Allfather – And All Will Be Desolation (2018)

Gli Allfather sono un gruppo proveniente dall’Inghilterra: nato nel 2014, pubblicano il primo EP nell’anno successivo, e dovrà passarne ancora uno per vedere il primo album. Dopo due anni da quest’ultimo, pubblicano And All Will Be Desolation, decisamente più definito del precedente, anche se la varietà di generi al suo interno lo rende difficile da identificare. Il mixing, inoltre, risulta (per quanto ancora leggermente grezzo) veramente gradevole, in quanto il suono generale rispecchia perfettamente il genere.

Passando alle tracce, la prima che ci viene proposta s’intitola Black Triangle, composta da un intro  da “far west” ricco di tensione, esplodendo in un riff trascinante da perdi fiato, infatti a metà brano si ritorna all’intro per poi confluire in riff doom, scream e feedback che culminano in un assolo mediocre, niente di esaltante. La traccia è piena di cambi di tempo, specialmente nel finale ricco di groove inaspettati, il tutto finisce ciclicamente col tema dell’intro.
Citadels ci offre un interessante introduzione di percussioni e batteria, dalle tonalità tribali. Il resto del brano risulta un po’ sottotono rispetto al precedente, si fa ascoltare senza pretese. Si sente la mancanza di tappeti di doppio pedale che conferirebbero la pienezza ad alcuni riff, che sono un po’ piatti; infatti la batteria si mantiene molto sulla semplicità, non riesce a spezzare dinamicamente la canzone. Si passa imprevidibilmente a Lord Betrayer, dove ci accolgono dei feedback e il basso, che in prima linea ci fa già capire la propensione per il doom in questa canzone, la quale purtroppo risulta molto prevedibile fin dal primo ascolto, fin quando non si arriva a metà minutaggio dove tutto cambia e le dinamiche diventano interessanti fino all’ultimo secondo, dove un riff lentissimo e pieno di energia ci lascia stupefatti. By Sword, by Famine, by Plague, al primo ascolto ricorda qualcosa di conosciuto, infatti ne sarà necessario un secondo per capire che è esattamente Lord Betrayer, tutta via cambiano le parole del testo. Un po’ come le tre parti di Another Brick in the Wall, ma a differenza di quest’ultima (pur essendo un paragone molto forzato) qui è un copia-incolla; inoltre, a meno che non si abbia il testo davanti, non si percepisce la differenza, in quanto il capire le parole con gli scream richiede tanto impegno, a differenza della canzone dei Pink Floyd dove il testo risulta chiaro e comprensibile per ogni singola parola. Tuttavia da questo brano si può capire sicuramente l’idea di base della band, in quanto il messaggio risulta più o meno lo stesso nelle canzoni, mentre un ruolo principale lo assumono i riff, che oltretutto sono veramente energici e apprezzabili. Jackal’s Night, ha una impronta punk e la si nota fin da subito, in alcuni punti verrà fusa al groove creando riff veramente interessanti. l’assolo è veramente ben scritto, fa scatenare tutta l’energia accumulata fino a quel punto. Nel complesso è un brano che vola in men che non si dica, molto piacevole.
Per quanto riguarda Inherit the Dust, troviamo davanti il brano che al suo interno ha i riff un po’ più tecnici e melodici, con sfumature di black metal veramente sottili, oltre questo la canzone non ha grandi differenza da tutto ciò che abbiamo ascoltato fin ora, rispecchia in pieno lo stile di tutto il disco.
Infine abbiamo Lampedusa, inizia con una melodia acustica molto dolce e piacevole, che viene interrotta dal basso distorto, al quale si aggiunge la voce grattata e dopo due ripetizioni, entrano anche gli altri strumenti continuando la melodia del basso. Dopo il primo terzo della canzone abbiamo un cambio di riff, decisamente più dinamico e rapido del precedente, orientato al doom, mentre qui abbiamo uno groove decisamente più affermato quasi tendente allo sludge. La traccia è la più lunga dell’album, per questo tipo di suite bisogna avere bene in mente tutta la struttura, il difetto infatti qui è che sembra più un’accozzaglia di riff che una canzone vera e propria. Oltretutto come detto in precedenza, l’intento sembra sia proporre riff.

In conclusione, la caratteristica più grande di cui ci si accorge è che la band sia ancora acerba sotto alcuni aspetti, sia tecnici per quanto riguarda ogni singolo strumento sia compositivi per l’intera band. Ma nonostante questo, la maggior parte dei brani risultano gradevoli all’orecchio e ti fanno scuotere la testa (requisito necessario per il metal).

Voto: 68/100

Giacomo DG

Tracklist:

  1. Black Triangle – 06:03
  2. Citadels – 04:45
  3. Lord Betrayer – 03:48
  4. By Sword, by Famine, by Plague – 07:23
  5. Jackal’s Night – 03:28
  6. Inherit the Dust – 04:55
  7. Lampedusa – 11:33

Durata totale: 41:55

Lineup:

  • Tom Ballard – voce
  • Alan Cordner – chitarra
  • Joe Goatham – chitarra
  • Andrew Day – basso
  • Kieron Sullivan – batteria

Genere: doom/groove metal
Sottogenere: sludge metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Allfather

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