Domande e Risposte – Hertz Kankarok

Personalmente, ho un debole per i musicisti che sperimentano: di sicuro, mi piacciono molto di più di chi si limita soltanto a copiare il passato in maniera sterile. Se poi  oltre all’originalità uniscono anche qualità e consapevolezza, il risultato non può che essere di alto livello: è questo il caso del musicista siciliano Hertz Kankarok. Col progetto che porta il suo nome, ha pubblicato qualche mese fa Make Madder Music, un lavoro non solo stuzzicante ma anche di ottima qualità. Come sempre in questi casi, a una recensione molto positiva segue un’intervista: per l’occasione mi ha risposto lo stesso Hertz Kankarok. Bando alle ciance e largo alle Domande e Risposte, quindi!

Per cominciare, ti andrebbe di raccontare la storia del tuo progetto solista ai lettori di Heavy Metal Heaven?
Hertz Kankarok: Certamente, ma voglio anzitutto ringraziarti per questo graditissimo invito. Hertz Kankarok è il mio pseudonimo musicale e non era previsto che diventasse il nome di alcun progetto solista: l’ho coniato un bel po’ di anni fa, all’epoca delle mie prime esperienze come cantante e paroliere all’interno di alcune band siciliane ormai scomparse. Alla fine del 2012, però, una serie di vicissitudini personali mi portò a decidere – o forse semplicemente a comprendere e ad accettare – che dovevo far musica, subito. Non potevo più permettermi di perdere un minuto che fosse uno nella ricerca di improbabili elementi con cui formare una band.
Negli anni precedenti avevo raccolto svariate idee – riff, melodie, frammenti di testi – che pensavo di proporre alle band con cui suonavo, fino a che non è sopraggiunta la consapevolezza che avrei fatto meglio a scrivere la mia musica da solo. Iniziai così a riordinare queste idee, ad assemblarle e a forgiarle in forma di canzoni. Non essendo però in grado di suonare alcuno strumento, avevo anzitutto bisogno di qualcuno che si occupasse degli arrangiamenti, delle registrazioni e del missaggio. La scelta è ricaduta subito sul mio caro amico Dario Laletta, probabilmente il musicista più completo e di maggior talento che io abbia mai conosciuto. Dario non è soltanto un ottimo chitarrista e un arrangiatore eccezionale, è anche un produttore estremamente capace, sempre in grado di inquadrare ciascun brano nel miglior modo possibile da qualsiasi punto di vista: armonia, ritmo, scelta dei suoni, etc. Nell’ottobre del 2015 vide così la luce “Livores”, il primo EP di Hertz Kankarok, interamente arrangiato, registrato e prodotto da Dario.
Non è difficile immaginare che far tutto da solo abbia comportato per lui un lavoro non indifferente, sicché quando abbiamo iniziato a parlare del successore di “Livores” Dario mi ha detto che avrebbe preferito concentrarsi solo sulla produzione. Trovandomi di nuovo alla ricerca di un arrangiatore mi venne in mente Andrea Cavallaro, che avevo visto suonare dal vivo un bel po’ di anni prima. Dovessi credere nel destino direi che se mi imbatto in musicisti così talentuosi un qualche motivo ci sarà: Andrea è un chitarrista straordinario, dotato di uno stile assai personale e di una mente musicale incredibilmente aperta, in grado di pensare ben oltre i confini del metal e di partorire idee complesse ed originali a livello sia ritmico che armonico. “Make Madder Music”, dunque, è un lavoro a sei mani: com’era già avvenuto per “Livores”, ho scritto al computer le versioni iniziali dei pezzi, quattro in totale, tre dei quali sono stati poi rielaborati ed arrangiati da Andrea, mentre il quarto è stato interamente arrangiato da Dario, che si è inoltre occupato della produzione e del missaggio del disco superando di molto il risultato, già lodevole, che aveva raggiunto col nostro primo lavoro.

Hai pubblicato “Make Madder Music” lo scorso 13 maggio: dopo tanti mesi passati, potrai trarne un bilancio. Come è stato accolto dalla critica, e come dai tuoi fan?
Hertz Kankarok: Per quanto riguarda la critica, specie quella italiana, direi che le reazioni sono state finora positive e incoraggianti, alcune persino encomiastiche. Abbiamo avuto anche un paio di recensioni all’estero, buone anche quelle. Quando mi parli di fan, invece, non saprei cosa dirti: siamo una realtà con pochi anni di vita, sconosciuta ai più e senza dietro alcuna casa discografica. Aggiungi a questo che la nostra proposta è parecchio fuori dagli schemi, forse troppo anomala e sui generis per incontrare il gusto generale dei cultori del metal. Non saprei dirti se ci sia in giro qualcuno che si definirebbe nostro fan, ma spero che tra chi ha ascoltato “Make Madder Music” ci sia qualche folle che ha apprezzato.

