Deadly Carnage – Through the Void, Above the Suns (2018)

Per chi ha fretta:
Nonostante il nome possa far pensare a un gruppo thrash o death, i riminesi Deadly Carnage nel loro quarto album Through the Void, Above the Suns (2018) suonano qualcosa di diverso. Il loro stile mescola un post-black metal molto melodico con forti influenze doom atmosferico, che dà al tutto un tocco di colore e di profondità. Contribuiscono a rendere il tutto interessante anche la voce del cantante Alexios, che spesso evita il classico scream black, un buon gusto melodico e una bella cura per le atmosfere. Dall’altro lato però i romagnoli non sono esenti da alcuni difetti: per esempio, l’album soffre di una certa omogeneità. Anche la scaletta ha poche hit: se la qualità media è buona, solo il duo Hyle/Cosmi, la malinconica Ifene e in parte la closer-track Entropia riescono a spiccare davvero. Ma in fondo sono difetti da poco: anche così Through the Void, Above the Suns è un album solido e di buonissima sostanza, che può piacere ai fan del post-metal e del black moderno!

La recensione completa:

Tra le tante cose che impari se vivi almeno un po’ all’interno del mondo metal, è che non sempre il nome di una band è indicativo del suo genere. È per esempio il caso della band di oggi, i Deadly Carnage: a giudicare soltanto dal nome, avrei pensato a un gruppo thrash o al massimo death. Ma questa band nata a Rimini nel 2005 suona tutt’altro, come si può ben sentire all’interno del suo quarto album Through the Void, Above the Suns, uscito lo scorso 30 marzo. La base dello stile dei romagnoli è un post-black moderno che guarda alla corrente più melodica e musicale del genere; i Deadly Carnage gli affiancano forti influssi doom, in particolare della corrente più dilatata e atmosferica. È una componente che in Through the Void, Above the Suns si esplica di rado in riff potenti e cupi: l’intento della band è piuttosto di dare un tocco di colore e di profondità alla propria musica – cosa che le riesce abbastanza bene. Merito anche di qualche spunto di originalità: brilla per esempio la voce di Alexios (già sentito anni fa coi progster Ashes of Chaos), che oscilla tra un pulito e un urlato sui generis, mentre molto di rado va verso il classico scream da black. Oltre a questo, i Deadly Carnage hanno dalla loro un buon gusto melodico e soprattutto una bella abilità nel curare le atmosfere, che in Through the Void, Above the Suns risultano sempre variopinte e ben impostate. Certo, non tutto è perfetto: a tratti l’album soffre dei tipici difetti del metal di oggi, una certa omogeneità di contenuti e poche hit che riescono a elevarsi al di sopra della media. Ma nel caso dei riminesi, non sono problemi così drammatici: la qualità media è comunque alta, il che rende Through the Void, Above the Suns solido e di alto livello e i Deadly Carnage una band degna d’attenzione.

Le danze partono da Quantum, preludio che per i suoi quasi due minuti di durata si muove espanso, con un senso quasi rituale: merito dei solenni cori lontani che si intrecciano con le tastiere ambient e gli echi post-rock. Pur non essendo nulla di che a livello musicale, è comunque un ottimo intro per Matter, che segue: all’inizio rimane ancora espansa, persino psichedelica, ma poi entra nel vivo potente e rabbiosa. La base iniziale è un minaccioso pezzo doom, dissonante e con un buon impatto pur nella sua lentezza, grazie anche a Alexios che urla molto. È  un’essenza che varia parecchio, ma mantiene sempre la sua base ben radicata nel doom metal, sia attraverso i passaggi più aggressivi che in quelli più dilatati. Questi ultimi pian piano si prendono il sopravvento, portando il brano su terreni più black, ma senza mai strappare: se l’ambiente a tratti è aggressivo o addirittura lugubre, i Deadly Carnage non accelerano mai. Solo ogni tanto, come al centro, il tutto si fa più convulso, con momenti più oscuri, pieni di echi, che si alternano con altri piuttosto potenti, in cui il doom ritorna. Per l’atmosfera alienata che si crea, è il momento migliore di una canzone per il resto piacevole nel suo fluire, ma che suona un po’ anonima, visti i pochi passaggi che si stampano in mente. Non è proprio la scelta migliore come opener per Through the Void, Above the Suns, anche se tutto sommato non è nemmeno malaccio.

