Human Waste – Aesthetics of Disgust (2018)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEAesthetics of Disgust (2018) è il secondo album dei tedeschi Human Waste.
GENEREUn brutal death metal con un suono più scarno e meno bombastico della media del genere
PUNTI DI FORZAUno stile poco originale ma che intrattiene bene, una grande aggressività, molto spinta, diversi buoni pezzi.
PUNTI DEBOLIA tratti la mancanza di originalità pesa, come anche una certa omogeneità.
CANZONI MIGLIORIInjected Hate, Wer Früher Stirbt Ist Länger Tot, Cause We Are Fucked, Exterminate the Purity
CONCLUSIONIForse non cambierà il mondo del brutal e del death metal, ma Aesthetics of Disgust è un album con cui gli Human Waste intrattengono al punto giusto!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
71
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Al momento, il calderone del metal si può dividere in due grandi categorie: da un lato c’è quella, minoritaria, che cerca di innovare il genere. Dall’altra invece c’è chi non ha pretese di originalità, o di creare qualcosa di diverso rispetto ai grandi nomi: anche questa, per quanto mi riguarda, è una scelta rispettabile. Se è vero che moltissimi in questa grande categoria suonano banali e senza appeal, altri riescono a fare bene. Tra questi, a loro volta sono molti pochi quelli che riescono nell’impresa di creare un capolavoro, difficile rimanendo all’interno di certi canoni prestabiliti; per fortuna, però, quelli che riescono almeno a divertire sono un po’ di più. È proprio il caso degli Human Waste: vengono da Aquisgrana (o Aachen, se uno preferisce) e il loro unico scopo è di intrattenere in maniera violenta, come dimostra il loro secondo album Aesthetics of Disgust. Si tratta di un lavoro che non inventa nulla, a partire dallo stile, un death metal di orientamento brutal: la sua unica particolarità è nel suono, meno bombastico e più scarno, secco e basilare di molti altri nel genere. Merito anche di un’accordatura a metà tra brutal e death classico: è una scelta che mitiga un po’ la potenza degli Human Waste, ma non la loro aggressività, che è sempre molto spinta – come è anche ovvio che sia. Ma è l’unico spunto di personalità di Aesthetics of Disgust, che per il resto è un album molto tradizionale: di sicuro, la band tedesca non ha alcuna pretesa di aggiungere qualcosa di inedito al mondo del brutal. A tratti questo è anche un difetto: diversi pezzi non spiccano e risultano un po’ anonimi, anche a causa di una certa omogeneità della scaletta. In generale, parliamo di un lavoro con alcuni difetti, ma non ha una grande importanza. Come già detto, lo scopo ultimo degli Human Waste è di intrattenere col loro impatto, e ci riescono bene: Aesthetics of Disgust sarà lontano dal capolavoro, ma alla fine risulta godibile al punto giusto!

Un breve intro di strani effetti dissonanti, poi ci ritroviamo subito all’interno di Lose My Shit, che comincia subito con una progressione caotica sparata a mille all’ora. Momenti di fuga possente, con un riffage di vago retrogusto thrash si alternano con tratti anche più convulsi e disorientanti, in un fluire molto dinamico ben gestito dal blast beat di Ben R., che solo a tratti rallenta un po’. Ma anche quando succede l’impatto è sempre al massimo, col pesante grunt di Jan G. e ritmiche possenti, mastodontiche. Buona anche la frazione centrale, che spicca perché il cantante passa allo scream sopra alla batteria in solitaria, per uno stacco un po’ particolare ma che si integra bene nel pezzo. Lo stesso vale per i tanti passaggi diversi che si scambiano spesso, compreso il lungo finale ossessivo, un breakdown di vago retrogusto deathcore, ma valido come finale per un buon pezzo, che comincia al meglio le danze. La successiva Systematic Depression parte subito pesante e veloce come un treno, e nel corso della sua progressione lo diventa ancora di più, col suo riffage magmatico sempre in movimento. Anche i passaggi meno veloci stavolta sono frenetici, con un gran senso di urgenza ben rappresentato dalle repentine accelerazioni al loro interno; solo al centro un po’ si rallenta, per una frazione più espansa ma di gran cupezza. Si cambia verso anche nel finale, con una parte sempre pesante ma meno aggressiva e più musicale: anch’essa però tende a diventare più vorticosa, finché non si torna a qualcosa di più esasperato. Per il resto, la traccia è un macinare a tratti un po’ sterile, ma di norma ha un impatto discreto: per questo, seppur non sia proprio significativa al massimo, almeno non dà nemmeno fastidio, e si rivela comunque piacevole. A questo punto, gli Human Waste ci stupiscono con The War on Truth, in cui lasciano da parte tutta la brutalità per una norma espansa, con tranquille chitarre post-rock. Reggono un lento parlato – o forse è un campionamento da qualche film – che prosegue per qualche minuto. C’entra poco col resto di Aesthetics of Disgust, ma ha almeno il merito di consentire a un ascoltatore di riposare un attimo le orecchie, prima dell’arrivo di Injected Hate: un breve intro più disteso, poi si torna a correre con forza. La ricetta è la stessa a cui i tedeschi ci hanno già abituato: momenti convulsi si alternano con altri più lenti; stavolta, inoltre, entrambi sono di buonissima qualità. I momenti più brutal e rabbiosi coinvolgono, grazie a un riffage sempre taglientissimo. Ma i chitarristi impreziosiscono il tutto anche nei momenti più lenti e in quelli più musicali: nei primi, schierano un bel riffage, sempre in movimento, mentre nei secondi sfoderano dissonanze che ricordano i Morbid Angel più blasfemi. La ciliegina sulla torta è però nel finale, con una frazione in cui la musica si abbassa sotto alla voce inconfondibile del comico americano George Carlin, in un suo pezzo sulla guerra. È il sigillo giusto su una bella traccia, una di quelle che spiccano di più in assoluto nel disco!