Groove, doom, metalcore, avant-garde, ma anche symphonic, metal estremo e tanto altro: nella tua musica, si possono trovare tantissime sfaccettature diverse. Come è nato un genere così complesso e tortuoso?
Hertz Kankarok: In realtà è avvenuto tutto in maniera spontanea. Ho sempre avuto qualche difficoltà ad accettare regole o limiti che non ho stabilito io stesso e non mi riesce di pensare per compartimenti stagni. Mi pare naturale muovermi liberamente tra tutte quelle che sono le mie influenze musicali, ignorando i confini tra un sottogenere del metal e l’altro. Ognuno ragiona a modo proprio, per carità, ma per me la musica non è mai stata una questione di barriere, categorie ed identità da affermare o difendere a tutti i costi. Su questa formula composita probabilmente influisce anche il fatto che Hertz Kankarok nasce come progetto solista, il che significa che non mi trovo a dover mediare tra il mio gusto e quello di altri: qualsiasi cosa mi piaccia finisce nella nostra musica. Sottolineo nostra, a ogni modo, ché alla fine i gusti e le influenze di Andrea e di Dario si sentono eccome in “Make Madder Music” e contribuiscono ad arricchire una ricetta già di per sé parecchio varia.
Spero non ti dispiaccia se colgo l’occasione per fare inoltre una piccola precisazione che, lo chiarisco subito, non ha alcun intento polemico: vedo che in molte recensioni la nostra musica viene avvicinata al metalcore e capisco, almeno fino a un certo punto, perché venga menzionato questo genere: alla fin fine un nome bisogna pur darlo al lato più robusto e pesante di Hertz Kankarok. A onor del vero, però, sento di non avere nulla a che spartire con la cosiddetta New Wave of American Heavy Metal, sulla quale nutro enormi riserve. Penso semplicemente di condividere con le band che suonano metalcore alcune delle mie influenze, ovvero Meshuggah, Pantera, Fear Factory, Sepultura, nonché certo death melodico svedese. Groove metal è probabilmente una definizione più azzeccata, anche se ai miei tempi quando ascoltavamo i Pantera o i Machine Head li consideravamo semplicemente band thrash metal che appartenevano a una nuova generazione. Detto ciò ribadisco che la mia non intende essere una polemica: non sono attaccato alle etichette e riconosco che un lato hardcore è comunque presente nella nostra musica, sebbene in buona parte filtrato attraverso il metal degli anni Ottanta e Novanta. Tengo solo a precisare che non nutro alcun interesse per la scena metalcore.

Come ho scritto nella recensione, rispetto all’EP “Livores”, ascoltato qualche anno fa, “Make Madder Music” si mostra molto più maturo. Hai lavorato molto per raggiungere questo risultato?
Hertz Kankarok: Direi proprio di sì: cerco di dedicare alla musica tutto il tempo che posso e anche parte di quello che non posso. Ovvio però che il merito dei risultati finali non sia mio, se non in piccola parte. “Make Madder Music” è un lavoro di gruppo che ha visto ciascuno di noi tre dare il massimo. Andrea ha portato con sé le sue idee e le sue influenze, nonché l’uso della otto corde: direi che molte delle differenze stilistiche tra “Make Madder Music” e “Livores” si devono al suo stile veramente fuori del comune, che ha regalato ai brani un tocco ancora più avant-garde e decisamente “madder”. Dario ha passato nel suo studio non so quante ore, probabilmente centinaia, a mixare i brani con una cura maniacale e un’attenzione incredibile per ogni dettaglio, trovando sempre il suono giusto, il volume giusto, l’equalizzazione giusta, gli effetti giusti, nonché intervenendo spesso sui synth e, da un certo punto di vista, riarrangiando il tutto, che è poi quello che a mio giudizio un produttore dovrebbe fare.
Tieni anche conto che produrre musica come la nostra non significa solo trovare i suoni giusti per le chitarre, per la batteria e per il basso e mantenerli su tutti i pezzi, apportando giusto qualche piccola modifica qua e là. La nostra musica cambia pelle così rapidamente che bisogna lavorare meticolosamente su ogni singola parte perché suoni bene sia da sola che insieme al resto, e questo vale sia in fase di scrittura e arrangiamento che – forse persino di più – in fase di produzione e missaggio. Insomma sì, c’abbiamo davvero lavorato tantissimo e dedicato una bella, fulgida fetta della nostra sfuggente giovinezza, eh eh eh!