Hyle sembra iniziare con un riff simile a quello della precedente (a cui si attacca senza nemmeno una pausa), ma poi prende una direzione diversa, meno atmosferica e più diretta. Per una volta, la band riminese punta di più sull’impatto: lo si sente nella potente serie di riff che si sussegue in questa parte, ben arricchita dalle tante melodie post-metal di chitarra, che danno loro un tono più profondo, ricercato ma non ne smorzano la potenza. Essa lascia spazio solo al centro, quando all’improvviso la musica si apre in un florilegio di melodie oscuro e quasi drammatico, eppur anche celestiale, armonioso. Sottolineano bene questa natura i vocalizzi di Alexios, puliti e lontani (anche se a tratti torna all’urlato) e i tanti piccoli arrangiamenti: per esempio, brillano i cambi di ritmo del batterista Marco, che rendono il tutto incalzante, una fuga ossessiva ma sempre avvolgente. Va avanti per alcuni minuti, prima di spegnersi in una frazione più vuota, con giusto qualche schitarrata: è il preludio a Cosmi, che ancora arriva senza pause e più che un pezzo a sé stante è un lungo outro strumentale. È tutto costruito su un fraseggio di chitarra melodico e circolare: all’inizio è in solitaria, ma pian piano la base comincia a crescere, tra echi e riff che si fanno sempre più densi. Si arriva così a un apice di dinamismo e velocità, prima che il tutto torni a spegnersi in una coda pacifica, sottotraccia. Comunque, l’obiettivo non è mai l’impatto puro: l’armonia di base resta sempre al centro, e dà al tutto una forte malinconia, che valorizza l’intera traccia, e la fa essere più che un mero interludio senza senso. È invece il gran finale di una traccia splendida nelle sue due parti, uno dei picchi assoluti di Through the Void, Above the Suns!

Con Lumis i Deadly Carnage lasciano da parte i toni delicati della precedente per un riffage black metal tempestoso, protagonista su una base più terremotante del solito. È una norma che monopolizza questa prima frazione: solo in un’ampia apertura i toni si fanno più soffici, seppur il tutto sia ancora potente, strisciante. Al centro invece si stacca una frazione in cui per la prima volta si sente il blast beat, seppur le ritmiche di Alexios e Dave assumano invece un tono molto melodico. È un lato che si sviluppa alla grande nella seconda metà del brano, che rallenta e assume un’anima calma, espansa, persino serena a tratti, pur con un tocco di nostalgia. È un lungo finale pacifico che però non stona alla fine di una traccia invece più oscura: non spicca tra le più in vista del disco, ma è lo stesso di buonissima qualità! Fin dall’inizio, la seguente Ifene mostra una nuova anima: parte da un intro dilatato e dispari, di tono a metà tra post-rock e progressive. È l’anima più forte del pezzo: anche quando entra nel vivo, comincia a scambiare passaggi densi ma di gran atmosfera, e altri invece convulsi, aggressivi, neri come la notte. È un’accoppiata che ricorda i migliori Novembre, seppur riletti in una chiave black che comunque non stona, anche grazie alla maestria dei romagnoli, ben udibile nella struttura, in continuo divenire ma sempre molto incisiva. E così, le varie suggestioni si alternano in maniera vincente, con in più in mezzo parecchi passaggi memorabili: su tutti, brilla quello al centro (riproposto poi nel finale), che si avvicina ancora di più alla band romana. Con i suoi toni distesi, sognanti in maniera crepuscolare, le melodie di influenza gothic e Alexios che sfodera un pulito molto carico a livello emotivo (in italiano come del resto in tutto il pezzo) è la frazione che rimane più impressa in mente. Ma il resto non è da meno: entrambe le anime riescono stavolta a dire la loro, in ogni variazione a cui i riminesi li piegano. Il risultato è eccezionale, senza dubbio uno dei picchi del disco!

