Revolutio – Vagrant (2018)

I Revolutio sono un gruppo formatosi a Bologna nel 2011. Dopo un primo EP (2013) la loro esperienza si è evoluta attraverso molti concerti fino al 2017, quando sono entrati in studio a registrare l’album che analizzeremo oggi, Vagrant.

Una sirena d’allerta come nei tempi della guerra mondiale ci avverte del pericolo e poi il suono di una bomba, che si conclude portandoci alla prima e vera traccia Meek and the Bold un crescendo dall’inizio alla fine, caratterizzata da un ritornello molto orecchiabile e da un riff massiccio che ogni tanto si intromette fino al finale netto e deciso. La cattiveria avanza subito con What Breaks Inside, dove le radici alternative nel cantato rimangono sempre molto presenti, mentre le dinamiche e le scelte stilistiche della batteria si avvicinano molto ad un approccio tra groove e thrash. Fin ora le canzoni erano decisamente belle fin dal primo ascolto, ma The Oracle è sicuramente lustri avanti per quanto riguarda aspetti di scrittura, struttura, dinamiche, musicalità degli assoli, se non di sperimentazione in quanto le parti di coro sono veramente particolari nella linea melodica. Gli aspetti tecnici sono sicuramente ben curati, a dir poco impeccabili nella minuziosità dei riff, ma le pecche sono sempre dietro l’angolo. Infatti l’intro è troppo diretto e il finale in fade-out è una delle cose più odiose da sentire, a differenza del fade-in che personalmente in questo brano avrei preferito sentire. La traccia successiva s’intitola Ozymandias, che è il nome greco di Ramses, uno dei governatori più longevi della storia al pari della regina Vittoria, è di facile intuizione che i temi sono parte fondamentale della scrittura dei Revolutio. Per quanto riguarda la canzone in sé, l’intro è uno schiaffo in faccia, ma di quelli belli. La possenza della canzone ricalca quella del protagonista, si percepisce la grandezza e la forza dei riff e del groove, ma anche la solennità dei cori non è da meno. Ma come tutti i regni giunge alla fine, in questo caso con grande stile.

The Eclipse con la sua calma ci fa notare che siamo giunti a metà opera, una calma che eclissa l’energia del sole che c’è stato fin ora. Infatti da questo brano in poi si nota un cambio netto di scrittura nelle canzoni.
Infatti Silver Dawn è costituita da un’atmosfera tetra all’inizio, dove ci guida la voce leggera per poi far entrare un arpeggio di chitarra ancora più cupo; il tutto ha un pathos molto suggestivo, riesce a coinvolgerti precisamente come vogliono gli autori. Ma a metà canzone, tutto cambia e si assiste ad un climax che giunge verso il finale molto vicino allo stile degli Avenged Sevenfold, ed un altro fade-out lascia l’ascoltatore sospeso e abbandonato. Una chitarra acustica subito ci accoglie in Requiem, la tristezza è la colonna portante del primo minuto e mezzo ma quando c’è il crescendo che ci porta ad un assolo, si percepisce una certa famigliarità con Nothing Else Matters. Ma la canzone in se si tiene decisamente molto distante, restando comunque sulle sue intenzioni.
Anche volendo evitare, alcune cose comunque ricordano lo stile dei Metallica:  l’uso del wah abbastanza famigliare, la traccia acustica che poi nel mezzo esplode, il sound della batteria; insomma l’ispirazione c’è sicuramente stata ma il brano rimane comunque molto bello e apprezzabile. Per quanto riguarda Daydream¸ è la canzone più sottotono di tutte, la parte che si salva è il piccolo breakdown, che strano a dirsi è uno dei più belli dell’album, e il finale è decisamente più particolare e pensato. Infine c’è The Great Silence, traccia lunga quasi un quarto d’ora che da un gruppo metal non ci si aspetterebbe, questo sottolinea sicuramente l’intento del gruppo che vuole sicuramente scrivere musica e non stare solo ad un genere. Invece no, tante aspettative e niente soddisfazioni. E’ una traccia di vento campionata. Il significato è sicuramente allegorico.

In conclusione, l’opera è di alto gradimento: è difficile trovare gruppi italiani ben dediti a ciò che fanno e a riuscire a registrare un primo album pregno di significato, di alta qualità sonora anche se non eccellente. Si rimane veramente colpiti in positivo.

Voto: 78/100

Giacomo DG

Tracklist: 

  1. Aftermath – 00:36
  2. Meek and the Bold – 03:23
  3. What Breaks Inside – 04:13
  4. The Oracle – 05:27
  5. Ozymandias – 04:01
  6. Eclipse – 02:26
  7. Silver Dawn – 05:26
  8. Requiem – 04:12
  9. Daydream – 05:41
  10. The Great Silence – 14:11

Durata totale: 49:36

Lineup: 

  • Maurizio Di Timoteo – voce e chitarra ritmica
  • Luca Barbieri – chitarra solista
  • Francesco Querzè – basso
  • Davide Pulito – batteria

Genere: groove/thrash metal/metalcore

Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Revolutio

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