I miei due pezzi preferiti di “Make Madder Music” sono “Cargo Cult” e “Who Is Next?”. Ti va di raccontarci qualcosa di più su queste due canzoni?

Hertz Kankarok: Con piacere. “Cargo Cult” è un brano che avevo in mente di scrivere dai primi anni duemila, se la memoria non mi inganna, ovvero da quando vidi per la prima volta “Mondo cane” di Jacopetti, Cavara e Prosperi, il famoso documentario – o shockumentary – che racconta di alcuni dei costumi più inusitati e folli in voga presso varie popolazioni e culture in giro per il mondo. Tra questi, il culto del cargo praticato da alcune tribù della Nuova Guinea. Attorno alla Seconda guerra mondiale gli indigeni di questa e di altre isole del Pacifico entrarono in contatto con l’esercito americano. La visione di aerei e navi cargo, com’è facile intuire, colpì profondamente il loro immaginario: manufatti umani talmente avanzati erano per loro semplicemente inconcepibili, per cui pensarono di trovarsi di fronte a manifestazioni del divino. Ne nacquero vere e proprie religioni di carattere sincretistico che col tempo inglobarono elementi del Cristianesimo. L’argomento è molto complesso e sicuramente affascinante dal punto di vista antropologico, sebbene in realtà con “Cargo Cult” non mi interessasse ricostruire con rigore filologico la storia del culto del cargo (cosa che del resto non fa nemmeno “Mondo cane”). Il mio intento era togliere alla storia moderna un esempio che potesse restituire l’assurdità su cui, a vari livelli, tutte le religioni si basano e mostrare uno dei meccanismi più perniciosi su cui esse fanno leva: laddove l’uomo si scontra con l’ignoto, con qualcosa che esula dalle sua capacità di comprensione, piuttosto che accettare la propria ignoranza e sforzarsi di cercare risposte che lo possano avvicinare ad una sia pur parziale verità, crea dèi e dottrine che nulla spiegano e a nulla lo portano. Il messaggio che ne deriva è fortemente ateistico.
Per quanto invece riguarda “Who Is Next?”, è un brano dalla forte resa emotiva e parla dell’ineluttabilità della morte. È il pezzo più corale dell’album: è stato scritto da me, magnificamente arrangiato da Andrea e in qualche misura riarrangiato da Dario, che è intervenuto aggiungendo delle chitarre, dei synth e modificando sensibilmente il bridge poco oltre la metà del pezzo, quello con la voce recitata. Anche dal mio punto di vista, per forza di cose parzialissimo, “Who Is Next?” è uno dei picchi dell’album. Forse lo è proprio perché unisce le personalità di tutti e tre.

Domanda classica da intervista: quali sono i gruppi che influenzano di più la tua musica?
Hertz Kankarok: Sono cresciuto negli anni Novanta ed è stato senza dubbio quello il sound che ha informato in modo irrevocabile il mio gusto. Sopra ho già menzionato alcune band, americane o più vicine al palato americano, che sono state essenziali per me, alle quali aggiungerei perlomeno Metallica e Slayer. Ugualmente importanti nella mia formazione sono stati il death metal, sia americano che europeo, ovvero gruppi come Death, Cannibal Corpse, Obituary, Entombed o Hypocrisy, il death-doom di Cathedral, Paradise Lost o My Dying Bride, il black metal scandinavo di Mayhem, Emperor, Satyricon o Dark Funeral, giusto per fare qualche nome.
Col senno di poi, la scoperta dell’underground europeo è stata per il sottoscritto assolutamente decisiva: a quel tempo lo popolavano band straordinarie che mischiavano il metal con le influenze più eterogenee, ognuna con una personalità riconoscibile, ognuna a suo modo geniale e fuori dagli schemi. Mi riferisco a gruppi come Moonspell, Tiamat, Samael, Cradle of Filth, oltre che a moltissime band norvegesi dal taglio più sperimentale, ad esempio Arcturus, Dødheimsgard, Ved Buens Ende o Ulver. Mi sono limitato a menzionare alcuni dei gruppi più importanti tra quelli su cui mi sono formato, ma restano fuori tantissimi altri nomi: Celtic Frost, Type O Negative, Voivod, Candlemass, Dissection, o band italiane come Sadist, Death SS, Aborym, Cultus Sanguine… Potrei andare avanti per ore, eh eh eh!

Altra domanda che faccio sempre: ci sono musicisti lontanissimi da quello che è il tuo stile musicale che però ami, o addirittura che riescono a influenzarti?

