofondo  che non è mai troppo invasiva.
Elena (cantante, n.d.r.): Sì, poi è pleonastico dirlo ma… questa formazione è una piccola famiglia. Chi si approccia al nostro sound deve mettere in conto che si sta avvicinando non solo a della musica ma ad un ensemble molto legato.  Di elementi ne sono passati tanti, ma noi cinque ora in sala ci capiamo a sguardi. Arrivare alle prove felici di farle è bellissimo.
Markus (batterista, n.d.r.): Da quando sono entrato nei Levania mi hanno fatto sentire come una seconda famiglia e mi hanno cambiato sia professionalmente e batteristicamente parlando sia come persona, fare dopo tanto tempo le mie prime registrazioni con loro mi hanno reso molto determinato e sono strafelice di continuare e dare il massimo per loro perché a loro devo tutto.

“The Day I Left Apart” è uscito l’otto marzo scorso: a tanti mesi di distanza, potrete stendere un bilancio. Come è stato recepito dai vostri fan? E come dalla critica di settore?
Richie (chitarrista, n.d.r.): Molto bene! Abbiamo avuto un ottimo riscontro da recensioni e web radio di settore. Chi ci seguiva prima è rimasto piacevolmente colpito dal cambio di stile.
Still (cantante e tastierista, n.d.r.): Rispetto a tutti i nostri lavori precedenti, questo EP ha avuto il miglior riscontro in assoluto.
Elena: Sentiamo questo “stile” come aderente alla nostra pelle. È come un aderentissimo vestito di latex. I ragazzi che ci seguono lo sentono. Le recensione avute con questo EP sono decisamente le migliori in assoluto mai avute. Anzi, colgo l’occasione per salutare Alberto Biffi, Michele Bertoli,  Criss Frank e tanti nuovi amici che abbiamo conosciuto grazie al nuovo lavoro. Speriamo che continui ad essere apprezzato. Per la prima volta sento che abbiamo imboccato la strada giusta per cavarci qualche piccola soddisfazione.
Markus: Benissimo devo dire, rispetto agli altri CD. Inoltre c’è stato enorme cambiamento al quale il pubblico ha reagito molto bene

La prima cosa che si nota ascoltando l’EP è il vostro stile, un personale mix di gothic metal, elettronica e metalcore. Come è nato questo particolare connubio?

Still: L’idea di qualcosa di nuovo, eravamo stanchi del classico gothic metal, a mio avviso il mercato è saturo di questo genere, un genere che negli anni non è mai cambiato più di tanto.
Abbiamo deciso di andare direttamente alla fonte, cominciando ad ascoltare cosa l’America ci offrisse ed è lì che abbiamo deciso di dare una svolta. Per quanto riguarda l’elettronica, i suoni in essa sono il futuro, verrà sempre usata in centinaia di modi differenti perché ha un potenziale illimitato . Lo studio approfondito della sintesi fa sì che si possa sfruttare enormemente questa risorsa, come è stato con questo EP e come sarà nei nostri prossimi lavori, ovviamente con il giusto bilanciamento tra gli strumenti, senza mai che qualche elemento sovrasti gli altri.

Come ho scritto nella recensione, il vostro punto di forza migliore è l’attenzione per ogni dettaglio, in particolare le melodie. Avete lavorato molto per comporre e registrare un album così curato, oppure tutto sommato vi è venuto naturale e semplice?

Richie: Abbiamo lavorato molto sia individualmente che in sala prove per curare gli arrangiamenti. Poi il merito va anche al nostro produttore artistico Giuseppe Bassi
Still: Aver scelto di fare un EP ci ha facilitato di molto il lavoro, siamo riusciti a concentrarci al massimo su questi cinque pezzi. Probabilmente in futuro lavoreremo così, puntando più sulla qualità che sulla quantità. La composizione di per sé è molto veloce e naturale, mentre l’attenzione a tutti i dettagli, l’arrangiamento, il flow, le dinamiche ecc sono gli elementi che portano via moltissimo tempo.
Elena: Il lavoro di composizione è lungo e stimolante. Crei un pezzo, lo porti al 90% poi lo lasci “decantare”  e quando è trascorso un lasso di tempo adeguato viene ritirato fuori dal cilindro e corretto. Dico proprio corretto perché mentre componi un brano sei talmente preso dallo stesso che certe sbavature non le senti. Oppure non riesci a trovare nuove soluzioni per quella piccola imprecisione. È importante quindi lasciarli un  po’ in sospeso, per sciacquarsi le orecchie con nuova musica. Soprattutto è importante il lavoro che abbiamo fatto, Still in primis, con Giuseppe. Ci ha insegnato moltissimo, diventando parte del gruppo, per un po’.
Markus: A livello di batteria c’è stato molto studio del groove e nei fill (passaggi) per rendere figo l’insieme musicale ma anche per tenere il sound e lo stile gothic metal

