Heavy Metal Heaven – Best of Requests 2018

Come è ormai tradizione da diversi anni, anche in questo inizio di 2019 torna il Best of Requests di Heavy Metal Heaven, la classifica del meglio di quanto abbiamo recensito nei dodici mesi appena passati. È stato un anno ricchissimo di buoni dischi per la nostra webzine, ma molti meno sono stati quelli eccellenti; tuttavia, non mancano quelli più che degni di entrare in una rassegna del genere. Quindi, largo alle solite cinque classifiche del Best of Requests, più una novità di quest’anno: la classifica delle copertine più belle, sempre degli album a richiesta. Un’iniziativa forse un po’ frivola, ma che speriamo ti piacerà!

Best of Requests – Italia 

  1. Wait Hell in Pain – Wrong Desire: in un anno con tanti bei dischi italiani recensiti ma pochi che hanno raggiunto il livello di capolavoro, uno svetta su tutti. Concept album su un tema di attualità come la violenza sulle donne, brilla anche per l’heavy/gothic metal melodico messo in campo da questa band romana appena all’esordio, che lo fa volare dritto al primo posto!
  2. Párodos – Catharsis: un disco di respiro internazionale, l’esordio di questa band di Salerno, che col suo sognante black metal progressivo, molto personale, crea un vero e proprio gioiellino. Secondo posto più che meritato, insomma. 
  3. The Blacktones – The Day We Shut Down the Sun: quasi a pari merito con il precedente si piazza la seconda fatica di questa band cagliaritana, che mescola psichedelia, groove, doom e post-metal in un affresco molto originale. Non poteva mancare sul podio, insomma, per quanto solo sul gradino più basso!
  4. A Tear Beyond – Humanitales: finiscono quarti questi vicentini, ma non è un demerito. Anche il loro terzo album brilla per originalità, nel mescolare gothic, industrial e progressive, in un’unione vincente e di altissimo livello!
  5. Francesco Marras – Time Flies: hard rock, progressive metal, fusion e tanto altro sono gli ingredienti di questo album solista, interamente strumentale ma non per questo meno interessante. Se entra dritto al quinto posto, un motivo c’è!
  6. Lou Quinse – Lo Sabbat: anche questa band di Torino non si accontenta di suonare la solita musica. Il loro stile è  black/folk metal, ma non quello scontato che si sente a volte: tra riletture di canzoni popolari e tante influenze, il loro secondo album è una gemma di personalità e qualità!
  7. Dark Horizon – Aenigma: power metal sinfonico italiano ne abbiamo? Ovviamente sì, con questa storica band piacentina, che torna dopo anni di silenzio e lo fa alla grande, con un disco personale e senza quasi difetti. Almeno per loro, l’esperienza paga!
  8. De La Muerte – Venganza: ottavo posto per questo quintetto che unisce suggestioni latine con una base a metà tra groove e heavy metal. Poteva essere qualcosa di pacchiano, ma la grande abilità e la fantasia che il gruppo dimostra nelle tracce del loro secondo disco gli fa meritare l’ottavo posto in classifica!
  9. Silenzio Profondo – Silenzio Profondo: forse rispetto agli altri trattati fin’ora in classifica, questa band della provincia di Mantova non brilla per spiccata originalità, col suo heavy per nulla stantio ma abbastanza classico. Tuttavia, diversi elementi (tra cui spicca il cantato in italiano) fanno comunque sfiorare il capolavoro all’esordio omonimo: quanto basta per un posto in questa classifica!
  10. Derdian – DNA: questi power metaller milanesi sono da oltre due decenni sulle scene ma non si stancano mai, anzi ogni nuovo album alza ancora di più l’asticella. E così questo settimo full-length è senza dubbio uno dei migliori della loro carriera: anche per questo abbiamo deciso di dargli una posizione qui, sia pure l’ultima!

Best of Requests – Estero

  1. Infinitas – Civitas Interitus: quest’anno di Heavy Metal Heaven è stato molto più ricco di capolavori esteri che italiani. Ci sono parecchi dischi che meritano, da questo punto di vista; tuttavia, questi svizzeri riescono lo stesso a sbaragliare la concorrenza e a prendersi la medaglia d’oro. Con un bel concept album a base di folk e power metal, tanta carica ma anche le giuste melodie, sono forse addirittura il gruppo più brillante recensito quest’anno!
  2. Immortal Guardian – Age of Revolution: in altri anni avrebbe potuto aspirare anche al gradino più alto del podio. Ma in fondo, non è un gran peccato: questa band power/progressive texana riesce lo stesso a fare grandi cose con un esordio monumentale, un capolavoro assoluto che merita una posizione così alta!
  3. Second to Sun – The Black: si possono unire groove e black metal? Anche io pensavo di no, ma questi russi mi hanno fatto ricredere… e lo hanno fatto alla grande! Parliamo di un disco breve ma intenso, non solo personale ma pieno di trovate geniali: così bello che è quasi un peccato debba finire solo terzo!
  4. Civic Soma – Hybris: giù dal podio, ma giusto di un pelo, questo gruppo tedesco un po’ al limite coi generi trattati da Heavy Metal Heaven, visto il suo mix psichedelico di hard e progressive rock. Tuttavia, merita comunque di un posto in alta classifica, se non altro per la sua qualità. 
  5. Wolves in the Throne Room – Thrice Woven: non sempre un gruppo diventato leggendario riesce a mantenere alto il livello dopo oltre un decennio di attività. Ma questa storica black metal americana lo ha fatto con la sua ultima opera, un gioiellino di oscurità e atmosfera praticamente alla pari col disco precedente per qualità!
  6. Hellripper – Coagulating Darkness: sempre di black metal parliamo, ma quello di questa one-man band scozzese è molto più classico, con forti influssi speed metal e persino motörheadiani. Questo tuttavia non vuol dire che sia derivativo: al contrario, con personalità e freschezza, il suo primo full-length è un vero gioiellino  di ignoranza ed energia distruttiva!
  7. Hildr Valkyrie – Revealing the Heathen Sun: un’altra one-man band, o meglio one-woman band, gestita dall’omonima musicista greca che però guarda più alla Scandinavia. Il suo folk metal è orientato verso il viking, ma non in maniera banale, anzi avvolge bene con le sue atmosfere: settimo posto più che meritato!
  8. Void Ritual – Death Is Peace: a conferma che questo è stato un anno ricco per il black metal giunge questo progetto americano, che bilancia aggressività e melodia in una maniera grandiosa. È questo il segreto che consente al lavoro di essere splendido, e gli vale di conseguenza una posizione qui!
  9. Denied – Freedom of Speech: anche questo gruppo di Stoccolma cammina sul filo tra potenza e melodia, con un heavy/thrash metal che sa sia aggredire che evocare suggestioni classiche. Eppure, nonostante questo, il tentativo non suona mai trito: il risultato è un altro disco di tutto rispetto!
  10. Vinide – Reveal: sempre heavy metal scandinavo per l’ultima posizione, ma nel caso di questi finlandesi parliamo di un suono ricercato e sinfonico. Di certo però è lontano dalla stagnazione che molti nel genere stanno vivendo: è anzi un gioiellino che può piacere a ogni fan del genere!

Best of Requests – miglior demo/EP (non d’esordio)

  1. Levania – The Day I Left Apart: è probabilmente la band migliore che ci è capitata di recensire quest’anno insieme agli Infinitas, e forse anche meglio. Se non altro, non è da tutti reinventarsi da band gothic metal più o meno classica a una che a questo genere mescola metalcore e musica elettronica; ma soprattutto, non è da tutti farlo in una maniera così splendente. L’unico difetto dei ferraresi è che questa loro uscita è solo un EP, perché ne vorresti di più: è anche per questo che finisce dritto al primo posto in questa classifica!
  2. Vrona – Impermanence: quasi alla pari coi Levania ci sono anche questi inglesi, autori di un EP breve ma molto significativo. Tra prog, doom, ambient e tante altre influenze, c’è davvero tantissima carne al fuoco, gestita peraltro in una maniera competente al massimo: ecco perché è un argento dai riflessi dorati!
  3. Exsom – Roundtrip: rispetto agli altri gradini del podio, questi ticinesi si muovono su sonorità ben più classiche, col loro heavy metal melodico. Tuttavia, non è un difetto: abbiamo comunque un ottimo EP, pieno di sfumature e tutto da ascoltare, che gli fa ottenere con merito la terza posizione.
  4. [‘selvə] – D O M A: a volte ritornano. Già due anni fa protagonisti del Best of Requests con il full-length “Eléo”, oggi questo trio lodigiano torna alla carica con un bell’EP, con cui conferma tutte le sue qualità del suo depressive/post-black metal. Giù dal podio, ma non di molto!
  5. Noesis – Unheard Whispers: rimaniamo sempre in ambito black metal per l’ultima posizione di questa classifica, ma se stavolta ci spostiamo su sonorità più espanse e ambient. Sono l’ambito padroneggiato da questa one-man band lucana, che ci consegna un EP breve ma avvolgente e molto fascinoso!

Best of Requests – demo/EP d’esordio più promettente

  1. Voracius Scourge – Our Demise: un supergruppo deve per forza suonare di maniera? Assolutamente no, come dimostra questa band americana, con membri/ex-membri di Sinister e Suffocation. Il suo suono però è fresco: se la base è il classico death metal, sono molti gli elementi che lo fanno brillare per personalità. Ed è questo a rendere il loro EP d’esordio un piccolo gioiello, più che degno del gradino più alto del podio.
  2. Ionico – Il Nostro EPiccolo: seconda posizione per questa divertentissima band piemontese, che intrattiene bene sia coi suoi testi demenziali che con la potenza del suo heavy/groove metal. Così bene che il loro esordio si merita addirittura la seconda posizione di questa classifica!
  3. Frayle – The White Witch: praticamente alla pari con gli Ionico arrivano anche questi americani, autori di un fascinoso post-metal con voce femminile. Ci sono notevoli margini di miglioramento, anche vista la brevissima carriera che hanno alle spalle, ma già la prima prova brilla di luce propria.
  4. Madalena – La Vecchia Religione: giù dal podio finisce questa occulta band nostrana, che proprio come i Frayle deve crescere e migliorare. Anche così però il loro esordio si rivela di buonissima qualità, con un sulfureo heavy/doom metal molto personale e dalle tante sfaccettature, che gli fa meritare la posizione!
  5. Stygian Fair – Into the Coven: rimaniamo sempre nell’ambito dell’heavy/doom con questi svedesi, ma è un suono molto più classico, contaminato dall’epic e forgiato in ambiti anni settanta. Ma il risultato non cambia di molto: abbiamo un disco con qualche difetto ma anche tanta sostanza, e non è un caso che sia qui!

Best of Requests – Migliore copertina

  1. Grá – Väsen: come tutti gli anni, anche nel 2018 su Heavy Metal Heaven ci è capitato di recensire album con bellissime copertine. Tuttavia, in questo c’è stato un artwork che è riuscito a spiccare su tutti: quello realizzato da Axel Torvenius per questi blasckster svedesi. Con un soggetto di spaventosa potenza evocativa, il primo gradino del podio è tutto suo.
  2. Soul Dissolution – Stardust: ammetto di avere un debole per i paesaggi, specie se notturni e stellati. Sarà per questo che la copertina scelta da band belga, che come la precedente suona black metal, mi ha conquistato alla prima occhiata, per non uscirmi più dal cuore. Secondo gradino meritatissimo.
  3. Monolith Cult – Gospel of Despair: l’album è solo sufficiente, ma è innegabile che l’artwork disegnato da Dan Goldsworthy per questi epic doomster inglesi sia grandioso! Con un bel mix di elementi classici e moderni, non fa nessuna fatica a raggiungere la medaglia di bronzo.
  4. Lectern – Deheadment for Betrayal: avendo conosciuto il metal coi Blind Guardian, Andreas Marschall è stato in pratica il primo artista metal che io abbia conosciuto, e lo apprezzo ancora a distanza di tanti anni. È anche per questo che ho apprezzato molto la sua opera per il terzo disco dei deathster romani: nonostante il soggetto più truce del solito, la sua classe viene fuori anche qui!
  5. Burning Ground – Last Day of Light: più moderno lo stile di 3mmi Design nel realizzare l’artwork dell’esordio di questa band heavy/thrash metal di Cagliari, ma nonostante questo il risultato è lo stesso eccezionale, sia per soggetto che sul lato emotivo. Praticamente alla pari col precedente per qualità!
  6. Skeletal Remains – Devouring Mortality: se c’è un altro che non si smentisce mai, è Dan Seagrave! Dopo tre decenni di illustrazioni nell’ambito del metal estremo, ancora riesce a creare opere di altissimo livello, come dimostra il terzo disco di questi deathster californiani. Una copertina mostruosa al punto giusto, non c’è che dire!
  7. Lady Reaper – Myse en Abyme: avevo già notato che questi romani avevano un loro stile personale nelle copertine con il mini-album d’esordio; questo full-length non è quindi altro che una conferma. Un po’ particolare ed eclettico rispetto alla media del metal e in special modo di quello classico (come del resto è il suono del gruppo), ma questo non vuol dire che sia male, anzi: il risultato è comunque di alto livello!
  8. Void Ritual – Death Is Peace: come ho scritto nella recensione, la copertina di questo disco forse non si sposa troppo bene col contenuto, che è meno classico e più melodico di quanto può sembrare. Ma in questa sede non ci importa molto: anche così, quello realizzato da Ivan è obiettivamente un artwork ben realizzato. È per questo che merita un posto anche in questa classifica, oltre che in quella degli album stranieri!
  9. Tidal Dreams – Previsor: nona posizione per questa band heavy/power metal ellenica e per la copertina del loro secondo disco, opera di Marta Sokołowska. Si tratta di un soggetto classico, ma reso con un tocco e dei colori abbastanza inusuali: è questo il segreto che gli consente di arrivare al nono posto.
  10. Noesis – Unheard Whispers: anche in questo caso, un disco presente in due classifiche. Tuttavia, al contrario dei Void Ritual, questa copertina rappresenta benissimo la tranquillità e la ricercatezza che regnano all’interno dell’EP del progetto lucano. Semplice ma bella, merita almeno l’ultima posizione qui!

Le recensioni celebrative del 2018

  1. Blue Cheer – Vincebus Eruptum: scelto in occasione del suo cinquantesimo anniversario perché è forse il primo disco hard rock della storia, e perché pur non essendo un capolavoro ha comunque influenzato tante band in futuro.
  2. Amon Amarth – Once Sent from the Twilight Hall: scelto in occasione dei suoi vent’anni perché ha mostrato una nuova via che il death metal melodico poteva seguire, e perché è l’esordio di una delle band metal più conosciute e apprezzate nel metal odierno.
  3. Blind Guardian – Nightfall in Middle-Earth: scelto a vent’anni dalla sua uscita non solo per la sua importanza nella carriera dei tedeschi e per l’influsso che ha avuto su altre band power metal; soprattutto, perché è stato il primo album metal del sottoscritto, e se non fosse per questo forse non esisterebbe nemmeno Heavy Metal Heaven.
  4. Labÿrinth – Return to Heaven Denied: scelto per il suo ventennale perché album fondamentale per il power metal italiano, nonché precursore della branca più progressiva e melodica della nostra scena nazionale.
  5. Death – The Sound of Perseverance: scelto a vent’anni dalla sua uscita perché è l’ultima eccezionale testimonianza della band di Chuck Schuldiner, un disco sperimentale ma che al tempo stesso dimostra che anche il metal tecnico può avere un cuore e un’anima.
Articolo a cura di Mattia

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