Hertz Kankarok: Che amo, sicuramente, ma quanto riescano a influenzarmi non saprei dirlo. Sebbene il metal assorba la maggior parte del mio tempo e della mia attenzione, adoro band post-punk o gothic rock come Fields of the Nephilim, Lycia e Bauhaus, oltre a roba industrial tipo Killing Joke, Einstürzende Neubauten e Swans. Da adolescente ho ascoltato anche parecchio noise rock, genere di grande successo a Catania per via della presenza degli Uzeda. In ambito prog citerei soprattutto King Crimson e Devil Doll. Sono molto legato anche ad artisti più mainstream, per esempio Massive Attack, Björk, Nick Cave e Depeche Mode. Meritano infine una menzione d’onore i Mr. Bungle di Mike Patton e i Naked City di John Zorn, gente da cui ho imparato che le frontiere tra i generi musicali esistono per essere abbattute.

A un osservatore esterno come me, la Sicilia sembra quasi una sorta di paradiso, per quanto riguarda il metal estremo. La tua regione in questo campo brilla sia in qualità che, soprattutto, in qualità, con alcuni gruppi davvero di altissimo livello (tra cui includerei il tuo, ovviamente). Visto che tu hai avuto la possibilità di vivere la scena dall’interno, qual è la tua visione a questo proposito? E in generale, secondo te qual è lo stato di salute del metal estremo in Sicilia?

Hertz Kankarok: Mi spiace deluderti, ma non vedo nessun paradiso in Sicilia. O forse vi vedo il paradiso greco del mito, quello in cui l’inferno si spalanca sulla terra per inghiottire Persefone. Sono sempre stato molto critico nei confronti della Sicilia, non solo per quanto riguarda la situazione musicale. Vedo poca voglia di fare, molto piangersi addosso e una mentalità generalmente disfattista che rende complicato portare avanti qualsiasi progetto. Se a questo aggiungi che i problemi ci sono davvero, che siamo fuori da ogni possibile circuito internazionale e che da noi scarseggiano i posti dove suonare e i promotori che organizzano gli eventi, quello che ti presento è un quadro tutt’altro che idilliaco. Posso non essere la persona più indicata per dar conto dello stato di salute del metal in Sicilia, già che da circa dieci anni passo nella mia terra soltanto alcuni mesi all’anno, ma ho l’impressione che la situazione non sia delle migliori e che sia mancato quasi del tutto il ricambio generazionale: a suonare e supportare il metal, salvo poche eccezioni, siamo rimasti gli stessi di vent’anni fa.
Ciò non toglie che ci siano moltissimi musicisti e band di talento che continuano, nonostante tutto, a produrre musica di indubbia qualità. A parte alcune band storiche ancora in ottima salute come Schizo e Sinoath (questi ultimi hanno da poco pubblicato un nuovo disco intitolato “Anamnesis”), stimo e seguo gruppi come Heretical, Bunker 66, Disasterhate, EpisTheme, Resonance Room e Haunted (ti consiglio il loro “Dayburner”, un vero gioiello nero). E ovviamente gli Inchiuvatu: non so cosa stia facendo Agghiastru di questi tempi, ma “Addisiu” resta tra le cose più originali e valide mai sfornate dalla nostra terra maledetta. Quanto a noi, ti ringrazio di cuore per averci incluso tra i gruppi di buon livello: non credo che ce lo meritiamo, ma posso assicurarti che cerchiamo e cercheremo sempre di fare del nostro meglio.

Quali sono i piani futuri del progetto Hertz Kankarok?

Hertz Kankarok: Continuare a far musica. Sto lavorando a sette nuovi brani che, se tutto andrà bene, faranno parte di quello che considero il nostro primo vero full-length. Voglio dire, “Make Madder Music” lo è per il minutaggio, ma contiene soltanto quattro brani e ritengo i tempi siano ormai maturi per una nostra release di respiro più ampio. Le mie versioni dei brani sono praticamente pronte, a parte alcuni dei testi che devo ancora completare. Abbiamo iniziato da poco ad arrangiare la prima canzone, ma siamo ancora all’inizio di un lungo, lunghissimo percorso. Questo è quello che più mi interessa e che più occupa i miei pensieri, nondimeno può darsi che prima o poi mi decida a prendere sul serio l’idea di cercare un’etichetta o di pubblicare “Livores” e “Make Madder Music” in formato fisico, cose che però non rappresentano per me delle priorità.

L’ultima risposta è sempre a piacere.  A te la possibilità di concludere quest’intervista come preferisci…
Hertz Kankarok: Concludo ringraziandoti di nuovo per l’intervista: è un piacere parlare della mia ossessione preferita, Hertz Kankarok, e sarebbe bello se qualcuno, magari incuriosito dalle mie risposte deliranti, provasse ad ascoltare la nostra musica. Chiuderei col nostro motto: “Being who we are, we have no other solution to life than making madder music”.

Intervista a cura di Mattia

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento