Sadistik Forest – Morbid Majesties (2018)

Per chi ha fretta:
I finlandesi Sadistik Forest sono una band che sa bene come creare un album death metal che colpisca al cuore: lo dimostra alla grande il loro terzo album Morbid Majesties (2018). Si tratta di un lavoro d’impatto assoluto a partire dal genere: è un death che guarda al passato ma senza nostalgia, con in più forti contaminazioni thrash e altre influenze, che lo rendono ancora più tagliente. Contribuisce a questo un bel suono, grezzo ma nitido il giusto, e soprattutto una scrittura intelligente, ben studiata proprio per esaltare l’aggressione sonora dei finlandesi, ma senza perdere in spontaneità. Sono questi i fattori che creano una scaletta dalla qualità media molto alta, seppur manchi forse di hit: solo la rabbiosa semi-title-track Morbidly Majestic, la devastante Destructive Art e la lunga suite oscura Bones of a Giant spiccano davvero. È per questo difetto che alla fine Morbid Majesties si ferma a un passo dal capolavoro: anche così però è un piccolo gioiello di thrash/death metal, che può fare la felicità dei fan del genere!

La recensione completa:

Il death metal è uno dei generi più difficili da suonare– forse il più difficile in assoluto, a pari merito col progressive. Le giuste doti tecniche da sole non bastano, anzi sono quasi inutili di per sé: serve anche la giusta attitudine e una grande abilità nel riuscire a tenere alta  l’attenzione. Molti non hanno queste qualità, specie in ambito underground: il risultato sono album sterili, di livello elevato dal punto di vista formale ma senz’anima e senza granché da dare. Per fortuna però esiste anche chi sa come creare un album death che colpisca dritto al cuore: è il caso dei finlandesi Sadistik Forest. Ormai veterani della scena del loro paese essendo attivi dal lontano 2007, hanno però centellinato le loro uscite nel corso degli anni, con solo tre full-lenght all’attivo in oltre dieci anni. Ma ad ascoltare l’ultimo Morbid Majesties, uscito lo scorso 25 maggio tramite l’etichetta indiana Trascending Obscurity Records, si capisce che probabilmente i finlandesi più che sulla quantità hanno puntato sulla qualità. Parliamo di un lavoro ben fatto e curato nei minimi dettagli: l’aggressione sonora dei Sadistik Forest è selvaggia, ma sa anche essere intelligente. Da un lato, il genere di Morbid Majesties è un death metal quadrato e rabbioso, che guarda molto all’incarnazione classica, ma senza nostalgia. Merito in primis delle tante venature, prese per esempio da black e doom e ben integrate nello stile dei finlandesi; l’influsso principale dei Sadistik Forest è però il thrash. È un’anima malefica, primigenia, che rende Morbid Majesties ancor più energico e rabbioso; del resto, anche tutte le altre influenze e le scelte musicali sono funzionali all’aggressione sonora perpetrata dal gruppo, sempre al centro di ogni brano. Ma allo stesso tempo i Sadistik Forest non sono uno di quei gruppi che attaccano solo frontalmente (e tendono spesso a suonare monotoni): la loro ferocia è studiata con intelligenza per essere ancora più affilata e colpire con ancor più convinzione. Anche per questo, Morbid Majesties è un album davvero al top, per quanto riguarda maturità e consapevolezza: peraltro, viene aiutato in ciò da dettagli ben riusciti come la registrazione, grezza ma nitida il giusto, con ogni strumento che trova lo spazio adeguato. Di fatto, c’erano tutti i crismi perché fosse un capolavoro: peccato solo per una certa mancanza di quelle due-tre hit in più che potevano fare la differenza e renderlo tale. Ma anche così, Morbid Majesties sfiora quel livello: parliamo di un ottimo prodotto, molto al di sopra della media del thrash/death attuale!

Senza intro di sorta, l’album ha subito un attacco supersonico, un’ondata debordante e furibonda che può ricordare addirittura Angel of Death – ma al posto dello scream di Tom Araya c’è il profondo growl di Markus Makkonen. È il preludio alla quasi omonima Morbidly Majestic, che prosegue più o meno sulla stessa falsariga: un pezzo veloce e di gran potenza, diretto “in your face”. Merito anche delle residue influenze thrash, che lo rendono più terremotante e creano belle dissonanze, ben sostenuto dal martellare del batterista Vesa Mutka; completa il quadro il cantante, che svaria tra quanto sentito in precedenza e uno scream più urlato. È una progressione compatta e senza quasi spiragli: tutte le frazioni si alternano con urgenza assoluta e in maniera repentina, in una struttura che può sembrare quasi caotica, ma in realtà è impostata alla grande. Sia la norma di base, sia i momenti più oscuri e death che spesso prendono il sopravvento sono ben incastrati: ne risulta una progressione serrata, senza un attimo di fiato – se non nel finale, strano, obliquo, ondeggiante, ma che funziona bene. Il risultato di tutto ciò è un pezzo favoloso, un’apertura col botto per Morbid Majesties! Un breve ma potente intro di chitarra, poi Decades of Torment then Death parte come una tempesta di note oscura e potente, che presto si trasforma in una progressione a tinte thrash, ma altrettanto arcigna. Quest’ultima norma viene riproposta spesso dai Sadistik Forest lungo il brano: si alterna con una più rabbiosa e convulsa, con un riffage dissonante e il growl del frontman al di sopra. A tratti ciò diventa ancor più stridente: in certi momenti si fa confusionario e quasi d’atmosfera, con un vago retrogusto black, mentre altrove si accentua e vira persino verso il brutal. Il momento migliore è però al centro, con una progressione vertiginosa e di pura urgenza, un thrash metal tortuoso e quasi stordente con i giri di chitarra di Matti Salo e Antti Heikkinen, vorticosi al massimo. È la ciliegina sulla torta di un pezzo però molto bello in toto: risulta poco lontano dai picchi del disco! Sin dall’inizio, la successiva The Hour of Dread perde tutto il dinamismo sentito in precedenza per una norma lenta e strisciante, che però compensa alla grande la mancanza di velocità con la sua aura lugubre. Contribuiscono a questo sia i riff, molto pesanti e di stampo ancora thrash, sia la voce del frontman, in questo caso uno scream arcigno. Questa norma va avanti a lungo, ma a tratti si apre, per momenti ancor più lenti, quasi doom in cui spiccano i giri alienanti del basso di Makkonen, che per l’occasione passa a un growl iper-cavernoso. Per quasi tutta la durata, il pezzo alterna queste due anime: fa eccezione solo la frazione di trequarti, divisa a metà tra momenti oscuri, di gran impatto ritmico e un passaggio convulso. Nonostante la diversità, si integra alla grande in un pezzo non eccelso e forse a tratti un po’ troppo espanso, ma di livello più che buono.

Destructive Art attacca in maniera espansa e caotica, con un riffage a metà tra black e death che dà al tutto un tono desolato, ma anche con un filo di pathos e di calore, almeno in apparenza. Questo però si spezza all’entrata in scena della norma principale: non troppo veloce ma battente, tempestosa di gran energia distruttiva, devasta tutto sul suo cammino. Per un paio di volte, queste due anime si alternano, ma poi i finlandesi deviano verso una norma più lenta, ma ancora più feroce e rabbiosa: tra il riffage thrash molto penetrante e l’aura plumbea che si crea, è una frazione di grandissimo impatto. Lo stesso vale per il finale: dopo un momento in cui la falsariga iniziale sembra voler tornare, devia invece verso una norma più particolare. Non è molto veloce, ma la doppia cassa di Mutka e le ritmiche ossessive lo rendono martellante, di grandissima pesantezza – fatto ben accentuato anche dal breve stacco più thrashy prima della fine. È lo splendido finale di un pezzo altrettanto meraviglioso, uno dei picchi assoluti di Morbid Majesties! Sin dall’inizio, col basso distorto di Makkonen, Zero Progress sembra un pezzo lento e calmo, di influsso addirittura doom, senza più la velocità della precedente. Quasi un minuto così, poi i Sadistik Forest imboccano una via molto più frenetica, fatta di blast beat macinante, riffage a motosega e cambi di tempo repentini, quasi schizofrenici. Questi fanno oscillare la traccia tra momenti davvero brutali e macinanti, e altri invece leggermente più aperti, con un riffage che sembra quasi goffo, con la sua essenza obliqua e thrashy – ma col giusto impatto. È un’alternanza che va avanti a lungo, finché il tutto non sembra calmarsi sulla trequarti: è però il preludio a un finale ancor più rutilante, che termina il lavoro di devastazione di questi tre minuti brevi ma intensi, e di ottimo livello! La seguente Monsters of Death mostra sin dall’inizio la sua natura meno caotica e più quadrata, con un riffage thrash potente e abbastanza semplice, ma di gran effetto. È quella che poi durerà a lungo nel brano: la base alterna a lungo questa impostazione – seppur spesso arricchita di elementi più oscuri e orientati al death – a momenti invece molto dissonanti, obliqui, quasi orrorifici. C’è poco altro da riferire di una traccia che, nonostante alcune piccole variazioni – specie a livello vocale – prosegue abbastanza lineare: l’unico vero cambiamento è l’assolo al centro, in questo caso classico in maniera inedita. Nonostante la sua semplicità, però, abbiamo lo stesso un buonissimo brano: non sarà tra i migliori del disco, ma colpisce bene!

Come indica il nome stesso, The Maelstrom Opens è dall’inizio un vortice di note devastante, con un riffage thrash/death roboante e di gran frenesia. È la base che dura per buona parte della fase iniziale, alternandosi con passaggi più lineari e d’impatto: il tutto è però sempre all’insegna del dinamismo, sempre estremo e mai perturbato, se non da qualche breve stacco – funzionale a lanciare la nuova ripartenza. Non è male come impostazione, ma a tratti suona un po’ caotica e di conseguenza un po’ sterile: molto meglio va invece quando, a metà, si cambia direzione verso qualcosa di più rilassato a livello ritmico. Ma l’aura rimane plumbea, sinistra, sia nei momenti più ritmici che, soprattutto, quando a trequarti spunta un ottimo assolo. È il momento migliore di una traccia per il resto non eccezionale: il complesso non è certo scadente, anzi risulta discreto, il che però la relega a essere la meno bella in assoluto di Morbid Majesties. Per fortuna, l’album si ritira su alla grande nel finale con Bones of a Giant, con cui i Sadistik Forest ci regalano un’ultima grande sorpresa. Il thrash e il death metal, almeno nella loro incarnazione più pura e selvaggia, non sono fatti per pezzi più lunghi di cinque-sei minuti: i finlandesi però ci provano lo stesso, e il risultato è, inaspettatamente, molto ben riuscito. Un lungo vuoto, con solo il basso di Makkonen ed effetti distorti, quasi stridenti, poi la traccia esplode, ma senza spezzare l’aura desolata ed espansa. Per i primi minuti, anzi, abbiamo un pezzo lento e mastodontico, con un riffage cadenzato e oscuro, che disegna riff possenti e di gran cupezza. Poi però tutto torna a spegnersi ancora nella norma dell’intro: è solo un attimo, tuttavia, perché di lì a poco il pezzo si incanala in una norma più diretta, non velocissima ma più dinamica. Incastra momenti più semplici a tinte ancora thrashy (con persino un influsso heavy e doom) ad altri invece sempre lenti ma con un riffage terrificante, puro death al cento percento. Pian piano, il tutto si evolve in un senso più tagliente, con ritmiche ancora di origine thrash che prendono il sopravvento. Si divide allora tra passaggi più diretti e ancora feroci e altri invece semplicemente taglienti, di puro dominio ritmico. A un certo punto, tuttavia, la band cambia direzione: sulla trequarti all’improvviso parte una lunga fuga vertiginosa, rapida, con momenti quasi da techno death e altri invece selvaggi e feroci. Ma è uno sfogo che non dura molto a lungo, prima di lasciar spazio al finale, che recupera l’anima più thrash e la coniuga con altri influssi doom e con un’ossessività che però coinvolge, col suo piglio quasi psichedelico. È ben aiutato in questo dalle varie tracce vocali che si intersecano, tra un pulito ossessivo, il growl e lo scream, e i fraseggi di basso che emergono dallo sfondo. È il gran finale per un pezzo strepitoso nonostante la lunghezza, mai noioso: un finale col botto per l’album, che si conclude con un pezzo appena al di sotto dei suoi picchi!

Per concludere, Morbid Majesties è un piccolo gioiello di potenza e brutalità: un’aggressione sonora ben studiata, ma senza perdere un briciolo di spontaneità e di carica primigenia. Poteva essere un capolavoro? Forse sì, ma per quanto mi riguarda ci si può anche accontentare così, e alla grande. È per questo che se ti piace il death metal e le sue versioni contaminate (specie col thrash), i Sadistik Forest e questo loro nuovo album ti sono consigliati con calore.

Voto: 86/100

 
Mattia

Tracklist:

  1. Morbidly Majestic – 03:51
  2. Decades of Torment Then Death – 03:16
  3. The Hour of Dread – 04:44
  4. Destructive Art – 03:57
  5. Zero Progress – 03:04
  6. Monsters of Death – 03:24
  7. The Maelstrom Opens – 03:06
  8. Bones of a Giant – 08:28
Durata totale: 34:50
 
Lineup:

  • Markus Makkonen – voce e basso
  • Antti Heikkinen – chitarra
  • Matti Salo – chitarra
  • Vesa Mutka – batteria
Genere: death/thrash metal

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