I miei pezzi preferiti di “The Day I Left Apart” sono “Rising” e “Trace”. Potete raccontarci qualcosa di più su di essi – per esempio qualche aneddoto su come sono stati composti, o sul loro testo?

Elena: Dei testi mi occupo io. Se in Renascentis le canzoni raccontano di come, davanti alle avversità non ci si debba arrendere, ma reagire positivamente  e trovare il proprio modo per andare avanti senza perdere quella bellezza insita negli animi di chi non ha mai affrontato certe cose, in questo EP… mi sono chiesta: e se uno, davanti al dolore, si arrendesse ad esso? E se invece di scegliere una via virtuosa si lasciasse andare alle più basse nefandezze di cui è capace l’uomo? Abbiamo esplorato la discesa negli inferi, da parte di qualcuno che non riesce a trovare in sé alcuna spinta positiva. E’ uno dei temi che ha affascinato l’uomo fin dall’antichità. Potrei andare molto a ritroso ma nell’Ottocento due grandi si interrogarono su quale motivazione spinga l’uomo a commettere il male. Edgar Allan Poe scrisse “ Se continui a fissare il buio della notte, ti trasformerai in esso!”. Nietzsche poi approfondì la cosa, e scrisse il famoso aforisma 146 del quarto capitolo di al di là del bene e del male “Wer mit Ungeheuern kämpft, mag zusehn, dass er nicht dabei zum Ungeheuer wird. Und wenn du lange in einen Abgrund blickst, blickt der Abgrund auch in dich hinein.” … in traduzione suona più o meno così: Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te.” Questo è ciò di cui parla l’EP.
Aneddoti? La prima volta che abbiamo presentato Rising dal vivo, prima di registrarla, ad un live… il fonico, incavolandosi con la propria strumentazione ha “strappato” una scheda audio che aveva collegato al mixer e l’ha letteralmente tirata in un campo da calcio che costeggiava il festival. In tutto ciò noi eravamo sul palco che provavamo a fare un soundcheck, con la gente che stava arrivando, perché le casse continuavano a saltare e si era accumulato un ritardo pazzesco… sul momento ricordo che pensai “urca, meglio non farlo arrabbiare”… morale della favola? Ci furono altri problemi con i monitor, provai a collegare il mio in ear ma senza successo.  Di casse per il pubblico ne funzionava bene solo una… facemmo il live completamente “al buio” per quanto riguarda i suoni. Alla fine ci guardammo negli occhi e pensammo “Se sto’ live è premonitore dell’uscita dell’EP.. aiuto!”. Per fortuna è andata meglio.

Domanda tipica: quali sono i gruppi che influenzano di più il vostro sound?
Richie: Per quanto mi riguarda Disturbed e Fear Factory
Still: Ascoltando un po’ di tutto, sicuramente vengo influenzato inconsciamente da ciò che apprezzo, sia questo un arrangiamento, una linea vocale, un break down ecc.. Ma per quanto riguarda l’elettronica, ho background differenti da tutto ciò che gira nel metal, quindi ciò che inserisco negli album è dato da un ascolto massiccio di altro genere musicale.
Markus: Concordo con Poz.

Altra domanda che faccio sempre: ci sono band lontane da gothic metal e metalcore che però amate, o addirittura che riescono ad avere un ascendente sulla vostra musica?