Dopo tanta bellezza, saggiamente il gruppo piazza Fractals, che consente all’ascoltatore di riposare le orecchie. Si tratta di un lungo interludio a tinte ambient/post-rock, in cui per lunghi tratti si intrecciano una chitarra echeggiata e piena di effetti e una base ancora più espansa. Solo al centro entrano anche la batteria lieve di Marco, il basso di Adres e i vocalizzi dolci del frontman: arricchiscono il tutto di una sfumatura più colorata, ma senza spezzare la delicatezza del tutto. Il risultato è un altro bel pezzo, buono sia preso a sé stante che come intro di Divide, che poi dopo un interludio vuoto torna subito al metal. Purtroppo, non è un’esplosione positiva: sin da subito, ci ritroviamo in un pezzo che ha poco da spartire col resto di Through the Void, Above the Suns, sia a livello di atmosfera che per quanto riguarda la musica in sé. I Deadly Carnage lasciano da parte infatti tutta la cupezza precedente per una serenità sognante, forse anche troppo: sembra quasi forzata e non riesce a esplodere molto. Tuttavia, il peggio è la base, che perde qualsiasi influsso doom precedente per abbracciare un’alternanza tra momenti in blast beat, abbastanza banali, e aperture calme che cercano di avvolgere ma non ci riescono a causa di un eccessivo semplicismo. Il problema principale del brano è proprio questo: i riminesi buttano alle ortiche i giochi di sfumature precedenti per qualcosa di elementare e anche ripetitivo (troppi poco, solo due passaggi per riempire oltre sette minuti), che per giunta suona finto, poco spontaneo. Per questo, gran parte del pezzo passa senza riuscire a strappare neanche un’emozione; fa in parte eccezione l’eterea frazione centrale, in cui il frontman alza un po’ la voce e riesce a uscire dal piattume generale. Ma non basta per risollevare un pezzo con poco appeal: inspiegabile che sia stato scelto addirittura per il video di lancio per il disco, visto che non solo è il suo punto più basso per distacco, ma c’entra poco col resto e quindi è inadatto a rappresentarlo!

Per fortuna, ora i Deadly Carnage tornano ai loro abituali livelli con Entropia, traccia che arriva a concludere alla grande Through the Void, Above the Suns. Si parte da un lungo intro morbido ma crepuscolare, in cui già si intuiscono i toni del pezzo successivo: quando poi entra nel vivo, ci ritroviamo in un ambiente cupo, abissale. Da qui in poi, i romagnoli alternano tratti dissonanti e di gran impatto a tinte post-metal e momenti più melodici, che però contengono in sé una forte preoccupazione. All’inizio è la prima anima a dominare, con tante frazioni di gran impatto nelle ritmiche doomeggianti di Alexios e Dave che si prendono la scena e giusto qualche stacco, più melodico o che addirittura ritorna all’intro. Pian piano però il tutto comincia a farsi più espanso, più etereo, finché quasi senza accorgersi ci si ritrova in una frazione molto più aperta. Non è del tutto libera dall’oscurità, ma le melodie disegnate dalla chitarre, di chiaro influsso post-black metal melodico, come anche i vocalizzi lontani del frontman, rendono il tutto molto liberatorio. È una splendida frazione, che va avanti per poco prima di cominciare a spegnersi in un breve outro ambient, che riprende in breve la stessa celestiale melodia.  Il risultato finale è un episodio di ottimo spessore, a giusto un pelo di distanza dai picchi dell’album che chiude alla grande!

Per concludere, Through the Void, Above the Suns in generale mi dà l’idea di essere il classico album “da rammarico”, che con qualche bel pezzo in più e qualche difetto in meno poteva aspirare al capolavoro. Ma come in tanti album del genere, c’è da dire che ci si può accontentare: si tratta di un lavoro di buonissimo spessore, con un paio di pezzi eccellenti che da soli gli fanno valere l’acquisto e tanta sostanza. Ecco perché, se ti piace il post-black e le branche più moderne del metal, i Deadly Carnage sono un gruppo che potrà fare la tua felicità!

Voto: 81/100

Mattia

Tracklist: 

  1. Quantum – 01:42
  2. Matter – 05:09
  3. Hyle – 04:14
  4. Cosmi – 02:37
  5. Lumis – 05:36
  6. Ifene – 07:54
  7. Fractals – 03:14
  8. Divide – 07:16
  9. Entropia – 07:41

Durata totale: 45:23

Lineup: 

  • Alexios – voce, chitarra, tastiere
  • Dave – chitarra
  • Adres – basso
  • Marco – batteria

Genere: black/doom metal
Sottogenere: atmospheric doom/melodic/post-black metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Deadly Carnage

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