Gorgoroth – Incipit Satan (2000)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONESeppur provenga da un periodo difficile per la band, che ha portato a un grande ricambio in lineup,  Incipit Satan (2000) dei Gorgoroth è un album apprezzabile.
GENEREUn black metal di base non troppo distante dal classico suono norvegese, con però influssi thrash, death e industrial.
PUNTI DI FORZAUno stile con influenze ben dosate, una vuona varietà interna, diversi spunti validi, una media tutt’altro che disprezzabile. 
PUNTI DEBOLIUna registrazione non all’altezza, una natura caotica e confusa.
CANZONI MIGLIORIA World to Win (ascolta), An Excerpt of X (ascolta), Will to Power (ascolta), When Love Rages Wild in My Heart (ascolta)
CONCLUSIONIPur non essendo un capolavoro, Incipit Satan è un buon album, che può piacere di sicuro ai fan del black metal classico.
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VOTO FINALE
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80
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Personalmente, non sono un grandissimo fan dei Gorgoroth. Se alcuni li vedono come uno dei nomi di punta del black metal norvegese insieme a Mayhem, Burzum, Darkthrone, Immortal e Satyricon, io li ho sempre considerati invece la prima delle seconde linee. Ciò non toglie che però nella loro storia abbiano prodotto album che apprezzo molto: è per esempio il caso di Incipit Satan. Si tratta di un lavoro che segna la rinascita dalla ceneri dei Gorgoroth: un paio di anni prima, infatti, la lineup aveva vissuto una fase di grande instabilità. Non aiutava poi la situazione l’uscita, nel 1998, di Destroyer: più una compilation che un album vero, non era malaccio ma neanche all’altezza di quanto mostrato dalla band in passato. Per fortuna, due anni dopo il gruppo guidato da Infernus si ritirò su, proprio con Incipit Satan: un album in cui una formazione di nuovo consolidata si propone in una prova convincente, e anche con qualche spunto originale. Se la base dei Gorgoroth rimane sempre il solito black metal diretto e rabbioso già suonato dalla band in passato, stavolta sono presenti anche influssi diversi: da un lato, vengono da thrash e death come rinforzi per i riff. Ma dall’altro lato, i norvegesi mostrano un’anima industrial: non è così diffusa lungo le sue tracce, ma è lo stesso importante per dare varietà a un disco che non lo è poi tanto. Questo a tratti è anche il difetto di Incipit Satan insieme a un’essenza a tratti un po’ confusionaria e dispersiva, che si esplica in qualche canzone un po’ sconclusionata. In più, i Gorgoroth qui peccano anche in una registrazione un po’ troppo grezza, con suoni lo-fi e alcuni errori di produzione: di sicuro il disco avrebbe giovato di un po’ più cura. Ma in fondo nessuno di questi problemi è poi così grave: anche così Incipit Satan è un buonissimo album, con alcuni ottimi pezzi e un livello medio tutt’altro che disprezzabile!

Senza il minimo preludio, la title-track Incipit Satan entra in scena sparata al massimo, un attacco feroce guidato dal blast beat mitragliante di Sjt. Erichsen. È una norma selvaggia e rabbiosa, fatta di sfoghi di gran rabbia e di brevi pause, che però non fanno altro che lanciare meglio la nuova fuga. Più spesso la traccia si muove invece su coordinate meno frenetiche, il che però significa poco: la musica è sempre vorticosa e oscura, e a volte lo diventa anche di più. Ne sono un esempio i blasfemi ritornelli, che colpiscono alla grande pure nella loro semplicità estrema, grazie anche alle urla di Gaahl e di un vago influsso doom nel riffage, che rende il tutto più apocalittico. Solo a tratti il pezzo si apre: lo fa all’inizio con uno stacco di stampo elettronico, però dissonante e oscuro al massimo. Le suggestioni sono le stesse anche al centro, per una frazione invece metal ma strisciante, stridente, con ritmiche a metà tra acidità black, potenza industrial e persino death, col giusto impatto sia per potenza che per atmosfera. Sono entrambi ottime variazioni per una traccia di buon livello, che apre a dovere l’album a cui dà il nome! Va però meglio con A World To Win, che dopo una brevissima introduzione elettronica comincia ad avanzare con semplicità. Persa la furia sentita in precedenza, ci ritroviamo in un ambiente sempre black metal ma molto più melodico, quasi delicato nonostante la rozzezza del suono e anche del cantato del frontman, leggermente effettato. È una sensazione che aumenta anche di più nelle aperture che dominano il centro del brano: anche più armoniose, si basano su un fraseggio evocativo ma al tempo stesso nostalgico, che avvolge molto bene sia nella sua versione più espansa che in quella un po’ più pestata che arriva poi. Solo a tratti invece l’aggressività prende il sopravvento, ma sono brevi momenti che comunque si mescolano bene agli altri: non solo non stonano, anzi per contrasto la loro carica oscura riesce a mettere ancora più in evidenza l’anima più calma del resto. Abbiamo insomma un gran bell’episodio, uno dei picchi assoluti di Incipit Satan!

Con Litani Till Satan (le Litanie di Satana, titolo ripreso dall’omonimo poema di Baudelaire), i Gorgoroth abbassano ulteriormente i ritmi: sin dall’inizio, abbiamo un pezzo circolare ma lento, che quando entra nel vivo lo diventa anche di più. La falsariga di base è molto espansa, black metal con persino un retrogusto drone: si espande sotto a Gaahl, che per l’occasione usa un pulito cupo invece dello scream. Si cambia solo per qualche stacco più rabbioso e urlato, che dura però pochi secondi: per il resto, il pezzo è molto ossessivo, prosegue senza grandi variazioni. Proprio questo è il suo maggiore limite: se anche così l’atmosfera desolata e gelida che si crea colpisce bene, con giusto un paio di cambiamenti in più avrebbe potuto evitare di diventare stantia. Il risultato è insomma un pezzo più che discreto, che però poteva essere migliore. La successiva Unchain My Heart comincia in una maniera abbastanza preoccupata, con un intro quasi da videogioco vintage. La stessa aura si mantiene anche poi, quando d’improvviso entra in scena con una certa agitazione, che l’aggressività non riesce a cancellare. È una frazione un po’ troppo stridente per i miei gusti; meglio va invece quando la traccia trova una sua dimensione più quadrata, con un riffage di influsso thrash/death. È una base che torna a tratti, a dare ordine a un pezzo che invece di norma è caotico: lo si può sentire bene al centro, con una progressione vorticosa e persino calda con le sue melodie, inframmezzate però da alcuni passaggi abissali. Ma il caso non è negativo: i Gorgoroth costruiscono questa frazione con maestria, fino a farla risultare la migliore di un brano forse non tra i più in vista di Incipit Satan, ma lo stesso di alto livello! È quindi il turno di An Excerpts of X: inizia molto espansa, e man mano che progredisce non cambia molto. Il suo sviluppo si muove tutto sullo stesso riff, lento e circolare, dissonante: crea una bella atmosfera, invernale e depressa. Stavolta però Infernus (che ha registrato questo pezzo tutto da solo, al contrario degli altri della scaletta) cambia direzione: a tratti si aprono delle melodie struggenti pur nella loro oscurità, mentre altrove spuntano dei frammenti parlati. Sono tutti dettagli che aiutano il tutto a non annoiare, e il mood fa il resto: ne risulta un pezzo black metal atmosferico che ricorda da lontano il miglior Burzum, e nonostante la differenza col resto risulta poco lontano dal meglio del disco!

Dopo un breve intro caotico e inquietante, Ein Eim av Blod og Helvetesild (una puzza di sangue e fuoco infernale) comincia a fuggire con velocità e cattiveria assolute. Sul blast beat serratissimo di Sjt. Erichsen, il riffage di Infernus e Tormentor è dilatato ma al tempo stesso macina molto, e le urla distorte di Gaahl sono la ciliegina sulla torta. Per buona parte della durata, il pezzo si mantiene così estremo; fa eccezione solo la parte centrale, in cui l’assalto sonoro diventa più diretto, con una frazione ancora di influsso thrash/death, pesante come un macigno. È l’unica variazione di un pezzo per il resto molto lineare, forse anche troppo; non aiuta poi la breve durata, che lo fa suonare incompleto. Nonostante la base non sia malaccio, si tratta del brano meno bello dell’intero disco. Per fortuna, ora arriva Will to Power, che lascia da parte del tutto il black metal. Si tratta di un brano industrial/elettronico, ma questo non vuol dire che sia melodico: in scena ci sono dei beat e dei synth cupi, bassi, dissonanti, che generano un’aura nera come la notte. Essa viene aiutata anche dai tanti suoni che appaiono qua e là: che siano vocalizzi distortissimi oppure lievi echi di strumenti, il tutto assume una dimensione anche più inquietante. È per questo che, nonostante non abbia nulla di metal, per quanto mi riguarda è addirittura tra i brani più riusciti di Incipit Satan! Quest’ultimo è agli sgoccioli: c’è rimasto spazio solo per When Love Rages Wild in My Heart, che all’inizio continua sulla falsariga della precedente, con beat industrial ma anche una chitarra distorta al di sopra. Poi i Gorgoroth virano verso una norma che, almeno all’inizio sembra quasi voglia introdurre da un momento all’altro una fuga rabbiosa. Invece a entrare nel vivo è un mid tempo con un riffage sempre black, che regge però la voce pulita e profonda dell’ospite Micky Faust (cantante norvegese con esperienze soprattutto rock). A tratti la norma accelera, ma mai troppo: quando succede, le ritmiche vengono affiancate da melodie di chitarra lontane e malinconiche, che a tratti prendono il sopravvento in solitaria. Succede per esempio al centro, con una bella frazione di assoli, persino ricercata a tratti: di sicuro è un valore aggiunto. Lo stesso vale per i due stacchi, al centro e nel finale, in cui il metal lascia di nuovo spazio a qualcosa di dissonante, industrial ripetitivo e alienante al punto giusto: sono molto diversi dal resto, ma non stonano nel tessuto generale. È un altro dei segreti di un grande pezzo, che insieme al precedente forma un uno-due finale da KO assoluto!

Insomma, grazie ad alcuni bei pezzi, Incipit Satan riesce ad andare oltre i propri difetti e a rivelarsi un lavoro di qualità più che buona. Non è uno dei capolavori del black metal norvegese, questo no, e nemmeno il disco migliore mai pubblicato dai Gorgoroth; se però ti piace il genere e non ti disturba un certo tipo di contaminazioni, farà lo stesso al caso tuo.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Incipit Satan04:33
2A World to Win03:43
3Litani til Satan04:33
4Unchain My Heart!!!04:47
5An Excerpt of X05:50
6Ein Eim av Blod og Helvetesild03:09
7Will to Power04:28
8When Love Rages Wild in My Heart05:43
Durata totale: 36:46
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Gaahlvoce
Infernuschitarra; voce e tutti gli strumenti (traccia 5)
Tormentorchitarra; voce addizionale (traccia 4)
King ov Hellbasso
Sjt Eirchsenbatteria
OSPITI
Daimoniontastiere
Micky Faustvoce (traccia 8)
ETICHETTA/E:Icarus Music
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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