Fade: Beh, grazie della domanda, rispondo io.
Io non ascolto assolutamente metal tant’è che gli altri mi mandano sempre i link e faccio delle gran figure di m… perché conosco poche band. Io vengo dal dark.
Elena: Fade viene dai Cure, è una loro diretta estensione heheheh. Io sono un caso a parte. Ascolto tantissimo heavy, NWOBHM, true, epic. Sono una metallara dura e pura! Quando ero più piccola ero innamorata dei Within Temptation e di Sharon. Nel nostro primo cd la sua influenza sulla mia voce si sente. Perlomeno, a me è chiarissima. Poi crescendo ho dovuto affrontare veramente tanti piccoli “intoppi” nella vita, tanti  piccoli “scalini” e questo mi ha fatto crescere il bisogno di urlare tutta la mia rabbia e ricevere carica da ciò che ascolto. Questo si riflette in ciò che canto. Mi rendo conto che è una fase che si dovrebbe attraversare nell’adolescenza, ma per me è così e mi adatto. Ora la voce la strappo, la sporco,  spesso nell’acuto cerco di estremizzarlo quasi urlandolo. Nei nuovi brani è così. La cosa STUPENDA è che i nuovi brani vanno esattamente nella stessa direzione. C’è una voglia di catarsi in ‘sti cinque pezzi pazzesca. Per me si sente la voglia di esorcizzare i propri problemi.

Di solito, i connubi tra musica elettronica e metal sono spesso bistrattati: al di là dei pochi, come me, che li apprezzano, ci sono molti che invece lo vedono come una nemesi, specie tra i metallari più oltranzisti. Eppure, negli ultimi tempi di band del genere ne emergono sempre di più, e forse dall’altra parte anche il pubblico sta diventando più aperto verso questa nuova strada di intendere il metal. Anche voi mi potete confermare questa tendenza? E in generale, qual è la vostra idea sull’intera questione?

Richie: Confermo questa tendenza, specialmente nelle nuove generazioni che usufruiscono la musica da internet, dove c’è molta scelta.
Still: Un sacco di band ormai fanno uso dell’elettronica, l’importante è non esagerarne l’uso nelle tracce, anche se il pubblico comincia ad essere più aperto é sempre bene trovare il giusto compromesso. L’importante è fare le cose con gusto.
Markus: Confermo anche io, specialmente per quanto riguarda la tendenza della musica elettronica
Elena: Da metallara oltranzista … ci sono brani in cui ci stanno, e brani in cui NON ci possono essere. I nostri sono del primo genere.  Dipende anche dalla band. Comunque penso che dai tempi dei Linkin Park (sono ancora in lutto, se lo chiedete) l’elettronica sia stata ampiamente sdoganata.

Quali sono i progetti futuri dei Levania?

Fade: Stiamo scrivendo dei pezzi nuovi, per ora ne abbiamo tre. Pensiamo di tornare in studio il prossimo anno, magari fare un video e fare tanti live.
Still: A settembre intanto andiamo in tour in Repubblica Ceca. Fosse per me farei un EP all’anno, un video ufficiale del singolo all’anno e qualche Festival grosso ben mirato. Ma in realtà, al momento siamo in una piccola pausa estiva di Agosto e tutti i nostri progetti verranno messi sul tavolo e discussi con tutti da Settembre.
Elena: Siamo una band undeground. Al i là dei nostri desideri, dei nostri progetti ci scontriamo SEMPRE con i problemi insiti nell’undeground. In primis devi coniugare il lavoro con la musica e non è sempre facile. Magari ti viene proposto il CONCERTO della vita, quello che doneresti un rene per farlo MA il lavoro non ti consente di accettare la data. Sai quanti magoni si buttano giù? Per fortuna, organizzandoci bene e tenendo conto delle nostre possibilità siamo sempre riusciti a fare tutto ciò che volevamo, per ora.

Il finale è sempre a piacere. A voi concludere come volete quest’intervista…

Richie: Grazie mille per l’ intervista! Spero ci siano altre occasioni!
Still: È stato un piacere rispondere alle vostre domande. Siamo sempre disponibili per altre interviste.
Grazie mille +
Markus: È sempre un piacere. Per  rispondere a qualsiasi vostra curiosità siamo disponibilissimi.
Elena: Io vi saluto ringraziandovi di cuore e facendo un appello: Per favore, andate a sentire quanti più concerti potete, underground, nel bar sottocasa, nel locale a trenta km. Fatelo, fate vivere la musica.

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