A questo punto, Wer Früher Stirbt Ist Länger Tot stupisce di nuovo: invece di entrare nel vivo a bomba come le canzoni fin’ora, se la prende molto con calma. È una lunga frazione in costante crescita, ma sempre su tempo medio, e con ritmiche cupe, pesanti, di influsso doom: sembra quasi che tutta la traccia debba muoversi così, quando invece i tedeschi, dopo circa un minuto, tornano ad accelerare. Ci troviamo allora nel loro solito ambiente caotico, che alterna fughe rabbiose, di gran furia, e momenti più lenti ma davvero incazzati, che nelle ritmiche mostrano una chiara influenza punk/grind, una marcia in più in fatto di ferocia. Ma passata la metà si torna a rallentare, anche se non come all’inizio: al contrario, è un breakdown marcio, nero come la notte, asfissiante nel suo costante frenare. È un altro elemento di qualità per un altro buonissimo pezzo, poco sotto ai picchi di Aesthetics of Disgust. La seguente 4th Kind prende vita in una maniera che sembra sempre sul punto di partire per una fuga, ma non lo fa mai. L’anima del pezzo al contrario è per lunghi tratti lenta, espansa, punta più sulla cupezza e su un’aura malata che sulla velocità o sulla ferocia: l’intento, peraltro, gli riesce in maniera più che decente. È una norma che va avanti molto a lungo nel pezzo: solo poco prima di metà gli Human Waste partono con una delle loro fughe tipiche– forse anche troppo. Stavolta il senso di già sentito è forte, e non solo: il problema maggiore è che l’accelerazione è un po’ slegata dal resto. Lo stesso vale per la frazione successiva, che cerca di unire le due anime in qualcosa di coerente: suona piacevole, ma a tratti un po’ sconclusionato. Lo stesso vale in parte anche per il pezzo in generale, che a dispetto di qualche buono spunto risulta anonimo: è forse persino il punto più basso in assoluto del disco! Anche Cause We Are Fucked sa un po’ di già sentito sin dall’inizio roboante – che poi lo diventa ancora di più –, ma stavolta compensa con un ottimo impatto. Il riff portante di David S. e Nils K, è grasso, debordante, e torna spesso: lo fa per esempio nei ritornelli, in cui si alterna con vortici di note alienanti, allucinati, vorticosi – presenti a tratti anche altrove nel pezzo. Il resto invece è meno rutilante e più dinamico, con lunghe strofe dal vago retrogusto ancora thrash, di gran forza e senza troppi fronzoli, se non quando si aprono per alcune aperture meno pestate. Ottima anche la frazione centrale, di stampo più death classico all’inizio per poi diventare più cadenzata, con un retrogusto quasi groove metal: anch’essa, nella sua particolarità, si inserisce bene in un altro buonissimo pezzo, il migliore di Aesthetics of Disgust con Injected Hate! È quindi la volta di Slamming the Door, piccolo interludio di giusto trenta secondi con un riff graffiante e il pig squeal di Jan G. che gli dà un tocco deathcore. Non ha molto senso all’interno del disco, ma testimonia se non altro come gli Human Waste quando vogliono sanno non prendersi troppo sul serio!

Un intro che sembra quasi la pubblicità di qualche bibita (ma essendo recitata in tedesco non saprei dire con certezza), poi Ballern 5.0 parte a razzo. Per lunghi tratti, è una traccia frenetica al massimo, con tanti passaggi che si alternano in maniera repentina, fino al momento in cui il basso di Tobi L. rimane da solo a fare la ritmica. È il preludio al cambio di rotta, con la norma che diventa da subito più quadrata e potente, per una frazione di centro meno aggressiva, ma che colpisce lo stesso. Ancor migliore è però quella finale, che dopo una frazione convulsa, con un veloce assolo slayeriano, comincia a derivare verso qualcosa di più aperto, fino a raggiungere una frazione finale lenta, cupa, strisciante, a tinte doom con anche un retrogusto black. È una chiusura strana ma bella, non male in un pezzo che non spicca troppo ma sa il fatto suo! Di nuovo, la seguente Agony Euphoria comincia in una maniera vorticosa al massimo, una progressione schiacciasassi che travolge tutto sul suo tragitto. È una norma che si mantiene a lungo: regge a lungo il growl di Jan G., e avanza a lungo in maniera terremotante, sia nei momenti col blast di Ben R., sia in quelli di poco più distesi. Poi però la traccia cambia in una direzione più espansa e di impatto puro: anche questo dura poco, perché poi i tedeschi tornano a pestare con forza sull’acceleratore. È l’inizio di una lunga fuga vertiginosa, tra momenti con melodie abissali, altri macinanti al massimo e giusto qualche pausa breve: ogni tanto è anche un po’ sterile e manca di direzione, ma di norma coinvolge bene col suo impatto. Va tuttavia meglio quando, dopo aver ripreso l’inizio, la traccia torna a spegnersi: è allora la volta di un finale ossessivo, con rabbia vera, palpabile, data dal growl del frontman e dalle taglientissime ritmiche. È forse il passaggio migliore per un altro pezzo che non spicca molto, ma risulta più che discreto! È però un’altra storia con la conclusiva Exterminate the Purity, che entra in scena con gran foga, serrata come gli Human Waste ci hanno abituato lungo tutto Aesthetics of Disgust. Nonostante un lieve senso di già sentito, è una bella impostazione, grazie anche alle numerose variazioni, che siano staffilate velocissime ma meno estreme e più melodiose del solito o frazioni più quadrate. Tra queste ultime spicca il passaggio centrale, incalzante e quasi evocativo, col suo riffage semplice ma di gran impatto. Lo stesso vale per altre variazioni, che siano lo storto assolo di trequarti o il finale improvviso dopo solo tre minuti, con l’effetto sonoro di un colpo di lama: tutti elementi di un pezzo breve ma intenso, poco lontano dai picchi dell’album che in teoria chiude. Ma il vero finale è dopo circa tre minuti, quando spunta come ghost track una versione a cappella di Alabama Song dei The Doors, registrata forse con un cellulare in una stazione – si sentono diversi effetti sotto alle voci stonate che cantano. Pur non essendo granché in linea col disco, è un finale delirante e tutto sommato simpatico!

Come già detto all’inizio, Aesthethics of Disgust non è certo l’album che cambierà le sorti del brutal e del death metal in generale; tuttavia, a un ascoltatore del genere può piacere comunque. Certo, se ti aspetti un capolavoro rimarrai deluso; se però quel che vuoi è mezz’ora abbondante di divertimento rabbioso e distruttivo senza troppe pretese, allora farà di sicuro al caso tuo!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Lose My Shit04:20
2Systematic Depression03:06
3The War on Truth01:18
4Injected Hate03:55
5Wer Früher Stirbt Ist Länger Tot03:25
64th Kind03:34
7Cause We Are Fucked03:33
8Slamming the Door00:30
9Ballern 5.004:32
10Agony Euphoria04:24
11Exterminate the Purity07:28
Durata totale: 39:47
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Jan G. voce 
Nils K.chitarra
David S.chitarra
Tobi L.basso
Ben R.batteria
ETICHETTA/E:Rising Nemesis Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Metal Promotions

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